{"id":7090,"date":"2025-05-05T10:41:11","date_gmt":"2025-05-05T08:41:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=7090"},"modified":"2025-06-18T11:31:46","modified_gmt":"2025-06-18T09:31:46","slug":"i-credenti-non-credono-in-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=7090","title":{"rendered":"I credenti non credono in Dio"},"content":{"rendered":"<p><strong>Se Dio esistesse davvero ma nessuno ne avesse mai parlato ad altri, quanti ci crederebbero?<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>I credenti non credono in Dio (o negli d\u00e8i): suona provocatorio, quasi un paradosso, ma \u00e8 esattamente la tesi con la quale <strong>Dario<\/strong> chiude questa trilogia critica sulla religione. Chi dice di credere in Dio crede in realt\u00e0 a ci\u00f2 che altri esseri umani hanno raccontato su Dio.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p>Fin dall&#8217;infanzia ci viene narrata una storia: esiste un Essere supremo che ha fatto questo e quello, ha dettato regole, ha compiuto prodigi e ha scritto o ispirato libri sacri. Ma di quella storia noi conosciamo solo le parole di altri esseri umani. Nessuno di noi ha mai ricevuto il manoscritto autografo di Dio n\u00e9 una telefonata dall&#8217;Aldil\u00e0. Abbiamo ascoltato dei racconti, letto dei testi antichi, partecipato a dei rituali inventati da esseri umani. Abbiamo creduto a loro. In poche parole: il credente medio non ha fede in Dio in quanto tale bens\u00ec in una tradizione umana che parla di Dio.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Pensiamoci bene: tutte le informazioni che un fedele possiede sulla propria divinit\u00e0 provengono da fonti umane. Bibbie, Vangeli, Corani, Veda, Sutra, testi di ogni religione: opere di esseri umani. Prediche, catechismi, tradizioni orali: trasmissione umana. Anche quelle che chiamiamo \u00abrivelazioni\u00bb divine sono sempre rivelazioni fatte a qualcuno che poi le racconta a tutti gli altri: Mos\u00e8 sostiene che Dio gli ha parlato da un roveto ardente, Paolo riferisce di aver udito la voce di Cristo sulla via di Damasco, Maometto dichiara che l&#8217;arcangelo Gabriele gli ha dettato il Corano. Noi non eravamo l\u00ec. Noi abbiamo solo la loro parola. In pratica ai credenti si chiede: \u00abCredi a me che ti riferisco che cosa dice Dio\u00bb. \u00c8 un gigantesco telefono senza filo teologico, che parte da un presunto messaggero divino e arriva fino a noi dopo millenni di passaparola.<\/p>\n<p><strong>La fede nei racconti (e in chi li racconta)<\/strong><\/p>\n<p>La costruzione della fede si basa dunque su una fiducia accordata a testimoni umani. Il credente si fida degli autori dei testi sacri e dei custodi della tradizione. Non crede in Dio come realt\u00e0 riscontrabile, ma crede al racconto che gli \u00e8 stato fatto su Dio. \u00c8 una distinzione sottile ma fondamentale: se tutti quei racconti fossero un inganno o un errore, la fede crollerebbe, indipendentemente dall&#8217;eventuale esistenza di qualche divinit\u00e0. In altri termini: se Dio esistesse davvero ma nessuno ne avesse mai parlato ad altri, quanti ci crederebbero? Nessuno. La fede vive di narrazioni.<\/p>\n<p>Un musulmano crede che Maometto abbia ricevuto il Corano dall&#8217;arcangelo Gabriele perch\u00e9 si fida di ci\u00f2 che dice la tradizione islamica. Un cristiano crede che Ges\u00f9 sia risorto perch\u00e9 accetta per buona la testimonianza dei Vangeli. Un mormone crede alle visioni di Joseph Smith sui dischi d&#8217;oro perch\u00e9 d\u00e0 credito alle parole di Smith. E cos\u00ec via. Ognuno crede a qualcuno. O meglio: crede al racconto tramandato da qualcuno. Il paradosso \u00e8 che ogni fedele riconosce facilmente la natura umana mitologica delle religioni altrui: il cristiano \u00e8 convinto che le storie di Zeus o di Vishnu siano solo miti inventati, il musulmano ritiene falsi o corrotti i Vangeli cristiani, l&#8217;ebreo rifiuta il Nuovo Testamento e il Corano, l&#8217;ateo li rifiuta tutti. Insomma ognuno \u00e8 scettico sugli d\u00e8i altrui, liquidandoli come fantasie o falsit\u00e0. Ci\u00f2 che il credente non fa quasi mai \u00e8 applicare lo stesso scetticismo al proprio credo: non considera i propri testi sacri come storie inventate da esseri umani, anche se in effetti lo sono tanto quanto gli altri.<\/p>\n<p>Qui sorge la domanda cruciale: chi ci assicura che proprio la nostra tradizione religiosa, tra centinaia di tradizioni contraddittorie, sia quella autenticamente ispirata da Dio? La risposta sincera sarebbe disarmante: nessuno, se non i custodi stessi di quella tradizione. In pratica crediamo che \u00abla Bibbia \u00e8 parola di Dio\u00bb perch\u00e9 la Bibbia stessa lo afferma o perch\u00e9 ce lo dice il prete, crediamo che \u00abil Corano \u00e8 disceso dal cielo\u00bb perch\u00e9 il Corano stesso lo dice o perch\u00e9 ce lo assicura l&#8217;imam. \u00c8 un circolo chiuso: il racconto garantisce s\u00e9 stesso. Un po&#8217; poco dal punto di vista logico, no? \u00c8 come se io scrivessi un libro sostenendo di essere il profeta di una nuova divinit\u00e0 e, se qualcuno dubitasse, replicassi: \u00ab\u00c8 tutto vero, lo giuro sul mio libro!\u00bb. Un ragionamento tautologico che non dimostrerebbe nulla, se non la mia faccia tosta.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nell&#8217;Ottocento Ludwig Feuerbach lo affermava senza mezzi termini: le divinit\u00e0 sono proiezioni dell&#8217;essere umano, creature della nostra fantasia collettiva.<\/p>\n<blockquote><p>Non \u00e8 Dio ad aver creato l&#8217;uomo, ma \u00e8 l&#8217;uomo ad aver creato Dio.<br \/>\n\u2013 Ludwig Feuerbach<\/p><\/blockquote>\n<p>Gli esseri umani hanno attribuito a un ente immaginario tutte le qualit\u00e0 straordinarie che essi vorrebbero avere (perfezione, immortalit\u00e0, onnipotenza) e poi si sono inginocchiati davanti alla propria creazione. Questo concetto era stato intuito, in modo ancora pi\u00f9 ironico, gi\u00e0 2500 anni fa dal filosofo greco Senofane: not\u00f2 che gli Etiopi raffiguravano gli d\u00e8i come uomini neri e con il naso camuso, mentre i Traci li dipingevano con occhi azzurri e capelli rossi, insomma ciascuno a propria immagine. Senofane arriv\u00f2 a dire che, se cavalli e buoi avessero mani per disegnare, disegnerebbero i propri d\u00e8i simili a cavalli e buoi. In poche parole, ogni popolo \u2013 perfino ogni specie \u2013 si crea un dio a propria somiglianza, riflesso dei propri desideri e del proprio immaginario. Quando poi questi d\u00e8i vengono narrati nelle leggende e fissati nei libri, acquistano \u00abvita\u00bb nella mente delle persone, che iniziano a credere che il racconto sia realt\u00e0.