Frequently Asked Questions

Aggiornamento: 14 maggio 2018

Perché proprio questo titolo? Perché L’Eterno Assente?


Sono possibili due interpretazioni: tutto dipende da quale parola assume il ruolo di sostantivo e quale il ruolo di aggettivo.

La prima possibilità è il riferimento a Dio, l’Eterno, che non esiste, quindi è assente.

La seconda possibilità, meno immediata, inverte i ruoli: l’assente eterno è allora chi non crede. L’ateo. L’agnostico.

Viviamo in una società multiculturale nella quale si dà per scontata l’adesione di chiunque a una religione. Magari esotica, magari strampalata, magari fai-da-te, ma pur sempre una religione con una divinità di qualche tipo. Invece chi una religione non ce l’ha non viene neppure considerato. Le sue opinioni non interessano né ai politici né ai giornalisti. E nemmeno ai suoi vicini di casa che frequentano la chiesa o la sinagoga o la moschea. Nessuno si preoccupa di rastrellare il suo voto in occasione delle elezioni. Nessuno lo interpella quando bisogna varare una nuova legge su un tema delicato sul piano etico. Chi non crede non emerge perché non fa proselitismo, non celebra riti né individuali né di massa, non sostiene dogmi, non espone simboli. Com’è ovvio, non si fa esplodere, non mitraglia la folla, non investe con i camion le persone sul lungomare. Insomma non si vede. Eppure c’è e pensa che il destino di ogni essere umano si giochi qui e ora. Non ha bisogno di una realtà trascendente per trovare una giustificazione a quella immanente. Fonda la propria Weltanschauung non su una Rivelazione o su una sensazione interiore, ma sulla razionalità e sul dubbio.

Chi non crede è l’eterno assente dal discorso pubblico.

Di che cosa parla L’Eterno Assente?


Della inverosimiglianza dell’ipotesi teologica, in particolare nel caso dei monoteismi abramici. E nel contempo della profonda e ineludibile questione del senso dell’esistenza umana. Questione alla quale bisogna dare una risposta atea. Per affrontare questi argomenti, L’Eterno Assente deve occuparsi di filosofia e di scienza, ma anche di storia, di letteratura, di arte, di politica.

Perché L’Eterno Assente manifesta tanta ostilità verso Dio?


Conosco bene l’obiezione. L’ho sentita tante volte: «Choam, che ti frega della fede altrui? Sei ateo. Va bene. Ma lascia gli altri credere, se gli va». Ci mancherebbe: chiunque può aderire a un sistema di credenze idiote. Io però rivendico il diritto di dire che quelle credenze sono idiote. Compresa la credenza in Dio. Ma quale Dio?

Dio può essere un’ipotesi filosofica: forse il creatore dell’universo, forse solo la ragione della sua esistenza. Contro questo Dio l’argomento più forte è il rasoio di Occam: nulla fra le nostre conoscenze ci impone di ipotizzarne l’esistenza. Nondimeno rimane un’ipotesi affascinante e meritevole di essere indagata. Ora, sul Dio della filosofia io sono un ateo agnostico. Sono agnostico poiché non ho la certezza che non esista: magari quel Dio esiste, in barba al rasoio di Occam. Tuttavia, se esiste, l’onere della prova spetta a chi lo afferma, e questa prova nessuno l’ha mai fornita. Perciò io non ho nemmeno una credenza positiva, anzi lo considero oltremodo improbabile. Dunque sono a-teo: senza Dio. Sulla scala di Dawkins mi attribuisco un 6.

Oppure Dio può essere la divinità della tradizione abramica: personale, cosciente, fornita di volontà, coinvolta nelle vicende umane e dotata delle proprietà di bontà, onnipotenza e onniscienza. Questo Dio è una stronzata sesquipedale, della cui assenza si può essere certi in tutta serenità: 7 sulla scala di Dawkins. L’argomento definitivo è quello della teodicea: una divinità con quelle proprietà è incompatibile con la manifesta presenza della sofferenza innocente. Non se ne viene fuori, a meno di rinunciare alla razionalità e trincerarsi dietro il Mistero della fede: un insulto all’intelligenza.

