{"id":4046,"date":"2021-02-03T08:20:14","date_gmt":"2021-02-03T07:20:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=4046"},"modified":"2021-03-23T17:04:30","modified_gmt":"2021-03-23T16:04:30","slug":"solo-un-racconto-disaffezione-a-cosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=4046","title":{"rendered":"Solo un racconto &#8211; Disaffezione: a cosa?"},"content":{"rendered":"<p><strong>Dalla fede all&#8217;ateismo: si spezzano i legami con i luoghi, i riti, le norme, le parole.<\/strong><\/p>\n<hr>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Nel secondo articolo di questa serie, <strong>Susanna Labirinto<\/strong>, teologa atea, prosegue nella narrazione della perdita della propria fede.<\/em><\/p>\n<hr>\n<p>Quando non mi sento piu\u0300 a casa in una chiesa, quando non sento la necessita\u0300 di pregare, non mi riconosco nell&#8217;etica, non riconosco le figure della gerarchia come significative, quando parlo un&#8217;altra lingua: ecco che capisco che sono uscita dalla Chiesa e non ci tornero\u0300.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Ho assistito a un deciso cambiamento \u2013 parliamo grosso modo del quarto di secolo successivo al Concilio Vaticano II \u2013 nel linguaggio della Chiesa (cattolica italiana): sono stati introdotti concetti nuovi, a sollecitare il senso di identita\u0300 ecclesiale. Uno degli elementi di maggiore insistenza era il senso di appartenenza. Percepire s\u00e9 stessi come cattolici non era piu\u0300 scontato, forse. Tanto meno si poteva far leva sul senso del dovere, in una societa\u0300 che stava evidentemente cambiando le proprie strategie pedagogiche dopo il &#8217;68. Era un ragionamento che da bambina fino alle soglie dell&#8217;adolescenza sentivo come convincente: tutti abbiamo bisogno di appartenere. Il contrario \u2013 la solitudine \u2013 suonava impraticabile. Nel vocabolario di catechisti e animatori, nei primi poster giganti che cominciavano a comparire, nelle prediche dei sacerdoti piu\u0300 giovani e aggiornati: la famiglia semantica del gruppo era dominante.<\/p>\n<p>Gia\u0300 in quella parte di adolescenza in cui contestare e\u0300 d&#8217;obbligo sentivo la fascinazione svanire. Il fatto che storicamente gli uomini abbiano sempre sentito la necessita\u0300 di una identita\u0300 collettiva, piu\u0300 che solleticare il mio orgoglio, mi suonava come \u00abdi branco\u00bb. Trovavo bellezza in un&#8217;identita\u0300 nazionale linguistica, artistica e letteraria, trovavo radici nelle parole dei Greci. E cominciavo a chiedermi se quelle bibliche non fossero simili: un immenso bacino di idee, simboli, parabole. Ho successivamente dedicato agli studi biblici una vera montagna di ore e di energie. Da adolescente le simbologie religiose erano il mio nutrimento, benche\u0301 cercassi una declinazione piu\u0300 individuale che collettiva.<\/p>\n<p>Oggi sono ancora cosi\u0300: le letterature \u2013 greca e biblica come capofila a pari merito \u2013 sono la fonte a cui attingo per descrivere e descrivermi. Ci trovo dentro echi di una tenerezza di sguardo verso gli esseri umani nella loro fragilita\u0300. Non la chiamo piu\u0300 fede: agnosticamente sospendo il giudizio teologico. Non ritengo tuttavia che quel senso di familiarita\u0300 alle istanze della religione non abbia lasciato alcuna traccia.<\/p>\n<p><strong>Luoghi<\/strong><\/p>\n<p>La prima dimensione simbolica che si frantuma (significato\/significante) e\u0300 quella del posto fisico: la chiesa intesa come edificio. La \u00abcasa dei credenti\u00bb, il luogo in cui ci si raduna per un \u00abpasto\u00bb ha avuto un fascino misto a inquietudine fin da quando ero molto piccola.<\/p>\n<p>Ricordo il freddo, d&#8217;inverno. A volte il tempo sembrava non passare mai, perche\u0301 non riuscivo a scaldarmi. C&#8217;era una canzoncina famosa, in quegli anni, incisa nei 45 giri con la voce che raccontava le fiabe, che a un certo punto faceva cosi\u0300: \u00ab&#8230;non serve l&#8217;ombrello, il cappottino rosso, la cartella bella per venir con me \/ basta un po&#8217; di fantasia e di bonta\u0300&#8230;\u00bb. Io la risentivo nella mia testa e ridevo, perche\u0301 pensavo che in quel momento il cappottino serviva eccome. Ero piccola, confondevo la voce del cantastorie con quella di Dio, pensavo che lui volesse da me fantasia e bonta\u0300, gli promettevo che avrei fatto proprio cosi\u0300: solo un po&#8217; di fantasia e di bonta\u0300. Pero\u0300 in chiesa servivano il cappottino e anche la sciarpa.