Tutto e il contrario di tutto

E tutto per difendere il potere, i privilegi e il denaro. Tanto di Dio non frega un cazzo a nessuno.


Nel gregge cattolico troviamo di tutto. Non solo i frequentatori occasionali della Messa che, posti di fronte ai dogmi, fanno spallucce indifferenti e li definiscono «roba da preti», trincerandosi dietro uno spiritualismo generico, una fede indistinta in un Dio inteso come «Qualcosa di Trascendente» o in un «Mistero». Troviamo perfino il cattolico osservante capace di conciliare la propria fede con la credenza nella reincarnazione, per esempio. O con la meditazione orientale per raggiungere l’illuminazione. E stendiamo un velo pietoso sulla più totale superficialità nella dissociazione dalle prescrizioni. Quanti fra i sedicenti cattolici praticano la castità prematrimoniale? Quanti non usano alcun metodo contraccettivo? Quanti divorziano o addirittura abortiscono, quando si trovano con l’acqua alla gola e non sanno dove sbattere la testa?

Posti di fronte alle incoerenze e contraddizioni di un credo religioso raffazzonato e à la carte, i sedicenti cattolici anzitutto si meravigliano. Prima strategia: lo stupore. Non ci avevano mai riflettuto sopra in profondità. Sui dogmi non si erano mai interrogati sul serio. Certo, ne conoscono l’esistenza. Se li sentono ribadire a Messa, quando ci vanno almeno a Natale e a Pasqua. Ma crederci davvero… dai, siamo seri, su! L’impressione, per chi osserva dall’esterno, è quella di un’adesione del tutto acritica e inconsapevole delle conseguenze reali. Un po’ come quando installiamo un software sul computer o ci iscriviamo a un social network e ci viene chiesto di approvare un lungo contratto pieno di clausole. Chi la legge mai, quella roba lì? Macché: tutti andiamo in fondo e clicchiamo su «Accetto». Con la fede religiosa è un po’ la stessa cosa: sanno che c’è il Catechismo della Chiesa cattolica, ma mica lo hanno letto. Né sono interessati a farlo. Peggio ancora: in grande maggioranza nemmeno leggono il Vangelo. Ne hanno una copia in casa, ma leggerlo tutto… no, dai. Non c’è mai tempo. Sono ben altre le preoccupazioni quotidiane: il lavoro, il mutuo, la scuola dei figli…

Quando però, in una pacata discussione razionale, tu chiedi loro ragione delle convinzioni e delle pratiche, i sedicenti cattolici si producono in formidabili performance di free climbing sui vetri. Subentra quindi la seconda strategia: dopo lo stupore, si minimizza il problema. «In fin dei conti non è importante. Si tratta di esprimere la spiritualità. Io non saprei dire se il mio Dio è proprio il Dio cattolico, però sento… sento che esiste qualcosa… una presenza spirituale, un’energia cosmica. Credo ci sia un “Qualcosa” che va al di là della semplice materia di cui siamo fatti». Eccola lì: la presenza spirituale, l’energia cosmica. Il «Qualcosa». Già, già. E poi chissenefrega se è Uno e Trino, se si è fatto uomo ed è risorto per redimerci dal peccato originale. A proposito, prova un po’ a porre qualche domanda sul peccato originale, al di là dell’allegoria del frutto e del serpente. Prova e fatti due risate. Chissenefrega pure se il «Qualcosa» chiede di non far sesso fuori dal matrimonio. L’importante è il soddisfacimento di questo bisogno di spiritualità.

Ma perché allora quella chiesa lì e non quell’altra, magari quella protestante? Tanto anche nell’altro edificio c’è tanta spiritualità, no? E ancora: perché sposarsi in chiesa? E perché far battezzare i figli secondo il rito cattolico? A questo punto arriviamo alla terza strategia: si invocano la tradizione e la pressione sociale. «Mi sono sposato in chiesa e ho fatto battezzare i miei figli perché lo fanno tutti. E poi i nonni e le zie ci sarebbero rimasti male». Questo comportamento ha un nome: si chiama «ipocrisia sociale». E no, non è una bella cosa. Non è una condotta di cui vantarsi.

