Florilegio digitale

Letture magari lunghe ma mai banali, per non farsi mancare gli spunti di riflessione.


Che c’entra lo sport con la laicità? C’entra, perché certi sport concedono più spazio all’emotività. Pure troppo. L’originale riflessione di Edoardo Lombardi Vallauri.

«Il calcio più di ogni altro sport premia l’umana pulsione a parteggiare, cioè a schierarsi da una parte per motivi propri, e sperare che quella parte prevalga indipendentemente dal merito. Siamo agli antipodi dell’ideale olimpico: il calcio è molto amato proprio perché è ingiusto e indecente. La cosa a cui la gente è più interessata non è vedere un gesto tecnico perfetto, e nemmeno veder trionfare la giustizia: è molto più spettacolare l’emozione data dalla possibilità di prevalere, il pathos della partita che rimane aperta fino all’ultimo perché lo scarto è nullo e quindi in qualunque momento se la palla va in rete cambia tutto.»
Sport – MicroMega


Dice: «Ma che ti frega? Che male ti fa?». Invece no: la credulità è un danno alla collettività. Il pensiero del misconosciuto ma sempre attuale William Kingdom Clifford.

«Ma non è solo la preservazione della specie a essere a rischio. In quanto animali sociali, le nostre azioni hanno un impatto su chi ci circonda, e le convinzioni inappropriate di qualcuno possono essere pericolose per qualcun altro. Clifford ci ha avvertito: “Soffriamo già abbastanza nel dover mantenere e supportare le convinzioni false del passato e tutte le azioni sbagliate a cui hanno portato…” Insomma, è eticamente sbagliato limitarsi a idee formate in maniera superficiale perché, per noi animali sociali, la posta in gioco è piuttosto alta.»
Credere in qualcosa senza prove è sempre immorale – The Vision


Julian Baggini riflette sul nostro giudizio sui pensatori del passato. Ma ecco la domanda inquietante: come ci giudicheranno posteri, alla luce dei loro valori futuri?

«When a person is so deeply embedded in an immoral system, it becomes problematic to attribute individual responsibility. This is troubling because we are wedded to the idea that the locus of moral responsibility is the perfectly autonomous individual. Were we to take the social conditioning of abhorrent beliefs and practices seriously, the fear is that everyone would be off the hook, and we’d be left with a hopeless moral relativism.
But the worry that we would be unable to condemn what most needs condemnation is baseless. Misogyny and racism are no less repulsive because they are the products of societies as much, if not more, than they are of individuals. To excuse Hume is not to excuse racism; to excuse Aristotle is not to excuse sexism. Racism and sexism were never okay, people simply wrongly believed that they were.»
Why sexist and racist philosophers might still be admirable – aeon


La religione è una sacca di privilegio e di intoccabilità. Per tutti, non solo per i credenti. Ma perché? La riflessione della Pappessa Emanuela Marmo sulla castrazione della satira.

«Non lo nego, la bestemmia è una parolaccia. Tendo ad apprezzare le parolacce solo se sono efficaci, non bisogna scialacquarle come se non valessero nulla. Mi piacerebbe che le persone avessero una maggiore coscienza del linguaggio e anche delle cattive parole. Occorre essere sinceri, però: sanzionare la bestemmia non ha lo scopo di incoraggiare la buona educazione, come quando si vieta di calpestare le aiuole o si obbliga a rimuovere gli escrementi dei cani dal marciapiede. Sanzionare la bestemmia impone a chi non crede e non ha fede in Dio di agire come se ci credesse.»
Timidi democratici – MicroMega


Di solito viene associato al positivismo logico. Ma Ludwig Wittgenstein aveva un lato mistico che non può non essere colto.

«So the answer to my headline’s question is: Yes. If a mystic is someone who has been transformed by mystical experiences, then Wittgenstein was a mystic, who was exceptionally eloquent, in his own gnomic way, at expressing the inexpressible.»
Was Wittgenstein a Mystic? – Scientific American


Sorprende sempre l’ostilità degli statunitensi verso l’ateismo. Due libri recenti cercano di fare chiarezza. Con risultati controversi.

«Much of the animosity and opprobrium directed at nonbelievers in America comes from the suspicion that those who do not believe in God could not possibly believe in anything else, moral or otherwise. The reason that atheists were not allowed to testify in court for so long was the certainty that witnesses who were unwilling to swear an oath to God had no reason to be truthful, since they did not fear divine judgment.»
Why Are Americans Still Uncomfortable with Atheism? – The New Yorker


La vita non ha uno scopo. O, meglio, ha lo scopo che ciascuno di noi decide di darle. Senza bisogno che ce lo imponga un Dio.

«Il fanatico religioso vede vacillare se stesso, nella negazione di Dio, e non può permetterselo. Ecco la violenza di tante religioni sugli atei, sui dubbiosi, sugli umanisti, liberi pensatori, libertari… Gli omosessuali gridano non tanto la loro disubbidienza a Dio, ma la sua inutilità per trovare – come persone – una ragione di vita, uno scopo, ovvero l’accettazione che la vita, di scopi, non ne ha proprio.»
Il problema degli omofobi è il senso della vita – Hic Rhodus


La fede è innocua? Dipende. Finché blatera di faccende spirituali, forse. Invece quando si impiccia di medicina rischia di provocare danni devastanti.

«It’s easy for religion to escape scrutiny and accountability as long as it’s an abstract thought discussed in the cleanness of an isolated debate hall in the privileged halls of academia. It’s easy for religion to be deemed harmless as long as it’s entertainment for people who do not take it seriously enough to bet their lives on it. As long as you are following every advice your doctor gives you, then sure, pray, meditate, go on a pilgrimage, have your dose of harmless placebo effect.
But religion is never going to keep the bridges up and it can never truly heal a patient or substitute our current understanding of science, flawed as that might be. It’s fine to sit at your desk and daydream about your ability to fly, but that notion becomes problematic the moment you go on the roof and take an actual leap of faith.»
Religion Poisons Medicine – On the Margin fo Error


Sull’ottusa arretratezza del consiglio comunale di Verona anche il noto blog «Non si sevizia un paperino» ha qualcosa da dire. Qualcosa di interessante e convincente.