<\/p>\n<p>L&#8217;estate, invece, entrare in chiesa era gradevole. La cosa fastidiosa la ricordo nel periodo dell&#8217;adolescenza, quando si usava indossare il \u00abprendisole\u00bb, un vestito senza maniche autorizzato dalla moda ma non dalla Chiesa. Io mi chiedevo perche\u0301 potevo andare in giro con questo vestito se poi non potevo entrare in chiesa: era decente o indecente? Dovevo provare vergogna a mostrare le braccia oppure no? Se Dio, che vede tutto, fuori mi vede cosi\u0300, perche\u0301 dovrebbe non volermi vedere dentro allo stesso modo? Oltre alla scomodita\u0300 pratica di doversi portare qualcosa per coprirsi, c&#8217;era la discrepanza tra il messaggio di familiarita\u0300 e accoglienza con cui mi avevano sempre chiesto di vivere questo luogo e il messaggio di pudore e sacralita\u0300 che si nascondeva dietro il divieto. Questo mi turbava. Oserei dire che il primo sguardo malizioso alle braccia nude me lo ha messo in testa una suora.<\/p>\n<p>Un ruolo fondamentale nella storia del rapporto tra me e la \u00abcasa del Signore\u00bb e\u0300 giocato dal soffitto. Altissimo, come in tutte le chiese, dipinto con temi apocalittici, come spesso accade. Ho numerose occasioni, nella memoria, in cui vedo me stessa guardare per aria e osservare quella donna in azzurro ai cui piedi si attorciglia un serpente. La bambina spaventata che aveva paura che il serpente le mordesse i piedi a sua insaputa e\u0300 stata ben presto rimpiazzata dalla ragazzina a cui era chiaro che quella era la Madonna, che il serpente era solo la rappresentazione del Male e che \u00absotto i piedi\u00bb significava \u00abdefinitivamente schiacciato\u00bb. A quel punto spuntavano le due schiere di personaggi: quelli mezzi nudi con le facce cattive in mezzo a serpenti un po&#8217; meno dominati, e quelli vestiti da preti e da cardinali con le facce indecifrabili in mezzo alle nuvole e vicini a Maria. Le espressioni dei santi non lasciavano trapelare alcuna emozione. Non erano felici di essere la\u0300, ma non erano nemmeno tristi come quelli giu\u0300 con i serpenti. Perche\u0301?<\/p>\n<p>Quando ho cominciato a fare del turismo con una certa frequenza ho capito che i soffitti, il tetto, i dipinti, le colonne, il rosone, gli altari, il coro erano cosi\u0300 per ragioni storiche, tutto aveva delle ragioni artistiche. Salvo brevi momenti in piccole cappelle spoglie, in cui ritrovavo una forma di spiritualita\u0300, le chiese sembravano dividersi in antiche o nuove, belle o brutte, conservate bene o male. L&#8217;enorme patrimonio di arte e perfino di ricettivita\u0300 \u2013 foresterie, conventi, parrocchie: vedevo tutto in termini di stanze, in gran parte vuote \u2013 ha cominciato a sembrarmi sproporzionato. A fronte di tanta ricchezza, nessuna poverta\u0300 veniva lenita. A fronte di tanto impegno cattolico per l&#8217;aiuto dei poveri, nessun luogo di culto si trasformava in ostello con dentro gli ultimi. Quando mi sono chiesta quanto costa \u2013 in termini economici, ma ancor piu\u0300 in termini di sostenibilita\u0300 ecologica \u2013 riscaldare una chiesa, ho provato quasi vergogna. Le chiese hanno completamente perso quella sensazione di familiare e di casa.<\/p>\n<p>E\u0300 bene che io lo dica subito, per la prima e immagino non ultima volta: non c&#8217;e\u0300 nulla che il cambiamento nei luoghi di culto avrebbe potuto trattenermi dall&#8217;essere cio\u0300 che sono oggi. Certo, se le chiese si fossero trasformate in centri di accoglienza, avessero risparmiato sul riscaldamento, fossero diventate occasioni di lavoro per disoccupati, fossero state piu\u0300 accoglienti&#8230; magari ci sarei entrata piu\u0300 spesso. Probabilmente pero\u0300 sarei comunque atea.<\/p>\n<p>Sarebbe disonesta\u0300 intellettuale, la mia, non aggiungere la rabbia che provo ogni volta che scopro tesori artistici non fruibili dal pubblico, ma riservati a chi e\u0300 vicino alla Chiesa cattolica. In Italia il patrimonio artistico e\u0300 sottoutilizzato anche perche\u0301 \u00e8 monopolizzato. Ma questa e\u0300 un&#8217;altra storia, e purtroppo io non sono tipo da battaglie in nome dell&#8217;economia e dello sviluppo, in nome dell&#8217;arte o in nome di chiunque o di qualunque cosa. Ho grande rispetto per i luoghi di culto, forse perche\u0301 ho grandissima tenerezza per le persone reali che li frequentano.