Io non prendo per il culo mia figlia

Babbo Natale? Ma che stronzata è?


L’antefatto. Mia figlia, Sofia, non crede a Babbo Natale. Infatti io e l’altro papà non le abbiamo mai raccontato la favoletta, ma le abbiamo sempre detto la verità: a Natale i regali glieli facciamo noi, gli zii, i nonni, gli amici. Lei lo sa, li apprezza, ricambia. Ed è contenta così.

Il fatto. La settimana scorsa mi ha telefonato Carolina, mamma di Alessandro, incazzata come una iena. Che è successo? Sofia, chiacchierando con Alessandro, candida e serena ha rivelato la verità: Babbo Natale non esiste. Tragedia! La terribile scoperta ha scosso il povero bimbo e ha fatto imbufalire la sua acida genitrice. Che mi ha insultato perché non ho vietato a mia figlia di svelare lo scottante segreto ai suoi amichetti.

Adesso dimmi: ma che stronzata è?

Sia chiaro: ciascuno ai propri figli racconta quel cazzo che gli pare. Vuoi prenderli per il culo? Vuoi rifilargli una favoletta consumista per dargli l’illusione di un mondo incantato e inverosimile? Fatti tuoi. Ma non puoi pretendere la stessa cosa da me. Soprattutto non mi puoi costringere a censurare mia figlia e a limitare la sua libertà di parola solo per proteggere i tuoi figli dal disvelamento delle tue minchiate.

Perché sì, Babbo Natale è una minchiata.

Qua non si tratta di proteggere i bambini dalla sofferenza. Né di donare loro uno sguardo poetico e incantato sul mondo. Qua si tratta di educarli alla realtà. E la realtà è fatta di stelle e di merda: ci sono le une e c’è anche l’altra.

Io sto molto attento alle dosi di dolore che Sofia può sopportare. Quand’è morta la nonna, le ho svelato la verità nella maniera più delicata possibile, ma non le ho rifilato pietose fregnacce del tipo «La nonna è andata in cielo». Allo stesso modo, non le impongo la visione dei cadaveri nelle strade di Aleppo, ma neppure le nascondo i fatti: il mondo è pieno di stronzi assassini. L’esistenza futura di Sofia sarà piena di gioie e di dolori e, nonostante abbia solo sei anni, è bene per lei iniziare, con cautela e nei modi più adatti alla sua età, a vedere entrambi. Attenzione, però: se anche le nascondessi qualche fatto, agirei per proteggerla da un dolore oggettivo. Babbo Natale invece che senso ha? Serve solo a nascondere… cosa? Che i regali li facciamo noi, con tutto l’amore per lei? E allora?

Adesso dimmi: ma che stronzata è?

Dice Carolina: «Babbo Natale è una risposta al desiderio di speranza e di positività. È necessario credere in Babbo Natale per credere nella magia della fantasia, per stupirsi della bellezza del mondo. Per ricostruire i rapporti umani, per tendere la propria mano verso chi ha bisogno di aiuto o per accettare l’aiuto che ci viene dato. Per creare un posto nel proprio cuore dove accogliere le cose che contano».

Eh? Non ti basta portar fuori tuo figlio nello splendore di una notte stellata invernale, mostrargli le costellazioni, i pianeti, le nebulose e le galassie e introdurlo alla stupefacente poesia di un cosmo ordinato, comprensibile e descritto da leggi scientifiche eleganti e rigorose? Non ti basta condividere con lui i sogni, le avventure, i pensieri dei poeti, dei romanzieri, dei filosofi? Non ti basta accompagnarlo in una mensa o in un rifugio per i poveri a fare volontariato con te, per toccare con mano il dolore e l’ingiustizia e per comprendere quanto sia importante lenirli almeno un po’? Per trasmettere a tuo figlio la poesia, la fantasia, la meraviglia, la solidarietà, la magia… hai proprio bisogno di Babbo Natale? Ossia di un pagliaccio obeso sfruttato da una multinazionale in nome della filosofia capitalista del «Nasci, produci, consuma, crepa»?

Perciò davvero adesso dimmi: ma che stronzata è?

Choam Goldberg

P.S.: Se vuoi riflettere sul serio su Babbo Natale, leggi quest’articolo di Nicola Lagioia su Internazionale.

(Foto: Petr Kratochvil)

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