{"id":1131,"date":"2018-05-30T08:10:04","date_gmt":"2018-05-30T06:10:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leternoassente.com\/?p=1131"},"modified":"2019-12-26T17:45:00","modified_gmt":"2019-12-26T16:45:00","slug":"che-ci-faccio-qui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=1131","title":{"rendered":"Che ci faccio qui?"},"content":{"rendered":"<p><strong>Riflessioni in un monastero francescano.<\/strong><\/p>\n<hr>\n<p>\u00abPer me l\u2019esistenza di Dio non \u00e8 un problema. Per me \u00e8 un\u2019esperienza inesprimibile con le parole. Un\u2019esperienza interiore ineffabile. Ma reale\u00bb: ascolto questa clarissa mentre mi sorride al di l\u00e0 della grata, in un monastero francescano fra le colline umbre. La conosco da anni, ma ancora riesce a stupirmi. Non per ci\u00f2 che dice, ma per il modo in cui lo dice: sereno, tranquillo. E mi chiedo che ci faccio qui.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>La mia memoria corre al 24 giugno del 1987, a quella lunga passeggiata con un coetaneo, a quella discussione sui massimi sistemi: la prima volta in cui ho detto, a un\u2019altra persona ma soprattutto a me stesso, \u00abDio non esiste\u00bb. Certo non sono diventato ateo quel giorno, perch\u00e9 la convinzione stava maturando dentro di me da tempo. Cresciuto in una famiglia dalla religiosit\u00e0 tiepida, ero comunque circonciso. Avevo anche accettato il Bar Mitzvah, sebbene senza particolare convinzione n\u00e9 entusiasmo. Poco dopo mi avevano travolto da un lato la consapevolezza e l\u2019accettazione della mia omosessualit\u00e0 e dall\u2019altro la morte del pi\u00f9 caro dei miei amici. Tuttavia \u00e8 stato in quel giorno di inizio estate che per la prima volta ho avuto il coraggio del coming out filosofico: \u00abIo sono ateo\u00bb. I miei argomenti erano sia razionali sia emotivi.<\/p>\n<p>Nulla nel mondo intorno a me mi costringeva a postulare l\u2019esistenza di un Creatore. Ci sono molti fenomeni che la scienza ancora non chiarisce in modo compiuto, dall\u2019origine dell\u2019universo fino alla comparsa della vita e alla natura della coscienza. Per\u00f2 invocare una divinit\u00e0 per spiegarli significa inventare un Dio tappabuchi destinato a spostarsi sempre un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0, dove la luce della ragione scientifica non \u00e8 ancora giunta a proiettarsi. Un ben povero Dio.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto non di sola razionalit\u00e0 era fatto il mio ateismo. A chi mi accusava di non comprendere le \u00abragioni del cuore\u00bb di chi crede, le ragioni suscitate da quella \u00abesperienza interiore ineffabile\u00bb, rispondevo che il mio, di cuore, mi spingeva proprio nella direzione opposta. Il problema della sofferenza innocente suscitava in me una ribellione viscerale, la ribellione di Ivan Karamazov:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abNon \u00e8 che non accetti Dio, Alioscia: ma semplicemente Gli restituisco, con la massima deferenza, il mio biglietto\u00bb.<br \/>\n\u2013 F. Dostoevskij, \u00abI fratelli Karamazov\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Sicch\u00e9 nella mia ribellione contro la divinit\u00e0 non c\u2019erano razionalit\u00e0 n\u00e9 riflessioni filosofiche e neppure spiegazioni scientifiche: era questa la mia \u00abragione del cuore\u00bb. Un\u2019esperienza interiore, ma tutt\u2019altro che ineffabile.<\/p>\n<p>Dopo 36 anni dal mio coming out, nulla \u00e8 cambiato. E tutto \u00e8 cambiato. Sono sempre ateo, per gli stessi motivi di allora. Tuttavia sono un ateo diverso.<\/p>\n<p>Sedicenne, ero un ribelle ingenuo e ignorante. Entravo nelle sinagoghe, nelle chiese e nelle moschee per scrutare i credenti e, nel mio intimo, disprezzarli. \u00abIo sono libero\u00bb, sogghignavo. \u00abLibero dalle pastoie della superstizione, dalle catene che imprigionano il libero pensiero e che questi sciocchi superficiali si trascinano dietro fin dall\u2019Antichit\u00e0 e dal Medioevo\u00bb. E l\u00ec mi fermavo.