Sgradevole, banale e moralista

«Abbasso i tolleranti», di Claudio Cerasa, è una ciofeca deludente.


Su questo saggio avevo delle aspettative: speravo fosse una lettura provocatoria. Abbastanza quanto meno da suscitare qualche riflessione. Invece mi sono sciroppato una sfilza di lezioncine piene di luoghi comuni grondanti moralismo di mezza tacca e proposte con una maieutica da quattro soldi, con quelle penose domandine alla fine di ogni capitolo che sembrano oneste ma di fatto sono retoriche. Per la serie: «Adesso ti racconto delle cose originali alle quali non avevi mai pensato da solo e ti aiuto a capire come stanno davvero le cose».

Ora, qualche spunto condivisibile c’è anche, mica lo nego. Purtroppo però annegato in un mare di banalità e/o di stronzate.

Come la contrapposizione fra il mondo virtuale e quello reale, per dire. E basta dai, ché ‘sta storia non la si può più sentire: va bene giusto per i vecchi arnesi del secolo scorso, quelli che si scandalizzano a vedere i ragazzini attaccati allo smartphone al museo. Quelli disposti a bersi questo:

(…) un’importante ricerca svolta dalla Società italiana di pediatria preventiva, per la quale sotto i dieci anni i bambini non dovrebbero utilizzare i cellulari perché il campo elettromagnetico tende a creare delle forme di dipendenza psicologica che mettono a rischio la concentrazione.

Quelli che annuiscono nel leggere quest’altro:

Come si fa dunque a distinguere una notizia vera da una falsa? Se il vostro istinto vi porta a dire: che ci vuole, controlliamo su internet, sappiate che avete un problema, perché la risposta giusta a questa domanda dovrebbe essere un’altra: non chiediamo alla rete, chiediamo a un esperto.

Eh, già. Ma dove lo troviamo l’esperto? Mica gli possiamo telefonare a casa, giusto? Aspetta, aspetta… Ops.

O come la faccenda del presepe nelle scuole, da difendere perché non bisogna rinunciare ai «propri simboli» e al «nostro credo culturale» in nome dell’accoglienza e dell’integrazione e del multiculturalismo. Eh? Ma che accoglienza e integrazione e multiculturalismo di ’stocazzo. Non ti viene in mente che magari ci sono anche i figli di italianissimi atei o agnostici o ebrei, che per questa ragione la scuola dev’essere laica e indifferente alla religione e che se una famiglia cattolica vuole il presepietto se lo può fare a casa sua o nella sua parrocchia?

O, ancora, come gli sproloqui sulle molestie. Va bene che si rischia l’esagerazione e la caccia alla streghe, ma non si può arrivare a scrivere:

(…) può considerarsi una molestia anche una relazione consensuale avvenuta un po’ controvoglia? Non scherziamo, su.

Bravo: non scherzare e spiegaci come fa una relazione controvoglia a essere consensuale.

Per non parlare di come tratta le fonti. Quando le cita, ogni volta è «il grande giornalista, l’importante commentatore, il famoso magazine, l’importante centro studi, l’ottimo autore, il grande libro»: trucchetti pietosi per impressionare il lettore incolto. Quando invece sorvola, allora non fornisce uno straccio di riferimento: quale rivista, quale centro di ricerca, quale istituto scientifico o economico? Boh. Tutto vago e non verificabile.

Insomma, una ciofeca di libro.

Choam Goldberg


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