«E quale sarebbe, dicevamo, la base su cui si pretende di ostacolare l’accesso a un diritto garantito dalla legge? Studi? Un’analisi approfondita del fenomeno? No, ci mancherebbe. La base è una morale che trae ispirazione da un libro scritto da non si sa chi, rimaneggiato infinite volte, aggiornato da una sapiente selezione di testi (quattro su più di dieci, una bella sfoltita) anch’essi opportunamente tagliuzzati, interpretati e riproposti, come una peperonata troppo pesante, dai nostri amici preti. Gli stessi che, condannando i contraccettivi, hanno preso il problema dell’AIDS in Africa e l’hanno trasformato in un’ecatombe. Gli stessi che sono senza se e senza ma contro omosessualità, eutanasia e divorzio, salvo poi essere pieni di se, di ma, di forse e di sebbene quando uno di loro infila il cazzo in gola a un bambino.»
Verona, città contro le donne – Non si sevizia un paperino


La matematica è l’unica fonte di conoscenze assolutamente certe. Ma dove sta andando la filosofia della matematica? Una lunga panoramica su «Aeon».

«Ultimately, mathematics and the sciences can muddle along without academic philosophy, with insight, guidance and reflection coming from thoughtful practitioners. In contrast, philosophical thought doesn’t do anyone much good unless it is applied to something worth thinking about. But the philosophy of mathematics has served us well in the past, and can do so again. We should therefore pin our hopes on the next generation of philosophers, some of whom have begun to find their way back to the questions that really matter, experimenting with new methods of analysis and paying closer attention to mathematical practice. The subject still stands a chance, as long as we remember the reasons we care so much about it.»
Principia – Aeon


Diamo per scontato il progresso. Ma scontato non è affatto. Tant’è che sembra di tornare verso una specie di Medioevo. Le riflessioni di Raffaele Carcano.

«La Chiesa di Salvini non è cattolica: il leader è un localista che non pensa certo “universale”. Non è nemmeno apostolica: non ama chi viaggia per diffondere opinioni diverse (in fondo, anche gli apostoli erano migranti mediorientali). La Chiesa salviniana è dunque romana, perché della Chiesa cattolica apprezza soltanto il suo essere tradizionale e maggioritaria. Tanto da far tornare in mente quanto affermò Benito Mussolini per difendere i Patti Lateranensi: “questa religione è nata nella Palestina, ma è diventata cattolica a Roma. Se fosse rimasta nella Palestina, molto probabilmente sarebbe stata una dalle tante sette che fiorivano in quell’ambiente arroventato, come ad esempio quelle degli esseni e dei terapeuti, e molto probabilmente si sarebbe spenta, senza lasciare traccia di sé”.
Salvini e Mussolini: cristianisti tutti di un pezzo che sarebbero stati islamisti tutti di un pezzo, se solo fossero nati nello Yemen.»
Lasciarsi alle spalle Salvini (e il suo passato 2.0) – A ragion veduta


Un’analisi lucida e intellettualmente onesta delle ragioni del razzismo. Anche del proprio razzismo. Ché negarlo è peggio.

«La politica dell’immigrazione da qui deve partire e su questo si fonda: sull’accettazione del conflitto continuo e sulla necessità di gestirlo quotidianamente in quanto conflitto. L’armonia fra le “razze” non si dà naturalmente, il meglio che si può fare è costruire artificialmente la tolleranza.»
Prima gli italiani – Del mio razzismo – noiseFromAmerika


La Chiesa sta morendo? Ma speriamo, dai.

«L’Italia che “smarrisce il senso del sacro” non è solo un titolo da giornale, ma una realtà. Nonostante il recente Annuario Pontificio sventoli una comunità credente in crescita a livello globale, la vita reale qui in Europa sembra dirci altro. O forse si tratta semplicemente di provare a fare luce attorno a una domanda di fondo, che è da sempre e per sempre la stessa: cosa definisce una persona cattolica? In base a quali criteri si viene inseriti nella comunità dei credenti? L’aver ricevuto il battesimo, che oggi ancora circa il 70% dei bambini riceve? Andare a Messa a Natale e Pasqua? Oppure andarci tutte le settimane solamente per mantenere uno status quo o un’influenza sociale (sembra roba da Medioevo, ma funziona ancora così)?»
La Chiesa è la più grande multinazionale del mondo. E per questo sta morendo – The Vision


La scienza ha un metodo. Ma il pubblico non lo conosce, non lo capisce e reagisce «di pancia». Un approfondimento lucido e chiaro, con alcuni esempi.

«Per chi lavora nel mondo della scienza, o ne conosce i meccanismi, un singolo studio è solo un tassello che va a comporre un mosaico più ampio. Il suo ruolo periferico o centrale, nel disegno complessivo, cambia in relazione a chi l’ha condotto, se autorevole o sconosciuto, se da un singolo gruppo o da molti diversi in varie parti del mondo, se riferito a colture cellulari, modelli animali o pazienti in carne e ossa, a quanto è ampio il campione che considera, a molti altri aspetti metodologici e statistici che sarebbe lungo spiegare qui. Quanto più le sue conclusioni vanno contro conoscenze già acquisite, tanto più richiedono conferme forti. È molto difficile che un solo lavoro basti a far cambiare idee consolidate e, tanto meno, procedure mediche già sperimentate e in uso da anni.
Per il pubblico, però, è spesso il contrario. Il dato scientifico a cui si crede di più non è quello consolidato nel tempo, ma l’ultima notizia rilanciata con clamore dai media. E i media, per loro natura, dovendo attirare l’attenzione dei loro utenti, talvolta privilegiano i risultati più recenti e più controcorrente, non quelli che confermano cose risapute. Come lettori e telespettatori, tutti noi ci aspettiamo notizie che siano novità, che ci stupiscano o, meglio ancora, che diano conferma alle nostre idee preconcette, soprattutto se servono a convincere noi stessi e gli altri che le nostre scelte non sono irrazionali, ma “basate sulla scienza”. Così, un piccolo studio mal fatto, che esce su una rivista di terz’ordine, irrilevante nel grande magma della letteratura scientifica, se è curioso o se va nella direzione che desideriamo, può avere più risalto in tv di un’importante ricerca che rassicura su qualcosa che è dato per scontato.»
Come gli antivax hanno appiattito il dibattito sui vaccini – il Tascabile