<\/p>\n<p>Lo sciocco superficiale ero io. Ma non stupido. Non mi ci \u00e8 voluto molto per capire che s\u00ec, certo, Dio non esiste, per\u00f2 le domande rimangono. Anzi, la Domanda: \u00abPerch\u00e9?\u00bb. Ovvero: \u00abChe cosa ci sto a fare qui? Che senso ha la mia vita?\u00bb. Ecco: il senso, appunto. Loro, prostrati di fronte al Mistero, almeno un senso lo prendevano dalla Rivelazione. Ma io? Io&#8230; niente: il mio senso me lo dovevo costruire da solo. Cos\u00ec per qualche anno il mio ateismo ingenuo \u00e8 stato anche un ateismo insoddisfatto, quasi triste. Mi sentivo monco. Avrei voluto credere, ma non potevo. Poi ho capito tre cose.<\/p>\n<p>Anzitutto che la ricerca del senso \u00e8 una sfida improba. E che, proprio per questo, possiede un\u2019intrinseca, grande nobilt\u00e0. Non c\u2019\u00e8 una strada segnata: il mio cammino me lo devo tracciare io, giorno dopo giorno, con i miei mezzi modesti. Ma miei: questo \u00e8 l\u2019importante. Come essere umano sono fragile, limitato nel tempo, nello spazio e nelle capacit\u00e0. Eppure con queste miei mani e questo mio cervello posso, anzi devo fondare un mio senso esistenziale. Sar\u00e0 sempre un work in progress, una verit\u00e0 relativa aperta alla revisione e al ripensamento, ma sar\u00e0 la mia verit\u00e0. Non sar\u00e0 mai una Verit\u00e0 assoluta e definitiva che un Dio mi cala dall\u2019alto. Ecco la nobilt\u00e0, in senso leopardiano e camusiano, della sfida:<\/p>\n<blockquote><p>Il faut imaginer Sisyphe heureux.<br \/>\n\u2013 Albert Camus, \u00abLe mythe de Sisyphe\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 una sfida nobile e antica:<\/p>\n<blockquote><p>Point n\u2019est besoin d\u2019esp\u00e9rer pour entreprendre, ni de r\u00e9ussir pour pers\u00e9v\u00e9rer.<br \/>\n\u2013 Carlo il Temerario, poi ripreso da Guglielmo di Orange-Nassau<\/p><\/blockquote>\n<p>Fattomi carico della sfida, ecco il secondo passaggio: mi sono fermato a riflettere sulla mia negazione di Dio. Mi sono chiesto che cosa stessi negando. Ben presto ho raggiunto la consapevolezza di un fatto sconcertante: l\u2019ateismo puro \u00e8 impossibile.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 esiste qualcosa invece che nulla? \u00abPerch\u00e9 Dio lo ha voluto\u00bb, risponde il credente. \u00abPerch\u00e9 dietro l\u2019esistenza dell\u2019Immanente c\u2019\u00e8 un preciso atto di volont\u00e0 del Trascendente\u00bb. Allora perch\u00e9 esiste Dio? \u00abPerch\u00e9 s\u00ec\u00bb, \u00e8 la replica di chi ha fede. \u00abPerch\u00e9 Dio esiste per definizione, perch\u00e9 \u00e8 l\u2019Essere Ontologicamente Necessario\u00bb. Apro l\u2019Antico Testamento:<\/p>\n<blockquote><p>(&#8230;) \u2013 Io sar\u00f2 sempre quello che sono! (&#8230;)<br \/>\n\u2013 Esodo 3,14<\/p><\/blockquote>\n<p>Un passo di sconcertante modernit\u00e0 e raffinatezza filosofica: nel Pentateuco c\u2019\u00e8 il Dio della prova ontologica che Sant\u2019Anselmo avrebbe formulato nell\u2019XI secolo. Ma ai miei occhi questo Dio \u00e8 superfluo. Per quale motivo spiegare la ragione dell\u2019esistenza della realt\u00e0 con un Dio che si autogiustifica? Non sarebbe pi\u00f9 semplice, pi\u00f9 elegante, pi\u00f9 onesto fermarsi un passo prima e alla domanda \u00abPerch\u00e9 esiste qualcosa invece che nulla?\u00bb replicare \u00abPerch\u00e9 s\u00ec, perch\u00e9 l\u2019universo esiste per definizione, perch\u00e9 \u00e8 l\u2019Essere Ontologicamente Necessario\u00bb? Come Laplace a Napoleone, a chi mi chiede \u00abDov\u2019\u00e8 Dio?\u00bb io rispondo \u00abNon ho bisogno di questa ipotesi\u00bb. L\u2019ateismo diventa un\u2019applicazione del rasoio di Occam.<\/p>\n<p>Tuttavia, a pensarci bene, non \u00e8 pi\u00f9 un vero ateismo. Infatti, se l\u2019universo \u00e8 ontologicamente necessario, allora l\u2019universo \u00e8 Dio. Non un Dio personale, non un Dio di amore che si preoccupa della mia sorte, che mi ha pensato e voluto e creato. E nemmeno un Dio onnipotente e onnisciente. Ma di sicuro, siccome possiede la necessit\u00e0 ontologica, l\u2019universo condivide se non altro questa propriet\u00e0 del divino. Da Parmenide fino a Spinoza per arrivare a Einstein e Hawking, nella storia della cultura occidentale molti filosofi e pensatori hanno elaborato questa forma sofisticata di panteismo.