<\/p>\n<p>Credere in Dio significa quindi molto spesso credere ai narratori di Dio. Si crede a Mos\u00e8, a Paolo di Tarso, a Maometto, a Joseph Smith, al guru di turno o al teologo interprete. Si sposa la narrazione che costoro propongono. E attenzione: questo non avviene solo nella religione, ma in ogni ambito in cui accettiamo qualcosa per vero senza verificarlo di persona. La differenza \u00e8 che per Babbo Natale o l&#8217;oroscopo prima o poi cresce in noi il sospetto che siano favolette, invece per la religione quel sospetto viene soffocato sul nascere dalla solennit\u00e0 della tradizione e dal fatto che milioni di persone ci credono da millenni. Come se l&#8217;antichit\u00e0 e il successo di una storia la rendessero automaticamente vera: un evidente errore logico, ma assai persuasivo sul piano psicologico.<\/p>\n<p><strong>Piramidi, oggetti magici e d\u00e8i inventati: un esempio analogico<\/strong><\/p>\n<p>Cerchiamo di illustrare il concetto con un esempio analogico e ironico. Immaginiamo un futuro lontano: poniamo l&#8217;anno 5000. Della nostra civilt\u00e0 attuale \u00e8 rimasto poco: molte conoscenze sono andate perdute in guerre e cataclismi, e l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 regredita tecnologicamente. I nuovi abitanti della Terra scoprono, semisepolte nelle sabbie d&#8217;Egitto, delle enormi costruzioni di pietra dalla forma insolita. Ritrovano le piramidi, ma non sanno nulla degli antichi faraoni n\u00e9 dell&#8217;ingegneria con cui furono costruite. Quegli enormi edifici appaiono ai loro occhi come opere ultraterrene, impossibili da realizzare per mano umana. Nascono cos\u00ec delle leggende: c&#8217;\u00e8 chi sostiene che siano state erette dagli d\u00e8i discesi dal cielo, chi invece le ritiene portali verso un altro mondo. Un gruppo di abili affabulatori si autoproclama detentore della verit\u00e0: \u00abGli d\u00e8i ci hanno lasciato le piramidi come prova del loro potere. Un tempo essi regnavano sul mondo e in futuro torneranno\u00bb. Questi sedicenti sapienti scrivono nuovi testi sacri dove raccontano che sotto la Grande piramide dorme un oggetto soprannaturale, un \u00abcuore di cristallo\u00bb capace di guarire ogni male, dono dei signori celesti. La gente, affascinata e intimorita, inizia a crederci. Si formano dei culti: folle di fedeli compiono pellegrinaggi alle piramidi, portano offerte, pregano gli d\u00e8i perch\u00e9 un giorno riemergano con il loro carico di miracoli. Con il passare delle generazioni, questa credenza si consolida. Milioni di persone venerano le Piramidi sacre. Credono davvero negli d\u00e8i delle piramidi? Se lo chiedi a loro, ti diranno di s\u00ec. In realt\u00e0 credono in ci\u00f2 che altri esseri umani hanno raccontato riguardo a quegli d\u00e8i. Nessuno di loro ha mai visto gli d\u00e8i costruire alcunch\u00e9, nessuno ha mai trovato il favoloso \u00abcuore di cristallo\u00bb nascosto. (Qualcuno dir\u00e0 che \u00e8 invisibile agli impuri, ovviamente.) La loro fede \u00e8 tutta riposta in un racconto: il racconto sulle origini divine di quelle misteriose costruzioni. Hanno preso un manufatto reale ma inspiegabile (le piramidi) e gli hanno ricamato attorno una storia mitica per appagare il bisogno di senso e di meraviglia.<\/p>\n<p>Questo mio esempio fantasioso in fondo non \u00e8 diverso da ci\u00f2 che \u00e8 davvero accaduto nella Storia. Pensiamo a quante opere umane sono state attribuite agli d\u00e8i. I fulmini? \u00ab\u00c8 Giove\u00bb, dicevano i Romani. Le altissime mura di Troia? \u00abLe hanno costruite Apollo e Poseidone\u00bb, recitava il mito greco. I tuoni? \u00ab\u00c8 il dio Thor che sta combattendo\u00bb, secondo i Vichinghi. Ogni volta che qualcosa appariva straordinario o incomprensibile, la spiegazione immediata era inventare un racconto divino. Oggi sorridiamo di quelle mitologie, le cataloghiamo come leggende. Ma il meccanismo mentale \u00e8 rimasto lo stesso.<\/p>\n<p>Non serve andare nel futuro: guardiamo un esempio nel passato recente, realmente accaduto. Durante la Seconda guerra mondiale alcune popolazioni isolate del Pacifico videro arrivare dal cielo gli aerei americani carichi di rifornimenti. Quegli indigeni non avevano mai visto la tecnologia moderna: interpretarono quei \u00abgrandi uccelli di metallo\u00bb come manifestazioni divine. Nacquero i cargo cult, culti religiosi in cui si veneravano figure come John Frum, una sorta di messia venuto dal cielo con doni, che in realt\u00e0 erano i cargo dei soldati. In assenza di spiegazioni comprensibili, hanno creato dal nulla una narrazione sacra per dare senso a ci\u00f2 che vedevano. Hanno costruito altari, rituali, perfino riproduzioni di aerei fatte di legno, sperando di attirare di nuovo i doni celesti. Questa storia \u00e8 vera e documentata: \u00e8 bastato un evento inspiegabile a innescare la nascita di una mini-religione nel giro di pochi anni, per pura opera della fantasia umana.<\/p>\n<p>Se in pochi decenni un gruppo di trib\u00f9 pu\u00f2 convincersi dell&#8217;esistenza di un messia dei cargo, che cosa possono aver costruito millenni di tradizioni religiose stratificate? Quante analoghe leggende sono fiorite attorno a fatti reali ma fraintesi o magari attorno a nulla di reale se non la voce di un predicatore carismatico? La venerazione delle reliquie, per esempio, ha portato persone razionali a credere che un pezzo di osso o un frammento di legno possedesse poteri miracolosi, solo perch\u00e9 qualcuno l&#8217;aveva spacciato per \u00abosso di un santo\u00bb o \u00ablegno della croce di Cristo\u00bb. In epoca medievale circolavano cos\u00ec tanti chiodi \u00abautentici\u00bb della croce di Ges\u00f9 che a metterli insieme ci si poteva costruire un veliero e ciascuno era venerato come sacro grazie alla storia raccontata su di esso. Analogamente molti cercarono la mitica pietra filosofale perch\u00e9 i testi alchemici ne narravano i prodigi, senza che nessuno l&#8217;avesse mai vista davvero. Ancora oggi c&#8217;\u00e8 chi crede agli \u00abantichi astronauti\u00bb \u2013 l&#8217;idea che alieni avanzati abbiano costruito le piramidi, Stonehenge e altre meraviglie \u2013 preferendo una narrazione fantascientifica alla pi\u00f9 semplice realt\u00e0 dell&#8217;ingegno e della fatica umani. Insomma cambiano i contesti ma la tendenza resta: invece di dire \u00abNon lo so\u00bb, alcuni esseri umani inventano una storia. E altri esseri umani finiscono col crederci.