I fatti e lo spirito? Ah ah

Una lampante dimostrazione della differenza fra razionalità e dogmatismo.


Seminario: «I confini fra le conoscenze». Che vuol dire tutto e vuol dire niente. Chissà che roba è. Vado e vedo. Relatore: un astrofisico che si professa subito fervente credente. Mmm… sento puzza di stronzate. Mi metto comodo e mi guardo in giro. Il pubblico è piuttosto eterogeneo: dalla coppia benestante fino alla liceale, dalla suora fino all’anziano, c’è di tutto.

20 minuti di dissertazione sul metodo scientifico: quant’è bello, quant’è efficace, quant’è potente nel darci una rappresentazione elegante e razionale del mondo. Una straordinaria avventura intellettuale. Bla bla bla. Uff. Dimmi qualcosa che non so, dai. Però fa piacere sentirlo raccontare anche a un pubblico che invece non lo sa. Speriamo rimanga qualcosa. E poi?

Poi 20 minuti di pippone micidiale sulla fede: il senso dell’esistenza umana, il valore del messaggio cristiano, la straordinaria figura di Cristo. Bla bla bla. Ok, sapevo pure questo: le solite cazzate. Mi distraggo. Osservo le reazioni. Il pubblico è po’ più perplesso, ma molti continuano ad annuire: la suora e l’anziano e anche il signore benestante. Non sua moglie, però. E nemmeno la liceale, che sembra sconcertata: buon segno. Vabbe’. E poi?

Poi altri 20 minuti per spiegare bene bene bene come scienza e fede non siano affatto incompatibili. No? No no no. Anzi, si conciliano alla perfezione: «La scienza si occupa dei fatti, la fede si occupa dello spirito». Ma porc… ha detto così? Sì sì sì. Ha detto proprio così. E conclude: «Il metodo scientifico è compatibile con la fede in Dio e in Gesù».

Siamo alla fine. Ci sono domande? Niente domande: come al solito il pubblico è timido, all’inizio. Serve qualcuno che rompa il ghiaccio. Mi alzo e chiedo la parola. Mi arriva il microfono ed esordisco: «Io di domande ne ho quattro». Brusìo in sala. «Tranquilli», aggiungo. «Saranno brevissime. Anche le risposte, vedrete. In pochi minuti ce la caviamo, se il nostro relatore risponde senza divagare. Prima domanda: qual è la temperatura nel nucleo del Sole, dove avviene la fusione termonucleare?».

L’astrofisico sorride: «Secondo il Modello solare standard, circa 16 milioni di gradi».

«Grazie», riprendo. «Seconda domanda: riesci a immaginare qualche osservazione o argomento che io possa presentarti per farti cambiare idea su questo fatto?».

«Be’, sì», è la risposta. «Per esempio, se tu mi dimostrassi che c’è una variazione nel flusso di neutrini. In effetti, fino agli anni ’90 proprio il flusso di neutrini aveva indotto i fisici solari a pensare di modificare il Modello solare standard e…».

«Grazie, è sufficiente», lo interrompo. «Terza domanda: Gesù Cristo è risorto?».

Sorride di nuovo: «Ma certo che è risorto».

Insisto: «È un fatto?».

«Sì che è un fatto. È un fatto storico», insiste anche lui.

«Grazie», vado a concludere. «Quarta e ultima domanda: riesci a immaginare qualche osservazione o argomento che io possa presentarti per farti cambiare idea su questo fatto?».

Di colpo si fa serio: «No. Naturalmente no. È una questione di fede. Non c’è nulla che tu possa dirmi per farmi cambiare idea sulla resurrezione di Cristo e… ah!». Ci è arrivato. Non è stupido e ci è arrivato da solo.

Silenzio. Tace lui, taccio io. Tace anche il pubblico. Hanno capito tutti: col cazzo i fatti e lo spirito, col cazzo la compatibilità fra scienza e fede, fra razionalità e dogmatismo. Lo ha capito perfino la suora, scommetto.

«Ma non è la stessa cosa!», dice lui.

«No no no. Certo che no», dico io. Restituisco il microfono e mi risiedo, mentre mi ridono tutti gli orifizi.

Seguono altre domande dal pubblico, per lo più idiote. La suora si lancia perfino in un’ardita riflessione storica e cita «la fede di Einstein». Ma io ormai mi sono scollegato. Non ho voglia di litigare e m’importa una sega delle loro stronzate, a questo punto.

All’uscita, la liceale mi ferma. Mi dice di chiamarsi Alice e mi chiede qualche consiglio per saperne di più. Le lascio il mio email e le dico di scrivermi. E di leggere L’Eterno Assente, com’è ovvio. Mi sorride, mi saluta e se ne va.

Forse c’è speranza, almeno per qualcuno.

Choam Goldberg

(Foto: carmen_carbonell)


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