La Pappessa si chiede perché. E ha ragione. Oltretutto la sua divinità è anche più simpatica, divertente e tollerante di tutte le altre…

«Perché il pastafarianesimo non è trattato al pari di altre religioni?
Sono la storia, la durata della tradizione, il valore economico dei beni posseduti da una chiesa, sono i privilegi, la capacità di venire a patti con i governi, determinando gli usi, i costumi e i diritti dei cittadini, a dare misura del senso di una religione? O hanno pari valore la facoltà di determinare un pensiero, il discernimento del singolo che intorno a concetti e ideali condivisi stringe relazioni fino a formare gruppi dotati di coscienza civile?»
Perché il pastafarianesimo non è trattato al pari di altre religioni? Lettera a «Repubblica» – MicroMega


Il senatore Pillon rifiuta di rispondere. E giustamente Vittorio Zucconi lo sbatte fuori dalla trasmissione: giornalismo serio e con la schiena dritta.
Aborto, scontro tra Pillon (Lega) e Zucconi: «Il senatore non risponde? Fuori dalle b.» – Radio Capital


Si stava meglio quando si stava peggio? L’analisi di Alessandro Chiometti.

«L’incapacità della Chiesa di dire chi è “dentro” e chi è “fuori” i suoi canoni, la volontà di tenere i piedi non in due ma in venti staffe senza nessuno che vada a prendere per un orecchio il Salvini di turno dicendogli che se vuole fomentare l’odio verso i migranti non lo deve fare in nome di Cristo, o, se si stabilisce che la ragione “teologica” è dall’altra parte butti fuori dagli oratori tutti gli immigrati irregolari, rende la figura del Papa e della Chiesa priva di ogni residua autorevolezza.
Ma non c’è da gioire di questo perché, come dicevamo prima, siamo su un piano inclinato e in questa situazione non ci meraviglieremmo che nella guerra del povero contro il più povero si aggiungano alla xenofobia anche fanatismi religiosi.»
Il cattolicesimo è finito. E ora? – italialaica


Lettera aperta a un Papa che sembra moderno e progressista. Sembra soltanto. Ma proprio per questo è molto più pericoloso.

«Perché la verità è che la nostra inquietudine nasce solo e soltanto dal vostro continuo dirci che siamo malati, sbagliati, spezzati — che andiamo curati, aiutati, riparati. La nostra inquietudine passa dai vostri sguardi paternalistici, dalle vostre opinioni velenose, dalle vostre paure irrazionali. La nostra inquietudine è la vostra omofobia.
E allora, caro Francesco, ti propongo questo: immagina con me un mondo in cui dallo psichiatra non ci vanno gli omosessuali, ma chi gli omosessuali li deride, li picchia, li ammazza; chi li caccia dai bar o, peggio, di casa; chi li licenzia e li guarda storto; chi li considera inferiori, fastidiosi, spaventosi.
E se ti viene difficile, prova a rileggere le ultime righe sostituendo “ebrei” a “omosessuali”.
Allora, non è un mondo migliore?»
Caro Francesco, sai quando io gay mi sento inquieto o no? – GAS


Perché Hume è uno dei filosofi più importanti ma meno pop? Le risposte di Julian Baggini su Aeon.

«If ever there were a time in recent history to turn to Hume, now is surely it. The enthusiasts are on the rise, in the form of strongman political populists who assert the will of the people as though it were absolute and absolutely infallible. In more settled times, we could perhaps use a Nietzsche to shake us out of our bourgeois complacency, or entertain Platonic dreams of perfect, immortals forms. Now such philosophical excesses are harmful indulgences. Good, uncommon sense is needed more than ever.»
Hume the humane – Aeon


100 domande alle quali i credenti non sanno rispondere senza arrampicarsi sui vetri e inventare cazzate.

«48. If everything needs a reason to exist, what is God’s reason to exist?»
One Hundred Above-board Questions about God – Atheist Republic


Gli dei non sono tutti uguali. Anche se sono tutti inesistenti. La riflessione di Martín Caparrós.

«La scelta non è facile: c’è un eccesso di offerta, divinità a non finire. Ma anche qui esiste, per fortuna, un ordine. Non vale, ovviamente, non credere in divinità di cartapesta, come Zeus o Giove, Hera o Giunone, Quetzalcoatl, Pachamama o Amón Ra, per i quali è ormai appurato che si tratta di esseri di pura fantasia. Ed è evidente che, per sua stessa decisione, Buddha non può essere considerato un dio e che gli indios sono talmente tanti e talmente litigiosi che nemmeno si credono a vicenda. Non vale neanche Mao Tsé Tung, e sul caso di Maradona il dibattito è aperto. Viviamo, nostro malgrado, nell’orbita di tre grandi divinità monoposto. Per noi, non credere significa non credere in loro.»
Ho deciso in quale dio non credere – Internazionale


Massimo Maiurana sul progresso del Paese. Progresso… ‘nzomma, eh.

«Gli italiani devono essere in possesso di determinati requisiti per legge. È finita l’epoca in cui qualunque persona poteva vivere come voleva, il che spesso non coincideva con il modo in cui altri ritenevano dovesse vivere. E in questo caso sono gli altri, i membri della comunità, ad avere sempre ragione. Anche perché che senso avrebbe una comunità in cui i suoi componenti non avessero in comune lo stesso modo di vivere? Sarebbe una contraddizione in termini. Mica qui si parla di cose banali come il taglio dei capelli o il colore degli occhi. Per tacer di quello della pelle.»
Lettera da un Paese che va indietro nel tempo – UAAR


Quando la scienza si lascia influenzare dall’ideologia non ne viene mai nulla di buono. Anche se è un ideologia a favore della scienza.