<\/p>\n<p><strong>Riti<\/strong><\/p>\n<p>Oggi posso tornare dentro una chiesa per partecipare a un rito, nel rispetto totale di chi vi accorda un significato simbolico importante, ma posso farlo senza aderirvi. E\u0300 come se mi invitassero a un matrimonio musulmani, ebrei o non-cattolici: rispetterei i riti e le usanze, benche\u0301 estranei a me e alla mia storia.<\/p>\n<p>Da piccola andavo in chiesa tutte le domeniche, cantavo, pregavo, mi inginocchiavo, ricordo anche un mese di maggio in cui sono andata dalle suore a dire il rosario. E\u0300 stata un&#8217;esperienza di cui ricordo solo un particolare: le suore avevano regalato a tutte noi bambine \u2013 non ricordo maschi, ma non ne sono certissima \u2013 una coroncina con dieci grani. Eravamo alle Elementari, ma credo le suore ci conoscessero dai tempi dell&#8217;asilo. In base alla nostra personalita\u0300 e al nostro comportamento ci hanno assegnato un colore diverso: le coroncine azzurre corrispondevano ai misteri gloriosi (per bambine superbuone), le rosa ai misteri gaudiosi (per bambine buone) e quelli rossi ai misteri dolorosi (per bambine che dovevano diventare piu\u0300 buone grazie all&#8217;aiuto di Maria). Se oggi qualcuno mi chiede cosa posso dire del rituale legato al rosario, non so assolutamente cosa rispondere, non ne ricordo nulla. Ma questo si\u0300: misteri gloriosi, gaudiosi, dolorosi. E io, per fortuna, ero rosa. Come mia sorella, peraltro: avevo seriamente temuto di non essere nella sua stessa categoria.<\/p>\n<p>Crescendo ho imparato che non era importante la ritualita\u0300 in se\u0301, quanto piuttosto un vero dialogo con Dio, anche con parole proprie. Ricordo che in prima Media la nostra maestra delle Elementari ci fece il catechismo per la cresima. La adoravo. Una delle donne piu\u0300 importanti della mia vita. E il fatto che ci trattasse da grandi, non piu\u0300 come bambini delle Elementari, sottolineava l&#8217;importanza di quella svolta nella fede. Ero cosi\u0300 orgogliosa di appartenere a quel mondo fatto di fede \u00abvera\u00bb&#8230; Smettere la recita mi e\u0300 sembrata una delle conquiste piu\u0300 importanti del mondo e della Storia. Esisteva il pregare come relazione: fine delle formule. Fine del rosario, ovviamente.<\/p>\n<p>Un&#8217;esperienza di preghiera interessante, nella mia adolescenza inoltrata, e\u0300 stata quella di qualche giorno in un eremo. Il monaco che mi ha accolta era intelligente, straordinariamente \u00abmoderno\u00bb nel linguaggio e nelle sottolineature, ma anche molto rigoroso nello scandire la giornata con i Salmi, cantati con le melodie del canto gregoriano, e con il lavoro: senza un pezzetto di terra da governare forse non sarei riuscita a resistere in tutto quel silenzio. In quei giorni tutto aveva senso: anche quello che sembrava pura forma era diventato sostanza. Per anni ho pregato con la liturgia delle ore. Non era un obbligo, dato che lo facevo in assoluta solitudine, ne\u0301 una finzione. Sentivo vero quello che leggevo e recitavo, mi permetteva di riflettere sulla vita e sul senso dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>La Messa e\u0300 diventata noiosa per prima. Se la preghiera coi Salmi riuscivo a salvarla, la Messa no. Inginocchiarmi, a un certo punto, e\u0300 diventato impossibile: mi sembrava di rispondere \u00aba bacchetta\u00bb. Quando il prete diceva \u00abPreghiamo\u00bb: tutti in piedi. L&#8217;ho studiata, anche, la Liturgia. Le anafore, il senso dei momenti da riservare a un atteggiamento formale diverso: tutto torna. Ma non tornava dentro di me. Di sicuro la mia indole refrattaria all&#8217;obbedienza, all&#8217;abitudinarieta\u0300, al formalismo ha avuto un certo peso nel rifiuto della dimensione rituale della religione, ma c&#8217;e\u0300 qualcosa che ha a che fare con la fede stessa. Per fede, si accetta anche cio\u0300 che non si capisce. Se anche i riti mi fossero apparsi vuoti di significato, ma vi avessi scorto un senso, avrei trovato un modo. L&#8217;accettabilita\u0300 non e\u0300 una questione di testa, o almeno non solo.