{"id":4043,"date":"2021-01-27T07:39:57","date_gmt":"2021-01-27T06:39:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=4043"},"modified":"2023-03-23T10:44:34","modified_gmt":"2023-03-23T09:44:34","slug":"che-cose-la-scienza-5-7","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=4043","title":{"rendered":"Che cos&#8217;e\u0300 la scienza? \u2013 5\/7"},"content":{"rendered":"<p><strong>Un metodo. Ma come funziona?<\/strong><\/p>\n<hr>\n<p>11 gennaio 1610: Galileo, dopo aver perfezionato il cannocchiale nei mesi precedenti, lo rivolge verso Giove. E accanto al pianeta scopre tre puntini luminosi allineati. La notte seguente ne compare un quarto. Nel giro di pochi giorni, Galileo conclude che quei puntini, per il loro moto apparente, sono satelliti di Giove. Che cos&#8217;ha in mente il toscano prima di puntare lo strumento? Sta cercando dei satelliti? Oppure niente, guarda tanto per guardare, senza aspettarsi nulla di particolare? Pi\u00f9 probabile la seconda possibilit\u00e0. Ma allora \u00e8 un&#8217;eccezione, perch\u00e9 nella scienza ben poche scoperte accadono per puro caso.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Per\u00f2 Galileo fonda il metodo scientifico. Certo, non salta fuori dal nulla: Bacone lo ha anticipato e, a ben vedere, pure Aristotele era un empirista. Ma per consuetudine, quando si parla di scienza, si fa risalire a Galileo l&#8217;esposizione del metodo. Ch\u00e9 la scienza questo \u00e8: un metodo. Non un&#8217;enciclopedia, ossia una raccolta di conoscenze certe e acquisite una volta per sempre. La scienza \u00e8 un metodo per interrogare la realt\u00e0 alla ricerca di leggi che la descrivano, espresse in forma matematica in quasi tutte le discipline. Proprio come scrive Galileo in quel passaggio famoso:<\/p>\n<blockquote><p>La filosofia \u00e8 scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l&#8217;universo), ma non si pu\u00f2 intendere se prima non s&#8217;impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne&#8217; quali \u00e8 scritto. Egli \u00e8 scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi \u00e8 impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi \u00e8 un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.<br \/>\n\u2013 Galileo Galilei, \u00abIl Saggiatore\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Tanta \u00e8 l&#8217;importanza della matematica per la fisica, che, dopo Galileo, Newton svilupper\u00e0 il calcolo differenziale soprattutto come strumento per lo studio della meccanica.<\/p>\n<p>Galileo quindi non \u00e8 solo uno fra i primi scienziati, ma anche uno fra i primi epistemologi, col suo metodo basato sulla \u00absensata esperienza\u00bb e la \u00abnecessaria dimostrazione\u00bb. Da allora di acqua sotto i ponti ne \u00e8 passata parecchia e le scuole epistemologiche sono pullulate. Fino a far concludere a qualcuno, come Paul Feyerabend, che un metodo scientifico nemmeno esiste e che \u00abanithing goes\u00bb, cio\u00e8 tutto fa brodo. Io non lo seguo, ma non nascondo che i suoi argomenti mi fanno riflettere.<\/p>\n<p>Il metodo scientifico si fonda sul dialogo fra osservazione e teoria. Come l&#8217;uovo e la gallina, \u00e8 impossibile dire quale venga prima. Verrebbe da pensare l&#8217;osservazione, ma non \u00e8 cos\u00ec: se si escludono casi rari come i satelliti di Giove osservati da Galileo puntando il cannocchiale o la penicillina scoperta da Fleming in una coltura batterica contaminata da una muffa, quasi sempre gli scienziati sviluppano strumenti e raccolgono misure avendo quanto meno un&#8217;idea di massima di quello che cercano e che sperano di trovare. Poi magari non lo trovano. Invece trovano qualcos&#8217;altro. Per\u00f2 un&#8217;idea ce l&#8217;hanno, ed \u00e8 sviluppata sulla base di teorie e modelli precedenti.<\/p>\n<p>Il confronto fra i risultati ottenuti e le teorie accettate o almeno ipotizzate pu\u00f2 avere due esiti.