Dibattito? No, grazie

Non avremo mai la certezza della verità. Abbiamo però la certezza della falsità. Per questo coi cialtroni non bisogna nemmeno discutere.


Alcuni giorni fa mi hanno scritto gli studenti di un liceo. Siccome sanno che, fra le molte cose di cui mi sono occupato nella vita, c’è anche il giornalismo scientifico, spesso le scuole mi invitano a tenere delle conferenze. Succede tutti gli anni: una volta è l’astrofisica, un’altra le biotecnologie, un’altra ancora la comunicazione digitale. È successo pure che mi chiamassero a parlare di ateismo e laicità, e l’ho fatto ben volentieri. Stavolta però non volevano una conferenza o un seminario, ma un dibattito. Con un terrapiattista. E io ho detto no. Cazzo, va bene tutto, ma il terrapiattista no.

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R.I.P. Choam

Essere razionali significa anche saper pensare alla propria morte. E prepararla per aiutare chi sopravvive.


Succede: muore una persona che ami. È parte della universale esperienza umana del dolore. Già devastante di suo, questa prova è resa più terribile dalle domande. Quelle filosofiche, certo. Dov’è ora? Se non più come persona, può ancora sopravvivere nel mio pensiero e nel mio ricordo? Ma non solo. Infatti, mentre tu vorresti startene in solitudine a metabolizzare il tuo lutto, altre questioni più prosaiche reclamano la tua attenzione. Preferiva la tumulazione o la cremazione? Con quale cerimonia? Laica o religiosa? E la bara come la voleva? E i fiori? Oppure niente fiori?

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I fatti e lo spirito? Ah ah

Una lampante dimostrazione della differenza fra razionalità e dogmatismo.


Seminario: «I confini fra le conoscenze». Che vuol dire tutto e vuol dire niente. Chissà che roba è. Vado e vedo. Relatore: un astrofisico che si professa subito fervente credente. Mmm… sento puzza di stronzate. Mi metto comodo e mi guardo in giro. Il pubblico è piuttosto eterogeneo: dalla coppia benestante fino alla liceale, dalla suora fino all’anziano, c’è di tutto.

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