<\/p>\n<p>Analoga reazione \u00aburticante\u00bb, nella ritualita\u0300 cattolica, mi si e\u0300 scatenata a proposito della musica. Da vera rocker, adoro immaginare la vita con una colonna sonora. Cantare mi mette gioia. Nelle chiese la svolta musicale e\u0300 stata evidente, con buona pace delle vecchiette gracchianti che a un certo punto hanno visto arrivare le chitarre e hanno temuto il peggio. Non e\u0300 stata la bruttezza delle canzoni. Che poi, a volte, erano perfino carine. Ne ricordo una, Symbolum 77. Immagino significhi che e\u0300 stata scritta nel 1977, anni buoni per le \u00abchitarre\u00bb. Che poi fosse un Simbolo, cioe\u0300 un Credo, non era chiarissimo a tutti: qualcuno la scambiava per un canto d&#8217;amore e ne dedicava pezzi di frasi all&#8217;amato o all&#8217;amata. Da un certo punto in poi non ho piu\u0300 cantato. Non mi dava gioia l&#8217;essere la\u0300: sapeva di finto.<\/p>\n<p>La ritualita\u0300 e\u0300 una componente forte del sentimento identitario: fare gli stessi gesti permette di riconoscersi negli altri intorno a s\u00e9. Gli studi sociologici sul calcio, sui concerti e le discoteche, sui comportamenti di massa negli acquisti, negli anni della mia adolescenza e degli studi universitari mostravano sempre di piu\u0300 come le persone cercassero \u00abnuovi templi\u00bb. La diffusione di questa consapevolezza, che alcuni cattolici utilizzavano per cercare di frenare l&#8217;esodo dalla Chiesa, non ha solo creato una matura coscienza di se\u0301 e delle istanze collettive: ha anche permesso che si sgretolasse l&#8217;idea, in me e in un paio di generazioni limitrofe, di una spiritualita\u0300 connessa ai riti cattolici. Potevano esserci altre ragioni e altri bisogni, dietro l&#8217;andare in chiesa. E quegli stessi bisogni potevano essere soddisfatti altrove.<\/p>\n<p><strong>Norme<\/strong><\/p>\n<p>Il cristianesimo come un&#8217;etica e\u0300 stato il medesimo cavallo di battaglia di due approcci filosofici alla religione diametralmente opposti. Da una parte l&#8217;anima integralista, per la quale believing, belonging e behaving sono inscindibili. Dall&#8217;altra quella laicizzante, per cui solo l&#8217;etica e\u0300 la vera rivoluzione del cristianesimo. Premetto che l&#8217;esito della mia posizione sara\u0300 lontano da entrambe, ma sento il bisogno di raccontare queste due prospettive epistemologiche, dato che entrambe hanno esercitato sulla mia generazione un&#8217;attrattiva a tratti ipnotica, a tratti ansiogena. Chiedo spazio, in questo caso, anche per le conseguenze psicologiche che l&#8217;identificazione tra etica e religione ha avuto su di noi. Noi \u2013 quelli di noi che oggi sono adulti \u2013 siamo stati al centro di un sistema educativo che \u2013 in buonissima fede, immagino \u2013 ha lasciato segni non belli. Ma torniamo a raccontare.<\/p>\n<p>Il primo grappolo di idee nasce intorno alla convinzione che la fede si esprima dentro la Chiesa e attraverso un comportamento consono a questa appartenenza. Se stai dentro, ti comporti bene. Se stai fuori, ti comporti male. Se stai fuori, non credi. Se non credi, ti comporti male. La dimostrazione piu\u0300 evidente di queste equazioni sembrava venire dai comportamenti sessuali e familiari. Dentro la Chiesa: famiglia sana, sessualita\u0300 sana. Fuori dalla Chiesa: famiglia che si disgrega e sessualita\u0300 libera e quindi potenzialmente impazzita. Sto semplificando, ovviamente, ma il martellante brusio della quotidiana pedagogia \u00abcattolica\u00bb e\u0300 stato piu\u0300 forte di un urlo. Magari sarebbe stato piu\u0300 facile scappare.<\/p>\n<p>La Chiesa, in Italia, non si e\u0300 mai espressa all&#8217;unisono: ho sentito preti liberal su anticoncezionali e rapporti prematrimoniali e preti difendere la \u00abHumanae Vitae\u00bb con la stessa veemenza. Ci sono sempre state, ad esempio, frange vicine alle istanze giovanili e frange che le demonizzavano. Ci sono anche oggi siti web in cui si ammicca alla versione piu\u0300 moderna del cristianesimo e altri in cui si raccolgono firme contro il modernismo papale o si denuncia la corruzione di questo mondo contemporaneo. Ci sono credenti che insistono sui diritti di tutti, altri che lottano per i valori della famiglia, contro chi e\u0300 \u00abdiverso\u00bb.<\/p>\n<p>Difficile dire quale etica sia ufficialmente quella cattolica, a meno di non attenersi al \u00abCatechismo della Chiesa Cattolica\u00bb, che poi non e\u0300 nemmeno esente da detrattori interni. Certa e\u0300 solo una cosa: non si puo\u0300 pensare che qualcuno che appartiene alla gerarchia della Chiesa possa sostenere che non e\u0300 suo compito definire confini etici. Quali che siano, vanno posti. Il gregge senza il suo pastore si disperderebbe. La gente non saprebbe piu\u0300 cosa e\u0300 giusto e cosa e\u0300 sbagliato.