<\/p>\n<p>Anzitutto pu\u00f2 esserci compatibilit\u00e0: le misure si conciliano con il modello. Dunque la teoria \u00e8 vera? La si pu\u00f2 scrivere nell&#8217;enciclopedia delle certezze, da consultare quando si desidera la risposta a tutte le domande scientifiche sulla vita, l&#8217;universo e tutto quanto? Per niente: la scienza non dice che cosa \u00e8 vero, bens\u00ec che cosa \u00e8 provvisoriamente non falso. Non \u00e8 affatto la stessa cosa, nonostante i pubblicitari vogliano venderti dentifrici e latticini con l&#8217;autorevolezza delle supercazzole scientifiche fonti di verit\u00e0 assolute. Comunque, se nel confronto fra osservazione e previsione teorica non si creano problemi di tipo interpretativo, si studiano nuovi modi di sottoporre a sperimentazione le teorie. E avanti cos\u00ec.<\/p>\n<p>Il secondo caso possibile \u00e8 un&#8217;evidente incompatibilit\u00e0 fra le misure sperimentali e le teorie accettate o almeno ipotizzate. \u00c8 il caso pi\u00f9 raro e pi\u00f9 problematico, ma senza dubbio pi\u00f9 stimolante per gli scienziati, sia sperimentali sia teorici, perch\u00e9 conduce a sviluppi nuovi e all&#8217;inizio non prevedibili. Quando ci\u00f2 accade e le misure e le osservazioni vengono confermate pi\u00f9 volte e in modo indipendente, allora si profilano altre possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>La prima: supporre che le teorie siano giuste, ma siano diverse le condizioni al contorno, ossia che il nostro errore non stia nella conoscenza delle modalit\u00e0 di svolgimento dei fenomeni quanto piuttosto nell&#8217;ignoranza di alcuni fattori di cui non si \u00e8 a conoscenza.<\/p>\n<p>Un esempio chiarificatore ce lo forniscono le scoperte di Nettuno e di Plutone. Fino al 1781 sono noti solo sei pianeti del sistema solare. Per\u00f2 in quell&#8217;anno William Herschel scopre il settimo, che viene battezzato Urano. La scoperta \u00e8 casuale, nel corso di un programma di osservazione di stelle fino all&#8217;ottava magnitudine. Si \u00e8 nel pieno del successo della teoria della gravitazione universale, e il nuovo pianeta si presta alla perfezione per metterla alla prova. Ma negli anni successivi alla scoperta gli astronomi si accorgono con stupore che, anche considerando tutte le perturbazioni gravitazionali provocate dagli altri sei pianeti del sistema, l&#8217;orbita di Urano non \u00e8 come dovrebbe essere. La discrepanza fra la posizione prevista e quella osservata sulla volta celeste \u00e8 dell&#8217;ordine di 1\/60 di grado: piccola ma reale. Per spiegare il fenomeno misterioso c&#8217;\u00e8 perfino chi propone di modificare la teoria della gravitazione di Newton, suggerendone una versione differente per grandi distanze dal Sole. I dati sperimentali sono l\u00ec da vedere, e nessuno si sogna di metterli in discussione solo per salvare un&#8217;elegante teoria. Tuttavia non \u00e8 necessario cambiare nulla, perch\u00e9, sulla base della stessa teoria newtoniana, altri indagano sulla possibilit\u00e0 che le perturbazioni dell&#8217;orbita di Urano siano provocate dalla presenza di un pianeta, ancora pi\u00f9 esterno e allora sconosciuto. John Couch Adams in Inghilterra e Urbain Le Verrier in Francia calcolano, all&#8217;insaputa uno dell&#8217;altro, la posizione del nuovo pianeta. Un po&#8217; per colpa sua, un po&#8217; per colpa di altri che non lo cagano nemmeno di striscio, i calcoli di Adams vengono ignorati. Invece Le Verrier invia il risultato dei propri studi all&#8217;Osservatorio di Berlino e l\u00ec, nel corso della prima notte di ricerca, il 23 settembre 1846 Johann Galle e Heinrich D&#8217;Arrest trovano il nuovo pianeta, a un solo grado di distanza dal punto sulla volta celeste in cui sarebbe dovuto essere: Nettuno \u00e8 stato scoperto. Questo successo osservativo non soltanto permette di spiegare le perturbazioni