<\/p>\n<p><strong>Profezie vaghe, mancate e postdatate<\/strong><\/p>\n<p>Un elemento affascinante che accomuna molte narrazioni religiose \u00e8 la presenza di profezie. Cosa c&#8217;\u00e8 di meglio, per sostenere che un racconto proviene da Dio, che inserire al suo interno qualche spettacolare previsione del futuro? Se si avvera, evviva, sar\u00e0 la prova che l&#8217;ispirazione era divina. Se non si avvera&#8230; be&#8217;, si trover\u00e0 il modo di giustificarla o di reinterpretarla. In effetti, esaminando con occhio critico le profezie presenti nei testi sacri, scopriamo un quadro desolante: le poche che sono specifiche non si sono realizzate, e quelle che si possono far passare per realizzate sono talmente generiche o ambigue che ci vuole pi\u00f9 fede per vederle esaudite di quanta ne serva per credere ai tarocchi.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso del cristianesimo. Nei Vangeli Ges\u00f9 pronuncia una famosa profezia apocalittica: parla ai suoi discepoli del Regno di Dio e del giudizio finale e conclude dicendo<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIo vi assicuro che non passer\u00e0 questa generazione prima che queste cose siano accadute.<br \/>\n\u2013 Matteo 24,34<\/p><\/blockquote>\n<p>Hai capito bene: prometteva la fine dei tempi entro la generazione dei suoi ascoltatori, dunque nel I secolo d.C. O ancora, in un altro passo, dice:<\/p>\n<blockquote><p>Io vi assicuro che alcuni tra quelli che sono qui presenti non moriranno prima di aver visto venire il Figlio dell&#8217;uomo e il suo\u00a0regno\u00bb.<br \/>\n\u2013 Matteo 16,28<\/p><\/blockquote>\n<p>Parole chiarissime, eppure sono passati quasi due millenni e del regno escatologico nessuna traccia. Quella generazione \u00e8 morta da un pezzo, e molte altre dopo di essa. Si tratta dunque di una profezia non avverata, un falso allarme. Naturalmente i teologi si sono arrampicati sugli specchi per rileggerla in altro modo: c&#8217;\u00e8 chi sostiene che Ges\u00f9 in realt\u00e0 si riferisse a eventi simbolici, chi che parlasse della distruzione di Gerusalemme avvenuta nel 70 d.C., un evento drammatico ma ben lontano dall&#8217;instaurazione del Regno di Dio per tutti i popoli. Resta il fatto che, presa nel suo senso pi\u00f9 immediato, quella predizione \u00e8 risultata falsa. E con essa sono fallite le aspettative apocalittiche dei primi cristiani: gli Atti degli Apostoli e le Lettere di Paolo mostrano una comunit\u00e0 convinta che la seconda venuta di Cristo fosse imminente. Paolo scrive ai Corinzi:<\/p>\n<blockquote><p>Fratelli, io vi dico questo: \u00e8 poco il tempo che ci rimane.<br \/>\n\u2013 1 Corinzi 7,29<\/p><\/blockquote>\n<p>Inoltre consiglia loro di non sposarsi nemmeno, ch\u00e9 tanto il mondo presente sta per finire. Evidentemente anche lui si aspettava di veder calare il sipario entro la sua epoca. Sappiamo com&#8217;\u00e8 andata a finire: il sipario non \u00e8 calato affatto e il \u00abritorno di Cristo\u00bb \u00e8 stato rimandato sine die.<\/p>\n<p>Questa tendenza a prevedere una fine imminente e a essere smentiti dai fatti non \u00e8 solo biblica: ha attraversato tutta la storia della cristianit\u00e0 e non solo. Basti pensare alle innumerevoli sette millenaristiche che, interpretando a modo proprio le Scritture, hanno annunciato date precise per la fine del mondo o per l&#8217;avvento di un&#8217;era messianica: dai montanisti nel II secolo fino ai profeti moderni. I Testimoni di Geova per esempio indicarono prima il 1914 come data dell&#8217;Armageddon, poi, visto che il mondo inspiegabilmente continuava a esistere, spostarono la previsione pi\u00f9 in l\u00e0 (1918, 1925, 1975&#8230;), ogni volta trovando masse di credenti pronti a crederci. Naturalmente ogni volta, al mancato avverarsi, la profezia veniva \u00abreinterpretata\u00bb o si spiegava il fatto con un equivoco. Ormai queste date disattese sono talmente tante che fanno sorridere, eppure c&#8217;\u00e8 chi ancora riesce a non perdere la fede, purch\u00e9 qualcuno confezioni una nuova spiegazione narrativa in cui incasellare il flop precedente.<\/p>\n<p>Non che le altre religioni monoteiste stiano meglio sul fronte delle profezie. Nell&#8217;Islam primitivo, molti compagni di Maometto pensavano che l&#8217;Ora del Giudizio sarebbe arrivata presto anche per loro: alcuni hadith (tradizioni orali) riportano frasi del Profeta che lasciano intendere un giudizio imminente. Ad esempio si narra che Maometto disse \u00abLa vita di questo mondo non durer\u00e0 oltre cento anni a partire da ora\u00bb: una frase interpretata come \u00abentro un secolo sar\u00e0 arrivata la fine dei tempi\u00bb. I commentatori moderni si affrettano a dire che Maometto intendeva solo che \u00abnessuno dei presenti sar\u00e0 vivo tra cent&#8217;anni\u00bb \u2013 una banalit\u00e0 ovvia \u2013, ma il dubbio che volesse alimentare l&#8217;attesa escatologica resta. Del resto anche il Corano descrive segni premonitori dell&#8217;Ora (come lo \u00absplendore\u00bb o spaccatura della Luna) che i musulmani dei primi tempi credevano di vedere gi\u00e0 all&#8217;orizzonte. Passati 1400 anni, l&#8217;escatologia islamica \u00e8 stata aggiornata spostando la lancetta in avanti, esattamente come \u00e8 accaduto nel cristianesimo.<\/p>\n<p>Ci sono poi le profezie generiche, quelle che non possono mai essere smentite perch\u00e9 sono abbastanza vaghe da adattarsi a qualsiasi evento. \u00c8 la tecnica classica di astrologi e chiaroveggenti: annunciare che \u00abci saranno guerre e carestie e segni nei cieli e grandi tumulti\u00bb, cio\u00e8 eventi che, in un modo o nell&#8217;altro, si verificano in ogni generazione. Molti testi sacri abbondano di profezie di questo tipo. L&#8217;Apocalisse di Giovanni, ad esempio, parla per enigmi e simboli: draghi, trombe, cavalli pallidi e coppe dell&#8217;ira, in un caleidoscopio visionario che pu\u00f2 significare tutto e niente. In ogni secolo c&#8217;\u00e8 chi rilegge l&#8217;Apocalisse pensando che descriva proprio gli eventi del suo tempo: cos\u00ec ai tempi di Napoleone si identificava lui con l&#8217;Anticristo, durante la Guerra Fredda il \u00abdrago\u00bb era ora l&#8217;Unione Sovietica ora la Cina, oggi magari qualcuno ci vede l&#8217;ombra di qualche potenza contemporanea. Insomma la profezia diventa un eterno vestito di Arlecchino, rattoppato e colorato a seconda di chi lo indossa. Ma di concreto non c&#8217;\u00e8 nulla.