<\/p>\n<p>Sull&#8217;altro versante, a partire dalle \u00abrivoluzioni\u00bb del &#8217;68 e del Concilio, si trovano coloro che sostengono che il vero e unico cuore del cristianesimo e\u0300 l&#8217;essere un&#8217;etica. Valori contrapposti a riti e struttura gerarchica. In qualche modo la presenza del messaggio evangelico ha senso perche\u0301 rende migliori le societa\u0300. Pace, giustizia, umanita\u0300: questo e\u0300 cio\u0300 che Gesu\u0300 avrebbe voluto. Anche qualche teologo si e\u0300 spinto in questa direzione, senza mai fare affermazioni palesemente eretiche. Molti intellettuali laici hanno sostenuto questa tesi. Personalmente ne sono stata intrigata per un po&#8217;, ma non mi ha mai convinto. L&#8217;affermazione della trascendenza mi pare caratterizzi maggiormente una religione, piuttosto che i suoi valori, che spesso assomigliano al contesto culturale in cui ogni religione si incarna.<\/p>\n<p>Nella mia mente, rispetto all&#8217;etica, sono accadute due cose distinte. Per prima si e\u0300 affacciata la necessita\u0300 di separare l&#8217;appartenenza alla religione dall&#8217;eticita\u0300 dei comportamenti. Io mi sentivo parte della Chiesa, ma pensavo che i non credenti potessero essere bravissime persone. Di fatto, conoscevo atei convinti di gran lunga piu\u0300 generosi, accoglienti, corretti di molti cattolici. Solo successivamente sono arrivata a convincermi che non e\u0300 necessariamente insito nella natura delle religioni stabilire delle norme di comportamento. Quando si studia la Bibbia con strumenti esegetici scientifici, si capisce quale sia stato lo spirito con cui, in quel contesto storico, i redattori del testo volessero mettere in luce come, rispetto alle norme morali correnti, una \u00abParola divina\u00bb avesse qualcosa in piu\u0300 da dire, rispetto alle filosofie umane. E\u0300 interessante vedere come il Decalogo, ad esempio, superi le tradizionali categorie etiche. Solo una forma di ispirazione giustifica tanto coraggio. Questo pensavo, da studente di teologia. Poi pero\u0300 ho messo in relazione questo salto di \u00abintelligenza\u00bb delle cose umane con altri e altri ancora. Nel proprio cammino l&#8217;uomo affina sempre di piu\u0300 la propria capacita\u0300 di convivere con l&#8217;altro e si dota di categorie interpretative e di risorse per la convivenza che costruiscono la possibilita\u0300 di un mondo migliore. Non c&#8217;e\u0300 una vera ineluttabilita\u0300 di un Dio che ci dica cosa fare e cosa no.<\/p>\n<p>Passando dal piano della teologia a quello della vita ecclesiale, che ci sia bisogno di una sezione del \u00abCatechismo\u00bb che dica che cosa e\u0300 peccato e che cosa no e\u0300 una di quelle cose che mi fa dire di me che non posso stare in questo posto. Se la Chiesa definisce se stessa come una fonte normativa, io posso accettare che non ho alcun diritto di contestare questo assunto, ma d&#8217;altra parte non posso pensare di farne parte. L&#8217;unico confine invalicabile della liberta\u0300 dell&#8217;individuo e\u0300 la liberta\u0300 dell&#8217;altro. Far male a qualcuno e\u0300 sbagliato perche\u0301 fa male a qualcuno, per nessuna altra ragione. Ho provato per tantissimi anni a convincermi che forse devo considerare altri punti di vista, ma non ne vedo altri.<\/p>\n<p>Nella fase di latenza mi e\u0300 capitato spesso di esporre i miei dubbi a chi non ne aveva. L&#8217;obiezione piu\u0300 frequente e\u0300 stata che era troppo comodo smentire l&#8217;autorevolezza della Chiesa, dato che cosi\u0300 mi sarei autorizzata a fare qualsiasi cosa avessi voluto fare. E\u0300 incredibile, a distanza di tanti anni, che davvero qualcuno potesse credere questa cosa. Non mi riferisco solo al fatto che chi mi conosceva avrebbe dovuto sentire la pateticita\u0300 di questa affermazione applicata a me: non ho mai fatto male a nessuno, ho aiutato, ascoltato, accolto, fatto volontariato, e la cosa che mi e\u0300 stata piu\u0300 difficile e\u0300 stata \u00abgodermi la vita\u00bb. Mi riferisco a tanti, tantissimi che come me hanno avuto il problema di \u00absentire di meritare\u00bb. Che sia collegato o meno all&#8217;educazione cattolica, ho ascoltato tantissime storie in cui a un minimo traguardo corrispondeva un passo indietro, se non un&#8217;autocensura, quando non un&#8217;autopunizione. Mi sono convinta, nel tempo, che ognuno di noi fa solo quello che puo\u0300. Non fa quello che deve: non siamo macchine. Ne\u0301 quello che vuole: non siamo dei. Siamo esseri umani limitati, imbrigliati dentro fragilita\u0300.