{"id":7157,"date":"2025-07-27T14:41:31","date_gmt":"2025-07-27T12:41:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=7157"},"modified":"2025-08-09T21:27:47","modified_gmt":"2025-08-09T19:27:47","slug":"la-teodicea-paracula","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=7157","title":{"rendered":"La teodicea paracula"},"content":{"rendered":"<p><strong>Se ridefinisci il Bene, ridefinisci il Male, ridefinisci pure Dio, alla fine ti trovi con una teodicea inutile perch\u00e9 non fornisce alcun sollievo agli umani. Stupooore!<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p>Io sono una persona semplice. Il mio \u00e8 un pensiero minimalista, senza fronzoli. Il pi\u00f9 semplice possibile, ma non pi\u00f9 semplice del necessario. Soprattutto \u00e8 un pensiero che desidera una verit\u00e0 se non assoluta almeno razionale, difendibile con argomenti convincenti. Perci\u00f2 si sforza di prescindere dalla soggettivit\u00e0. In particolare le mie emozioni sono soggettive e non devono influenzare il mio pensiero. Per esempio, io ho paura della morte. Anzi no: ho paura del morire. Tuttavia non permetto alla paura del morire di influenzare il mio pensiero fino a indurmi a credere di essere immortale. Sicch\u00e9, quando mi interrogo sull&#8217;essere e sul dover essere, cerco di mantenermi il pi\u00f9 possibile distaccato.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Distaccato anzitutto nella scelta degli assiomi. Prendo da <a href=\"https:\/\/www.wikiwand.com\/it\/articles\/assioma\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Wikipedia<\/a>:<\/p>\n<blockquote><p>Un\u00a0assioma, in\u00a0epistemologia, \u00e8 una proposizione o un principio che \u00e8 assunto come vero perch\u00e9 ritenuto evidente o perch\u00e9 fornisce il punto di partenza di un quadro teorico di riferimento.<\/p><\/blockquote>\n<p>Partiamo da qui.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;essere&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>Mi guardo attorno, osservo la realt\u00e0 e i suoi fenomeni e formulo due assiomi. Non uno di pi\u00f9.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 esiste. Esiste al di fuori della mia mente. Che esisto io \u00e8 ovvio: il Cogito cartesiano \u00e8 inoppugnabile. Inoppugnabile per me, beninteso. Ma sai che c&#8217;\u00e8? Voialtri l\u00e0 fuori non so. Voi fate parte della realt\u00e0 esterna alla mia coscienza e potreste pure essere tutti un&#8217;allucinazione, se io fossi solipsista. Io per\u00f2 non sono solipsista, bens\u00ec realista. Ecco quindi il primo assioma: esiste una realt\u00e0 al di fuori della mia coscienza.<\/p>\n<p>Dopodich\u00e9 constato che nella realt\u00e0 i fenomeni mostrano un comportamento regolare: posso formulare delle leggi naturali che legano fra loro alcune grandezze fisiche in forma matematica. Le leggi naturali mi permettono di descrivere i fenomeni dopo averli osservati e di prevederli prima di osservarli. Sono leggi vere in assoluto? No. Sono leggi provvisoriamente non false: le accetto finch\u00e9 nuovi fenomeni osservati non le violano e non mi costringono a formulare nuove leggi.<\/p>\n<p>Inoltre le leggi sono semplici: fra le molte possibili, privilegio le pi\u00f9 parsimoniose di enti e di ipotesi, pi\u00f9 compatibili con tutte le altre leggi. Se qualcuno vuole farmi accettare una legge pi\u00f9 complessa, che implica l&#8217;esistenza di altri enti e di altre ipotesi, deve giustificarne la necessit\u00e0. Altrimenti nisba. Qualcuno ha detto Occam? Bravo. Ecco quindi il secondo assioma: esiste la realt\u00e0 esterna alla mia mente \u00e8 semplice, regolare e prevedibile. (S\u00ec, lo so: questo assioma potrebbe essere suddiviso in pi\u00f9 sotto-assiomi. Lo stesso rasoio di Occam \u00e8 un assioma, di fatto.)<\/p>\n<p>Questo per quanto riguarda l&#8217;essere: come la realt\u00e0 \u00e8.<\/p>\n<p><strong>&#8230;e il dover essere<\/strong><\/p>\n<p>Poi c&#8217;\u00e8 il dover essere: come la realt\u00e0 deve o dovrebbe essere. Siccome io sono un ente senziente, mi chiedo: le mie azioni dovrebbero avere dei limiti? E quali limiti?<\/p>\n<p>Constato subito un&#8217;esperienza personale diretta: io soffro. Non \u00e8 un&#8217;assioma: la Prima nobile verit\u00e0 del buddhismo \u00e8 un&#8217;esperienza. Alcuni fenomeni provocano in me sensazioni sgradevoli, spesso sgradevoli in maniera orribile. Le definisco dolore o sofferenza. Possono riguardare il mio corpo oppure la mia psiche oppure entrambi. Questo io lo chiamo Male.<\/p>\n<p>Io aborrisco il Male. Mi fa schifo, ribrezzo, orrore. Lo evito il pi\u00f9 possibile. La prospettiva di sperimentare il Male mi terrorizza. Mi terrorizza pi\u00f9 della morte. Difatti la mia morte non \u00e8 il Male, giacch\u00e9 da morto non posso sperimentare pi\u00f9 alcunch\u00e9. Assai pi\u00f9 della morte temo il morire, specie nel dolore. Semmai la mia morte \u00e8 un Male per chi sperimenta il dolore della mia assenza. Il Male \u00e8 sempre e solo la sofferenza.