<\/p>\n<p>Le profezie mancanti o fallite e quelle realizzate solo a posteriori \u2013 con l&#8217;escamotage di dire \u00abOh, ecco, questo evento avvenuto oggi combacia con quella frase oscura scritta secoli fa!\u00bb \u2013 rivelano la matrice umana di questi racconti. Se davvero esistesse un Dio onnisciente che rivela il futuro ai suoi portavoce, perch\u00e9 queste predizioni sono cos\u00ec nebulose o inaccurate? Perch\u00e9 l&#8217;Onnipotente dovrebbe parlare come l&#8217;oracolo di Delfi, in modo contorto, lasciando che i suoi seguaci brancolino nell&#8217;incertezza o si illudano invano? Pi\u00f9 credibile, purtroppo, \u00e8 l&#8217;ipotesi che siano stati esseri umani a scrivere queste profezie, magari autoconvinti di parlare per conto divino oppure con l&#8217;astuto scopo di suggestionare i posteri. Gli autori biblici del passato potevano contare sul fatto che, una volta trascorsi secoli, i lettori avrebbero fatto equilibrismi interpretativi pur di mantenere intatta la credenza nella sacralit\u00e0 del testo. E cos\u00ec \u00e8 stato. Ma chi osserva dall&#8217;esterno, con occhio critico, vede il trucco: tutte le religioni hanno profezie non avverate nel loro bagaglio, e tutte trovano il modo di scusarle o di dimenticarle. Si crede al racconto pi\u00f9 che ai fatti. Meglio piegare i fatti \u2013 o ignorarli \u2013 che ammettere che il racconto sacro possa contenere errori. D&#8217;altronde, se crolla la fiducia nel racconto, crolla la fede. E allora vai di fantasia per accomodare la realt\u00e0 alla profezia, mentre dovrebbe essere il contrario.<\/p>\n<p>A ben vedere, la differenza tra le profezie religiose e le famose quartine di Nostradamus \u00e8 solo nel contesto: le seconde sono pubblicate in un almanacco esoterico, le prime in un libro considerato sacro. Ma il modus operandi \u00e8 simile. Nostradamus scrisse versi criptici che chiunque pu\u00f2 tirare da una parte o dall&#8217;altra a piacimento: c&#8217;\u00e8 chi crede che avesse predetto Napoleone, Hitler, l&#8217;11 settembre, le guerre mondiali, semplicemente perch\u00e9 dopo questi eventi ci si \u00e8 messi a cercare frasi vagamente compatibili nelle sue sestine. Nessuno per\u00f2 riesce a predire prima qualcosa di utile basandosi su Nostradamus, ovviamente. Eppure tanti ci credono. Con le profezie bibliche o coraniche succede la stessa cosa: si legge il presente come \u00abprofezia realizzata\u00bb di qualche versetto di 2000 anni fa, ma quei testi non servono mai a prevedere con anticipo e chiarezza qualcosa. Servono solo a rileggere il passato con la lente della conferma. \u00c8 un gioco di prestigio narrativo: aggiustiamo la storia per far sembrare che il nostro libro sacro avesse ragione e continuiamo a crederci.<\/p>\n<p>L&#8217;arguzia di Voltaire calza a pennello: \u00abChi riesce a farvi credere assurdit\u00e0 pu\u00f2 farvi commettere atrocit\u00e0\u00bb. La storia \u00e8 piena di esempi di atrocit\u00e0 commesse in nome di profezie o di dottrine religiose indimostrabili. Ma, senza andare agli estremi, baster\u00e0 dire: chi riesce a farci credere a profezie palesemente fallite o sconclusionate pu\u00f2 riuscire a farci credere qualunque cosa. Infatti cos\u00ec \u00e8: basta l&#8217;autorit\u00e0 della tradizione a far s\u00ec che milioni di persone leggano frasi prive di senso specifico e vi trovino profondi significati, \u00abmisteri\u00bb e promesse che devono prima o poi compiersi. La credenza nel racconto vince sull&#8217;evidenza. La fede, come notava Nietzsche, spesso \u00absignifica non voler sapere quel che \u00e8 vero\u00bb. Ci si tappa le orecchie di fronte alle smentite della realt\u00e0 e si preferisce continuare a credere alla storia, costi quel che costi. \u00c8 un atteggiamento umano comprensibile: accettare che il proprio credo sia fondato sul nulla di fatto sarebbe troppo doloroso, significherebbe ammettere di aver speso anni pregando un&#8217;ombra. Meglio trovare una scusa, raddoppiare la puntata della fede e convincersi che, \u00abse la profezia non si \u00e8 avverata, \u00e8 colpa nostra che non l&#8217;abbiamo capita bene\u00bb. Come dice un antico adagio: non c&#8217;\u00e8 peggior sordo di chi non vuol sentire.<\/p>\n<p><strong>Esperienze religiose e altre visioni: quanto valgono?<\/strong><\/p>\n<p>A questo punto un credente potrebbe obiettare: \u00abVa bene, i testi li hanno scritti degli esseri umani, le storie possono essere inventate&#8230; ma io sento Dio nella mia vita. Ci saranno pure milioni di persone che hanno avuto esperienze spirituali, miracoli, visioni! Quella sar\u00e0 una prova che Dio c&#8217;\u00e8, no?\u00bb. Ecco, questo \u00e8 un altro argomento delicato: il valore delle esperienze personali.<\/p>\n<p>Molti credenti portano a sostegno della propria fede il fatto di aver vissuto momenti intensi, magari inspiegabili, che interpretano come contatto con il divino: una preghiera esaudita, una guarigione inaspettata, l&#8217;apparizione di una figura sacra, una voce interiore, un&#8217;estasi mistica. Anche qui per\u00f2 dobbiamo fare attenzione: per quanto sincera e potente sia un&#8217;esperienza soggettiva, essa resta soggettiva. Non possiamo pretenderla vincolante per gli altri, n\u00e9 usarla come prova oggettiva di una verit\u00e0 sovrannaturale. La mente umana \u00e8 capace di produrre un intero cinema interiore senza bisogno di input esterni: sogni, allucinazioni, visioni, percezioni distorte&#8230; un vero repertorio di fenomeni \u00abstraordinari\u00bb, che per\u00f2 hanno origine nel cervello.<\/p>\n<p>Facciamo qualche confronto. Ci sono persone che giurano di essere state rapite dagli alieni durante la notte: descrivono nei dettagli esseri, astronavi, esperimenti subiti. Altri affermano di aver visto fantasmi di parenti defunti o di essere usciti dal proprio corpo durante un&#8217;operazione chirurgica. Altri ancora sostengono di comunicare regolarmente con spiriti o entit\u00e0 di vario genere. Queste esperienze, per chi le vive, possono essere assolutamente reali. Ma cosa dovremmo dedurne noialtri? Dobbiamo forse crederci senza alcuna verifica? Tendenzialmente no. Sappiamo che la mente pu\u00f2 giocare brutti scherzi. I rapimenti alieni, ad esempio, si spiegano bene con episodi di paralisi nel sonno uniti a immaginazione fertile: il soggetto si sveglia semi-immobile, sente presenze ostili e, influenzato da racconti di fantascienza, visualizza alieni che lo immobilizzano. Un tempo episodi simili venivano interpretati come attacchi di demoni o streghe notturne: la cosiddetta Pesadilla o Old Hag del folklore. Oggi, in un&#8217;epoca di UFO e X-Files, la stessa sensazione viene rielaborata come rapimento extraterrestre. Il contenuto dell&#8217;esperienza cambia col cambiare del contesto culturale, mentre la base neurofisiologica (un disturbo del sonno) rimane la stessa. Ecco un primo punto chiave: molte esperienze che paiono confermare una realt\u00e0 soprannaturale in realt\u00e0 riflettono ci\u00f2 che la persona gi\u00e0 crede o si aspetta di vedere.