«Trasparenza significa anche parlare non tanto dei risultati ma dei procedimenti. Di come si trova una verità scientifica, al di là del bignamino di Karl Popper che va per la maggiore e delle pretese di autorità. Aprire la scatola nera delle affermazioni della scienza e dire: guarda, diciamo questo perché abbiamo fatto così. Metterci a un tavolo e condividere come la scienza, nonostante tutto, sia ancora il modo più affidabile che abbiamo di comprendere il mondo: proprio perché cresce sui propri errori. Così facendo possiamo fidarci – che non vuol dire credere ciecamente– anche quando si scoprono cose che superano l’immaginazione.»
Come torniamo a fidarci della scienza? – Wired


Dicono di essere pro-life, ma sono solo no-choice. Un documentato articolo di Fuxino su aborto e contraccezione efficace.

«In conclusione, se si vogliono davvero ridurre gli aborti si deve fare educazione sessuale nelle scuole e promuovere i metodi contraccettivi più efficaci, con buona pace degli antiabortisti. Ma nessun anticoncezionale è perfetto, quindi ci sarà sempre un certo numero di gravidanze indesiderate, motivo per cui per tutelare i diritti riproduttivi e la salute delle donne è fondamentale l’accesso all’aborto legale e sicuro.»
Aborto, contraccezione e le balle degli antiabortisti – Io, ateo


Ma che accidenti significa «essere cristiano»?

«I often get messages from people trying to reconcile Christianity to me by saying “I just wanted to tell you that the type of Christian that your mom is, or that your old apologetics teacher is, isn’t true Christianity. True Christianity is all about loving your neighbor and accepting people for who they are.” First of all, I’d like to see you tell my mom that her Christianity is not the one true Christianity, and see how that goes. But to me, it is as Godless Iowan said: as long as you mention Jesus or the bible, Christianity is whatever you want it to be.»
No True Christian – The Closet Atheist


Lo sproloquio dell’arcivescovo di Bologna ci offre l’occasione di ribadire l’argomento definitivo contro l’esistenza del Dio abramitico.

«Di più: se ammettiamo che Dio può intervenire nel reale, allora Dio è responsabile per le morti di milioni di neonati e bambini che, ben prima di aver potuto esercitare il “dono” del libero arbitrio, sono morti in modi più o meno atroci ma tutti ugualmente ingiustificabili in un’ottica di teodicea. E in tal caso, noi – noi atei umanisti – abbiamo tutto il diritto di voltare le spalle a quel Dio, perché – come ho scritto nel mio libro – un Dio siffatto “non meriterebbe nient’altro che il nostro disprezzo“.»
Se «Dio ha protetto Bologna» allora hanno ragione gli atei, ancora una volta – Giovanni Gaetani


La religione come una fake news: la chiave di lettura di Yuval Noah Harari

«So if you blame Facebook, Trump or Putin for ushering in a new and frightening era of post-truth, remind yourself that centuries ago millions of Christians locked themselves inside a self-reinforcing mythological bubble, never daring to question the factual veracity of the Bible, while millions of Muslims put their unquestioning faith in the Qur’an. For millennia, much of what passed for “news” and “facts” in human social networks were stories about miracles, angels, demons and witches, with bold reporters giving live coverage straight from the deepest pits of the underworld. We have zero scientific evidence that Eve was tempted by the serpent, that the souls of all infidels burn in hell after they die, or that the creator of the universe doesn’t like it when a Brahmin marries an Untouchable – yet billions of people have believed in these stories for thousands of years. Some fake news lasts for ever.
I am aware that many people might be upset by my equating religion with fake news, but that’s exactly the point. When a thousand people believe some made-up story for one month, that’s fake news. When a billion people believe it for a thousand years, that’s a religion, and we are admonished not to call it fake news in order not to hurt the feelings of the faithful (or incur their wrath).»
Yuval Noah Harari extract: «Humans are a post-truth species» – The Guardian


Non sono ignoranti. E neppure ignorano il metodo scientifico. Sono solo bigotti, ecco.

«There is not a deficit in an underlying ability to reason that causes religious people to reject evolution. Our data clearly shows that individuals can be highly adept at scientific reasoning and still reject evolution (most likely on religious grounds). Our data also shows that one can be severely lacking in scientific reasoning ability and still accept evolution. It appears from this study that worldview (or religion), not intelligence, is the main driver of this decision.»
Evolution, religion, and why it’s not just about lack of scientific reasoning ability – BMC


Un’interessante intervista sulla fede, sulla coerenza, sulle possibilità di successo per la libertà di pensiero dove meno ci sembra possibile: nel mondo islamico.

«Faith itself is the most toxic element, and in that sense all religions are equal. When you’re encouraging faith, when you’re saying that it’s a virtue to believe things without evidence, then you can no longer argue against the jihadists. In that sense, I think the focus on terrorism as the worst part of Islam is misplaced. Yes, today Islam is more dangerous, and what makes Islam unique is the toxic combination of belief in martyrdom, the glamorization of death, and the killing of unbelievers. But when people say that you can’t talk about jihadism without talking about Islam, I’d go one step further. You can’t talk about Islam with talking about faith itself. Faith programs people into believing bullshit without trying to seek evidence for it, and it makes them more susceptible to being manipulated by demagogues. The root story of all the Abrahamic religions is the story of Abraham sacrificing his son. That is the essence of faith: you hear a voice in your head, and the next thing you know you’re going to kill your son. So the worst part of Islam is the same thing that is bad about all the other religions.»
«Liberals Have Compromised on Their Own Values»: An Interview with Ali A. Rizvi – Quillette


Leonardo Tondelli ci fa incazzare. Ma pure riflettere. Prima di dargli torto, pensiamoci.