<\/p>\n<p>Io non sono l&#8217;unico ente senziente e constato che gli altri enti senzienti condividono con me l&#8217;esperienza del Male. Quando ci\u00f2 accade e ne vengo a conoscenza, mi accorgo che io, bench\u00e9 non soffra come se il Male mi toccasse direttamente, sono addolorato. Molto addolorato, se l&#8217;ente senziente e sofferente mi \u00e8 caro. Definisco questa sensazione empatia e, studiando la biologia e l&#8217;antropologia e la psicologia, avanzo un&#8217;ipotesi naturalista: l&#8217;empatia \u00e8 un istinto frutto dell&#8217;evoluzione naturale degli enti senzienti pi\u00f9 complessi, una caratteristica selezionata perch\u00e9 favorisce la sopravvivenza individuale e la riproduzione.<\/p>\n<p>Ora posso formulare un principio etico: ogni agente senziente che in modo intenzionale provoca il Male o non lo impedisce pur potendo farlo \u00e8 cattivo, ogni agente senziente che interviene per ridurre il Male \u00e8 buono. Dopo il principio, la norma morale: io devo essere buono e non cattivo, io devo aiutare i buoni e ostacolare i cattivi.<\/p>\n<p>\u00c8 un&#8217;etica semplice. Poi applicarla \u00e8 un casino. Se io provoco la sofferenza di qualcuno per evitare la sofferenza di qualcun altro, sono buono o cattivo? Dipende. Bisogna soppesare e valutare e scomodare eventuali altri valori. Nondimeno il principio generale quello \u00e8: chi fa il Male \u00e8 cattivo, addirittura malvagio se il dolore provocato o permesso \u00e8 inutile e insensato. \u00c8 un principio semplice, quasi ingenuo, ma efficace. E ha una spiegazione naturale: emerge dal rifiuto del dolore e dall&#8217;empatia.<\/p>\n<p>La mia etica \u00e8 razionale e oggettiva? No e s\u00ec. No, perch\u00e9 non posso dimostrare che far soffrire un ente senziente \u00e8 un atto malvagio nello stesso modo in cui dimostro un teorema matematico o verifico una legge naturale. S\u00ec, perch\u00e9 la mia etica emerge in modo spontaneo e necessario come fenomeno biologico, quindi naturale. E la Natura \u00e8 razionale.<\/p>\n<p><strong>Tanto basta<\/strong><\/p>\n<p>Mi serve altro? No. Il mio mondo finisce qui. Distinguo i fatti naturali dai fatti morali \u2013 dall&#8217;essere non posso dedurre il dover essere e men che meno viceversa \u2013 e formulo delle leggi descrittive per i primi e normative per i secondi. In tutto ci\u00f2 che osservo non c&#8217;\u00e8 nulla che mi induca a inferire l&#8217;esistenza di altro: una realt\u00e0 ordinata e razionale, un&#8217;etica naturale.<\/p>\n<blockquote><p>Due cose riempiono l&#8217;animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto pi\u00fa spesso e pi\u00fa a lungo la riflessione si occupa di esse:\u00a0il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell&#8217;oscurit\u00e0, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza.<br \/>\n\u2013 Immanuel Kant,\u00a0Critica della ragion pratica<\/p><\/blockquote>\n<p>Kant ha bisogno di Dio per fondare la propria morale, io no. La mia morale non \u00e8 oggettiva, ma \u00e8 quanto meno intersoggettiva, poich\u00e9 \u00e8 condivisa dalla gran parte del genere umano e ha una spiegazione naturale.<\/p>\n<p>Tanto basta. Se mi si vuole convincere dell&#8217;esistenza di altro, me ne si deve dimostrare la necessit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;ente creatore&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>Qualcuno sostiene che esista un ente creatore dell&#8217;universo con le sue leggi. Poich\u00e9 codesto ente non fa parte dell&#8217;universo, deve essere trascendente, deve stare in una dimensione differente. Deve essere ontologicamente diverso. I credenti lo chiamano Dio.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile? Mah. S\u00ec, direi di s\u00ec. Non posso escluderlo. Per accettarlo dovrei avere delle prove di qualche tipo. Ci sono prove della sua esistenza?<\/p>\n<p>No, non ci sono, ammettono alcuni credenti. Allora grazie, ma anche no. Credano loro ci\u00f2 che desiderano, ma io ne faccio a meno. Non ho bisogno di questa ipotesi, come disse Laplace all&#8217;Imperatore.<\/p>\n<p>S\u00ec, ci sono, affermano altri credenti. E snocciolano pseudoargomenti filosofici e naturalistici per dimostrare che l&#8217;ente trascendente e creatore esiste. L&#8217;argomento ontologico. L&#8217;argomento cosmologico kalam. Il fine tuning.<\/p>\n<p>Io studio le presunte prove, le indago con rigore razionale e constato che sono tutte stronzate. Tutte, senza eccezioni. Non uno solo degli argomenti teologici \u00e8 non dico cogente, ma nemmeno convincente, ma nemmanco ragionevole. Sicch\u00e9 concludo ancora che grazie, ma anche no. Come prima: credano loro ci\u00f2 che desiderano, ma io ne faccio a meno. Non ho bisogno di questa ipotesi.