<\/p>\n<p>Nondimeno io continuo a definirmi ateo nel mio conversare abituale. \u00c8 pi\u00f9 semplice. Di solito come Dio si considera quello delle tradizioni abramitiche: una figura trascendente, benevola, onnipotente e onnisciente. La credenza in quel Dio ci \u00e8 stata tramandata insieme ai riti da compiere per rendergli omaggio. \u00c8 il Dio del rabbi che mi chiam\u00f2 alla Aliyah quando avevo 13 anni. \u00c8 pure il Dio che, per la clarissa oggi di fronte a me, \u00e8 una \u00abesperienza interiore ineffabile\u00bb. Ebbene, quel Dio l\u00ec non \u00e8 il mio Dio. Anzi, sono proprio sicuro che quel Dio l\u00ec non esiste, non pu\u00f2 esistere. Perci\u00f2 per me \u00e8 pi\u00f9 semplice dichiararmi ateo tout court e semmai precisare il mio criptopanteismo se il confronto sugli argomenti si fa serrato. Ma che dire quando, appunto, diventa profonda la discussione? Ecco quindi la mia terza riflessione: devo ribaltare la prospettiva.<\/p>\n<p>Spesso, quando affermo di non credere in Dio, qualcuno mi chiede perch\u00e9. All\u2019inizio, nella fase ingenua del mio ateismo, accettavo la domanda e mi dilungavo sulle ragioni: il rasoio di Occam, la teodicea&#8230; Non mi mancavano gli argomenti. Per\u00f2 sempre mi toccava giocare in difesa: ero io a dovermi giustificare. Qualcuno sorrideva con aria di superiorit\u00e0 e dichiarava che, non potendo io dimostrare l\u2019inesistenza di Dio, ero un uomo di fede al pari di qualsiasi bigotto. Ma in breve tempo ho capito che l\u2019accusa di fideismo mossami dai credenti e perfino dagli agnostici non regge. Questo gioco non funziona cos\u00ec e io non devo mai difendermi, giacch\u00e9 non esiste alcuna simmetria fra fede e ateismo.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 pretendere dall\u2019ateo una prova che Dio non c\u2019\u00e8. Infatti \u00e8 impossibile. Chi ne dubita immagini di dover dimostrare a un bambino cocciuto che Babbo Natale non esiste: scoprir\u00e0 che non pu\u00f2, perch\u00e9 non avr\u00e0 mai la certezza che in qualche angolo remoto dell\u2019universo non ci sia un tizio obeso su una slitta trainata da magiche renne volanti. Questo paragone fra il Signore e Creatore dell\u2019universo e una squallida icona del consumismo pu\u00f2 offendere la sensibilit\u00e0 dei bigotti e pu\u00f2 apparire superficiale, ma di fatto non cambia la sostanza filosofica della questione: non si pu\u00f2 dimostrare che qualcosa \u2013 qualsiasi cosa \u2013 non esiste. L\u2019onere della prova spetta sempre a chi sostiene l\u2019esistenza. Perci\u00f2 ora, a chi mi chiede per quale motivo non credo in Dio, rispondo: \u00abPerch\u00e9, dovrei?\u00bb. Ovvero: forniscimi una buona ragione per pensare che Dio esista, e io lo far\u00f2. In assenza di questa buona ragione, \u00e8 pi\u00f9 semplice ritenere che non esista.<\/p>\n<p>Messa cos\u00ec, sembra una chiusura. Infatti la buona ragione non c\u2019\u00e8. Non ancora, almeno. L\u2019ho cercata a lungo. Ho parlato con molte persone di fede. Sono tornato a confrontarmi con il mio rabbi. Oggi a Perugia mi trovo di fronte a questa clarissa. Ho compulsato i Libri della Rivelazione abramitica. Ho letto ponderosi tomi di filosofia. Eppure mai ho incontrato una riflessione, un ragionamento, un\u2019argomentazione che mi costringessero ad ammettere l\u2019esistenza di un Trascendente. Ho sempre sentito soltanto le loro \u00abragioni del cuore\u00bb. Ossia: \u00abPer me \u00e8 un\u2019esperienza\u00bb. E vabbe\u2019. Per me invece l\u2019esperienza \u00e8 l\u2019ateismo. E dunque? Inoltre, di fronte al dramma della sofferenza innocente, ogni volta mi sono sentito rispondere \u00abMistero!\u00bb: un inaccettabile insulto alla mia intelligenza.<\/p>\n<p>Ciononostante, le mie domande rimangono aperte e il dialogo possibile. Anzi, se un dialogo \u00e8 possibile, \u00e8 proprio fra chi crede e chi \u00e8 ateo.