Quarta e ultima strategia: la giustificazione interna. «Sì, ma guarda che anche la Chiesa lo ammette, eh! Conosco un prete giovane e aperto. Lui mi ha spiegato bene. Dice che non è importante se io e la mia ragazza facciamo l’amore anche senza essere sposati, perché l’essenziale è volersi bene e rispettarsi. Perché anzitutto Dio è Amore. E dice pure che i dogmi sono importanti, ma non bisogna stare a sottilizzare. L’importante è credere in Dio e perseguire il bene, la pace, la fratellanza fra gli esseri umani». Ego te absolvo. Va’ in pace e non peccare più. E comunque puoi tornare a confessarti di nuovo e io ti assolverò di nuovo.

Già, così funziona la Chiesa: ci trovi dentro tutto e il contrario di tutto, basta cercare nella conventicola giusta. C’è – anzi c’era – il prete anarcoide Andrea Gallo e c’è il vescovo negazionista Richard Williamson. C’è l’astrofisico gesuita George Coyne e c’è lo storico e antievoluzionista Roberto de Mattei. C’era il poeta David Maria Turoldo e c’è – sì, purtroppo c’è ancora – il tradizionalista Livio Fanzaga, voce storica di Radio Maria. Ti serve il prete all’antica secondo il quale la contraccezione è peccato? C’è. Vuoi quell’altro disponibile a chiudere un occhio e assolverti se prendi la pillola, pur sapendo che continuerai a prenderla? C’è anche lui. Hai bisogno del prete di Sinistra per andare in piazza a difendere il diritto dei migranti all’accoglienza? Lo trovi. Oppure nei vuoi uno ostile all’invasione dell’islam, perché finirà per sommergere la preziosa tradizione cristiana dell’Europa? Trovi pure lui. C’è il cattocomunista. C’è l’ultratradizionalista quasi preconciliare. In mezzo c’è tutto lo spettro possibile e immaginabile di opinioni, idee, sensibilità. Sono tutti figli di Santa Romana Chiesa, Una, Cattolica e Apostolica. E tutti stanno insieme con le loro idee agli antipodi le une delle altre, non si sa bene come.

Quando fai notare a qualche sedicente cattolico l’incoerenza di quest’ammasso confuso di persone, opinioni, tendenze, idee, a seconda della propensione del tuo interlocutore verso una parte oppure verso l’altra ti senti rispondere sempre: «Calma! La vera fede non ha nulla a che vedere con quelli là! Loro sfiorano l’eresia!». Durante una conferenza ho sentito con le mie orecchie un autorevole teologo, frate cappuccino, sostenere che «i miracoli di Gesù descritti nei Vangeli, fatta eccezione per la risurrezione, non corrispondono ad alcun fatto realmente accaduto: è tutto un mito». Wow! Sbalordito da tanta audacia esegetica, ho riferito quest’affermazione a un altro sacerdote, pure lui teologo e altrettanto autorevole. Il suo commento è stato: «Che cretino!» (riferito al frate cappuccino, non a me). Insomma è un casino. E gli eretici sono sempre gli altri. Di fronte a tanta incoerenza, molti sedicenti cattolici sono perfino capaci di sostenere che tanta varietà è un bene, perché una Chiesa siffatta è ricca, aperta, flessibile. Inclusiva. E loro vogliono essere aperti e inclusivi, proprio com’era Gesù, giusto?