<\/p>\n<p><strong>&#8230;ma anche onnipresente, onnisciente, onnipotente e buono<\/strong><\/p>\n<p>Fra i credenti nell&#8217;esistenza del creatore trascendente, i seguaci di una particolare versione divina sostengono che esso \u00e8 onnipresente (si trova in ogni luogo del tempo e dello spazio), onnisciente (conosce ogni evento passato, presente e futuro), onnipotente (pu\u00f2 compiere qualsiasi azione, purch\u00e9 compatibile con la logica) e buono. Ma buono in che senso? Buono e basta, mi sembra di capire. Buono come pu\u00f2 essere buono chi non provoca e non permette il dolore degli enti senzienti. Che altro dovrebbe essere, scusa?<\/p>\n<p>Difatti intorno a me vedo molti fra i credenti rivolgersi a quella variante di Dio per impetrare grazie, ottenere favori, ricevere misericordia e perdono. Per loro Dio dovrebbe prestare attenzione e, mosso dalla propria bont\u00e0, soddisfare le richieste.<\/p>\n<p>Io mi guardo intorno e constato la continua sussistenza di un grande Male: innumerevoli enti senzienti soffrono in modi atroci. Il dolore \u00e8 l&#8217;esperienza pi\u00f9 condivisa in tutto il cosmo: nasciamo nel dolore, campiamo nel dolore, crepiamo nel dolore. Dalla mosca intrappolata nella ragnatela fino all&#8217;ustionato in terapia intensiva, passando per mia figlia che \u00e8 appena stata scaricata dalla fidanzata, non un solo ente senziente pu\u00f2 ignorare una sofferenza pi\u00f9 o meno intensa. Un Dio onnipotente potrebbe impedire tutto questo. Un Dio buono dovrebbe impedirlo. Se il Male continua a sussistere, quel Dio o non \u00e8 onnipotente o non \u00e8 buono. Un Dio onnipotente e buono, di fronte al Male, di fronte all&#8217;esperienza del dolore degli enti senzienti, non pu\u00f2 esistere. \u00c8 logica, banale logica. E Dio \u00e8 sottomesso alla logica: me lo assicurano i credenti stessi.<\/p>\n<p>Caliamo questo pippone astratto nella realt\u00e0 della polemica fra atei e credenti a proposito dell&#8217;esistenza del Dio abramitico \u2013 ch\u00e9 proprio di lui stiamo parlando \u2013 e recuperiamo il sillogismo esposto nella <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=UbWBzOuuf-g\">live dedicata alla razionalit\u00e0 della fede cattolica<\/a>.<\/p>\n<blockquote><p>Premessa 1: Chiunque, senza alcuna ragione altruista e con un atto di volont\u00e0 consapevole, lasci soffrire un bambino senza eliminare la sua sofferenza, pur potendo farlo, \u00e8 malvagio.<br \/>\nPremessa 2: Dio potrebbe compiere qualsiasi azione, anche far sparire la sofferenza dei bambini che muoiono, ma li lascia soffrire senza alcuna ragione altruista e con un atto di volont\u00e0 consapevole.<br \/>\nConclusione: Dio \u00e8 malvagio.<br \/>\nSiccome il Dio abramitico \u00e8 onnipotente e buono, allora il Dio abramitico non pu\u00f2 esistere.<br \/>\nQuindi il Dio abramitico non esiste.<\/p><\/blockquote>\n<p>Questa \u00e8 la conclusione logica alla quale arriva chiunque fondi la propria conoscenza del mondo e il proprio sistema etico sulla razionalit\u00e0. Chi continua a credere nel Dio abramitico non \u00e8 razionale.<\/p>\n<p><strong>Il terzo assioma. Anzi il dogma<\/strong><\/p>\n<p>Il credente abramitico aggiunge, fin dal suo primo sguardo indagatore sulla realt\u00e0, un altro assioma che in realt\u00e0 \u00e8 un dogma: Dio esiste ed \u00e8 onnipresente, onnisciente, onnipotente e buono. Il credente ci crede e basta. Perch\u00e9? Per fattori extraepistemici. Di solito gli hanno insegnato a crederci quando era piccolo e influenzabile dai propri adulti di riferimento. La grande maggioranza non va oltre e vive la propria esistenza nella bovina e acritica convinzione che Dio, in una delle varianti abramitiche, esiste.<\/p>\n<p>Altri credenti abramitici riflettono, si accorgono della mancanza di argomenti in favore del dogma e, se sono teologi, cercano degli argomenti razionali per giustificarlo e renderlo, se non dimostrato \u2013 del resto \u00e8 un dogma \u2013, per lo meno ragionevole: l&#8217;argomento ontologico, l&#8217;argomento cosmologico kalam, il fine tuning, la resurrezione di un profeta apocalittico sedicente figlio di Dio avvenuta 2000 anni fa o la onirica dettatura divina di un Libro sacro a un cammelliere mediorientale. Il cumulo di minchiate elencate prima, pi\u00f9 quelle peculiari del loro specifico Dio. Non funzionano? Non sono convincenti? Sono demenziali? Chissenefrega. Gli apologeti, difensori della propria fede attraverso la divulgazione, con la stessa ottusit\u00e0 di una mosca che si schianta e si rischianta sul vetro di una finestra chiusa ripetono e ripetono sempre le stesse minchiate dei teologi, bench\u00e9 siano sputtanate e impresentabili.