Le persone e le idee

Mai confonderle: le prime meritano rispetto, le seconde no. Per principio.


«Esigo rispetto per le mie idee» è una pretesa idiota. E di solito serve a proteggere idee idiote.

Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo.
– S. G. Tallentyre, alias Evelyn Beatrice Hall (ma di solito attribuito per errore a Voltaire)

Io aggiungo: «E rivendicherò sempre il diritto di affermare che quello che dite è una cazzata».

Nel corpo della cultura umana esiste un ascesso marcio e puzzolente ma intoccabile: la religione. Puoi dire peste e corna di qualsiasi idea, opinione, passione politica, estetica, gastronomica, sportiva. Puoi affermare che Trump è un vecchio sessista bavoso, che il comunismo è un’ideologia assassina, che la pop art è una stronzata, che Beethoven era stonato, che la cucina vegana fa schifo, che la Lazio è una squadra di merda. Puoi dirlo, scriverlo, diffonderlo sui social media, spararlo in un titolo di giornale, urlarlo in televisione. Troverai chi ti darà ragione, chi ti sfanculerà, chi se ne sbatterà. Ma azzardati solo a criticare un argomento religioso, osa sbertucciare un dogma, una credenza, un mito, un’istituzione religiosa e verrai attaccato da tutti. Compresi tanti – troppi! – non credenti. Perché non si offende la fede altrui.

Immagina un’intervista in televisione a uno scrittore o una scienziata o un filosofo o un’artista. Immagina che questa persona dica: «Dio non esiste. È un prodotto della paura della morte. E il cristianesimo è la peggiore iattura della Storia dell’umanità, un insieme di credenze stupide, prive di fondamento razionale, indistinguibili dalla superstizione, fonte di infinite sofferenze per il genere umano, ostacolo per ogni progresso scientifico e culturale». Immagina allora le reazioni del pubblico, degli intellettuali, dei politici: «Ma come si permette? Non ha rispetto per la nostra cultura! Ferisce il comune sentire religioso di milioni di persone!». Questo se l’intervista fosse trasmessa in Occidente. Se invece andasse in onda su un’emittente mediorientale e le stesse affermazioni fossero in arabo a proposito di Allah e dell’islam, la persona in questione si beccherebbe una fatwa e dovrebbe poi rassegnarsi a una vita blindata come quella di Salman Rushdie.

Obiezione: «Definire “stupide” le credenze religiose altrui non è costruttivo». Sai che scoperta. Difatti non basta: bisogna argomentare in modo razionale. Una volta argomentato, però, quella è la conclusione: le credenze religiose sono stupide, appunto. E nessun preteso diritto al rispetto deve impedire di affermarlo. Ma poi rispetto di che? Delle persone? Delle idee? Di entrambi?

Una volta argomentato, però, quella è la conclusione: le credenze religiose sono stupide, appunto. E nessun preteso diritto al rispetto deve impedire di affermarlo.

Il rogo di Giordano Bruno fu acceso in Campo de’ Fiori a Roma il 17 febbraio 1600. Quello del Nolano è solo un nome in una lunga lista di uomini e donne condannati, perseguitati, censurati, esiliati, imprigionati, torturati, bruciati a causa delle loro idee. Per combattere un pensiero considerato fallace, il totalitarismo religioso distruggeva il pensatore. Oggi perfino la Chiesa cattolica riesce a distinguere fra il pensato e il pensante e, mentre mantiene un rifiuto granitico dell’eresia, tollera l’eretico e semmai tenta di riportarlo sulla retta via con le buone. Sia chiaro: alla tolleranza non è arrivata da sola. Ci è stata costretta. Lo spirito del tempo è cambiato grazie all’Illuminismo e contro l’ostilità della Chiesa verso la libertà di espressione, la democrazia, la laicità, la ricerca scientifica. Comunque ora siamo qui: di sicuro non si sono scusati abbastanza e continuano ad accampare giustificazioni a posteriori, ma almeno adesso il rogo di Bruno sarebbe inconcepibile perfino per i cattolici più fanatici.

Tuttavia, in nome di una male intesa tolleranza, oggi gli stessi credenti esigono il rispetto anche per le idee. Specie le idee religiose. «La religione fa vibrare corde intime e profonde», dicono. «Quindi non bisogna ferire la sensibilità di chi crede». Ne deriva l’impossibilità di ogni critica. Infatti, se io critico, sono irrispettoso. Ma questa è una cazzata.

Se qualcuno crede che «Dio ci ama» o che «Allah è misericordioso», deve argomentare di fronte alla spinosa e insolubile questione della teodicea. Come la mettiamo, per esempio, con la sofferenza dei bambini? Se il credente non ci riesce, non può pretendere di non veder perculata la sua superstizione. Vuole continuare a credere nella bontà divina? Benissimo. Nessuno glielo impedirà. Però non può impedire a me di dichiarare che l’esistenza del Dio buono, onnipotente e onnisciente è una stronzata. Se al credente non garba sentirlo, faccia a meno di ascoltarmi. Oppure teme la critica solo perché sa bene di esser privo di argomenti?

Le persone meritano rispetto perché possono soffrire. Le idee no. Le idee non soffrono. Perciò non sono intoccabili. Io non dirò mai che un credente è un cretino, ma pretendo di poter dire e dimostrare che le sue credenze sono delle cretinate. Cretinate legittime e non censurabili – ci mancherebbe! – ma pur sempre cretinate.

Insomma, nessuno può pretendere di non essere mai messo di fronte al proprio torto. Nel momento in cui un’opinione viene dichiarata intoccabile dalla critica o dalla satira, il progresso diventa impossibile.

Nel momento in cui un’opinione viene dichiarata intoccabile dalla critica o dalla satira, il progresso diventa impossibile.

Nuova obiezione: «Ma nemmeno tu vuoi rispetto per le tue idee?». Ah ah. No. Figurati. Ti dico di più: se tu rispettassi le mie idee, io m’incazzerei. Io esigo invece l’esame più spietato. Solo dalla critica può emergere una verità condivisa da entrambi. Forse sarà la mia verità, se riuscirò a demolire i tuoi argomenti. Forse sarà la tua verità, se riuscirai a distruggere i miei. O forse sarà una verità di compromesso fra le nostre. O magari una verità ancora diversa. Ma non progrediremo se non sottoporremo le mie idee e le tue idee alla critica più rigorosa.

Ma davvero non c’è un limite? Come la mettiamo con la blasfemia? Almeno le bestemmie devono essere inaccettabili? O no?

No.

Choam Goldberg

Here’s the thing though. Even though I can respect someone’s right to believe in something I believe is wrong, I cannot respect that belief. It doesn’t make sense. I can’t respect the belief that 2+2=5. But I can and do respect someone’s right to believe that 2+2=5. They can be as bad as they like at maths as far as I’m concerned. As long as their bad maths doesn’t affect me obviously.
– Ricky Gervais

(Foto: Spinoziano)

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