Quando proprio ti tocca discutere

Alcune risposte sintetiche ai principali argomenti dei credenti.


Mai discutere con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza.
– O. Wilde

Wilde aveva ragione da vendere. Anche perché ogni confronto con un idiota gli conferisce dignità: quanta ne basta, almeno, per godere della tua attenzione e per salire al tuo livello. Sicché no, non si dovrebbe mai discutere con un idiota. Al massimo lo si blasta. E a me piace un sacco.

Purtroppo però ogni tanto ti tocca e non ti puoi sottrarre, magari per esigenze minime di educazione. L’idiota arriva, ti provoca, ti sfruculia, fa il furbetto, butta lì la battuta, ti pone la domanda: «Perché non credi in Dio?». Se tu lo sfanculi, chi osserva potrebbe pensare che ti manchino gli argomenti. Quindi ecco alcune risposte sintetiche in un dialogo immaginario.

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Devastante

Un ottimo bignamino ateo, per spiegare ovvietà che però tanto ovvie non sono.


«Lo scopo di questo libro non è dimostrare l’inesistenza degli dei»: questo spiega Harrison proprio all’inizio. E qui sta quel suo pizzico di ipocrisia. Infatti il suo saggio sembra animato dalla più ampia apertura agli argomenti dei credenti. Sembra solo, però. In apparenza. Ché di fatto, invece, è uno dei libri più devastanti perché, smontando le ragioni della fede, argomenta a favore dell’ateismo. Ed è più efficace, nella sua semplicità, di certi tomi di Dawkins e di Dennett, per dire. Forse anche perché è più ordinato e schematico.

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