<\/p>\n<p>Analogamente un cristiano devoto che entri in uno stato alterato di coscienza (per digiuno, preghiera intensa, stress emotivo eccetera) potr\u00e0 vedere la Vergine Maria o Ges\u00f9, un induista in circostanze simili potr\u00e0 vedere Krishna o Kali, un sufi islamico potr\u00e0 avere la visione del Profeta o sentire la voce di Allah, uno sciamano animista vedr\u00e0 lo spirito di un animale totem. Insomma l&#8217;esperienza \u00abmistica\u00bb c&#8217;\u00e8, ma ognuno vede quello in cui gi\u00e0 crede, o quanto meno ci\u00f2 che la propria cultura gli ha impiantato nell&#8217;immaginario. Questo suggerisce che l&#8217;origine del fenomeno sia interna alla psiche, non esterna. Se ci fosse un unico vero Dio a mostrarsi, perch\u00e9 apparirebbe in forme cos\u00ec diverse e incoerenti? Perch\u00e9 a Fatima la Madonna si mostra a tre pastorelli cattolici, mentre nello stesso periodo una divinit\u00e0 diversa rivela messaggi a qualche santone in India? E perch\u00e9 nessuno dei due appare mai, poniamo, a un astronomo scettico dentro un Osservatorio, in modo da convincere anche un non credente con un bello shock mistico controllato? Il quadro che emerge \u00e8 il seguente: le esperienze spirituali confermano sempre la fede di chi le vive, mai la cambiano in qualcosa di totalmente nuovo. Un cristiano in estasi non ricever\u00e0 improvvisamente la rivelazione che il dio Shiva \u00e8 l&#8217;unico vero, ma avr\u00e0 visioni conformi al cristianesimo. Questo fatto da solo dovrebbe far riflettere: se fosse Dio a parlare o a manifestarsi, non dovrebbe farlo in modo univoco, rompendo gli schemi? Invece sembra proprio che le persone, in momenti particolari, attingano al proprio subconscio e trovino l\u00ec le figure gi\u00e0 pronte della loro religione.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. Molte esperienze religiose non sono altro che inganni dei sensi o interpretazioni emozionali di eventi del tutto normali. Un esempio su tutti: la cosiddetta sensazione della \u00abpresenza\u00bb durante momenti di stress o di isolamento. Alcune persone, trovandosi sole al buio in preghiera o in meditazione, riferiscono di sentire come una presenza accanto a s\u00e9, magari identificata con un angelo, con Dio stesso o con un santo. Ebbene, questa sensazione \u00e8 relativamente comune anche fuori del contesto religioso: alpinisti sfiniti in scalata l&#8217;hanno provata \u2013 per loro era la \u00abpresenza amica\u00bb di un compagno invisibile che li affiancava \u2013, naufraghi alla deriva pure \u2013 il famoso esploratore Shackleton parl\u00f2 di una presenza incorporea durante la traversata dell&#8217;Antartide \u2014, perfino persone in semplice stato di isolamento sensoriale. Il cervello umano, quando \u00e8 sotto pressione o in condizioni particolari, pu\u00f2 creare l&#8217;illusione vivida di qualcuno vicino a noi. I credenti interpretano questa presenza come la loro figura spirituale preferita (l&#8217;angelo custode, la Vergine, Ges\u00f9). Altri la vivono magari come il fantasma di una persona cara. Altri ancora come un&#8217;entit\u00e0 sconosciuta ma tangibile. La causa potrebbe risiedere nel modo in cui il cervello modula la percezione del s\u00e9 e dell&#8217;ambiente: se quei confini interni si sballano un po&#8217;, \u00e8 come se proiettassimo fuori una parte di noi e la percepissimo come \u00abAltro\u00bb. Risultato: \u00abSento qualcuno\u00bb. \u00c8 comprensibilissimo che una persona religiosa, vivendo ci\u00f2, ne esca ancora pi\u00f9 convinta che il suo Dio non la abbandona. Ma dal di fuori, sapendo quanti tranelli pu\u00f2 giocare la nostra neurobiologia, non possiamo considerare questa testimonianza come prova di un ente divino oggettivo.<\/p>\n<p>La stessa cautela va applicata ai cosiddetti miracoli o guarigioni. Chi crede dir\u00e0: \u00abHo pregato e sono guarito, quindi \u00e8 stato Dio!\u00bb. Ma quante volte ci\u00f2 accade (coincidenze fortunate, guarigioni spontanee, effetti psicosomatici) e quante volte invece la guarigione non avviene nonostante le preghiere? Sappiamo bene che di fronte a guarigioni mancate il credente non conclude \u00abdunque Dio non esiste\u00bb, ma piuttosto \u00abDio ha detto no\u00bb o \u00abil miracolo \u00e8 un altro\u00bb, magari la forza di sopportare la prova. Insomma l&#8217;interpretazione \u00e8 sempre favorevole al racconto di partenza: se succede qualcosa di bello \u00e8 l&#8217;esaudimento divino, se non succede niente \u00e8 un disegno imperscrutabile comunque divino. \u00c8 una logica a tenuta stagna, inconfutabile qualunque cosa accada, e proprio per questo epistemicamente debole. Una teoria che spiega tutto e il contrario di tutto di fatto non spiega niente. \u00c8 solo un guscio elastico in cui si pu\u00f2 infilare qualunque evento post hoc.<\/p>\n<p>Consideriamo poi il valore aneddotico delle esperienze religiose. \u00abMia zia \u00e8 guarita dal cancro dopo un pellegrinaggio\u00bb, \u00abHo sognato Padre Pio e poi mi \u00e8 successa una cosa bella\u00bb, \u00abHo sentito una voce durante un incidente e mi sono salvato\u00bb. Benissimo. Per ogni aneddoto di questo tipo, ce ne sono mille di segno opposto: persone pie e devote che non ricevono alcun aiuto visibile nelle difficolt\u00e0, visioni di santi che dicono banalit\u00e0 o nulla di verificabile, sogni miracolosi che non portano a nulla se non alla consolazione personale. E soprattutto aneddoti analoghi in ogni religione: il devoto ind\u00f9 guarito dopo aver invocato Vishnu, il buddhista sopravvissuto per intercessione di una reliquia del Buddha, il fedele di una Chiesa evangelica che \u00abparla in lingue\u00bb e si sente riempito dallo Spirito Santo. Per il cattolico medio le guarigioni induiste non provano la verit\u00e0 dell&#8217;induismo: al massimo saranno opera del demonio o suggestioni. Vceversa per l&#8217;ind\u00f9 una guarigione mariana non dimostra affatto che Ges\u00f9 \u00e8 l&#8217;unico salvatore. E l&#8217;ateo, con occhio scettico, pu\u00f2 benissimo mettere tutto nel calderone delle capacit\u00e0 di autoguarigione del corpo e della mente, magari coadiuvate dall&#8217;effetto placebo della fede. Dopotutto si sa che l&#8217;ottimismo e la speranza possono influire sul sistema immunitario: la preghiera in s\u00e9 forse non agisce sul tumore, ma di certo riduce lo stress del malato, e lo stress a sua volta incide sul decorso. Alla fine se uno guarisce ringrazier\u00e0 la Madonna, se non guarisce \u00abera volont\u00e0 di Dio\u00bb. In entrambi i casi la narrazione \u00e8 salva.