Solo una domanda

Nella recente polemica con i pro life, negli argomenti dei pro choice manca una aspetto. Se lo si considera, bisogna poi essere consequenziali fino in fondo.


Premessa: non sono contrario all’aborto. Figuriamoci. Lo considero una conquista di civiltà e di emancipazione delle donne. Quindi sono disgustato dalla retorica dei cosiddetti pro life: gente che, sulla base dei propri dogmi religiosi e valori morali, pretende di stabilire che cosa possono fare o non fare tutti gli altri. Gente che fa cose orribili come questa:

Bleah. Schifo. Vomito. E alla fine è stato tirato giù, com’è giusto.

Questa gente è ipocrita, perché in apparenza strepita in difesa della vita dell’embrione, ma in realtà vuole solo restaurare il controllo sul corpo delle donne. Perciò bene hanno fatto alcuni blogger, come chiarabxl e Fuxino, a ribadire come non ci si debba lasciar intrappolare nel frame di riferimento dei bigotti ma restare fissi sul punto: oggetto del contendere dev’essere solo il diritto all’autodeterminazione delle donne, non la vita del feto.

Però.

Però nei loro articoli manca qualcosa.

«(…) il punto non è la velocità a cui crescono le unghie di un embrione, ma il fatto che, finché è in utero e quindi tecnicamente parassita di un altro corpo, è la persona che possiede quest’ultimo a decidere se vuole metterlo a disposizione o meno.»
Diritto all’aborto – Non lasciamoci distrarre dalla retorica anti-choice

«Il punto non è se il feto sia una persona e abbia o meno lo stesso diritto alla vita di un essere umano già uscito dall’utero; il punto è l’autodeterminazione della donna e il fatto che il feto non ha alcun diritto di disporre del suo corpo contro la sua volontà.»
Sul diritto all’aborto, non cadiamo nella trappola degli antiabortisti

Tutto molto convincente, eh. Sul piano filosofico non fa una piega. Ma davvero il feto non c’entra nulla? Nulla di nulla? Che cosa manca?

Manca un riferimento – uno solo, uno qualsiasi – allo sviluppo del feto. Proprio non se ne fa parola: quello è solo «il feto». Poco importa se ha sei giorni, sei settimane o sei mesi: poiché il feto è attaccato al corpo della donna, il diritto della donna prevale.

Se è così, allora io pongo una domanda:

«Siccome il diritto della donna prevale sempre e comunque, a prescindere dallo sviluppo del feto, l’aborto dev’essere consentito in qualsiasi momento, al limite anche il giorno prima del parto?».

Se la risposta è no, bisogna assumersi la responsabilità di stabilire quando, con precisione, il diritto della donna smette di prevalere e l’aborto non è più ammissibile perché il feto assume la condizione di persona. Bisognerà proporre degli argomenti. Quali?

Se la risposta è sì… be’, va bene. Ci sta. Però bisogna essere consequenziali e arrivare alla conclusione inevitabile: accettare l’aborto fino all’ultimo istante e battersi per cancellare ogni limite temporale previsto dalla legge 194, per ogni donna senza eccezioni.

Vogliamo parlarne?

Choam Goldberg

(Foto: Ed Uthman)


Lo sviluppo della polemica

Il mio primo articolo

La prima risposta di chiarabxl

La prima risposta di Fux

La mia prima replica

La seconda risposta di chiarabxl

La mia seconda replica