dell&#8217;orbita di Urano, ma rappresenta un&#8217;ulteriore, brillante conferma della teoria newtoniana della gravitazione universale. Ma&#8230; ops! Nel giro di qualche tempo si constata che anche Nettuno fa lo stesso scherzetto di Urano: le caratteristiche della sua orbita non possono essere spiegate considerando gli influssi gravitazionali degli altri pianeti. Siccome l&#8217;idea di giustificare il fenomeno introducendo un nuovo pianeta ha funzionato talmente bene la prima volta, gli astronomi suppongono che pi\u00f9 lontano di Nettuno si trovi un altro corpo celeste. Infatti Plutone viene scoperto nel 1930 da Clyde Tombaugh sulla base delle previsioni di Percival Lowell, seppure con pi\u00f9 difficolt\u00e0 a causa della minore luminosit\u00e0, che lo confonde fra le stelle.<\/p>\n<p>N\u00e9 per Nettuno n\u00e9 per Plutone \u00e8 stato necessario modificare la teoria, ma \u00e8 bastato supporre e poi verificare con precise osservazioni che la ragione della discrepanza fra le misure sperimentali e la teoria era dovuta all&#8217;ignoranza di alcune condizioni al contorno: per l&#8217;appunto, la presenza di un pianeta non ancora scoperto. Tuttavia con questo procedimento c&#8217;\u00e8 un rischio: quando si esagera, si finisce per introdurre una sfilza di ipotesi ad hoc che proteggono la teoria ma la rendono anche farraginosa. S\u00ec \u00e8 visto con il modello tolemaico del sistema solare, che a forza di epicicli era diventato orrendo e complicato. Quando i tempi furono maturi, il modello copernicano, rivoluzionario sul piano concettuale ma pi\u00f9 semplice da un punto di vista matematico, alla fine si impose.<\/p>\n<p>Una seconda possibilit\u00e0, quando si constata che l&#8217;osservazione dei fenomeni \u00e8 incompatibile con le teorie ritenute vere, consiste nell&#8217;intervento su queste ultime: l&#8217;operazione pi\u00f9 dolorosa, difficile e laboriosa ma anche pi\u00f9 stimolante. Le nuove teorie possono sviluppare un quadro concettuale innovativo e costringere a buttare nella spazzatura quelle vecchie, da quel momento in poi abbandonate e inutilizzate. \u00c8 il caso per esempio della teoria del flogisto, sostituita dalla moderna termodinamica. Oppure le nuove teorie possono comprendere quelle precedenti come casi particolari. Ad esempio, la teoria della relativit\u00e0 ristretta spiega gli stessi fenomeni della meccanica classica, inglobando quest&#8217;ultima come caso valido solo quando le velocit\u00e0 sono molto inferiori a quella della luce. In maniera analoga, la teoria della relativit\u00e0 generale si utilizza quando i campi gravitazionali sono intensi e la teoria newtoniana della gravitazione fallisce.<\/p>\n<p>Anche per questo caso esiste un bell&#8217;esempio storico: la precessione del perielio di Mercurio. Infatti durante il XIX secolo, con l&#8217;affinarsi della precisione strumentale, ci si accorge che il perielio del pianeta, ossia il punto di massima vicinanza al Sole, si sposta in modo non del tutto spiegabile con la teoria newtoniana della gravitazione: la precessione del perielio prevista \u00e8 532 secondi d&#8217;arco, quella osservata 575. La differenza \u00e8 molto piccola, ma misurabile e reale. Siccome il giochino ha funzionato con Urano, gli astronomi ipotizzano la presenza di un altro pianeta, causa della perturbazione. Lo immaginano pi\u00f9 vicino al Sole e, prima ancora di averlo osservato, lo battezzano Vulcano. Lo cercano per anni all&#8217;interno dell&#8217;orbita di Mercurio, ma invano. Difatti Vulcano non esiste. Come si spiega allora la precessione del perielio di Mercurio? Con la teoria della relativit\u00e0 generale, formulata nel 1915 da Einstein per tutt&#8217;altri motivi. Applicata allo studio dell&#8217;orbita di Mercurio, la nuova teoria prevede proprio quel fenomeno.