<\/p>\n<p>E le apparizioni clamorose, con decine di testimoni? Ad esempio le visioni mariane come Lourdes, Fatima, Medjugorje. Anche qui, chi c&#8217;era giura di aver visto o sentito qualcosa, chi non c&#8217;era e non crede resta scettico. A Fatima nel 1917 ci furono migliaia di persone che dissero di aver visto il Sole danzare in cielo (il famoso \u00abmiracolo del Sole\u00bb), ma nessun Osservatorio astronomico registr\u00f2 movimenti solari quel giorno. E meno male \u2013 aggiungo io \u2013, altrimenti si sarebbe trattato di un&#8217;oscillazione cosmica con conseguenze catastrofiche in tutto il globo! Dunque come la mettiamo? I credenti parlano di fenomeno sovrannaturale locale, i non credenti di allucinazione collettiva, complice il fissare il Sole troppo a lungo, che causa effetti ottici strani. Una considerazione interessante: a Fatima molti videro il Sole roteare, ma nessuno vide \u2013 poniamo \u2013 la Luna ballare o le stelle cadere. Perch\u00e9? Perch\u00e9 l&#8217;aspettativa psicologica era di vedere un segno nel cielo, e il pi\u00f9 facile da guardare era il Sole velato dalle nubi. Ecco che tutti fissano il Sole e dopo un po&#8217; le retine e il cervello fanno scherzi: il disco solare pare muoversi, cambiare colore, zigzagare. Un fenomeno noto a chi studia l&#8217;oftalmologia. A Lourdes invece la visione era ristretta a una ragazzina, Bernadette, e tutti gli altri vedevano solo lei in trance e hanno scelto di crederle. A Medjugorje le presunte apparizioni iniziali furono viste da sei giovani e curiosamente in alcune fasi non tutti vedevano la stessa cosa: un indizio del fatto che almeno in parte si trattava di autosuggestione individuale. Oggi quel luogo \u00e8 meta di pellegrinaggi enormi, e c&#8217;\u00e8 gente che afferma di vedere il Sole pulsare o statue che lacrimano o altre meraviglie. Ma \u2013 guarda caso \u2013 sempre fenomeni che non lasciano tracce concrete, non si fanno filmare in modo inequivocabile, non producono effetti tangibili se non nell&#8217;animo di chi gi\u00e0 ci crede.<\/p>\n<p>Con questo non intendo dire che tutti i credenti siano pazzi o stupidi. Affatto. Le esperienze personali possono essere intense e sincere, lo riconosco. Ma, proprio perch\u00e9 tengo alla verit\u00e0, devo anche dire chiaramente che le esperienze soggettive non sono una buona base per l&#8217;accertamento oggettivo. Se mille persone mi raccontano mille cose diverse su cos&#8217;hanno visto o sentito e ognuna ne trae conferma della propria distinta fede vuol dire che la spiegazione pi\u00f9 semplice \u00e8 che ciascuno si sia autoalimentato la propria convinzione. La \u00abprova interiore\u00bb vale solo interiormente, appunto. Per gli altri \u00e8 un racconto di seconda mano, che si aggiunge a mille altri in contraddizione tra loro. Torniamo sempre l\u00ec: al racconto umano. Anche la nonna guarita o la visione del santo non sono di per s\u00e9 \u00abDio\u00bb: sono eventi interpretati in un certo modo e narrati alla comunit\u00e0 dei fedeli, che li accoglie e li tramanda magari ingigantendoli un po&#8217; a ogni passaggio. Dopodich\u00e9 diventano anch&#8217;essi parte della tradizione, e chi vi nasce dentro li accetter\u00e0 come fatti acquisiti, magari senza conoscerne i dettagli o le possibili spiegazioni alternative.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un ultimo paragone da fare, un po&#8217; crudo ma necessario. Immaginiamo una persona che oggi venisse da noi dichiarando: \u00abIeri sera ho parlato con Dio, mi \u00e8 apparso in salotto e mi ha dato questo messaggio per l&#8217;umanit\u00e0\u00bb. Come reagiremmo? Probabilmente con scetticismo, per non dire che chiameremmo un bravo psichiatra. Se insistesse nel dire di vedere e sentire regolarmente figure divine, la sua salute mentale sarebbe messa in discussione. Ebbene, molti santi del passato (e fondatori di religioni) hanno affermato proprio questo: di parlare con Dio, di vedere angeli, di udire voci celesti. Perch\u00e9 siamo disposti a credere a loro e non crederemmo al nostro ipotetico conoscente contemporaneo? In fondo l&#8217;unica differenza \u00e8 che le visioni dei santi\/profeti ce le raccontano i libri venerabili, mentre il conoscente ci riferisce le proprie a voce adesso. Io vedo due possibilit\u00e0: o ammettiamo che il nostro scetticismo odierno \u00e8 giusto, e allora per coerenza dovremmo applicarlo anche retroattivamente ai racconti antichi, oppure concediamo che magari qualcuno anche oggi potrebbe davvero parlare con Dio, ma allora perch\u00e9 non diamo retta ai tanti \u00abprofeti\u00bb moderni che affollano i reparti psichiatrici o che predicano nuove rivelazioni ai margini della societ\u00e0? La verit\u00e0 \u00e8 che in genere non crediamo alle esperienze mistiche altrui a meno che non siano certificate da un bollino di \u00abtradizione\u00bb. Se una visione \u00e8 narrata nella Bibbia si tende a rispettarla, se \u00e8 narrata sul blog di un tizio qualunque la si irride. Eppure la probabilit\u00e0 che entrambe siano allucinazioni \u00e8 pressoch\u00e9 identica. \u00c8 un fatto duro da digerire, ma \u00e8 cos\u00ec: la differenza la fa solo la forza del racconto collettivo. Una visione isolata muore con la persona o al massimo diventa un caso di studio, una visione che si inserisce in una cornice narrativa gi\u00e0 esistente (per esempio \u00abla Madonna continua ad apparire perch\u00e9 la storia sacra prosegue\u00bb) diventa alimento per la fede. Non per il suo contenuto oggettivo \u2013 che resta inconsistente per chiunque altro \u2013 ma per il suo valore simbolico e psicologico dentro quella cornice.