I «moderati» sono complici

Sembrano brave persone. In realtà praticano una sostanziale disonestà intellettuale. E sdoganano l’idea che la fede nel Dio di Abramo sia decorosa e rispettabile.


L’osceno Congresso Mondiale delle Famiglie si è concluso e i partecipanti sono tornati da dov’erano venuti, ma non dove sarebbero dovuti andare, cioè ‘affanculo. Si sono sentite le solite stronzate, che non definisco «medievali» per non insultare il Medioevo. Ma si sono sentite anche le dissociazioni provenire da una parte del mondo religioso «illuminato» e «progressista». E si sono sentiti pure i plausi per questi «credenti buoni», in opposizione ai «credenti cattivi» del Congresso, provenire da alcuni atei. Sicché, tanto per aggiungere una (inutile) voce in più, faccio sentire la mia disapprovazione per questi ultimi. Perché i credenti, «buoni» o «cattivi» che siano, hanno tutti lo stesso difetto: sono credenti.

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Perché una pena?

La giustizia ha tre scopi. Non uno di più. Altrimenti diventa vendetta di Stato.


Perché a un reato deve seguire una pena? Te lo sei mai chiesto? La risposta spontanea è: «Diamine, perché è giusto! Perché se la merita! Chi sbaglia paga!». Già, ma perché chi sbaglia deve pagare? Cos’è, una legge naturale? Certo che no: in Natura dominano la violenza e la sopraffazione del più forte sul più debole, con l’ovvia conseguenza della sopravvivenza del primo e la scomparsa del secondo. Alla faccia della giustizia. E dunque perché una pena?

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