<\/p>\n<p>Poi c&#8217;\u00e8 il problema del Male. E allora sono cazzi amari. \u00c8 molto pi\u00f9 difficile venirne fuori. Magari quel profeta apocalittico davvero \u00e8 risorto e magari quel cammelliere davvero ha sognato i versetti del Libro \u2013 va&#8217; a sapere \u2013, tuttavia ci vuole una formidabile spudoratezza per continuare a considerare onnipotente e buono un Dio che lascia crepare male i bambini.<\/p>\n<p>Pertanto i teologi cominciano a inventare delle teodicee per salvare il proprio Dio. Non possono rinunciare al dogma: Dio esiste ed \u00e8 onnisciente e onnipotente e buono e, se la logica smentisce la sua esistenza, vaffanculo alla logica.<\/p>\n<p>Alcuni invocano il libero arbitrio: \u00abLa sofferenza si verifica perch\u00e9 le creature sono cattive e la provocano\u00bb. Il libero arbitrio non spiega il dolore causato dai fenomeni naturali. \u00abEh, ma Dio lo permette perch\u00e9 le creature sono cattive, peccano e se lo meritano\u00bb. Come la mettiamo come i bambini? Quale peccato pu\u00f2 mai aver commesso un bambino? \u00abEh, ma tutti siamo macchiati dal peccato originale dei nostri antenati\u00bb. Oppure: \u00abEh, ma Dio lo permette perch\u00e9 ha come scopo un Bene superiore\u00bb. Non sto a proseguire con l&#8217;elenco delle cazzate. Se mi segui da tempo, ormai ti \u00e8 chiaro: le teodicee falliscono tutte, vuoi perch\u00e9 sono demenziali e ridicole, vuoi perch\u00e9 non spiegano ogni sofferenza, specie i dolori pi\u00f9 terribili sub\u00ecti dai pi\u00f9 innocenti. Ma ancora chissenefrega: chi crede continua a credere di fronte all&#8217;evidenza dell&#8217;assurdit\u00e0. L&#8217;importante \u00e8 non scalfire il dogma, anzi nemmeno dubitarne: il Dio abramitico esiste.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo baluardo di chi crede, sollevato quando si trova con le spalle al muro, \u00e8 il Mistero della fede. Ossia: \u00abLe ragioni di Dio sono imperscrutabili e incomprensibili per noi creature limitate. Dio ha dei piani misteriosi che noi non possiamo capire. Dio conosce il quadro generale delle cause, degli effetti e delle conseguenze. Se Dio consente il dolore dei bambini, deve avere i suoi buoni motivi, anche se io non li conosco\u00bb.<\/p>\n<p>Facci caso: la comparsa di aggettivi come \u00abinspiegabile\u00bb, \u00abimperscrutabile\u00bb, \u00abincomprensibile\u00bb, \u00abmisterioso\u00bb o qualche perifrasi per dire la stessa cosa usando dei sinonimi rivela sempre una riformulazione del Mistero della fede.<\/p>\n<p>Cazzate. Tutte cazzate. Cazzate che hanno un&#8217;unica traduzione: \u00abNon so che cosa rispondere, non ho una spiegazione razionale, comprendo razionalmente che un Dio onnisciente, onnipotente e buono non pu\u00f2 essere conciliato con la sofferenza naturale innocente, per\u00f2 continuo a credere che quel Dio l\u00ec esista. Ci credo non solo in assenza di prove. Ci credo anche di fronte a una inoppugnabile prova contraria come \u00e8 l&#8217;esistenza del Male\u00bb. Una totale, definitiva, indecente e indegna rinuncia alla razionalit\u00e0. (Aggiungi aggettivi a piacere: l&#8217;atto di fede di fronte all&#8217;evidenza contraria non sar\u00e0 mai esecrato abbastanza.)<\/p>\n<p><strong>La domanda<\/strong><\/p>\n<p>Nessun apologeta finora ha superato \u2013 neppure affrontato, per la verit\u00e0: sono un branco di fifoni \u2013 <a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=1676\">la sfida della teodicea<\/a>, rispondendo a una semplice domanda:<\/p>\n<p><strong>Per quale motivo un Dio onnisciente, onnipotente e buono permette la sofferenza di un innocente prima della sua morte provocata da cause naturali, nonostante quello stesso innocente invochi la morte pur di smettere di soffrire? Per quale motivo un Dio onnisciente, onnipotente e buono non conduce immediatamente quell&#8217;innocente nel meritato paradiso, dove sar\u00e0 felice per l&#8217;eternit\u00e0? Non pu\u00f2 o non vuole?<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 una domanda originale. Nel 1979 il problema lo ha sollevato William Rowe con l&#8217;esempio di un cerbiatto sottoposto a una lunga e terribile agonia per le ustioni provocate dall&#8217;incendio della foresta in cui vive. Io propongo il caso di Alice, una bambina intrappolata sotto le macerie della sua casa distrutta da un terremoto, destinata a morire di sete nel dolore e nella solitudine, devastata dalle fitte atroci nel suo corpo e dal terrore nella sua mente. Per ore. Forse per giorni. Oppure puoi considerare il caso di Ahmed, nato con l&#8217;epidermolisi bollosa e costretto a vivere per anni senza poter ricevere una carezza, poich\u00e9 ogni contatto con la pelle gli provoca dolori e ferite paragonabili a quelli di un&#8217;ustione, e senza