L’anticlericalismo ci sta tutto

In Italia gli atei e gli agnostici esistono, ma è come se non esistessero, perché non se li caga nessuno.


A volte l’anticlericalismo mi disturba un po’. Sia chiaro: lo capisco. Di più: lo condivido. Ci mancherebbe. Però, più che alle lagnanze anticlericali, preferisco interessarmi al problema filosofico dell’esistenza di Dio. Mi sembra più stimolante. Problema con una soluzione inevitabile: Dio non esiste. Palese, per chiunque ragioni in modo razionale. Assodato questo, tutto il resto vien da sé: la Chiesa è un sistema di potere arcaico e fondato sulla superstizione, chi rifiuta i suoi dogmi è discriminato… eccetera eccetera. Lapalissiano: l’anticlericalismo è una naturale conseguenza dell’ateismo e dovrebbe essere quasi superfluo difenderlo come prassi.

Sicché – lo ammetto – mi sono accostato a questo libro con qualche pregiudizio. Temevo la solita lagna degli anticlericali lamentosi, la lunga pletora delle discriminazioni. Pesante, spesso. Perfino noiosa, dopo un po’. Non ditelo, ché lo so: se a me sembra noioso è perché ho la fortuna di vivere fuori dai confini italiani, perché la Svizzera ha un sacco di difetti ma una certa laicità, nonostante tutto, ancora la difende e Stato e Chiesa non sono avvinghiati in un abbraccio morboso. Vivessi in Italia, la mia sensibilità sarebbe maggiore. Però sì, dai, un po’ è vero: spesso gli anticlericali sono un tantino pesanti.

Invece no. Invece il saggio di Carcano contiene sì un lungo elenco di discriminazioni, di ingiustizie e di privilegi, tuttavia non pesa mai. Certo, è molto legato alla realtà italiana: la vedo male una traduzione in un’altra lingua europea. Eppure non è mai vittimista. Non si dilunga su chi sono e cosa fanno i non credenti (perché sono troppo differenziati fra loro), ma con il suo stile leggero e colloquiale Carcano racconta chi non possono essere e cosa non possono fare, poveracci. In tutto l’arco della vita, dalla nascita fino alla tomba, passando per la scuola, il matrimonio, la famiglia, la riproduzione, i diritti civili, la politica, non c’è un solo ambito nel quale gli atei e gli agnostici non subiscano qualche tipo di discriminazione. Perché? Semplice: non esistono. No, anzi: esistono, ovvio. Esistono e sono parecchi milioni. Esistono ma è come se non esistessero, perché non se li caga nessuno. Nemmeno di striscio.

Allora, dopo aver letto un libro così, dopo aver goduto della sua ironia senza livore, della sua malinconia senza rassegnazione, perfino un teorico astratto come me conclude che no, vaffanculo, non solo Dio non esiste, ma poi l’anticlericalismo militante ci sta tutto. È doveroso. È una battaglia di civiltà.

Semmai, se proprio vogliamo trovare un difetto a questo saggio, sta nel titolo un po’ ambiguo. «…averne una sola»: che cosa? «Una sola vita», dirà l’autore. Ma attenzione: si potrebbe pensare anche «una sola scelta». Ed è il contrario: proprio gli atei hanno infinite scelte di vita. A differenza dei bigotti.

Choam Goldberg

R. Carcano, «Le scelte di vita di chi pensa di averne una sola», Nessun Dogma

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