Orbene, la stupidità di questa idea di Dio va denunciata senza sosta. Perché? Per le devastanti conseguenze collettive della fede in lui, ecco perché.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: i monoteismi abramici sono la peggiore sciagura che abbia mai colpito la cultura umana. In tre millenni hanno versato oceani di sangue con genocidi, persecuzioni, crociate, pogrom, roghi, jihad, condanne, censure, attentati. Hanno massacrato, torturato, bruciato, maledetto, perseguitato, sottomesso, umiliato, discriminato, ostracizzato, schiavizzato. Hanno causato una quantità immensa di sofferenze per milioni di esseri umani. E tutto ciò – con sommo sprezzo del ridicolo – sempre sciacquandosi la bocca con l’amore e la misericordia di una divinità buona, onnipotente e onnisciente. Hanno fomentato e appoggiato i peggiori totalitarismi, nazionalismi, fascismi, razzismi, suprematismi purché sostenessero il potere dei sacerdoti e li hanno combattuti solo quando li hanno percepiti come ostili ai loro interessi. Forse solo i quaccheri e i baha’i non si sono sporcati le mani di sangue.

Non solo: i monoteismi abramici hanno ostacolato e tuttora ostacolano ogni progresso culturale e civile. La ricerca scientifica, la riflessione filosofica, l’applicazione della razionalità, la critica storica, l’abolizione della schiavitù, l’istruzione pubblica universale, la libertà di espressione, la democrazia, il suffragio universale – ah, no, aspetta, questo non è un progresso… –, l’alleviamento del dolore fisico e della sofferenza psicologica, l’emancipazione femminile, la contraccezione, il divorzio, l’aborto, i diritti delle persone non eterosessuali: non c’è una sola conquista culturale o battaglia civile che non sia stata contrastata da qualcuno dei sedicenti rappresentanti del Dio di Abramo in una delle sue numerose varianti.

Il danno al pensiero è stato altrettanto devastante. Infatti i monoteismi abramici hanno sviluppato e promosso un atteggiamento dogmatico e acritico. Peggio ancora: fiero di esserlo. Fiero di credere nelle cazzate proprio in quanto cazzate. Hanno diffuso credenze assurde, contrarie non solo alla razionalità ma perfino al semplice buon senso. Hanno propagandato l’orgoglio per la sottomissione ottusa all’autorità di Dio, delle Scritture, della tradizione, dei sacerdoti. Hanno osteggiato ogni dubbio e ogni critica. «Taci e credi»: questo esige la fede in Yhwh, Dio, Allah.

Non che l’induismo o il buddhismo, dal canto loro, abbiano fatto molto meglio, ma i monoteismi abramici si sono davvero distinti per efferatezza e stupidità. Sicché dimostrarne l’assurdità e la tossicità è un dovere morale per chiunque abbia a cuore la razionalità e il progresso culturale.

Qual è il target de L’Eterno Assente?


Chiunque sia interessato all’argomento e agli scopi del blog, ma a tre condizioni: chi lo legge dev’essere critico, onesto e profondo. Critico verso di me, perché si impegna a trovare le magagne nei miei argomenti, per smontarli quando sono fallaci. Allo stesso modo anche onesto, perché riconosce le mie ragioni, se le considera inconfutabili, e di conseguenza cambia opinione. Infine profondo, perché bada alla sostanza e non alla forma e rifiuta o accoglie le mie tesi solo giudicandone la forza. Insomma qualcuno disposto a criticare e a farsi criticare sulla base di argomenti razionali e non di idiosincrasie superficiali né di sensazioni irrazionali. Qualcuno che vuole pensare e capire, non credere.

Questo target è una minoranza minuscola in una massa di superficiali e di bigotti. Minuscola ma non inesistente.

Qual è lo scopo de L’Eterno Assente?


Anzitutto c’è uno scopo personale: soddisfare me. Io scrivo perché mi piace scrivere. In particolare mi diverte esporre argomenti cogenti per demolire le superstizioni e far rosicare i beoti e gli insipienti incapaci di replicare. E già questo sarebbe più che sufficiente.

Ma c’è pure un altro fine, meno Choam-centrico: indurre alla riflessione, per convincere dell’assurdità dell’ipotesi teologica e nel contempo della necessità di dare un senso alla propria esistenza. Però attenzione: non è un’ambizione su vasta scala. L’Eterno Assente non nutre la speranza di far ragionare e deconvertire le masse.

