Informazioni su Choam Goldberg

Contemplata la vastità del cazzo che gliene frega e raggiunta l’atarassìa, Choam Goldberg pratica nondimeno l'antica, dilettevole e nobile arte di demolire le credenze dei beoti e degli insipienti.

«Io sono cattolico a modo mio»

Non si può. Non esiste proprio. Specie se si rompono i coglioni a me.


Il matrimonio in chiesa, sennò la gente sparla. Poi il battesimo del bambino, ché altrimenti la nonna ci resta male. Qualche anno dopo, la prima comunione e a seguire la cresima. Il funerale in chiesa del nonno. E la messa quasi ogni domenica, tranne durante le vacanze. Però nelle feste comandate sempre. Così si dipana la vita del cattolico tiepido. Perché così fan tutti, perché l’Italia è un Paese cattolico. Certo, qualche peccatuccio può anche scappare: un po’ di evasione fiscale, ogni tanto un giro a bagasce con gli amici per qualche giochetto che la consorte rifiuta, e poi si vota Salvini per rispedire i negri a casa loro. Non sarà tanto coerente, ma in fondo siamo esseri umani, giusto? D’altronde bastano una confessione e qualche giaculatoria per ripulirsi la coscienza, e da domani si ricomincia, candidi come prima. Sull’incoerenza fra dichiarazioni di fede e comportamenti concreti ho già scritto. Ora però mi interessano le convinzioni profonde: insomma, in che cosa credono i cattolici? O meglio: in che cosa devono credere per potersi dichiarare cattolici?

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Va’ dove ti porta il Mistero

L’arcivescovo bolognese e gli infanticidi americani: la logica è la stessa, ma i due assassini almeno sono coerenti.


La fede ha una sua logica interna. Cretina finché si vuole. Perfino criminale, se spinta al limite. Ma logica. Vediamola all’opera in due fatti di cronaca recente, distanti ma legati in maniera sottile.

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L’incoerenza del postmodernista

Anche i pensatori deboli vanno a sbattere contro la realtà.


Domenica scorsa il «Corriere della Sera» ha pubblicato un’intervista a Gianni Vattimo. Il filosofo, segnato da qualche acciacco dell’età, ripercorre la propria vicenda intellettuale e umana fra successi professionali e soddisfazioni personali. E anche lutti, com’è inevitabile in ogni esistenza ricca e piena. E pure contraddizioni, una delle quali enorme.

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Perché una pena?

La giustizia ha tre scopi. Non uno di più. Altrimenti diventa vendetta di Stato.


Perché a un reato deve seguire una pena? Te lo sei mai chiesto? La risposta spontanea è: «Diamine, perché è giusto! Perché se la merita! Chi sbaglia paga!». Già, ma perché chi sbaglia deve pagare? Cos’è, una legge naturale? Certo che no: in Natura dominano la violenza e la sopraffazione del più forte sul più debole, con l’ovvia conseguenza della sopravvivenza del primo e la scomparsa del secondo. Alla faccia della giustizia. E dunque perché una pena?

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Chiaro ed efficace, ma…

…con qualche non trascurabile difetto.


«Che cosa mi consigli di leggere?»: prima o dopo capita di sentirselo chiedere. Che tu ti occupi di astronomia o di bonsai o di auto d’epoca, presto o tardi arriva l’incolto curioso che vuole accostarsi alla materia e desidera una lettura propedeutica. Sicché la «brevissima introduzione» di Julian Baggini appena pubblicata da Nessun Dogma sembra proprio rispondere a questa necessità per l’ateismo. Ci riesce? Sì, ma.

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Eppure io capisco Samanta

Si fa presto a dire «empatia». Perché non proviamo a empatizzare anche con una bigotta?


La vicenda è nota a chiunque sia aggiornato sulle polemiche religiose. In breve: una tizia si fa fotografare a Pontida mentre espone un cartello con la scritta «Se non vuoi il crocifisso torna al tuo Paese», l’Assemblea generale della Pro Civitate Christiana la cazzia sul sito di «Avvenire», la tizia, che scopriamo chiamarsi Samanta N., s’incazza e replica piccata e infine si becca la risposta del direttore di «Avvenire», Marco Tarquinio. Beghe fra cattolici, verrebbe da dire. Chissenefrega.