potersi nutrire se non a prezzo di sofferenze terribili, poich\u00e9 le mucose interne sono danneggiate da ogni contatto, mentre la sua famiglia nel povero villaggio pakistano non ha i soldi per farlo ricoverare in un ospedale, dove almeno gli somministrerebbero gli antidolorifici e i corticosteroidi. Perch\u00e9 i bambini e non il cerbiatto? Perch\u00e9 ho sentito un apologeta bigotto sostenere che la sofferenza animale non \u00e8 importante, visto che gli animali sono stati creati da Dio in funzione delle nostre esigenze. Per dire la sensibilit\u00e0 umana di questo schifoso. Poi gli stronzi siamo noi, come al solito. Vabbe&#8217;. Ma il caso del cerbiatto, di Alice e di Ahmed \u00e8 lo stesso: un ente senziente il cui dolore non trova giustificazione per alcuna teodicea.<\/p>\n<p>Alcuni credenti abramitici sono onesti e lo ammettono: \u00abCapisco che hai ragione tu, capisco che la razionalit\u00e0 sta dalla tua parte, eppure io continuo a credere nel Dio abramitico. Sono irrazionale e mi va bene esserlo\u00bb. Accettano la propria dissonanza cognitiva. Se fossero tutti cos\u00ec, chapeau. Contenti loro nel credere nel Dio impossibile, e per quanto mi riguarda &#8216;sticazzi. Se non altro finch\u00e9, sulla base della loro credenza assurda, non vengono a rompermi i coglioni per dirmi come io devo gestire la mia vita. Per il resto, credano in ci\u00f2 che li fa stare meglio.<\/p>\n<p>Altri credenti abramitici sono intellettualmente disonesti: gli apologeti, secondo i quali la fede ha un fondamento razionale. Io potrei lasciarli nel loro brodo a sparare stronzate, se fossero innocui. Purtroppo non sono innocui: la loro pretesa di un fondamento razionale per la fede ha lo scopo di diffonderla, quella fede, di renderla una credenza dignitosa insieme alla pretesa di condizionare, con quella fede, le innocue scelte esistenziali altrui. Chi amare. Come amare. Come vivere. Come morire.<\/p>\n<p>Di conseguenza il problema del Male \u00e8 decisivo e definitivo: la logica dimostra che il Dio abramitico non pu\u00f2 esistere. Continuare a crederci significa nutrire una credenza irrazionale. Amen.<\/p>\n<p>Dopodich\u00e9 salta fuori la teodicea paracula.<\/p>\n<p><strong>Tre ridefinizioni<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/copertinalibro-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-7169\" src=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/copertinalibro-2.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/copertinalibro-2.jpg 600w, https:\/\/www.leternoassente.com\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/copertinalibro-2-200x300.jpg 200w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>Nelle ultime settimane ha riscosso attenzione sia fra gli atei sia fra gli apologeti la pubblicazione di un libro dedicato alla teodicea: <a href=\"https:\/\/www.adrianovirgili.it\/?product=il-dio-incolpevole-il-teismo-classico-e-il-problema-del-male\">\u00abIl Dio incolpevole. Il teismo classico e il problema del male\u00bb<\/a>, scritto da Adriano Virgili, filosofo, teologo e divulgatore.<\/p>\n<p>Il libro di Virgili \u00e8 ben scritto, chiaro, scorrevole, senza tecnicismi o gergo teologico. Non lo suggerirei come lettura evasiva leggera, per\u00f2 fa il suo: dice quello che deve dire e si fa capire. Questo per quanto riguarda la forma.<\/p>\n<p>Per quanto concerne il contenuto, \u00e8 un po&#8217; ripetitivo: ribadisce una, due, tre, quattro volte concetti e conclusioni gi\u00e0 esposti. Vabbe&#8217;, repetita iuvant, a beneficio dei poveri insipienti affinch\u00e9 ne ricavino dei modesti compitini da liceale. Pi\u00f9 sospetta \u00e8 l&#8217;insistenza sul dolore come esperienza umana non risolvibile e non superabile con la filosofia e la teologia.<\/p>\n<blockquote><p>Tuttavia, chiunque abbia una minima sensibilit\u00e0 umana e onest\u00e0 intellettuale sa che una \u00abdissoluzione\u00bb filosofica, per quanto rigorosa e ben argomentata, non \u00e8, e non pu\u00f2 essere, l&#8217;ultima parola sulla questione del male e della sofferenza. C&#8217;\u00e8 una dimensione del problema che trascende le sottigliezze della logica e della metafisica, una dimensione che tocca le corde pi\u00f9 profonde dell&#8217;esistenza umana e che non si lascia placare da eleganti distinzioni concettuali: \u00e8 il problema \u00abesistenziale\u00bb del male, il grido dell&#8217;uomo sofferente.<\/p><\/blockquote>\n<p>&#8216;Sta cosa, scritta una tantum, va bene. Ripetuta pi\u00f9 e pi\u00f9 volte comincia a puzzare di <em>excusatio non petita<\/em>. Come a dire: \u00abMi rendo conto che le seghe mentali della teodicea non aiutano chi crede in Dio ma soffre per un dolore reale e concreto\u00bb. Ma allora a che serve una teodicea? A far pagare uno stipendio ai teologi?