<\/p>\n<p>Insomma, la fisica newtoniana non \u00e8 \u00absbagliata\u00bb, ma si limita a essere applicabile soltanto ai fenomeni in cui i corpi non hanno velocit\u00e0 relativistiche e non sono immersi in intensi campi gravitazionali. Per lanciare le sonde interplanetarie Newton basta e avanza, ma per studiare le particelle negli acceleratori o le stelle in orbita intorno ai buchi neri ci vuole Einstein.<\/p>\n<p>Che le osservazioni confermino le teorie note, permettendo di lasciarle immutate, o che impongano di modificare le conoscenze, scoprendo l&#8217;esistenza di diverse condizioni al contorno oppure rigettando le vecchie teorie o inglobandole in teorie nuove, la conseguenza della sperimentazione \u00e8 un modello teorico. Sulla base del modello si fanno delle previsioni, cio\u00e8 si cerca di immaginare quali saranno i risultati di nuovi esperimenti o di nuove osservazioni. Si eseguono quegli esperimenti e\/o quelle osservazioni e si confrontano i risultati ottenuti con le previsioni della teoria, verificandone la compatibilit\u00e0 o meno. Il procedimento ricomincia daccapo, in un susseguirsi di previsioni teoriche, sperimentazione, confronto, accettazione o modifica delle teorie, nuove previsioni, nuova sperimentazione, nuovo confronto e cos\u00ec via. Questo \u00e8 il metodo scientifico. Applausi?<\/p>\n<p>Calma e gesso. In realt\u00e0 non sempre il procedimento \u00e8 lineare e indolore. Spesso le teorie, prima di essere respinte, subiscono dei tentativi di modifica da parte dei loro autori innamorati. Capita pure che i risultati sperimentali vengano discussi, criticati, controllati, verificati pi\u00f9 e pi\u00f9 volte. E magari pure rigettati, quando si scopre che erano affetti da errori. Stai pensando ai neutrini superluminali? Esatto! Ci sono anche scienziati che restano abbarbicati per tutta la vita a teorie superate e screditate. Un esempio? Poich\u00e9 lo abbiamo citato all&#8217;inizio, rifacciamolo qui, ma non per lodarlo: Galileo ignor\u00f2 del tutto le orbite ellittiche proposte da Keplero. Spesso le nuove idee hanno bisogno di un&#8217;intera generazione per radicarsi e diventare il nuovo paradigma. Max Planck sosteneva che nella scienza il progresso procede un funerale alla volta. Del resto gli scienziati sono esseri umani, e degli umani hanno limiti, difetti, debolezze. Ma la scienza non \u00e8 un&#8217;impresa intellettuale individuale, e la verit\u00e0 scientifica si afferma in un processo globale da considerare nella sua totalit\u00e0.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi la questione della sperimentazione. Perch\u00e9 si fa presto a dire \u00abesperimento scientifico\u00bb e a visualizzare un laboratorio. Ma alcune discipline un laboratorio neppure ce l&#8217;hanno. Per esempio, gli astrofisici osservano fenomeni e sviluppano modelli, ma poi non possono riprodurre a piacimento oggetti e condizioni per studiarli con comodo modificando i parametri in condizioni controllate, perci\u00f2 possono solo guardarsi attorno e cercare altri oggetti simili. Per gli astrofisici, l&#8217;intero universo \u00e8 un unico, immenso laboratorio, ma \u00e8 fuori dal loro controllo e devono accontentarsi di quel che passa il convento. Per verificare le proprie teorie. Giusto?<\/p>\n<p>Sbagliato.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(<a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=4211\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">5\/7 \u2013 continua<\/a>)<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?page_id=1842\" target=\"Choam Goldberg\" rel=\"noopener noreferrer\">Choam Goldberg<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(Foto: <a href=\"https:\/\/pixabay.com\/it\/photos\/via-lattea-universo-persona-stelle-1023340\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Free-Photos da Pixabay<\/a>)<\/p>\n<hr>\n<p><em>Qui sotto trovi la possibilit\u00e0 di commentare quest&#8217;articolo. 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