<\/p>\n<p>Sono diventata un&#8217;immorale? Certo che no, sono la stessa di sempre, con le stesse priorita\u0300: fantasia e bonta\u0300. Non credo piu\u0300 nel cantastorie-Dio ne\u0301 nel Dio dei miei genitori, ma se ho fatto o faccio del male a qualcuno e\u0300 assolutamente senza volerlo, per errore o per limiti, mai per cattiveria.<\/p>\n<p>Serve una morale in questo mondo pluralista? Bisogna fare molta attenzione con le risposte vecchie a domande nuove. Per me rimane valido che il limite e\u0300 dato dall&#8217;altro. Il potere dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo, la violenza, fisica e non: ecco che cosa temo. Ma credo che il vero argine contro l&#8217;abuso del potere di qualcuno su qualcun altro sia l&#8217;intelligenza. Consapevolezza di se\u0301, degli altri, del bene che deriva da una convivenza in armonia. Per questa ragione, in tutto il periodo di latenza mi sono nutrita di nuove fonti, per la riflessione. Bibbia, Tradizione, Magistero: queste le fonti in Teologia. La Bibbia, letta con metodo storico-critico e con attenzione ermeneutica, puo\u0300 essere un&#8217;enorme opportunita\u0300 di metafore, simbologie, parabole. La Tradizione teologica, come quella filosofica, va contestualizzata e accolta solo per superarla. Quanto al Magistero, onestamente non saprei proprio perche\u0301 dovrebbe essere una voce autorevole. Gli Stati si dotano di norme per la convivenza, gli organismi sovranazionali propongono norme per la tutela dei diritti. Per quale ragione una gerarchia ecclesiastica dovrebbe avere una qualche influenza sul mio modo di vedere le cose?<\/p>\n<p>Col passare degli anni, sempre di piu\u0300, la dimensione del \u00absistema\u00bb mi ha fatto paura. Mentre c&#8217;e\u0300 chi si sente rassicurato dall&#8217;idea che le Verita\u0300 siano contenute in un organizzato sistema di gerarchie e processi razionali e di fede, a me fa star bene solo il pensiero che la verita\u0300 sta nelle storie di ciascuno. Mi fanno paura quelli che hanno capito tutto. Ecco perche\u0301 le mie fonti, in tutti questi anni, sono diventate le persone che incontro, le storie che leggo o che guardo. La realta\u0300 e la finzione \u2013 che contiene tanta verita\u0300 \u2013 sono occasioni di riflessione, ci rendono migliori. Che lo possa fare una serie televisiva o un manuale di teologia non e\u0300 un&#8217;affermazione eretica: e\u0300 un fatto.<\/p>\n<p>Poche righe, almeno, sulla sessualita\u0300. Dal giorno in cui qualcuno mi ha detto di essere omosessuale o transessuale, dal giorno in cui il dolore di qualcuno, nello stare in coppia o in famiglia, superava la possibilita\u0300 di mantenere un impegno, dal giorno in cui il giusto sembrava violento&#8230; io sono convinta che le Chiese dovrebbero tacere. Non \u00abdire cose diverse\u00bb: tacere.<\/p>\n<p><strong>Parole<\/strong><\/p>\n<p>C&#8217;e\u0300 un assunto fondamentale che ho imparato dal mio periodo di latenza: dare i giusti nomi salva la vita. Definirsi in modi ambigui non serve a rendere fluida la nostra visione di noi stessi, serve solo a fare confusione. Non solo dentro di noi, ma anche con gli altri. Oggi non ho dubbi su di me. C&#8217;e\u0300 poi una cosa che ho capito della comunicazione nella Chiesa: qualsiasi decisione in merito a \u00abcambiare parole\u00bb non mi avrebbe fatta rimanere. Eppure nulla e\u0300 indifferente nel modo in cui la Chiesa in Italia si esprime. Quanto pesano, le parole di chi parla di Dio&#8230;<\/p>\n<p>Ho un ricordo nitido che ha a che fare con la prima parola che mi ha dato da pensare: \u00absalvezza\u00bb. Facevo le Elementari. L&#8217;anziano parroco ci aveva raccontato che san Domenico Savio un giorno era andato a confessarsi e non aveva detto tutti i peccati. Giratosi per andare via, aveva visto il diavolo. Allora aveva deciso di tornare dal sacerdote a dire tutto, sui suoi peccati. Cosi\u0300 anche noi \u2013 aggiungeva il parroco \u2013 avremmo dovuto dire sempre tutti i peccati commessi, se volevamo essere salvati. Chiariamo subito che non mi aveva spaventata l&#8217;idea del diavolo. Immagino che mia madre mi avesse gia\u0300 ampiamente tranquillizzata, rispetto alla paura che non dovevo avere del diavolo, perche\u0301 per lei l&#8217;amore di Dio era infinito e incondizionato. Non posso dire che l&#8217;idea di peccato mi fosse allora odiosa o mi sembrasse strana. Si trattava del vocabolario ufficiale: dire