<\/p>\n<p>Dulcis in fundo: immaginiamo che oggi, proprio ora, io dichiari che Dio mi \u00e8 appena apparso. Nessun tramite, nessun sogno, nessuna rivelazione mistica: un contatto diretto, inequivocabile. E supponiamo che questo Dio, con tono solenne e definitivo, mi abbia annunciato che ha deciso di autoeliminarsi. S\u00ec, proprio cos\u00ec: Dio ha scelto di scomparire per sempre, senza lasciare traccia della sua esistenza, e che nessuno potr\u00e0 pi\u00f9 avere prove di lui da questo momento in poi. Ecco, se anche io raccontassi questo episodio, con tutta la convinzione e la forza mistica possibili, perch\u00e9 nessuno dovrebbe credermi? Perch\u00e9 la mia affermazione non sarebbe ritenuta alla pari delle rivelazioni di Mos\u00e8, di Maometto, dei profeti? In fondo anche loro hanno semplicemente detto: \u00abDio mi ha parlato, credetemi\u00bb. La mia unica colpa sarebbe quella di essere arrivato troppo tardi, di non avere una tradizione millenaria alle spalle pronta a trasformare le mie parole in dogma. Ma la struttura \u00e8 identica: una dichiarazione individuale elevata a Verit\u00e0 assoluta. Eppure nessuno costruir\u00e0 una religione sulla mia visione, nessuno scriver\u00e0 un libro sacro sul Dio che si \u00e8 autoannullato. Questo mostra quanto il contesto e la ripetizione contino pi\u00f9 del contenuto: non si crede a Dio in s\u00e9, ma alla narrazione che ne \u00e8 stata fatta, tramandata e confermata dalla comunit\u00e0. Si crede a ci\u00f2 che viene narrato come \u00abvero\u00bb da chi ha il potere culturale di definirlo tale.<\/p>\n<p><strong>Non di Dio, ma delle storie su Dio<\/strong><\/p>\n<p>In tutto questo discorso \u2013 te ne sarai accorto \u2013 ho parlato sempre di ci\u00f2 che gli esseri umani dicono di Dio. Non mi sono lanciato in affermazioni metafisiche sull&#8217;esistenza o l&#8217;inesistenza di un Essere Supremo in s\u00e9. Non ho \u00abnegato Dio\u00bb come entit\u00e0 astratta: mi sono limitato a criticare le narrazioni umane su di lui. Ed \u00e8 proprio questo il punto finale che voglio sottolineare.<\/p>\n<p>Quando ci si impegna in una critica religiosa come quella esposta in questa trilogia, qualcuno potrebbe dire: \u00abMa allora tu pretendi di capire Dio? Di dire che cosa Dio farebbe o non farebbe?\u00bb. Niente affatto. Io sto dicendo che non so nulla di Dio, e nemmeno loro (i credenti) sanno nulla di Dio se non quello che hanno letto o udito da altri esseri umani. Non stiamo davvero discutendo di Dio in s\u00e9, ma dell&#8217;idea di Dio che l&#8217;umanit\u00e0 si \u00e8 costruita. \u00c8 un bersaglio molto terreno, fatto di carta e di parole, non di fulmini celesti. Posso criticare la Bibbia o il Corano senza dover sfidare alcun Creatore cosmico, perch\u00e9 la Bibbia e il Corano li hanno scritti delle persone, con tutti i limiti, i bias, le emozioni e le intenzioni di cui le persone sono capaci. Posso dubitare delle apparizioni mariane senza dover duellare con la Regina del Cielo, perch\u00e9 sto semplicemente mettendo in dubbio ci\u00f2 che dei testimoni umani hanno affermato di aver visto. Sto, in altre parole, smascherando il narratore, non il personaggio.<\/p>\n<p>Immaginiamo di leggere un romanzo mediocre e di criticarlo perch\u00e9 la trama non sta in piedi: nessuno ci accuserebbe di \u00abarrogante blasfemia\u00bb verso i protagonisti della storia, perch\u00e9 tutti sanno che sono figure inventate dall&#8217;autore. Ecco, con la religione sembra funzionare diversamente: appena critichi le incongruenze della \u00abtrama\u00bb (sacra), i credenti pensano che tu ce l&#8217;abbia con il protagonista (Dio). Ma il protagonista in questione, finch\u00e9 resta un&#8217;entit\u00e0 invisibile e indimostrabile, esiste solo nel racconto. Io critico quel racconto, evidenziandone le falle, le contraddizioni, le evidenti impronte digitali umane. Che poi un Dio vero esista o no \u00e8 un&#8217;altra questione: importantissima filosoficamente, certo, ma al di fuori della portata dell&#8217;analisi empirica. Il Dio vero, se c&#8217;\u00e8, non lo abbiamo a disposizione sul tavolo degli esperimenti. In compenso abbiamo pile e pile di narrazioni che pretendono di descriverlo: quelle s\u00ec che possiamo analizzarle, confrontarle, valutarle con senso critico.<\/p>\n<p>E che cosa scopriamo, quando facciamo quest&#8217;analisi? Che le narrazioni su Dio portano tutti i segni dell&#8217;origine terrena. Raccontano i pregiudizi dell&#8217;epoca in cui sono nate: ad esempio certi passi biblici grondano sessismo e tribalismo, riflesso della cultura di pastori di 3000 anni fa. Rispecchiano l&#8217;ignoranza scientifica del tempo: vedi alla voce \u00abTerra piatta sotto una cupola di cielo\u00bb, cosmologia presente nei testi sacri pi\u00f9 antichi. Includono errori, false partenze, aggiustamenti in corsa: abbiamo parlato delle profezie mancate e di come si \u00e8 cercato di rimediare. Presentano divergenze dottrinali enormemente diverse una dall&#8217;altra, come \u00e8 ovvio se consideriamo che differenti popolazioni se le sono inventate indipendentemente. E soprattutto queste narrazioni cambiano ed evolvono nel tempo: ogni religione attuale \u00e8 diversa da com&#8217;era alle origini. Il cristianesimo odierno non pratica pi\u00f9 certi rituali ebraici presenti invece nel Vecchio Testamento, l&#8217;Islam ha sviluppato teologie sofisticate assenti nel Corano originario, l&#8217;induismo odierno \u00e8 molto diverso dal culto vedico di 3000 anni fa. Non parliamo poi delle innumerevoli divisioni interne: centinaia di Chiese e di sette in conflitto interpretativo tra loro anche all&#8217;interno della stessa fede di base. Tutto ci\u00f2 segnala relativit\u00e0 culturale, non Verit\u00e0 assoluta. Se davvero esistesse una sola Verit\u00e0 rivelata da un solo Dio, perch\u00e9 mai sarebbe cos\u00ec difficile mettersi d&#8217;accordo perfino tra credenti dello stesso Dio? \u00c8 evidente che ci troviamo di fronte a prodotti umani, con tutte le loro varianti e i loro adattamenti.<\/p>\n<p>Alla fine della fiera, la mia non \u00e8 (solo) una posizione polemica: \u00e8 quasi una constatazione ovvia, una volta aperti gli occhi. I credenti non credono in Dio: credono agli esseri umani. Credono a libri scritti da umani, a prediche fatte da umani, a miracoli raccontati da umani, a dottrine interpretate da umani. L&#8217;essere umano al centro, non Dio. Forse dovremmo essere tutti un po&#8217; pi\u00f9 onesti intellettualmente e ammettere questa realt\u00e0 semplice. Il che potrebbe avere anche un risvolto positivo: se capissimo che in realt\u00e0 \u00e8 sempre stato l&#8217;essere umano a parlare a s\u00e9 stesso attraverso il mito di Dio, forse smetteremmo di delegare a un Aldil\u00e0 immaginario le nostre migliori energie. Credere nell&#8217;essere umano invece che in un Dio non significa fare dell&#8217;umanit\u00e0 un idolo, ma riconoscere che sta a noi inventare e scegliere il significato della nostra vita. Finora lo abbiamo proiettato in cielo per millenni, confidando in padri onnipotenti immaginari. Ora \u00e8 tempo di riprendercelo.