«Io un’idea ce l’avrei: se i cattolici e gli identitari ci tengono tanto al crocefisso, adottiamolo anche noi. Facciamolo nostro, tanto quanto è loro: i simboli sono di tutti, non c’è nessun marchio registrato. Portiamolo in giro per i cortei, gay pride inclusi. Raccontiamo che il Cristo in Croce è un simbolo di apertura al diverso, di pace, di democrazia, di qualunque cosa. D’altronde, è cristiano ma anche ebreo, e questo è certo; ma è anche un po’ musulmano (artificioso, ma plausibile) e buddista, jainista e indù, che tanto quelli riciclano tutto. E perché no, è anche laico: dopotutto quando gli chiesero se bisognava pagare i tributi a Cesare, rispose “Date a Cesare quel che è di Cesare”, senza chiedere esenzioni fiscali (ma se anche non lo avesse detto non importa, non è che bisogna per forza citare i vangeli). Facciamo quello che fecero i cristiani coi simboli pagani: quelli che non riuscivano a distruggere, li assorbivano. Trasformarono sorgenti sacre in sorgenti miracolose, templi a Iside in battisteri, rune solari in crocefissi. Il Dio Sole vinceva le tenebre tre giorni dopo il solstizio d’inverno e loro decisero, senza preoccuparsi di consultare i vangeli, che anche Gesù era nato proprio quel 25 dicembre: che straordinaria coincidenza. Insomma, se il crocefisso non ci piace, facciamocelo piacere. Evitiamo che sia usato per isolarci, mescoliamo le acque, tentiamo un’infiltrazione.
È solo una proposta, e probabilmente ti ha fatto incazzare. Va anche bene così. Incazzati con me, magari ti servirà a trovare una soluzione al problema, qualcosa che fin qui non era ancora venuto in mente a nessuno.»
L’obbligo del crocefisso è una trappola per dividerci – The Vision


Se i credenti pensano che tu gli stia dando un dito, finisce che ti sbranano tutto il braccio: ecco perché definirsi «agnostico» è pericoloso. Fuxino chiarisce una differenza sottile ma importante.

«Non mi piace il termine “agnostico” anche perché spesso viene interpretato, da parte dei credenti, come una possibile apertura nei confronti della fede. Gli atei sono irrecuperabili, ma se ti definisci agnostico hai già fatto un primo passo verso Dio. Questa percezione è in generale errata, ma preferisco rendere chiaro a partire dal modo in cui mi definisco qual è la mia posizione. Il termine “ateo” è più diretto e non ambiguo. C’è sempre tempo per le sottigliezze filosofiche.»
Perché non sono agnostico – Io, ateo


Due corsi di filosofia sono meglio che uno. Ma anche uno solo non sarebbe male…

«There are two powerful reasons for requiring students to start (and end) their education with philosophical questions and thinking. First, scholarly disciplines, however they may have evolved in recent times, began because of human beings’ interest in understanding diverse aspects of their world — ranging from the movement of the stars to the strivings of the soul. A compelling way to understand the spectrum of knowledge is to encounter some of the intriguing ways in which our predecessors thought about those same issues. Second, for most of us, it’s only in late adolescence that we become able to reflect on bodies of knowledge and their relation to one another.»
Why We Should Require All Students to Take 2 Philosophy Courses – The Chronicle of Higher Education


Giovanni Gaetani intervistato sulla post-verità e sulla crisi dell’autorevolezza.

«¿Deben existir temas u opiniones prohibidos en una universidad?
No, ninguna. También las ideas de los antivacunas, de los racistas o de los negacionistas del Holocausto judío, deben ser discutidas en una universidad. Si una universidad es digna de este nombre, va a destruir fácilmente estas opiniones con la razón, los datos, las evidencias científicas y los documentos históricos. Es solamente discutiendo y refutando una idea que podremos vencerla. Si la prohibimos, la mantenemos a flote, porque todo el mundo podría pensar que la prohibimos por falta de argumentos y miedo de no poderla refutar. La censura obtiene siempre el efecto opuesto a lo que se quería obtener en principio…»
El humanismo como antídoto contra la ofensiva global del irracionalismo – El Soberano


Non vorresti vivere per sempre? Sì, ma… L’opinione di Julian Baggini.

«It is one thing to accept our mortality as a necessary part of being embodied beings who live in time. But it is quite another to romanticise death or consider it to be no bad thing at all. Immortality might be a foolish goal but a longer mortality certainly isn’t. My attitude to death is therefore similar to Augustine’s attitude towards chastity. Yes, I want to be mortal, but please – not yet.»
Memo to those seeking to live for ever: eternal life would be deathly dull – The Guardian


Una bella intervista a Pascal Boyer sull’origine delle religioni. Un’origine molto umana e molto naturale, com’è ovvio.

«Che cosa hanno in comune? Innanzi tutto direi che sono estremamente diverse tra di loro, osserviamo un’alta variabilità, ma una cosa che hanno in comune è che tutte quante postulano l’esistenza di agenti. Esistono agenti che possono essere dei, spiriti o antenati. Ci sono agenti (ma possiamo chiamarli dei per semplicità) che hanno conoscenza di ciò che stiamo facendo, hanno abilità straordinarie che li rendono speciali, come per esempio i fantasmi che hanno proprietà fisiche inusuali: passano attraverso i muri. Gli dei poi sono dappertutto allo stesso istante. Un’altra caratteristica che troviamo in pressoché ogni tradizione religiosa è che questi agenti non sono semplicemente strani o speciali, hanno anche una mente che è davvero molto simile a quella umana: sono dotati di memoria, di intenzioni, desiderano cose e se le desiderano ardentemente vogliono passare attraverso le difficoltà per raggiungere i loro scopi. Queste sono proprietà che troviamo assolutamente dappertutto.»
In che dio credevano i nostri antenati evolutivi? Intervista a Pascal Boyer – MicroMega


Che senso ha l’esistenza? Non ne ha, tranne quello che le diamo noi stessi.