Infatti le masse sono composte da ignoranti e creduloni, convinti delle cazzate più sconclusionate. Vale per la fede nel Dio abramico e nei dogmi religiosi, ma lo puoi verificare per ogni altra credenza demenziale: l’ur-fascismo, le fake news, l’antivaccinismo, il negazionismo dell’Olocausto e degli allunaggi, le scie chimiche, la Terra piatta. Tutte minchiate e tutte inestirpabili: basta farsi un giro nei social media per constatare quanto siano diffuse e difese a oltranza dai creduloni. Cercare di informare e di far riflettere la mandria è impresa vana.

Eppure rimane un manipolo di persone dotate di spirito critico e di onestà intellettuale: L’Eterno Assente esiste per loro. Per loro si occupa di filosofia e di scienza. Se riesce a far dubitare, pensare e capire anche solo una persona su 1’000, L’Eterno Assente ha assolto il proprio compito.

L’Eterno Assente è elitista?


Se essere elitisti significa affidarsi alla razionalità, alla critica, alla cultura e ai fatti, contro le sensazioni, la credulità e l’ignoranza, allora sì, L’Eterno Assente è elitista.

Perché L’Eterno Assente è insultante?


Bisogna distinguere fra le persone e le idee. Come ho già spiegato, la differenza è fondamentale: le prime meritano rispetto, le seconde no. L’Eterno Assente non insulta le persone, ma solo le loro superstizioni. Io non dirò mai che un credente è un cretino, ma pretendo di poter dire che le sue credenze sono cretinate.

Davvero L’Eterno Assente non insulta le persone? Chi crede in una cretinata non è ipso facto un cretino?


Tutti noi nutriamo qualche idea cretina, ma non per questo siamo cretini. Magari non siamo informati. Magari nessuno ci ha mai presentato alcune conoscenze o chiavi di lettura della realtà. Mica è una colpa.

L’importante non è che cosa pensi, bensì i motivi per cui lo pensi. Soprattutto è fondamentale la tua onestà intellettuale, ossia la tua disponibilità a mutare i tuoi pensieri di fronte a una critica argomentata.

Tuttavia chi, pur di fronte all’evidenza opposta, si ostina a credere a delle cretinate forse non sarà cretino, ma senza dubbio è ignorante o credulone. Dirglielo significa insultarlo? Boh. A me sembra l’enunciazione di un dato di fatto.

Peraltro «ignorante» e «credulone» non sono insulti alla stessa stregua di «cretino». La cretineria è una condanna senza appello e non emendabile: se uno è cretino, tale è e tale rimane. L’ignoranza e la credulità possono invece essere superate: basta informarsi e cambiare atteggiamento mentale.

Perché l’Eterno Assente usa questo stile e questo registro?


Premessa: io curo molto la qualità della mia scrittura. Quando scrivo, lo faccio con consapevolezza: ogni singola parola pubblicata da L’Eterno Assente è stata oggetto di riflessione e di scelta deliberata. Ogni. Singola. Parola. Quindi lo stile e il registro non mi scappano così: li voglio proprio così.

«Scrivi come parli» è la prima indicazione che do ai miei studenti di giornalismo. Non sempre, eh: se devi scrivere una tesi di laurea o un paper accademico, il tuo stile dev’essere differente. Però, se il tuo scopo è far leggere con piacere un articolo di un blog, devi usare uno stile scorrevole e colloquiale: lo stesso della comunicazione verbale, appunto. Chi legge deve sentire la tua voce, proprio come se tu gli stessi parlando. (E sì, quando parlo, io uso anche «sesquipedale», caso mai te lo stessi chiedendo.)

Aggiungo, pure in questo caso, una motivazione Choam-centrica: scrivo così perché mi piace scrivere così. Nel corso della mia vita professionale di giornalista e comunicatore, io ho lavorato quasi sempre su commissione. Com’è ovvio, ho adattato il mio stile alle necessità del committente. Per esempio, quando mi sono occupato di comunicazione politica ho dovuto adeguarmi ai timori dei pavidi dirigenti di un partito per i quali, nell’epoca del «vaffanculo» grillino, perfino «chi se ne importa» era un’espressione eccessiva. Sia chiaro: non mi lamento. Ero un mercenario e quelli erano gli accordi: loro mi pagavano e io davo loro la comunicazione che volevano, sebbene la considerassi inefficace e perdente. Qui però è diverso: quando ho aperto L’Eterno Assente l’ho fatto con il preciso intento di scrivere non solo di quel cazzo che mi pare, ma anche come cazzo mi pare.

Ma è proprio necessario usare il turpiloquio?