<\/p>\n<p>Veniamo alla sostanza.<\/p>\n<p>Tutta la parte iniziale e descrittiva del libro mi trova d&#8217;accordo: inquadra il problema del Male, espone l&#8217;enorme difficolt\u00e0 derivante per chi crede nel Dio abramitico, presenta un elenco parziale di teodicee, ammette il fallimento di ciascuna di esse. Adriano Virgili considera una teodicea il Mistero della fede e la definisce teismo scettico. Lo chiamasse come gli pare, ma quello \u00e8. E non vale un cazzo, come ogni intrinseca ammissione di fallimento razionale. Transeat.<\/p>\n<p>La seconda parte del libro propone una teodicea nel solco del tomismo classico e del pensiero moderno del teologo domenicano Brian Davies. L&#8217;argomento presentato da Adriano Virgili si sviluppa su tre sofisticate ridefinizioni rispetto a quanto crede il popolo dei bigotti sempliciotti.<\/p>\n<p><strong>1. La bont\u00e0 di Dio non consiste nella sollecitudine nell&#8217;eliminare le sofferenze umane, bens\u00ec nella&#8230;<\/strong><\/p>\n<blockquote><p>&#8230;sua stessa pienezza d&#8217;essere che si diffonde liberamente e gratuitamente nella creazione di un ordine che, nel suo complesso, \u00e8 buono, essendo una manifestazione della sua sapienza e del suo amore (inteso come volont\u00e0 diffusiva del bene).<\/p>\n<p>L&#8217;amore di Dio, ad esempio, sarebbe la sua eterna e immutabile volont\u00e0 di bene per le sue creature, una volont\u00e0 che si manifesta nel donare loro l&#8217;essere e nel guidarle al loro fine, non una passione fluttuante.<\/p>\n<p>(&#8230;) nel teismo classico, si afferma che Dio \u00e8 la sua sapienza, Dio \u00e8 la sua bont\u00e0, Dio \u00e8 la sua potenza. Queste perfezioni sono tutte identiche alla sua unica e semplice essenza divina, che \u00e8 il suo stesso essere.<\/p>\n<p>(&#8230;) la bont\u00e0 divina \u00e8 intesa, in un senso molto pi\u00f9 fondamentale e metafisico, come la pienezza stessa dell&#8217;essere di Dio, la sua perfezione ontologica assoluta.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>2. Il Male non \u00e8 la sofferenza degli enti senzienti, bens\u00ec l&#8217;assenza del Bene.<\/strong><\/p>\n<blockquote><p>\u00c8 proprio questa radice ontologica della bont\u00e0 che ci permette poi di comprendere il male non come un principio positivo, ma come una sua deficienza. In questo senso ontologico, ogni cosa che esiste, dal pi\u00f9 piccolo granello di sabbia alla pi\u00f9 complessa galassia, possiede un certo grado di bont\u00e0 semplicemente in virt\u00f9 del fatto che esiste, (&#8230;)<\/p>\n<p>(&#8230;) il male non \u00e8 una \u00abcosa\u00bb, non \u00e8 una sostanza o una realt\u00e0 positiva che esiste di per s\u00e9, e certamente non \u00e8 qualcosa creato da Dio. Piuttosto, il male \u00e8 una privazione del bene (privatio boni), una mancanza, un&#8217;assenza di quella perfezione o di quell&#8217;essere che una creatura dovrebbe avere secondo la sua natura, ma che, per qualche ragione, non ha. In altre parole, il male non ha un&#8217;esistenza propria, ma \u00e8 un \u00abparassita\u00bb dell&#8217;essere e del bene, (&#8230;)<\/p>\n<p>Il male \u00abaccade\u00bb o \u00abemerge\u00bb quando una creatura, che \u00e8 per sua natura finita, contingente e mutevole (poich\u00e9 ha un&#8217;essenza che \u00e8 distinta dall&#8217;esistenza), non riesce a raggiungere o a mantenere la pienezza del bene che le \u00e8 proprio, o quando un agente libero sceglie un bene limitato in un modo che lo priva di un bene maggiore o lo distoglie dal suo ordine rispetto al suo fine ultimo.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>3. Dio non \u00e8 un agente morale, quindi non \u00e8 sottoposto a un codice morale come le proprie creature, quindi non pu\u00f2 essere giudicato.<\/strong><\/p>\n<blockquote><p>(&#8230;) attribuire a Dio una \u00abmoralit\u00e0\u00bb nello stesso senso univoco in cui la si attribuisce agli esseri umani \u00e8 un profondo errore categoriale. Il Dio del teismo classico non \u00e8 un \u00abagente morale\u00bb come noi, sia pure infinitamente pi\u00f9 perfetto. Egli non \u00e8 soggetto a doveri o obbligazioni, non agisce per conformarsi a una legge morale esterna (o anche interna, se intesa come distinta dalla sua essenza), n\u00e9 la sua \u00abbont\u00e0\u00bb \u00e8 una questione di avere le giuste \u00abintenzioni morali\u00bb o di compiere le \u00abazioni moralmente corrette\u00bb secondo uno standard che potremmo, almeno in linea di principio, condividere e utilizzare per giudicarLo. La sua \u00abbont\u00e0\u00bb, come abbiamo iniziato a capire, \u00e8 la sua stessa perfezione ontologica, la pienezza del suo essere. Affermare il contrario, cio\u00e8 insistere nel voler misurare Dio con il metro della moralit\u00e0 umana, significa non solo fraintendere la sua natura trascendente, ma anche preparare il terreno per quel tipo di problema del male che Lo vede come un imputato di fronte a un tribunale che non Gli compete.