Un decalogo per lo Zeitgeist

In Alabama possono anche non essere d’accordo, ma i 10 comandamenti mosaici sono solo il frutto della cultura di pastori nomadi mediorientali dell’Età del Bronzo. Proviamo allora a proporre dei precetti morali razionali e adatti alla modernità.


Alabama, interno giorno in un college pubblico. Nell’ingresso sono esposti i 10 comandamenti, a beneficio degli studenti. Perché?

«I believe that if you had the Ten Commandments posted in a prominent place in school, it has the possibility to prohibit some student from taking action to kill other students»
Gerald Dial, senatore repubblicano

Eh, già. Infatti, se non glielo ricordi con una bella targa, in qualche studente potrebbe nascere l’idea che l’omicidio è lecito. Molto meglio questo che una proibizione delle armi da fuoco. Ovvio.

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Con Dio me la vedo io

I bigotti vogliono sostituirsi non solo alla mia coscienza, ma addirittura al Padreterno.


Il divorzio? Non si può. La contraccezione? Proibita. Il matrimonio fra persone dello stesso sesso? Figuriamoci. L’eutanasia? Vade retro. Se dipendesse dai cattolici, le libertà civili sarebbero ridotte al lumicino. Con la scusa dell’incompatibilità con i valori morali cristiani, vogliono impedirci di fare quel che ci garba. Anche se non facciamo male a nessuno. Anche se non siamo cristiani e i nostri valori morali sono altri. L’esempio più recente è la faticosa approvazione della legge sul biotestamento: difettosa e limitata, osteggiata fino all’ultimo dai bigotti in Parlamento e in piazza, ben lontana dall’eutanasia, ma pur sempre meglio che niente.

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Quando proprio ti tocca discutere

Alcune risposte sintetiche ai principali argomenti dei credenti.


Mai discutere con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza.
– O. Wilde

Wilde aveva ragione da vendere. Anche perché ogni confronto con un idiota gli conferisce dignità: quanta ne basta, almeno, per godere della tua attenzione e per salire al tuo livello. Sicché no, non si dovrebbe mai discutere con un idiota. Al massimo lo si blasta. E a me piace un sacco.

Purtroppo però ogni tanto ti tocca e non ti puoi sottrarre, magari per esigenze minime di educazione. L’idiota arriva, ti provoca, ti sfruculia, fa il furbetto, butta lì la battuta, ti pone la domanda: «Perché non credi in Dio?». Se tu lo sfanculi, chi osserva potrebbe pensare che ti manchino gli argomenti. Quindi ecco alcune risposte sintetiche in un dialogo immaginario.

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Se non è fondata sul libero pensiero, non è laicità

Dall’etica religiosa fondata sul comando divino discende l’ubbidienza cieca.


Una religione teista rivelata (ovvero l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam, per intenderci) è compatibile con una società aperta, tollerante, democratica? Pensando alle stragi degli ultimi anni, si direbbe di no. «Invece sì», affermano i sostenitori delle versioni moderate delle religioni, «perché i terroristi sono fanatici fondamentalisti, traditori del vero spirito delle nostre fedi, in realtà tutte accomunate dall’amore e dalla pace, come sanno bene i credenti sinceri». Ah ah.

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Lucido e cogente

Un libro che fallisce uno dei suoi scopi. Ma lo fallisce bene. E lo scopri solo alla fine.


Aikin e Talisse sono due filosofi statunitensi. Atei dichiarati, soffrono dello stigma sociale del loro sciagurato e bigotto Paese, dove chi non crede in Dio dev’essere per forza uno stronzo degenerato e immorale: questa la convinzione dello statunitense quadratico medio. A dimostrarlo – raccontano i due autori – le demenziali Costituzioni di alcuni Stati. Scopriamo così, per esempio, che in Tennessee un ateo non può avere un impiego negli uffici dell’amministrazione pubblica e che in Arkansas non può nemmeno deporre in tribunale. Poi dice la democrazia americana. ‘Stocazzo. Sicché Aikin e Talisse si sobbarcano l’ingrato compito di dimostrare ai loro concittadini come un ateo possa essere una persona non solo civile e onesta, ma anche dotata di un senso morale, sebbene privo di un fondamento divino.

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