Certo che no. Non è affatto necessario. Potrei scrivere senza alcuna volgarità. Potrei, ma non voglio. Perché non è necessario, ma può essere efficace.

Da parecchio tempo il turpiloquio è stato sdoganato nella conversazione quotidiana. Ammettilo: se hai meno di 60 anni, talvolta scappa anche a te, quando ti esprimi in un contesto informale. Magari pure se di anni ne hai qualcuno in più. Perché allora qualche parolaccia ti sembra accettabile quando chiacchieri con gli amici, ma ti risulta sgradevole in un testo scritto ma colloquiale?

Del resto il turpiloquio è relativo al contesto temporale e sociale. Ciò che era inaccettabile ieri non lo è più oggi e viceversa. Ciò che è intollerabile qui non lo è là e viceversa. Vediamo un paio di esempi. Il primo è «buggerare»: un termine colloquiale, non molto raffinato ma neppure volgare, che significa «imbrogliare». In tutta tranquillità puoi dire a tua nonna: «Ho comprato le scarpe al mercato e due giorni dopo erano già rotte. Mi hanno buggerato». Ebbene, in origine «buggerare» significava «inculare». Oggi potresti mai dire a tua nonna: «Mi hanno inculato»? Invece «cazzo» ha seguito un percorso semantico opposto: deriva da una parola innocua che significava «mestolo», mentre ora… be’, oggi «cazzo» è volgare? Dipende dal contesto. «Cazzo, come sono buone le tue lasagne!» lusingherà tua nonna, ma ti costerà una ramanzina per quanto sei sboccato. Però nessuno si scandalizzerà se, in una cena fra millennial, dirai: «Il mio nuovo vicino di casa è una testa di cazzo».

Non esiste un registro «giusto». Esiste semmai un registro più o meno efficace. Ne L’Eterno Assente io impiego tutto lo spettro dei registri, dal più formale al più colloquiale. Fino al turpiloquio, se lo ritengo utile. Per esempio, io posso scrivere:

  • il dolore innocente è incompatibile con l’ipotesi dell’onnipotenza e della bontà del Dio abramico,
  • poiché esiste la sofferenza dei bambini, se il Dio abramico è onnipotente allora è malvagio,
  • siccome i bambini soffrono, il Dio abramico onnipotente dev’essere stronzo per forza.

Oppure:

  • i dogmi della religione cattolica sono un insieme di credenze del tutto prive di fondamento razionale, inverosimili e false in modo palese,
  • i dogmi della religione cattolica sono un cumulo di superstizioni assurde,
  • i dogmi della religione cattolica sono un ammasso di cazzate demenziali.

Quale registro è più efficace? Dipende. Dipende dal desiderio di provocare. Oppure di esprimere indignazione. O magari di manifestare disprezzo verso un’idea. Oppure no. D’altronde, se dovessi esprimermi a voce durante una chiacchierata, non mi farei scrupoli nel dire che «il Dio abramico è stronzo» o che «i dogmi cattolici sono cazzate». E comunque, per quanto ci si possa sforzare di ingentilire la forma, quei fatti rimangono: è stronzo e sono cazzate. Perché dunque dovrei cambiare registro quando scrivo? Per quale male inteso senso del rispetto di… di che cosa? Delle idee? Ma le idee non meritano rispetto, come ho detto. Soprattutto non lo merita l’Amico immaginario dei bigotti.

L’Eterno Assente non sarebbe più efficace nel convincere se fosse meno volgare e meno aggressivo verso la fede?


Io ho perso ogni fiducia nella possibilità di agire per rendere migliore la collettività attraverso la comunicazione. Infatti la maggioranza si informa solo per confermare i propri pregiudizi e le proprie credenze, ignorando, trascurando e dimenticando ogni fatto e ogni dato incompatibile. Soltanto una minuscola minoranza possiede spirito critico e onestà intellettuale.

Perciò, sia che si dimostri l’assurdità delle superstizioni religiose con un registro elevato sia che lo si faccia con un linguaggio da caserma, non cambierà nulla: i creduloni rifiuteranno ogni argomento e ogni ragionamento, a prescindere. Quindi tanto vale non farsi troppi scrupoli e definire le loro credenze senza eufemismi: stronzate.

Poi, se qualcuno si offende perché la sua sensibilità religiosa è stata ferita… be’, «l’immensa vastità…». Questa storia della sensibilità è solo una scusa per evitare il confronto razionale. Ai bigotti la offro volentieri, così si levano dai piedi e non rompono oltre.