«At least, I’ve never been able to find any proof of it. We simply must try to make life as good as possible, and avoid horrors, and care about people, and have fun, even though we know that oblivion is coming.»
The Search for Meaning – Daylight Atheism


In un mondo ideale il colore della pelle sarebbe indifferente come la forma del naso. Ma nel mondo reale l’orgoglio per la diversità ci sta tutto. Un’altra argomentata riflessione di Giovanni Gaetani.

«Ostentare la diversità in un paese che la nega non solo significa riaffermarla come un fatto, ma è anche un modo per educare a essa. Tacerla significa al contrario esporre le nuove generazioni solo ed esclusivamente alla monomania salviniana del “prima gli italiani” – che nella sua distopica prospettiva sono tutti bianchi, cattolici, eterosessuali, maschilisti e settentrionali.»
Perché ho condiviso questa foto – Giovanni Gaetani


Fuxino ci ricorda una semplice verità. E fa bene, perché troppo spesso la dimentichiamo.

«E qui veniamo al punto. L’ateismo è la scelta più razionale, ma essere atei non significa automaticamente essere persone razionali. Aver fatto la scelta “giusta” non significa averla fatta per le motivazioni giuste. Molti hanno semplicemente deciso di non credere per moda, per fede, perché cresciuti in una famiglia atea o per qualche altro motivo irrazionale. Di fronte a questioni diverse, probabilmente prenderanno posizione in maniera altrettanto irrazionale, e magari questa volta faranno la scelta sbagliata.»
Anche gli atei sono stupidi – Io, ateo


Per le persone razionali e di cultura medio-alta, il concetto stesso di Dio ha perso ogni verosimiglianza. Perché?

«Such individuals do not rise to the level and label of ‘atheist’ because an atheist is really still in the theological game. An atheist is actually another theologian (and usually a better theologian than a believing theologian).»
An Idea Of God That Is Not Unbelievable On The Face Of It – Humanist Plus


Giovanni Gaetani dice ancora cose sgradevoli ma inoppugnabili: se lo Stato deve difendere la libertà di culto, allora deve difendere anche i culti idioti.

«Un TDG sa di appartenere a una comunità estremamente settaria, identitaria e vendicativa, come molti altri credenti appartenenti a altre confessioni religiose. Massima solidarietà dunque a Grazia Di Nicola, che sta affrontando un dramma umano e familiare terribile.
Ma purtroppo (o per fortuna) lo Stato non può intervenire nella sua situazione familiare, proprio perché si tratta di una questione privata tra lei, suo marito, le figlie e i suoi ex-fratelli di culto.
Lo Stato non può imporre, cioè, che quelle persone tornino a amarla o rispettarla, né tanto meno può re-immetterla di forza nella sua ex-comunità religiosa. L’appello della signora alla libertà di culto “garantita dalla Costituzione Italiana” è dunque sbagliato, perché è proprio nell’esercizio della loro libertà di culto che quelle persone possono decidere di allontanarsi da lei, senza commettere alcun reato.»
Testimone di Geova ripudiata dalle figlie: lo Stato non può farci nulla – Giovanni Gaetani


Quando la razionalità viene applicata e portata alle sue naturali conseguenze. Lucido e cogente.

«Emanciparsi dalla morale sessuale cattolica significa anche questo: arrivare a capire che il sesso possa essere slegato dall’amore, che possa essere vissuto come più ci piace, nella castità come nella promiscuità, senza che nessuno possa dirci che stiamo sbagliando.»
Regolamentare la prostituzione è una battaglia femminista – Giovanni Gaetani


La recensione di due libri che tirano giù dal piedestallo due maestri della scienza e della filosofia: Bohr e Kuhn. Lontani ma accomunati dalle radici kantiane. Un articolo lungo ma meritevole di essere letto, perché fa riflettere.

«Both Becker and Morris, each in his own way, is fighting an uphill battle against these trends. Each wants to reestablish the authority of reason and evidence. But it is the most difficult of all tasks. How do you convince a whole culture that it is deluded? How do you shine light into conceptual blind spots? Each of these books, as different as they are in style, is an attempt to provoke an epiphany and a revolution.»
The Defeat of Reason – Boston Review


Un po’ di chiarezza su che cosa è e che cosa non è l’ateismo. Per capire, una volta per tutte, che non è un atto di fede.

«Atheism is not a religion. Atheism is not a philosophy. Atheism is not a worldview. Atheism is not a theory. Atheism is the rejection of theism. If you reject theism, then you are an atheist. If you have not rejected theism, then you are not an atheist.»
Atheism 101 – The Secular Outpost


Giovanni Gaetani è indignato. Di più: è incazzato. Ma come dargli torto?

«Non posso fare a meno di voi, è vero. Ma in questa notte così vuota e disumana ho deciso di riversare su di voi tutto il mio disprezzo, senza un vero e proprio obiettivo, come quando, abbracciati al cesso, ci si ficca due dita in gola per vomitare l’anima.»
Mi fate schifo – Giovanni Gaetani


La fede è soggettiva. Sempre. Soggettiva e pericolosa, quando diventa assoluta. Un vecchio articolo di Giovanni Gaetani. Vecchio ma sempre attuale.

«La forza e la debolezza della fede religiosa è tutta qui. Per la vita di un singolo uomo, la fede può significare tutto: essa può dar significato ad ogni gesto e rivestire di una sottile patina di senso il mondo intero. Nessun argomento razionale può indebolirla né scalfirla, proprio perché essa non si muove nel dominio oggettivo ed interpersonale della ragione, bensì in quello individuale della volontà, del desiderio e della speranza. La fede si fonda su se stessa nei limiti della coscienza soggettiva. Essa è, nelle parole di Feuerbach, «fede nella realtà assoluta della soggettività». Ma, al di là delle strette mura del proprio Io, essa non vale più nulla: la fede non può essere comunicata o imposta ad altri, né tanto meno – punto fondamentale – essa può valere come argomento in una qualsiasi discussione razionale.»
D’una fede che uccide e dell’ignoranza che salva – Giovanni Gaetani


Non di sola politica si nutre il pregiudizio antiscientifico, ma anche di religiosità, moralismo e ignoranza. Ecco i risultati di una ricerca che diversifica le correlazioni.