<\/p>\n<p>Mi rendo conto che per un credente tutto ci\u00f2 \u00e8 difficile da accettare. \u00c8 pi\u00f9 rassicurante pensare che dietro le quinte ci sia davvero un Regista divino, e non solo un esercito di sceneggiatori umani. Ma guardiamo in faccia la situazione: abbiamo solo il copione scritto dagli sceneggiatori. Il Regista non si \u00e8 mai visto in scena. Forse, semplicemente, il Regista \u00e8 una creazione della sceneggiatura stessa. Un personaggio di cui gli attori si autoconvincono per dare un senso allo spettacolo. Una cosciente illusione collettiva. Come nei bambini che giocano a guardia e ladri e \u00abci credono per finta\u00bb finch\u00e9 dura il gioco, l&#8217;umanit\u00e0 ha giocato a servi e d\u00e8i, a peccatori e redentori, narrando storie sempre pi\u00f9 elaborate. Storie a volte bellissime, poetiche, consolatorie \u2013 riconosco che possono esserlo \u2013 ma pur sempre solo storie.<\/p>\n<p>Con questo non voglio togliere la poesia o il fascino alle narrazioni religiose. Posso anche leggerle e apprezzarle come miti, come ha fatto ad esempio Joseph Campbell studiando \u00abl&#8217;eroe dai mille volti\u00bb che accomuna tante tradizioni. Posso trovare saggezza in certe parabole, elevazione in certi inni. Ma ci\u00f2 \u00e8 ben diverso dal crederli letteralmente veri. Posso godermi la Divina Commedia di Dante ed emozionarmi, ma non \u00e8 che io creda davvero che lui abbia fatto un tour guidato all&#8217;Inferno, in Purgatorio e in Paradiso. Ecco, con la Bibbia e gli altri Libri sacri bisognerebbe fare lo stesso: riconoscerne (eventuali) spunti morali o letterari ma smettere di trattarle come guide telefoniche del Cielo. Perch\u00e9 cos\u00ec facendo alimentiamo un sistema di pensiero pericolosamente irrazionale: quello che mette le storie al di sopra della realt\u00e0 verificabile, fino a negare l&#8217;evidenza pur di salvare la leggenda.<\/p>\n<p>Alla fine non stiamo discutendo di cosa vuole Dio, di cosa fa Dio, di perch\u00e9 Dio permette il male o simili. No. Di quello non sappiamo nulla. Sarebbe come dibattere sui gusti estetici degli unicorni. Stiamo discutendo di cosa raccontano gli esseri umani a proposito di \u00abDio\u00bb. \u00c8 un dibattito tutto interno all&#8217;umanit\u00e0, un processo alle fonti umane della fede. Dio, eventualmente, ne \u00e8 solo il convitato di pietra. E personalmente, dopo aver passato in rassegna testi sacri, profezie, dogmi, miracoli e quant&#8217;altro, vedo ovunque la mano dell&#8217;essere umano e nessuna traccia certa di altro. Vedo la fantasia, la paura, la speranza, l&#8217;ignoranza, l&#8217;astuzia, la follia, la genialit\u00e0 umana, ma il divino, se c&#8217;\u00e8, \u00e8 sepolto talmente in profondit\u00e0 sotto strati di racconti che non se ne pu\u00f2 estrarre niente di affidabile.<\/p>\n<p>Concludo dunque con un invito alla consapevolezza: quella di distinguere tra Dio e l&#8217;idea di Dio. Tra la realt\u00e0 \u2013 qualunque essa sia \u2013 e la narrazione. Possiamo continuare a discutere per secoli se Dio esiste o no, ma rischia di essere un falso problema finch\u00e9 non chiariremo cosa intendiamo con quella parola e da dove prendiamo le informazioni al riguardo. Per come la vedo io, Dio \u00e8 un personaggio letterario di enorme successo, creato a pi\u00f9 mani dagli esseri umani attraverso i tempi. Come tutti i personaggi, pu\u00f2 ispirare, affascinare, spaventare. Ma resta un personaggio, non l&#8217;autore. L&#8217;autore \u2013 ahinoi o per fortuna \u2013 siamo noi. Lo siamo sempre stati.<\/p>\n<p>In fondo non si \u00e8 mai creduto in Dio ma sempre e solo nelle parole umane. E forse \u00e8 arrivato il momento di assumercene la responsabilit\u00e0. Smettere di cercare la verit\u00e0 in antichi racconti e cominciare a cercarla nella realt\u00e0, nel dialogo onesto fra esseri umani, nelle prove concrete e nel ragionamento critico. L\u00ec almeno sappiamo di muoverci su un terreno solido, senza la pretesa di verit\u00e0 assolute calate dal cielo ma anche senza l&#8217;inganno di venerare come assoluto ci\u00f2 che non \u00e8 che un&#8217;eco di voce umana levatasi nel buio dei millenni.<\/p>\n<p>Non Dio, ma l&#8217;essere umano. \u00c8 sempre stato l&#8217;essere umano il protagonista nascosto dietro il sipario del sacro. Riconosciamolo e forse scopriremo che, tolta la maschera divina, possiamo finalmente guardare in volto noi stessi. Con tutti i nostri limiti, ma anche con la libert\u00e0 di chi non dipende pi\u00f9 da favole per dare un senso al mondo. In ultima analisi, liberarsi delle narrazioni non significa rimanere senza significato: significa poter scrivere da capo la propria storia, assumendosene la piena responsabilit\u00e0. E chiss\u00e0 che questa non sia la pi\u00f9 grande forma di rispetto verso quell&#8217;idea di divino che tanto abbiamo venerato: comprendere che, se esiste, non pu\u00f2 manifestarsi che attraverso di noi, oppure \u2013 come io credo \u2013 che siamo stati noi a manifestarlo, a inventarlo, a narrarlo dall&#8217;inizio. In ogni caso il potere creativo della narrazione \u00e8 sempre appartenuto agli esseri umani.<\/p>\n<p>E allora che gli esseri umani finalmente se ne riapproprino, smettendo di attribuirlo a entit\u00e0 invisibili. Qui finiscono i racconti e inizia la realt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Dario<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p><em>Avvertenza:<\/em><br \/>\n<em>La lingua di questo articolo cerca di conciliare l&#8217;inclusivit\u00e0 con la leggibilit\u00e0 e la scorrevolezza. Nessuno si offenda quindi se evita le ripetizioni e usa il plurale sovraesteso. <a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=5651\">Ch\u00e9 mi spiace, ma la schwa anche no.<\/a><\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p><em>Qui sotto trovi la possibilit\u00e0 di commentare quest&#8217;articolo. Per farlo, devi<br \/>\n1. confermare che sei ateo\/a,<br \/>\n2. essere consapevole che, se menti, stai commettendo il gravissimo peccato di apostasia,<br \/>\n3. aspettare che il commento sia approvato dall&#8217;admin.<br \/>\nL&#8217;approvazione dei commenti dipende dall&#8217;insindacabile e inappellabile giudizio dell&#8217;admin. 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