Chi davvero cerca la verità – ma non la Verità – non si lascia condizionare dalle parole e considera solo la forza degli argomenti.

Perché L’Eterno Assente non dà la possibilità di commentare?

Ho imparato tanto tempo fa a non fare la lotta con i maiali. Ti sporchi tutto e, soprattutto, ai maiali piace.
– George Bernard Shaw

Discutere con certe persone è come giocare a scacchi con un piccione. Puoi essere anche il campione del mondo, ma il piccione farà cadere tutti i pezzi, cagherà sulla scacchiera e poi se ne andrà camminando impettito come se avesse vinto lui.
– Anonimo

Il dibattito. Il confronto. Molto bello, eh. In un mondo ideale. Nel mondo reale invece ci sono i troll.

Quelli palesi: arrivano, insultano, mandano in vacca il dibattito e il confronto. Sono i troll più facili da neutralizzare: li blocchi e tanti saluti.

Poi però ci sono anche i troll subdoli: provocano in maniera sottile, reiterano sempre gli stessi argomenti anche se glieli hai smontati oltre ogni ragionevole dubbio, fingono di non aver capito, non rispondono ma costruiscono architetture di sofismi. Sono i troll più molesti e snervanti, perché ti fanno sembrare stronzo se li blocchi, perché – poverini – loro volevano solo partecipare con civiltà al dibattito e al confronto.

Siccome qua nessuno ha voglia di moderare i commenti dei troll palesi né di farsi il sangue acido discutendo a vuoto con i troll subdoli, la soluzione è scontata: niente commenti agli articoli de L’Eterno Assente.

Come posso dire come la penso, se non c’è modo di commentare?


Hai due possibilità.

La prima è andare a discutere nel Gruppo Facebook de L’Eterno Assente, dove vengono pubblicati tutti gli articoli del blog, insieme a molti altri spunti di riflessione. Per farlo, devi iscriverti al Gruppo. Per iscriverti, devi rispondere a una sola, semplice domanda:

«Riguardo alla divinità della tradizione abramica, qual è il tuo punteggio sulla scala di Dawkins

La risposta è indispensabile per ottenere l’iscrizione al Gruppo. Infatti per farne parte bisogna essere atei o agnostici riguardo a Yhwh, Dio, Allah. Chi crede nella divinità della tradizione abramica non è ammesso.

Se un credente si iscrive comunque, negando la propria fede (ma sappia che così facendo si rende colpevole del reato di apostasia), può anche essere espulso a mio insindacabile giudizio. Il motivo è semplice: troppi credenti si comportano da troll nei commenti. E io non ho né tempo né voglia di controllare e moderare i troll. Per cui preferisco selezionare all’ingresso, per evitare seccature dopo.

Tuttavia, se pensi di aver qualcosa di interessante da raccontare in forma più lunga, scrivi all’indirizzo leternoassente(at)gmail.com. Poi semmai se ne riparla. Potrei anche farti scrivere un bell’articolo. E magari ne esce un bel dibattito. Magari.

Come vengono gestiti i social media de L’Eterno Assente?


Trovi L’Eterno Assente su Twitter e anche su Facebook con un Gruppo.

Perché un Gruppo e non una Pagina? Semplice: per i troll. Voglio mantenere un ambiente pulito e controllato, perciò ho scelto la forma del Gruppo per selezionare meglio chi può commentare. Però attenzione: i post nel Gruppo sono pubblici, leggibili e condivisibili da chiunque. Quindi chiunque voglia commentarseli e/o trollarseli a piacere, senza far parte del Gruppo, può farlo convidendoli altrove.

In ogni caso nel Gruppo non saranno tollerante intemperanze e aggressioni personali. Nessuna pietà per le idee, che possono essere criticate, demolite, sbeffeggiate, sputtanate a piacimento. Ma totale rispetto per le persone. Ricorda: puoi dire «Le tue idee sono cretine», ma non accetterò che tu dica «Tu sei un cretino». Inoltre fra i commenti non accetterò pubblicità, promozioni commerciali, propaganda politica smaccata, insistenze su temi già sviscerati, ripetizioni inutili, diffusione di fake news o di bufale, blocchi agli admin, iscrizioni non autorizzate di terzi.

Di conseguenza mi riservo il diritto di espellere, a mio insindacabile giudizio, chiunque agisca in modo non aderente a queste direttive.