«From these studies there are a couple of lessons to be learned about the current crisis of faith that plagues science. Science skepticism is quite diverse. Further, distrust of science is not really that much about political ideology, with the exception of climate-change skepticism, which is consistently found to be politically driven. Additionally, these results suggest that science skepticism cannot simply be remedied by increasing people’s knowledge about science. The impact of scientific literacy on science skepticism, trust in science, and willingness to support science was minor, save for the case of genetic modification. Some people are reluctant to accept particular scientific findings, for various reasons. When the aim is to combat skepticism and increase trust in science, a good starting point is to acknowledge that science skepticism comes in many forms.»
What makes people distrust science? Surprisingly, not politics – Aeon


Lucrezio non ha detto quel che tutti pensiamo abbia detto. E diventa ancora più attuale alla luce della fisica fondamentale contemporanea.

«This brings us right back to Lucretius and our original error. Working at once within and against the atomist tradition, Lucretius put forward the first materialist philosophy of an infinitely continuous nature in constant flux and motion. Things, for Lucretius, are nothing but folds (duplex), pleats (plex), bubbles or pores (foramina) in a single continuous fabric (textum) woven by its own undulations. Nature is infinitely turbulent or perturbing, but it also washes ashore, like the birth of Venus, in meta-stable forms – as Lucretius writes in the opening lines of De Rerum Natura: ‘Without you [Venus] nothing emerges into the sunlit shores of light.’ It has taken 2,000 years, but perhaps Lucretius has finally become our contemporary.»
Is nature continuous or discrete? How the atomist error was born – Aeon


«Io credo in quello che mi pare!»: sembra ragionevole. Invece non lo è. Daniel DeNicola argomenta in modo convincente.

«Believing, like willing, seems fundamental to autonomy, the ultimate ground of one’s freedom. But, as Clifford also remarked: ‘No one man’s belief is in any case a private matter which concerns himself alone.’ Beliefs shape attitudes and motives, guide choices and actions. Believing and knowing are formed within an epistemic community, which also bears their effects. There is an ethic of believing, of acquiring, sustaining, and relinquishing beliefs – and that ethic both generates and limits our right to believe. If some beliefs are false, or morally repugnant, or irresponsible, some beliefs are also dangerous. And to those, we have no right.»
You don’t have a right to believe whatever you want to – Aeon


Una critica ragionata e ragionevole all’epistocrazia. Fa riflettere ma non convince.

«The cognitive biases that epistocracy is meant to rescue us from are what will ultimately scupper it. Loss aversion makes it more painful to be deprived of something we have that doesn’t always work than something we don’t have that might. It’s like the old joke. Q: “Do you know the way to Dublin?” A: “Well, I wouldn’t start from here.” How do we get to a better politics? Well, maybe we shouldn’t start from here. But here is where we are.»
Why replacing politicians with experts is a reckless idea – The Guardian


Si sostiene che la fede cattolica non è maschilista perché valorizza la figura di Maria. Non è così: proprio la Madonna rappresenta una figura femminile sottomessa.

«Per secoli le donne cattoliche hanno avuto come modello l’esemplare madre di Gesù. Ma la Madonna non è Maria di Nazareth: con la figura della Vergine Maria, la Chiesa nel corso dei secoli ha costruito, a colpi di encicliche e dogmi, il modello della donna docile e obbediente. A partire dagli scarni dati testuali del Vangelo, la Chiesa ha deciso di plasmare un’immagine ideale della madre di Cristo, utile per blindare il corpo e la volontà femminile.»
Ave Maria, il patriarcato è con te – The Vision


La conclusione dell’info-comic pastafariano è meravigliosa: per poter denunciare una bestemmia, bisogna pronunciare una bestemmia.

«Ripeto: è solo una mia teoria, ma potreste cavarvela dicendo che stavate offendendo L’altro Gesù…»
Un Porco in Pretura – L’Osservatore Pastafariano


«Mistero»: non è una brutta parola. Anzi. Ma può diventare un pretesto per la cialtroneria, quando serve per difendere le superstizioni. Edoardo Lombardi Vallauri prosegue il ciclo dedicato alle parole.

«L’operazione è interessante: prima ci si appella alla vera impotenza della ragione al cospetto dell’inconoscibile, e così si accredita l’idea che vi sia un terreno, il mistero, dove la ragione perde la sua autorità. Si attribuisce il diritto di marcia su quel terreno alla “fede”, inizialmente intesa come slancio della mente arresa al mistero. Ma poi, appena ottenuta la patente di frequentazione del mistero, la fede viene trasformata nella mera invenzione di carabattole per niente misteriose né ulteriori rispetto alla ragione, bensì semplicemente errate e smentite dalla ragione. Tuttavia la parola mistero è ancora lì, e viene usata proprio per proteggere quelle carabattole dalla legittima smentita. Se a qualcuno appare discutibile che esista un dio “persona”, dotato di volontà e di inclinazioni (ad es., sugli umani terrestri, preferenza per i poveri, no fecondazione assistita, matrimonio indissolubile), gli si dice che le sue obbiezioni razionali sono abusive perché quello è il campo del mistero, dove la ragione non può entrare. Se qualcuno sostiene che non si può essere uni e trini, umani e divini, vergini e madri, gli si obbietta che sta cercando di applicare la ragione al mistero. E che il mistero si deve accettare così com’è. Soltanto che quello non è il mistero così com’è: zitti zitti, anche se continuano a chiamarlo “mistero” per rendersi insindacabili, al suo posto hanno messo alcune loro credenze piuttosto provinciali.»
Le parole della laicità – Mistero – Micro Mega


Giovanni Gaetani: perché Dio non esiste e, se anche esistesse, dovremmo farne a meno.