<\/p><\/blockquote>\n<p>Siamo a un livello completamente diverso dalle teodicee tradizionali. Non c&#8217;\u00e8 lo sforzo di escogitare motivi e giustificazioni per un Dio inerte di fronte al dolore delle proprie creature. Questa \u00e8 una teodicea differente, pi\u00f9 complessa e sofisticata.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 una teodicea paracula.<\/p>\n<p><strong>Ridefinire per sanare l&#8217;insanabile<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 una teodicea paracula? Perch\u00e9, di fronte alla contraddizione insanabile fra il Dio buono e onnipotente e la sofferenza innocente, ridefinisce tutto per sanare ci\u00f2 che non pu\u00f2 logicamente essere sanato.<\/p>\n<p>Alla domanda dell&#8217;ateo \u00abCome pu\u00f2 un Dio buono e onnipotente permettere l&#8217;agonia di un bambino?\u00bb, la teodicea tomista esposta da Brian Davies e divulgata da Adriano Virgili risponde \u00abDio \u00e8 buono in un senso differente\u00bb. E grazie al cazzo. Molto paracula, appunto.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che cade la prima premessa del sillogismo: qualcuno pu\u00f2 lasciar soffrire un bambino senza intervenire e nel contempo non essere malvagio. Poi, se \u00e8 falsa una premessa, la conclusione non \u00e8 pi\u00f9 dimostrata. Dio \u00e8 incolpevole.<\/p>\n<p>Ricordi? Lo ha mostrato R. qui nel blog nell&#8217;articolo <a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=6993\">\u00abLa coerenza di Dio nelle Sacre scritture\u00bb<\/a>. In sintesi: in nessun passo delle Sacre scritture Dio afferma che deve o vuole aiutare gli umani sofferenti. \u00c8 una congettura di tanti credenti, tuttavia \u00e8 priva di fondamento scritturale.<\/p>\n<p>Se R. ha ragione, l&#8217;argomento esposto da Adriano Virgili \u00e8 coerente con le Sacre scritture: non \u00e8 Dio a essere malvagio, dato che non ha mai promesso di aiutare i bambini moribondi, caso mai sono i credenti abramitici che, senza giustificazioni, si aspettano da lui quel tipo di intervento. In realt\u00e0 Dio \u00e8 soltanto il Bene. Ma che vord\u00ec?<\/p>\n<p>Vuol dire che Dio \u00e8 buono poich\u00e9 fa permanere ogni creatura dentro l&#8217;Essere e continua a farla esistere. C&#8217;\u00e8 per\u00f2 una difficolt\u00e0: alcune forme di esistenza sono atroci. Se sei un cerbiatto ustionato e agonizzante nella foresta, preferiresti smettere di esistere. Macch\u00e9: Dio ti tiene l\u00ec a crepare male. Se sei Alice sotto le macerie o Ahmed nel suo letto di dolore, chiedi a Dio di farti andare subito in paradiso. Macch\u00e9: Dio tiene l\u00ec anche te a crepare male. Proprio per questo Dio \u00e8 buono. Tu pensa, eh?<\/p>\n<p>Sia chiaro un fatto: accettare la teodicea paracula significa affermare che Dio \u00e8 buono se lascia agonizzare le proprie creature. Nelle Scritture non ha promesso di aiutarle \u2013 e pure dovrebbe far riflettere \u2013, quindi non le aiuta. E va bene cos\u00ec. Stacce. Lo specifico per il povero stronzo secondo il quale il libro di Adriano Virgili avrebbe risolto il problema del Male e il sillogismo di Choam Goldberg sarebbe smentito, ma in tutta evidenza non ha capito un cazzo, perch\u00e9 non trae l&#8217;inevitabile conseguenza logica della teodicea paracula: Dio lascia morire male i bambini ma \u00e8 buono lo stesso.<\/p>\n<p><strong>Dio e il Bene<\/strong><\/p>\n<p>Eutifrone \u00e8 uno dei tanti disgraziati che, nelle proprie faccende affaccendati, hanno la sfiga di incrociare quel grandissimo cagacazzi di Socrate che, simpatico come un&#8217;ispezione manuale della prostata, attacca bottone con chiunque e mette in crisi le ingenue certezze della involontaria vittima di turno. Nel caso di Eutifrone, tutto il dialogo fra il filosofo e il poveretto ruota intorno alla domanda: \u00abIl pio \u00e8 amato dagli dei perch\u00e9 \u00e8 pio, oppure \u00e8 pio perch\u00e9 \u00e8 amato dagli dei?\u00bb. Con parole moderne: qual \u00e8 la relazione fra Dio e il Bene?<\/p>\n<p>Per i credenti nel Dio abramitico \u00e8 una bella rogna. A differenza dei politeisti, che di d\u00e8i ne hanno un fott\u00eco e il Bene e il Male li appioppano di qua e di l\u00e0, i monoteisti hanno una sola divinit\u00e0, oltretutto suprema e assoluta, inferiore a nulla. Dunque devono porsi il problema: il Bene \u00e8 Bene perch\u00e9 Dio lo vuole oppure Dio vuole il Bene perch\u00e9 \u00e8 Bene?