Facciamoci i cazzi nostri

Davvero ci frega qualcosa delle discriminazioni religiose, finché limitano solo i credenti?


Alcuni anni fa ho assistito a una conferenza di una nota intellettuale italiana, cattolica e progressista. Sì, hai letto bene: cattolica e anche progressista. Cioè femminista e non omofoba. E proprio per questo si lagnava delle discriminazioni clericali. Niente donne prete, per esempio: ma come si fa, nel XXI secolo? «Come può la mia Chiesa», chiedeva indignata, «sminuire il valore della vocazione femminile e relegarla al ruolo subordinato delle suore?».

Già, come si fa? Attenzione, però: non come si fa a proibire il sacerdozio femminile, ma come si fa a lagnarsi per queste cazzate. Perciò quella volta l’ho chiesto: «Se non le piace la Chiesa cattolica, perché non la lascia?». Ed ecco la risposta: «Siccome il ministro dell’istruzione è un somaro, mica posso smettere di fare l’insegnante! Siccome il capo del Governo è un vecchio pedofilo corrotto, mica posso smettere di essere italiana!».

Eh? Cosa? Come? Ma che c’entra? Che razza di paragoni sono? Sì, posso licenziarmi, ma chissà quanto tempo passerà prima di trovare un altro lavoro: nel frattempo di cosa vivo? Peggio ancora per la cittadinanza: in teoria posso pure diventare apolide, ma sai le complicazioni burocratiche? Invece smettere di essere cattolici, di far parte della Chiesa, di riconoscersi in quella religione è banale: «Da oggi smetto». Punto. Niente più messe, rosari, benedizioni, preghiere, battesimi, funerali e matrimoni religiosi. D’altronde non ti mancano le alternative, se comunque credi in Dio. Vuoi il sacerdozio femminile? Diventa anglicana o luterana o valdese o quel che altro ti pare.

Dice: «Ma io sono cattolica!». Appunto: essere cattolici significa accettare il magistero di Santa Romana Chiesa, Una, Cattolica e Apostolica. Tutto il magistero, mica solo quel che ti garba. Che poi mica è campato per aria, quel magistero. È ispirato dalle Sacre Scritture, piuttosto. Tipo il Nuovo Testamento, dove troviamo pensieri pregevoli come questo:

Durante le riunioni le donne restino il silenzio, senza pretese. Non permetto alle donne di insegnare né di comandare agli uomini. Devono starsene tranquille. Perché Adamo è stato creato per primo e poi Eva. Inoltre, non fu Adamo che si lasciò ingannare: fu la donna a lasciarsi ingannare e a disubbidire agli ordini di Dio. Tuttavia anche la donna si salverà, nella sua vita di madre, se conserva la fede e l’amore e la santità, nella modestia.
– San Paolo (1 Timoteo, 2,11-15)

Visto? Di che ti lamenti, allora?

Questo aneddoto per prendere alla lontana una polemica anticlericale in cui spesso gli atei finiscono per impegolarsi: le discriminazioni nelle confessioni religiose. Polemica insensata. Infatti non dovremmo ficcare il naso in faccende che non ci competono. Ché ciascuno a casa sua decide come gli pare.

Che quasi tutte le religioni siano misogine, omofobe, ottuse, retrograde, discriminanti e ingiuste non ci piove. Non sto nemmeno a produrre esempi per dimostrarlo. Però sono cazzi loro: aderire a una religione è una libera scelta, non un obbligo. La donna musulmana infastidita dall’obbligo di indossare l’hijab non ci riguarda: il problema è tutto suo. E può risolverselo da sola in modo banale, smettendo di essere musulmana e di accettare per fede le fesserie scritte nel Corano. Idem per i cattolici che vorrebbero divorziare o abortire o usare i contraccettivi o essere gay: smettano di prendere sul serio quelle idiozie e saranno liberi.

Com’è ovvio, ben diverso è il caso cui i credenti violano i diritti di tutti e limitano le libertà di tutti. Dove vige la shari’a e tutte – tutte! – le donne sono costrette a velarsi, dove i ginecologi obiettori negano a tutte – tutte! – le donne l’esercizio del diritto all’aborto, dove i politici cattolici proibiscono a tutti – tutti! – i cittadini di sposare una persona dello stesso sesso… ecco, lì noi dobbiamo incazzarci e ribellarci e intervenire e far casino.

Ma per il resto le Chiese, le confessioni, le sette, i preti, i pastori, i mullah, i rabbini possono condannare e strepitare finché vogliono. Le sentinelle possono stare in piedi a pregare finché schiattano di fatica. I parroci e le loro pecorelle possono recitare rosari contro i gay pride finché non si stufano.

Finché questa massa di bigotti non rompe i coglioni, ossia non limita le libertà civili altrui, può dire e fare e pensare e biasimare quel che vuole. Finché si fanno i cazzi loro, noi facciamoci i cazzi nostri. E poi ciascuno decida per sé.

Choam Goldberg