Scusate, ma anche no

I credenti hanno mai speso una-parola-una in favore degli atei? No? E dunque perché io dovrei sbattermi per loro?


Giuro: ero partito con le migliori intenzioni. Io volevo davvero aderire alla campagna «Freedom of Religion or Belief». M’ero scaricato il logo e lo avevo appiccicato sulla mia foto. Poi ci ho pensato meglio e ho deciso che anche no.

Mi ha fatto girare i coglioni l’ecumenismo: difendiamo la libertà di religione. Ovvero la libertà di professare qualsiasi fede e pure nessuna. Son d’accordo, eh. Ci mancherebbe. Ma perché io dovrei sbattermi anche per la libertà di aderire a una religione? M’importa una sega: se la difendano da soli i credenti, quella libertà lì. A me preme soprattutto la libertà di non averla proprio, una religione.

I credenti hanno mai speso una-parola-una in favore degli atei? Macché. I credenti sono sempre tanto tanto sensibili alle persecuzioni religiose. Quelle subite da loro, beninteso. A quelle che loro fan subire agli altri invece sono un po’ meno sensibili. Vorrà dire qualcosa? Comunque tutti – almeno in teoria – concordano su un fatto: dev’essere garantita la libertà di religione. Traduzione: ciascuno dev’essere libero di professare la fede che più gli garba. Così non è, purtroppo. Però, mentre i musulmani perseguitano i cristiani e gli indù perseguitano i musulmani, tutti insieme perseguitano gli atei.

Dice: «Esagerato!». Non ci credi? To’: leggiti il «Freedom of Thought Report». Scoprirai come in molti Paesi viga la pena di morte per chi nega l’esistenza di Dio. In tanti altri, se i fanatici linciano gli atei, la polizia guarda altrove e i giudici se ne fregano. Le religioni, così diverse e lontane le une dalle altre, hanno tutte un denominatore comune: l’ostilità verso chi non aderisce a nessuna religione.

Ebbene, la campagna «Freedom of Religion or Belief» sostiene di voler proteggere anche i non credenti. Ma non lo sostiene abbastanza per i miei gusti. Non lo sostiene prima di tutto, ecco. In compenso mi propone le foto del volto di un sikh, di una ragazza in preghiera, di monaci buddhisti in un tempio, di ebrei davanti al Muro del pianto, di donne e bambine musulmane col velo, di una cerimonia shintoista. Molto ecumenico, ma scusate… «il cazzo che me ne frega»: tutta questa brava gente chiede la libertà di manifestare la propria fede, ma se ne sbatte assai della libertà di chi invece la fede non ce l’ha.

Sicché no, la foto con il logo della campagna io non la pubblico. Il pensierino in difesa della libertà di religione io non lo condivido. Piuttosto caccio qualche soldino per la campagna «Protect Humanists at Risk» dell’International Humanist and Ethical Union. Ché mi sembra più utile e sensato. Almeno son soldi spesi bene: in modo utile per qualcuno che la pensa davvero come me.

Choam Goldberg


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