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Scusate, ma anche no

I credenti hanno mai speso una-parola-una in favore degli atei? No? E dunque perché io dovrei sbattermi per loro?


Giuro: ero partito con le migliori intenzioni. Io volevo davvero aderire alla campagna «Freedom of Religion or Belief». M’ero scaricato il logo e lo avevo appiccicato sulla mia foto. Poi ci ho pensato meglio e ho deciso che anche no.

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E l’attualità?

Viviamo in tempi stronzi. Ma stronzi forte. Si fatica a commentare tutto. E poi per dire che cosa? Banalità?


Mi scrive una lettrice:

L’Eterno Assente racconta cose interessanti, però mi sembra un po’ carente di attualità: grandi discorsi sui massimi sistemi, ma poi le conseguenze della religione le scontiamo tutti ogni giorno.
I docenti di religione cattolica nelle commissioni d’esame? Ignorati. I 40 anni della Legge 194? Non una parola. L’esito del voto sull’aborto in Irlanda? Nemmeno citato. Il ministro cattobigotto e omofobo? Silenzio. I bambini separati dai genitori e messi in gabbia negli Stati Uniti, alla faccia del Vangelo? Senza traccia.
Insomma, perché L’Eterno Assente non parla più spesso delle news?

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Senza Dio tutto è permesso?

Niente affatto. Per capirlo, basta l’Aquarius.


L’argomento etico è un vecchio arnese della teologia: se Dio non esiste, come si può distinguere il Bene dal Male? Se non possiede una guida morale, l’ateo sarà in balìa di ogni istinto più bieco? In realtà non è un vero argomento. Non dimostra l’esistenza di Dio. Semmai, anche ammesso che sia valido, dimostra l’utilità sociale della credenza in Dio. E comunque non è valido. La prova? L’Aquarius.

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Ciao ciao, Medioevo

Un quotidiano cattotalebano ha chiuso e il suo editore è fallito. Credo che mi impiccherò per la disperazione.


Il fatto: alcune settimane fa, dopo 92 anni di esistenza, un quotidiano della Svizzera italiana, il «Giornale del Popolo», ha smesso di uscire. Da anni era una voragine finanziaria. È di due giorni fa la notizia del fallimento definitivo. A partire dal 2004 è sopravvissuto soltanto perché sostenuto da un altro quotidiano, il «Corriere del Ticino». Alla fine dell’anno scorso il «Giornale del Popolo» aveva deciso di provare a farcela da solo, ma all’inizio di maggio il fallimento di Publicitas, che gli procurava le inserzioni e gli garantiva il 40% delle entrate, lo ha stroncato. E be’, sai che c’è? Chissenefrega. Anzi, meglio così.

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Sgradevole, banale e moralista

«Abbasso i tolleranti», di Claudio Cerasa, è una ciofeca deludente.


Su questo saggio avevo delle aspettative: speravo fosse una lettura provocatoria. Abbastanza quanto meno da suscitare qualche riflessione. Invece mi sono sciroppato una sfilza di lezioncine piene di luoghi comuni grondanti moralismo di mezza tacca e proposte con una maieutica da quattro soldi, con quelle penose domandine alla fine di ogni capitolo che sembrano oneste ma di fatto sono retoriche. Per la serie: «Adesso ti racconto delle cose originali alle quali non avevi mai pensato da solo e ti aiuto a capire come stanno davvero le cose».

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Perché…

…esiste qualcosa invece che nulla? La risposta dipende da come interpretiamo la domanda. E una possibilità ci porta verso una divinità molto speciale.


Di fronte a un evento ci chiediamo: perché? Di solito lo facciamo senza riflettere sulla doppia possibile interpretazione della domanda: causale oppure teleologica.

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Ateismo o agnosticismo?

È una polemica antica. Antica e assurda. Perché si può essere atei e nel contempo agnostici. Anzi si deve. Ma per il Dio abramitico si può e si deve essere atei e basta.