La ragione di tutta questa inclusività è piuttosto ovvia: l’esigenza di mantenere il potere politico e il peso sociale. Se la Chiesa fosse rigorosa nel pretendere un’adesione totale ai dogmi e alle prescrizioni, si ridurrebbe a una settucola minoritaria di eccentrici fanatici, molto convinti ma anche abbastanza pochi. Dunque poco influenti sulla società. Hai presenti i Testimoni di Geova? In Italia sono alcune centinaia di migliaia: non pochissimi, ma pur sempre una modesta minoranza nel grande calderone del tiepido cattolicesimo italico. E non contano un cazzo. Hai mai trovato un simbolo geovista in un’aula scolastica o in un tribunale? Hai mai riconosciuto un rappresentante geovista in qualche manifestazione civile? Quanto pesano nel dibattito politico le opinioni dei Testimoni di Geova? Qual è la loro autorità morale? In compenso i crocifissi pullulano nelle sedi istituzionali dello Stato, i vescovi e i cardinali sono presenze imprescindibili in qualsiasi ricorrenza o manifestazione civile, i teologi vengono consultati in continuazione per la loro autorevolezza nel campo dell’etica. Ma, soprattutto, nel dibattito politico non si può trascurare l’opinione dei cattolici, rappresentati dalla Chiesa. Infatti – com’è noto – in Italia la maggioranza è cattolica: decine di milioni di cattolici. E non fa nulla se poi non sanno niente sulla transustanziazione, se ridacchiano all’idea dell’infallibilità papale, se mangiano l’ostia come se fosse un simbolo e non il vero corpo di Cristo, perfino se usano la pillola e il preservativo senza troppi rodimenti di coscienza. Non fa nulla perché la Chiesa, non potendo più essere certa dell’uniformità delle credenze, ha smesso da un pezzo di pretendere l’ortodossia interiore. Piuttosto oggi privilegia l’ortoprassia esteriore: basta che si dichiari esteriormente l’adesione a un insieme di credenze, se possibile con il rispetto dell’autorevolezza della Chiesa almeno a livello teorico. Perciò è fondamentale che in Italia i fedeli continuino a rifiutare l’eutanasia e i diritti civili per i gay e difendano le leggi dello Stato ispirate ai valori cattolici. Ma più fondamentale ancora è che versino l’8×1000 alla Chiesa cattolica e, se necessario, si indignino se qualche politico ventila l’idea di far pagare le tasse a tutte le imprese gestite dai preti, dai frati e dalle suore: dalle scuole fino alle case per anziani, dagli alberghi fino agli ospedali.

Insomma, l’adesione alla Chiesa cattolica non richiede quasi alcun impegno. Giusto il rispetto formale di alcuni riti tradizionali: il battesimo, la comunione, la cresima, il matrimonio, il funerale e qualche apparizione a Messa almeno nelle feste comandate. E una blanda adesione di massima ai princìpi fondanti: puoi dirti e sentirti cattolico anche se la tua idea di Dio è simile a un’energia cosmica, a un «Qualcosa» benevolo e onnipotente. Nient’altro. Pochino, vero? E conviene a tutti. Conviene ai fedeli, che così, con poco sforzo, possono riconoscersi in una comunità e godere dei suoi privilegi. Ben diverso sarebbe se, per dirsi cattolici, fosse necessario aderire con profonda convinzione interiore a tutti i dogmi e rispettare con scrupolo tutte le prescrizioni. E conviene alla Chiesa, che così, forte della maggioranza, può esercitare il proprio potere e pretendere dallo Stato privilegi e favoritismi.

Resta comunque il nocciolo profondo della fede: Dio. Il resto è sovrastruttura. Padri celesti invisibili, Gesù Cristi, Spiriti santi e Madonne, ostie consacrate e resurrezioni dei morti con tutto il corpo, schiere di angeli e santi, miracoli di ogni genere, Sacre scritture più o meno ispirate: tutta roba poco pertinente di fronte al vero, profondo problema filosofico. Agli occhi di un razionalista moderno, è tutto un assurdo ciarpame mitologico e anacronistico le cui origini affondano nelle culture di pastori di capre dell’Età del bronzo, poi modificato, ibridato con altre culture, arricchito da apporti pagani e mescolato con la filosofia greca. Roba di cui si può solo sorridere come si sorride del mito di Atena che emerge dalla testa di Zeus, tanto per riprendere un esempio proposto da Bertrand Russell per motivare il proprio agnosticismo. Roba oggi indispensabile semmai per distinguere un musulmano da un cristiano, un cattolico da un calvinista. Ma roba del tutto inutile se ci si vuole occupare del problema fondamentale. Cioè Dio. Di cui – come è del tutto evidente – non frega un cazzo a nessuno di questi sedicenti cattolici.

Choam Goldberg

(Foto: Uccio “Uccio2” D’Ago…)


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