parolacce era peccato, cosi\u0300 come litigare o dare le botte. Quello che non riuscivo a desiderare era di essere salvata. Peccare assomigliava a sbagliare, ma essere salvati&#8230; da che cosa? Questo era il punto: se cerchi la salvezza devi avvertire un pericolo, ma quale pericolo stavo e stavamo correndo? Da cosa dovevo stare lontana? Al peccato si rimediava con la confessione oppure chiedendo scusa, la salvezza doveva servire a qualcosa di piu\u0300. Credo che nell&#8217;idea del nostro parroco ci fosse la dannazione, da evitare, ma non ricordo se lo aveva esplicitato. E comunque io non lo avrei capito. Sono passati anni, decenni, ho studiato teologia, ma ancora non sono convinta che chi chiede a Dio di essere salvato sappia davvero cosa sta dicendo.<\/p>\n<p>L&#8217;altra parola incomprensibile, da sempre, e\u0300 \u00abmisericordia\u00bb. Stesso problema della salvezza, in piu\u0300 con la sensazione che fosse un po&#8217; umiliante essere oggetto di misericordia.<\/p>\n<p>L&#8217;aspetto incomprensibile, di questo vocabolario cattolico, e\u0300 legato anche all&#8217;uso che se ne fa \u00abcome se\u00bb tutti lo considerassero gergo quotidiano. Ricordo di essere stata infastidita, piu\u0300 ancora che dall&#8217;uso rituale all&#8217;interno della Messa di espressioni vuote di significato, dal fatto che gli adulti \u2013 il prete e non solo \u2013 si rivolgessero a me bambina o \u2013 peggio! \u2013 a me adolescente con quelle stesse formule. Non parliamo del prete anziano che salutava con \u00abSia lodato Gesu\u0300 Cristo\u00bb e della vergogna che ho provato la prima volta che l&#8217;ho incontrato da sola a dovergli rispondere \u00abSempre sia lodato\u00bb: dato che non capivo, mi sentivo stupida e avevo paura di dire la cosa sbagliata. Non parliamo nemmeno di concetti astrusi o irrazionali come la verginita\u0300 di una madre o la risurrezione dei morti, che mi scatenava semmai fantasie plastiche, come per un funerale in cui la signora anziana era morta dopo l&#8217;amputazione di una gamba: come sarebbe risorta? Con la gamba, senza la gamba o con la gamba in cancrena? Parliamo piuttosto delle frasi ammantate di bonta\u0300 quotidiana. Alla figlia di quella signora, ad esempio, il sacerdote, dopo la Messa, ha detto che il Signore l&#8217;avrebbe aiutata a capire. Capire cosa? La cancrena? O il senso della vita e della morte? Chi e\u0300 il Signore? L&#8217;uomo Gesu\u0300, che non c&#8217;e\u0300? Il suo spirito nel Vangelo? La comunita\u0300 dei fedeli che ti sostiene? Non avevo ancora chiaro il senso delle metafore e delle allegorie. Eppure, quando le metafore e le allegorie sono state il mio pane quotidiano, non sono stata capace di tradurre in vita quelle espressioni. Non le ho mai sentite mie.<\/p>\n<p>Ancora un aspetto e\u0300 fondamentale, per capire come le parole della vita nella Chiesa possono disorientare anziche\u0301 essere di conforto: il contesto in cui tutti viviamo. La mia latenza ha il suo ultimo periodo, quello conclusivo, in concomitanza con l&#8217;entrata nella mia vita dei figli. Con l&#8217;arrivo di bambini ti si rovescia addosso un universo linguistico e di immagini che ti obbliga a ri-comprendere la realta\u0300. Come si spiega a un bambino che deve prendere un antibiotico? Non gli chiedi di scomporre la molecola, ma di bere un cucchiaino con le fragoline cosi\u0300 poi stara\u0300 meglio. Ma le fragoline non sono la fonte di guarigione, sono solo il \u00abvestito\u00bb che la casa farmaceutica ha messo per associare il buono al far bene, la speranza di guarigione alla fiducia nella mamma e nel papa\u0300.<\/p>\n<p>Poi i neonati crescono e imparano da un orsetto e dal suo amico maialino che siamo tutti diversi, ma possiamo convivere, che siamo tutti fragili e pieni di paure, ma che ognuno e\u0300 speciale a modo suo. Poi entrano in mondi magici, con il Signore degli anelli e il Signore Oscuro. Se a quel punto chiediamo a una suora o a una giovane catechista di dire ai nostri figli che il Signore li ama, dobbiamo avere tanta tanta tanta chiarezza dentro di noi, prima di pensare di poter riempire quei cervelli a nostro piacimento. Di insegnamenti e\u0300 piena la vita: alcuni arrivano da adulti che hanno capito prima di te, altri arrivano dall&#8217;esperienza che ne fai, altri ancora dalle storie degli altri, vissute veramente o inventate per farti riflettere, nei libri o nei film. Vivendo le scoperte dei miei figli, ascoltandoli e facendoli parlare \u2013 e non parlando io \u2013, ho ripescato nella mia memoria tutta la sensazione di contraddizione semantica con cui sono stata costretta a vivere meta\u0300 della mia vita.