«Le leggi naturali bastano»

L’argomento è risaputo: i miracoli sono la prova dell’esistenza di Dio. Davvero? Luigi Garlaschelli li studia da una vita e…


L’uomo della Sindone: non il soggetto spiattellato sullo straccio medievale, bensì colui che ne ha creato una copia (quasi) conforme. Ma anche l’autore di una versione moderna del sangue di san Gennaro, che si scioglie non per miracolo ma per tissotropia. E pure colui che ha estratto la spada conficcata nella roccia nell’abbazia a San Galgano. Luigi Garlaschelli, con la pipa e il pizzetto mefistofelico, è noto per tutto questo e molto altro, di solito associato ai miracoli. No, anzi: al paranormale religioso, come preferisce chiamarlo lui. Infatti Garlaschelli è membro della prima ora del CICAP e non dimentica che in origine quella P finale nell’acronimo si riferiva al paranormale, mentre oggi allude al più ampio ambito delle pseudoscienze.
Ora, il CICAP sulla religione ha sempre sorvolato, da un punto di vista filosofico: sull’esistenza di Dio il Comitato non si è mai espresso. Peraltro si può capire questa scelta: Dio non può essere oggetto di indagine scientifica. Ma i suoi presunti miracoli sì. E all’interno del CICAP proprio nelle indagini sui fenomeni miracolosi si è specializzato il chimico organico Garlaschelli, oggi in pensione e già professore dell’Università di Pavia, ma pure prestigiatore dilettante e prolifico scrittore di saggi. Prolifico e assai utile quando si discute coi bigotti. Infatti, se ti capita la sfiga di incrociare uno di quelli che «Fior di scienziati atei hanno dovuto riconoscere i miracoli di Lourdes!», la risposta migliore è suggerirgli di leggere «Lourdes. I dossier sconosciuti», di Garlaschelli, e solo dopo se ne riparla.

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«Dio è inutile. E pericoloso»

Il multiculturalismo minaccia il diritto individuale all’autodeterminazione. Perché il rispetto di tutti è il rispetto di ciascuno: è la tesi di Cinzia Sciuto, autrice di «Non c’è fede che tenga».


Il multiculturalismo è bello. Il multiculturalismo è il sari accanto ai vestiti degli stilisti. È il kebab accanto alla polenta, al cacciucco e agli arancini. È la moschea accanto alla chiesa e alla sinagoga. Il multiculturalismo è dunque varietà, quindi occasione di confronto e di arricchimento reciproco. Perciò il multiculturalismo è cosa buona e giusta: noi dobbiamo imparare a conoscerci, a rispettarci e perfino ad apprezzarci proprio per le nostre differenze culturali. E chi non è d’accordo è un fascista.

Questa è la Vulgata della Sinistra che si vuole aperta e inclusiva.

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«L’umanismo è l’ateismo 3.0»

Espatriato a Londra (anche) per liberarsi dei tabù sociali e culturali italiani, Giovanni Gaetani spiega la filosofia senza supercazzole.


Tira aria di Brexit. Che cosa significherà per l’Unione Europea e per il Regno Unito ancora non è chiaro. Men che meno è chiaro che cosa significherà per gli inglesi – e gli scozzesi e i gallesi e i nordirlandesi, pure – e per i continentali espatriati e residenti in Albione. Così, a istinto, vien da dire: cazzi amari. Staremo a vedere. Se però il rischio è il rimpatrio, io avrei una modesta richiesta per Theresa May: hai presente Giovanni Gaetani? Sì? Ecco, fammi un favore: tientelo. Tienilo lì, per cortesia. Mica per noi, eh. Ma per lui. Ché tornare quaggiù, in questo buco bigotto e ottuso, non gli farebbe granché bene né al corpo né allo spirito.

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Stoico e ateo

Massimo Pigliucci è conosciuto in Italia soprattutto come autore di un saggio di successo sulla pratica dello stoicismo nella vita quotidiana. Però è molto di più: un biologo, un filosofo della scienza, un ateo, un divulgatore, un attivista… Ma come fa?


L’intellettuale rinascimentale era completo: matematico, scienziato, filosofo, artista e anche politico. Oggi sarebbe impossibile: lo scibile umano è troppo vasto per entrare tutto in un’unica mente. In compenso siamo finiti all’estremo opposto: la iperspecializzazione. Spesso con l’aggravante dell’incomprensione se non addirittura dell’ostilità verso tutto quello che sta fuori dall’orticello. «Le Due Culture» di Charles Snow uscì nel 1959: quasi 60 anni e non sentirli, ché poco o nulla sembra cambiato. Il filosofo idealista ritiene, seguendo l’eredità di Heidegger, che «la Scienza non pensa», e la scienziata positivista che la filosofia è fuffa, inutile per capire davvero il mondo. Be’, Massimo Pigliucci non è così.

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Quando proprio ti tocca discutere

Alcune risposte sintetiche ai principali argomenti dei credenti.


Mai discutere con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza.
– O. Wilde

Wilde aveva ragione da vendere. Anche perché ogni confronto con un idiota gli conferisce dignità: quanta ne basta, almeno, per godere della tua attenzione e per salire al tuo livello. Sicché no, non si dovrebbe mai discutere con un idiota. Al massimo lo si blasta. E a me piace un sacco.

Purtroppo però ogni tanto ti tocca e non ti puoi sottrarre, magari per esigenze minime di educazione. L’idiota arriva, ti provoca, ti sfruculia, fa il furbetto, butta lì la battuta, ti pone la domanda: «Perché non credi in Dio?». Se tu lo sfanculi, chi osserva potrebbe pensare che ti manchino gli argomenti. Quindi ecco alcune risposte sintetiche in un dialogo immaginario.

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Devastante

Un ottimo bignamino ateo, per spiegare ovvietà che però tanto ovvie non sono.


«Lo scopo di questo libro non è dimostrare l’inesistenza degli dei»: questo spiega Harrison proprio all’inizio. E qui sta quel suo pizzico di ipocrisia. Infatti il suo saggio sembra animato dalla più ampia apertura agli argomenti dei credenti. Sembra solo, però. In apparenza. Ché di fatto, invece, è uno dei libri più devastanti perché, smontando le ragioni della fede, argomenta a favore dell’ateismo. Ed è più efficace, nella sua semplicità, di certi tomi di Dawkins e di Dennett, per dire. Forse anche perché è più ordinato e schematico.

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