Stoico e ateo

Massimo Pigliucci è conosciuto in Italia soprattutto come autore di un saggio di successo sulla pratica dello stoicismo nella vita quotidiana. Però è molto di più: un biologo, un filosofo della scienza, un ateo, un divulgatore, un attivista… Ma come fa?


L’intellettuale rinascimentale era completo: matematico, scienziato, filosofo, artista e anche politico. Oggi sarebbe impossibile: lo scibile umano è troppo vasto per entrare tutto in un’unica mente. In compenso siamo finiti all’estremo opposto: la iperspecializzazione. Spesso con l’aggravante dell’incomprensione se non addirittura dell’ostilità verso tutto quello che sta fuori dall’orticello. «Le Due Culture» di Charles Snow uscì nel 1959: quasi 60 anni e non sentirli, ché poco o nulla sembra cambiato. Il filosofo idealista ritiene, seguendo l’eredità di Heidegger, che «la Scienza non pensa», e la scienziata positivista che la filosofia è fuffa, inutile per capire davvero il mondo. Be’, Massimo Pigliucci non è così.

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Era ateo: non dimentichiamolo mai

E non permettiamo a nessuno Zichichi di reclutare Stephen Hawking fra gli scienziati bigotti.


Stephen Hawking non era un gran divulgatore. Milioni di persone hanno comprato «A Brief History of Time», ma scommetto che solo poche migliaia lo hanno capito. Capito davvero, intendo: come fai a comprendere il tempo immaginario se non sai che cos’è una rotazione di Wick? Dietro il successo di quel libro ci fu, più della sua efficacia divulgativa, soprattutto il fascino suscitato dall’autore: una mente libera e geniale intrappolata in un corpo paralizzato e deforme.

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