«Quindi, nella scala di Dawkins, che valuta da 1 a 7 l’ateismo di una persona, dove si colloca?
Sul 6, un gradino prima dell’ateo definitivo. Vivo come se Dio non esistesse e soprattutto affermo che anche se esistesse non crederei in esso, perché farlo significa accettare tutta una serie di contraddizioni sia logiche che morali. E proprio queste ultime rendono per me impossibile credere in Dio: come potremmo giustificare la sua esistenza di fronte al male, ed in particolare di fronte al male innocente? Quello di bambini che nascono con un tumore prenatale, ad esempio. Rifiuto dunque l’esistenza di un Dio onnipotente e benevolente, ma per onestà intellettuale sono agnostico nei confronti dell’esistenza di Dio, la quale resta un’ipotesi possibile, per quanto estremamente improbabile e irrazionale. Detto ciò, a livello pratico vivo totalmente senza Dio. Il che non vuol dire contro Dio.»
Filosofia senza Dio. E senza supercazzole – la Regione


La fede religiosa gode di un privilegio che la rende diversa da ogni altro sistema di credenze. Ma chi stabilisce che cosa è blasfemo? Il credente? Troppo comodo.

«Il punto però è che i limiti del diritto di espressione e di critica in uno Stato liberale devono essere i più ampi possibile, definiti esclusivamente dalla diffamazione o dall’istigazione a commettere reati, devono valere erga omnes, e non dovrebbe essere necessaria un tutela speciale per le religioni, che ovviamente si configura come una forma di privilegio e, in quanto tale, di discriminazione. Soprattutto, questi limiti non possono essere stabiliti da chi da quella critica si sente offeso, è evidente. Per i Pastafariani, essendo il loro Dio il Mostro degli Spaghetti volanti, la bestemmia più grave è “Dio Scotto” e non si vede perché il Profeta Maometto debba stare dietro la “linea rossa” e il Dio degli Spaghetti volanti no.»
Viva la blasfemia! Libertà di espressione contro ogni fondamentalismo – MicroMega


Non è una statistica. È solo un’esperienza. Ma dice molto sulla nostra cultura e la nostra società. Perché questi soggetti fra poco voteranno e i loro genitori già lo fanno.

«Suona come un’assurdità, eppure è proprio così. La visione culturale e sociale dei due sessi, pur presenti in questa comunità, è ancora quella le cui regole di ingaggio erano dettate dalla rigida armatura del patriarcato prima del femminismo. È un’Italia anni ’50, con un aspetto contemporaneo soltanto esteriore: è come se la storia recente non fosse mai entrata né nelle loro case né nelle aule di scuola.
Sì, le ragazze sono sedute lì, e ci sono pure le docenti: è possibile che molte loro madri lavorino fuori casa, qualche donna in posti di prestigio sociale l’avranno pure vista. Quello che ho avuto davanti, però, per dirla con Gaber, è che questi giovani sembrano arrivare dritti dall’800, non dal secolo scorso.
Nudi, simbolicamente e forse pure in realtà, al netto degli orpelli materiali e caratteristici di questo nuovo secolo tecnologico, sono persone ottocentesche, e nemmeno delle più aperte.»
Wellcome to the hell: un’esperienza «biblica» nella scuola italiana – MicroMega


I Gedankenexperiment funzionano? E funzionano sempre nello stesso modo per tutti? Oppure ci sono differenze culturali? E la filosofia può diventare una disciplina sperimentale?

«Regardless of one’s stance on experimental philosophy, it’s clear that the new method has fuelled an important conversation. Not only has it led to much questioning of reliance on intuitions in philosophy (and what ‘intuition’ means), but it has also brought out explicit discussion about what philosophers aim to achieve. Thus, x-phi fans the flames of ‘metaphilosophy’, in which philosophers scrutinise the underpinnings of their own work. Whether or not one sits in an armchair while doing philosophy, it seems like a good idea not to get too comfortable.»
Out of the armchair – Aeon


Se Dio non esiste, tutto è permesso? Niente affatto. È possibile sviluppare una morale laica all’interno dei vincoli imposti dalla natura umana.

«There is something, of course, the ancients did get wrong: they, especially Aristotle, thought that human nature was the result of a teleological process, that everything has a proper function, determined by the very nature of the cosmos. We don’t believe that anymore, not after Copernicus and especially Darwin. But we do know that human beings are indeed a particular product of complex and ongoing evolutionary processes. These processes do not determine a human essence, but they do shape a statistical cluster of characters that define what it means to be human. That cluster, in turn, constrains – without determining – what sort of behaviors are pro-social and lead to human flourishing, and what sort of behaviors don’t. And ethics is the empirically informed philosophical enterprise that attempts to understand and articulate that distinction.»
Is there a universal morality? – The Evolution Institute


A prima vista il relativismo morale sembra un’ottima idea. Però, se appena ci rifletti, ti accorgi delle contraddizioni interne e dei pericoli. Ma l’alternativa è davvero l’assolutismo?

«So what’s the answer? What am I advocating? Bible thumping, threats of fire and brimstone, and a corresponding list of rules? No. I’m arguing that to put a blanket ban on criticising the values and moral beliefs of another culture is patronising, counterproductive, and dangerous. It stops discussion just when it should be starting. Really respecting people from other cultures means engaging with them, taking them seriously enough to question their moral decisions: Why do you think that? How can you justify doing that? What consequences will that decision have? Haven’t you just contradicted yourself? Does everyone in your culture agree?»
Are You A Garbled Relativist? – Philosophy Now


Quattro soluzioni al problema dell’istruzione religiosa nella scuola di uno Stato laico. Ma una sola farebbe chiarezza sui limiti della religione.

«Ecco, dunque, la paradossale conclusione di questo articolo: non il rifiuto o la censura della religione, bensì il suo stesso insegnamento costituisce la più grande scuola di laicità e di pluralismo liberale che le generazioni avvenire possano auspicare.»
Perché, da ateo, voglio l’ora di religione – ma non quella cattolica – «l’osservatore laico»