<\/p>\n<p>Mi piace ancora frequentare talvolta, come semplice osservatore, i riti religiosi. La Messa cattolica \u00e8 \u2013 come negarlo? \u2013 una cerimonia affascinante. Stronzate, eh. Per\u00f2 stronzate suggestive. Ci vado non pi\u00f9 con l\u2019antica arroganza adolescenziale, ma con una certa curiosit\u00e0. Osservo chi crede e mi chiedo in che cosa crede davvero. Me lo chiedo e glielo chiedo: non mi limito a guardare le persone, ma mi avvicino e pongo loro delle domande. Ne vengono fuori strane idee e buffe incertezze. Fra coloro che si sono appena accostati all\u2019Eucarestia, pochi sanno che cos\u2019\u00e8 la transustanziazione. Molti fanno spallucce, sorridono e dichiarano che quel pezzo di pane \u00e8 un simbolo. Ritengono la verginit\u00e0 di Maria un bizzarro mito del quale sorridere. E per loro l\u2019Immacolata Concezione \u00e8 il concepimento di Ges\u00f9. Io ascolto e non commento ma, dentro di me, trasecolo. Argomenti per i quali in due millenni sono stati versati fiumi di inchiostro e di sangue sono ridotti, nel pensiero di molti cattolici contemporanei, a questioni insignificanti. Tutto \u00e8 annacquato in un blando teismo fondato su una ritualit\u00e0 un po\u2019 vuota e su un indistinto bisogno di spiritualit\u00e0 che, per puro caso, si esprime nella tradizione culturale cattolica. La fede religiosa \u00e8 qualcosa di cui si prende atto la domenica a Messa, per abitudine, e nei grandi momenti di transizione della vita: il matrimonio, la nascita di un figlio, il lutto. Per non parlare delle prescrizioni morali: \u00abLo so, il Papa dice che non si deve praticare la contraccezione, ma&#8230; non siamo mica matti! Io un altro figlio non posso permettermelo!\u00bb. Insomma non c\u2019\u00e8 riflessione profonda n\u00e9 sul senso della vita n\u00e9 sul significato dei riti. Perfino quando la religione diventa un tema di attualit\u00e0 perch\u00e9 ci si confronta con fedi importate, il pensiero rimane in superficie. Come il cristianesimo \u00e8 il campanile, la Messa domenicale, il crocifisso negli edifici pubblici, cos\u00ec l\u2019Islam \u00e8 il minareto, il velo femminile, la preghiera in ginocchio per strada, il terrorismo. Ben pochi rilevano le differenze teologiche, l\u2019insistenza sul monoteismo, l\u2019interpretazione letterale della Scrittura, la diversa sensibilit\u00e0 spirituale: quanti sanno che Islam significa \u00absottomissione\u00bb?<\/p>\n<p>Qual \u00e8 allora l\u2019interlocutore di chi davvero vive la propria fede come una risposta alle istanze spirituali supreme? Non il \u00abcattolico della domenica\u00bb, al quale poco o nulla importa della ricerca di un significato esistenziale. L\u2019ateo s\u00ec, invece. La sua conclusione \u00e8 opposta. Ma per l\u2019ateo \u2013 non bisogna dimenticarlo \u2013 la verit\u00e0 \u00e8 in fieri e aperta al cambiamento. Soprattutto, le domande sono condivise, ineludibili e urgenti. L\u2019ateo, nella propria negazione, riconosce in modo consapevole il problema del senso. Prima ancora di rispondere, si interroga: ecco la base comune sulla quale si gioca la possibilit\u00e0 del dialogo. Poi, beninteso, si pu\u00f2 discettare all\u2019infinito e il confronto pu\u00f2 rivelarsi pi\u00f9 o meno fecondo e portatore di un arricchimento reciproco. Ma solo con chi si pone le domande ci si pu\u00f2 incamminare alla ricerca delle risposte.<\/p>\n<p>Mi volto verso la finestra. Il mio sguardo spazia sulle colline dell\u2019ubertosa campagna umbra. E penso che oggi san Francesco, prima che con il Saladino, vorrebbe parlare con me. E a me piacerebbe parlare con lui.<\/p>\n<p>Ora so che ci faccio qui.<\/p>\n<p><strong>Choam Goldberg<\/strong><\/p>\n<hr>\n<p><em>L\u2019Eterno Assente non \u00e8 aperto ai commenti dei lettori. Perch\u00e9? \u00c8 spiegato nelle <a href=\"http:\/\/www.leternoassente.com\/?page_id=957#nocomment\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">FAQ<\/a>. Per\u00f2 puoi commentare i post del <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/groups\/eternoassente\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Gruppo Facebook de L\u2019Eterno Assente<\/a>. 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