<\/p>\n<p>Ho detto nella premessa che una comunicazione diversa, da parte della Chiesa, non mi avrebbe convinta a rimanere. Piu\u0300 ancora che per luoghi, riti e norme, tuttavia, va detto che la Chiesa non puo\u0300 pensare di trattenere le persone con le parole giuste, ma deve sapere che con le parole sbagliate puo\u0300 farle scappare. Non basta una traduzione in \u00abmodernese\u00bb: e\u0300 importante incontrare le persone reali con il loro linguaggio reale. Nella mia strada in uscita dalla Chiesa sono entrata in relazione con la post-modernita\u0300, ho capito che vivere nel mondo oggi non comporta soltanto il pluralismo delle posizioni ma anche una attenta delicatezza nella scelta delle parole. Mi rendo conto che parte della mia decisione di uscire si trova in questa mancanza di rispetto con cui troppo spesso le idee vengono espresse. A volte leggo affermazioni che cattolici di varia responsabilita\u0300 fanno con disinvolta arroganza. Altre, fatte con umilta\u0300 e in punta di piedi, finiscono col ferire comunque chi viene descritto. E\u0300 il caso delle definizioni date da un gruppo che ritiene di possedere la Verita\u0300 a proposito di qualcuno che sta ai margini di questo sistema di comprensione. Ci sono ambiti in cui ho spesso sentito il bisogno di prendere le distanze: dalle posizioni cattoliche e ancora di piu\u0300 dalle modalita\u0300 di espressione di queste posizioni.<\/p>\n<p>Il sollievo piu\u0300 grande, nell&#8217;essere fuori dalla Chiesa cattolica italiana, e\u0300 la fine della vergogna che sentivo nell&#8217;essere complice di una violenza verbale inammissibile. Di cui una gran parte dei cattolici nemmeno ha consapevolezza. Questa pero\u0300 non e\u0300 un&#8217;attenuante, perche\u0301 nella dimensione pubblica dell&#8217;esposizione di valori e idee c&#8217;e\u0300 una componente ineliminabile di assunzione di responsabilita\u0300 nei confronti di chi riceve il messaggio. Non avere consapevolezza dell&#8217;effetto che fa \u2013 soprattutto del male che puo\u0300 fare \u2013 e\u0300 imperdonabile. Io non sono cosi\u0300: questo mi ha spinta, definitivamente, fuori.<\/p>\n<p>Vorrei aggiungere che le parole sono pesanti, e pesa anche il modo in cui si dispongono e si collocano. Mi e\u0300 capitato di leggere un passo dal \u00abCompendio del Catechismo della Chiesa Cattolica\u00bb:<\/p>\n<blockquote><p>492. Quali sono i principali peccati contro la castit\u00e0?<br \/>\nSono peccati gravemente contrari alla castit\u00e0, ognuno secondo la natura del proprio oggetto: l&#8217;adulterio, la masturbazione, la fornicazione, la pornografia, la prostituzione, lo stupro, gli atti omosessuali. Questi peccati sono espressione del vizio della lussuria. Commessi su minori, tali atti sono un attentato ancora pi\u00f9 grave contro la loro integrit\u00e0 fisica e morale.<br \/>\n\u2013 Compendio al Catechismo della Chiesa Cattolica<\/p><\/blockquote>\n<p>La mia attenzione e\u0300 stata catturata dall&#8217;espressione \u00abognuno secondo la natura del proprio oggetto\u00bb, assolutamente insufficiente a giustificare una scelta di tipo testuale come l&#8217;elenco. Non siamo in presenza di una frase \u00abscappata\u00bb a qualcuno in situazione di oralita\u0300, c&#8217;e\u0300 un Papa (Benedetto XVI) che ha approvato con Motu Proprio, nel 2005. Elencare attraverso le virgole comporta mettere gli elementi sullo stesso piano. La prostituzione e\u0300 un&#8217;espressione del vizio? Tutte le prostitute hanno scelto questa vita lussuriosa? Gli atti omosessuali e lo stupro possono davvero stare nella stessa riga?<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(2\/3 \u2013 continua)<\/p>\n<p><strong>Susanna Labirinto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(Foto: Doriana.giarratana)<\/p>\n<hr>\n<p><em>Qui sotto trovi la possibilit\u00e0 di commentare quest&#8217;articolo. Per farlo, devi<br \/>\n1. confermare che sei ateo\/a,<br \/>\n2. essere consapevole che, se menti, stai commettendo il gravissimo peccato di apostasia,<br \/>\n3. aspettare che il commento sia approvato dall&#8217;admin.<br \/>\nL&#8217;approvazione dei commenti dipende dall&#8217;insindacabile e inappellabile giudizio dell&#8217;admin. 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