Due qualità necessarie per un ateismo consapevole

Senza di esse, o non sei ateo o non sei consapevole.


Qualche giorno fa in un Gruppo di Facebook dedicato all’ateismo è stata pubblicata un’immagine con una scritta:

Too stupid to understand science?
Try religion!

La mia reazione immediata è stata: «Eh, certo, i credenti sono coglioni. Ah ah». Poi però ci ho ripensato e ho concluso che non è così semplice. Infatti anche molti atei sono stupidi e tanti credenti non lo sono. Ergo la stupidità spiega molto, ma non tutto.

Ma cos’è la stupidità? Dalla frase sulla maglietta sembra di doverla intendere come l’incapacità di comprendere: la scienza è una disciplina difficile da capire, quindi se non ci riesci sei stupido e puoi solo dedicarti alla religione perché è alla portata delle tue ridotte capacità intellettuali.

Ebbene, se è così, anche fra gli atei abbondano gli stupidi. Sono quelli che «Dio non esiste, la religione è una cazzata» e tutto finisce lì. Che c’è da capire? Niente. Difatti non capiscono niente e non abbozzano nemmeno uno straccio di argomento. Non ci arrivano proprio. Consapevolezza: zero.

Ebbene, se è così, anche fra gli atei abbondano gli stupidi. Sono quelli che «Dio non esiste, la religione è una cazzata» e tutto finisce lì.

Non solo: conosco molti credenti nient’affatto stupidi. Com’è possibile? Come fanno a essere intelligenti e nondimeno a prendere per buone la resurrezione di Cristo, la Trinità e il resto della mitologia?

Diciamo allora che per un ateismo consapevole servono due qualità, entrambe indipendenti dall’intelligenza. Entrambe indispensabili anche per occuparsi di scienza ed entrambe letali per la fede.

1. La cultura
Se non sai che cos’è il rasoio di Occam, come fai ad applicarlo alla religione? Se non conosci il problema della teodicea, come puoi scoprire la contraddizione insanabile dei monoteismi abramici? Se non hai studiato la letteratura critica sul Nuovo testamento, come puoi valutarne in modo razionale l’attendibilità? Un credente intelligente spesso è solo poco informato: non sa. Se sapesse, la sua fede crollerebbe.

2. Lo spirito critico
Tuttavia, per quanto uno sia intelligente e nel contempo conosca, sappia, studi, si informi, se le sue convinzioni sono inamovibili perché ci è troppo affezionato e non osa metterle in discussione, se l’educazione ricevuta gli ha fatto considerare il dogmatismo un valore, allora non c’è speranza. Anche messo di fronte al fallimento dei propri argomenti, anche davanti a prove contrarie e convincenti, il credente negherà l’evidenza.

Ecco l’ultimo argomento di chi non ha argomenti: la pancia, il sentimento, l’irrazionalità. La fede ingiustificata: «Eppure io credo lo stesso». Perché? «Perché sì. Perché lo sento». È un insulto alla sua intelligenza, ma non esclude che la possieda.

Choam Goldberg