Ricordo una chiacchierata di quasi 30 anni fa con Giuliano Toraldo di Francia, una sera a cena al termine dei lavori di un workshop. Si parlava del problema teologico, e lui mi disse: «Tu sei ateo, ma non sei davvero razionale, perché non puoi dimostrare che Dio non esiste. Il tuo è un atto di fede. Io invece sono razionale, perché sono agnostico. Dio c’è? Dio non c’è? Non lo so». A quell’epoca ero un ventenne sprovveduto e non seppi rispondergli.

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Una modesta proposta

«L’Italia è un Paese cattolico», si dice. Così cattolico da imporre i valori cattolici anche a chi cattolico non è. Ecco dunque un’idea: vediamo chi, fra i cattolici, sarebbe disposto a pagare il prezzo reale della propria professione di fede.


Molti cattolici scopano prima del matrimonio. Alcuni scopano anche con persone del loro stesso sesso. Dopo il matrimonio, tanti scopano al di fuori. Per evitare gravidanze indesiderate, parecchi usano la contraccezione. Se però càpita lo stesso, molti cattolici abortiscono. Tanti poi divorziano.

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L’Eterno Assente è rivoltante?

Qualcuno lo sostiene. E sai che c’è? Potrebbe anche aver ragione. Sicché urge uno spiegone.


Mi ha scritto una persona che stimo molto e la cui opinione mi sta a cuore:

Ho guardato il sito, e mi trovo d’accordo con la maggior parte di ciò che contiene. Anzi, penso che sia molto bene che queste cose vengano dette e scritte.
Però mi disturba il linguaggio volgare e l’atteggiamento qualche volta insultante.

Lo capisco. Davvero: capisco che L’Eterno Assente possa risultare rivoltante per qualcuno. Eppure continuo a mantenerlo così. Anzi, l’ho proprio progettato così fin dal principio. Perciò mi sa che ora devo proprio spiegare perché.

Ecco dunque le Frequently Asked Questions de L’Eterno Assente.

Leggi le FAQ

(Foto: Wutsje)

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Stoico e ateo

Massimo Pigliucci è conosciuto in Italia soprattutto come autore di un saggio di successo sulla pratica dello stoicismo nella vita quotidiana. Però è molto di più: un biologo, un filosofo della scienza, un ateo, un divulgatore, un attivista… Ma come fa?


L’intellettuale rinascimentale era completo: matematico, scienziato, filosofo, artista e anche politico. Oggi sarebbe impossibile: lo scibile umano è troppo vasto per entrare tutto in un’unica mente. In compenso siamo finiti all’estremo opposto: la iperspecializzazione. Spesso con l’aggravante dell’incomprensione se non addirittura dell’ostilità verso tutto quello che sta fuori dall’orticello. «Le Due Culture» di Charles Snow uscì nel 1959: quasi 60 anni e non sentirli, ché poco o nulla sembra cambiato. Il filosofo idealista ritiene, seguendo l’eredità di Heidegger, che «la Scienza non pensa», e la scienziata positivista che la filosofia è fuffa, inutile per capire davvero il mondo. Be’, Massimo Pigliucci non è così.

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Vita? Anima? Chissenefrega

Quello in malafede sarei io. Già già. Proprio. E pure cattolico, tie’.


Nel rispondere al mio ultimo articolo, chiarabxl scrive:

(…) queste frasi derivano dal dogma cattolico per cui la vita inizia al concepimento (…)

Sicché la vita non inizia nel momento del concepimento? Crederlo significa aderire a un dogma cattolico? Ok, allora quando inizia? Chissenefrega, perché

(…) il (presunto) diritto alla vita del feto non rileva, perché nessuno di noi ha diritto a usare il corpo di un’altra persona senza consenso (…)

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Solo una domanda

Nella recente polemica con i pro life, negli argomenti dei pro choice manca una aspetto. Se lo si considera, bisogna poi essere consequenziali fino in fondo.


Premessa: non sono contrario all’aborto. Figuriamoci. Lo considero una conquista di civiltà e di emancipazione delle donne. Quindi sono disgustato dalla retorica dei cosiddetti pro life: gente che, sulla base dei propri dogmi religiosi e valori morali, pretende di stabilire che cosa possono fare o non fare tutti gli altri. Gente che fa cose orribili come questa:

Bleah. Schifo. Vomito. E alla fine è stato tirato giù, com’è giusto.

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