<\/p>\n<p>Nel primo caso qualsiasi cosa Dio voglia \u00e8 Bene. Pertanto \u2013 un esempio di pura invenzione, sia mai che qualcuno mi accusi di fare riferimento a un caso reale \u2013, se Dio ti ordina di assediare ed espugnare una citt\u00e0 e di sterminare tutti gli abitanti, compresi vecchi, donne, bambini e animali da cortile, tu obbedisci: assedi, espugni, stermini. Zitto e muto. Non rompere i coglioni con domande impertinenti, ch\u00e9 quello \u00e8 il Bene perch\u00e9 lo ha detto Dio. Avrebbe potuto ordinarti \u2013 un altro esempio di pura invenzione, sia mai che eccetera \u2013 di aiutare i poveri disgraziati aggrediti e pestati e derubati dai briganti, e tu avresti dovuto ubbidire con la stessa ottusa sottomissione. Si chiama \u00abteoria del comando divino\u00bb: fa&#8217; quello che Dio ordina perch\u00e9 Dio lo ordina. Siamo nel regno del puro arbitrio divino.<\/p>\n<p>Nel secondo caso il Bene \u00e8 indipendente da Dio, il quale deve \u2013 deve! l&#8217;onnipotente deve! \u2013 adeguarsi a un&#8217;etica indipendente da lui. Dio si adatta al Bene, pi\u00f9 grande di lui, e diventa un semplice intermediario fra il Bene \u2013 lui s\u00ec l&#8217;Assoluto \u2013 e te. Quando tu conosci il Bene, puoi sbattertene di Dio, che non ti serve pi\u00f9. La Verit\u00e0 etica sta lass\u00f9, da qualche parte nell&#8217;Iperuranio \u2013 sa-il-cazzo-perch\u00e9 quella e non un&#8217;altra \u2013, e tutti, compreso Dio, devono sottomettersi.<\/p>\n<p>In entrambi i casi Dio non ci fa una bella figura.<\/p>\n<p>Con la teoria del comando divino il credente abramitico \u00e8 costretto ad ammettere che Dio pu\u00f2 dare ordini ripugnanti ai quali noi dobbiamo ubbidire. Lo ha fatto William Lane Craig, tanto stimato e apprezzato e lodato dagli apologeti de&#8217; noantri, secondo il quale Dio potrebbe ordinare di compiere una strage in una scuola elementare.<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab&#8230;but it is possible for God to issue commands that would override what our moral duties are. So sure, yeah, I would say that it is possible&#8230;\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Per\u00f2 William Lane Craig considera ingiustificato chi, sulla base di questo ordine, la strage la compie davvero.<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab&#8230;but that&#8217;s not to say that anyone would ever be justified in believing it.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Coerenza ne abbiamo?<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/EnNsbt-kbNY?si=R-hNAXPjnfxNYth1&amp;start=548\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>Se invece il Bene \u00e8 Bene a prescindere da Dio, il credente abramitico \u00e8 obbligato a negare a Dio uno status morale assoluto, poich\u00e9 Dio \u00e8 dipendente da una legge etica a lui superiore. Un Dio ben strano e limitato.<\/p>\n<p>Come se ne viene fuori?<\/p>\n<p><strong>Dio \u00e8 il Bene<\/strong><\/p>\n<p>Per esempio come propone Adriano Virgili: la relazione fra Dio e il Bene \u00e8 l&#8217;identit\u00e0. Dio non vuole il Bene. Dio non ordina il Bene. Dio non \u00e8 sottomesso al Bene. \u00c8 tutto assai pi\u00f9 semplice: Dio \u00e8 il Bene. Dio \u00e8 il Sommo Bene, il Bene Perfetto. E tu sentiti libero di aggiungere maiuscole a cazzo: con l&#8217;Assoluto non si sbaglia mai. Geniale!<\/p>\n<blockquote><p>(&#8230;) la bont\u00e0 di Dio non \u00e8 una virt\u00f9 morale o una disposizione benevola analoga a quella umana, che Lo \u00abobbligherebbe\u00bb ad agire in un certo modo di fronte al male secondo standard etici a noi comprensibili. La bont\u00e0 di Dio \u00e8 la sua stessa perfezione ontologica, la sua identit\u00e0 con l&#8217;Essere Stesso (Ipsum Esse) e quindi con il Sommo Bene (Ipsum Bonum). Dio \u00e8 il Bene, la pienezza infinita di ogni realt\u00e0 e perfezione.<\/p><\/blockquote>\n<p>Per\u00f2.<\/p>\n<p><strong>Astratto, troppo astratto<\/strong><\/p>\n<p>D&#8217;accordo: il Bene \u00e8 l&#8217;Essere. La Bont\u00e0 di Dio si manifesta nel mantenere le creature nell&#8217;Essere. Dio \u00e8 il Bene. Ci siamo. Con un bello sforzo di astrazione, ma ci siamo. Stiamo volando altissimi. Platone ci fa le pippe.<\/p>\n<p>Per\u00f2 il Dio abramitico non \u00e8 una roba astratta. Per niente. Il Dio abramitico \u00e8 molto concreto. Lui fa e disfa, crea e distrugge, ordina e proibisce, premia e punisce. Ha una consapevolezza e una volont\u00e0 e una libert\u00e0. Ti consiglia perfino di costruire il cesso lontano dall&#8217;accampamento. Addirittura Dio diventa lui stesso un uomo. Da uomo mangia, beve, dorme. Prende a cinghiate i mercanti nel Tempio. Muore malissimo. Infine risorge pur restando materiale. E da risorto e materiale mangia del pesce.<\/p>\n<p>Come pu\u00f2 un concetto astratto \u2013 il Bene, la perfezione ontologica, l&#8217;Ipsum Esse \u2013 essere nel contempo una persona \u2013 per i cristiani tre, e anche qua sono cazzi amari se provi a capirci qualcosa \u2013 dotata di consapevolezza, volont\u00e0 e libert\u00e0 e financo un uomo fatto di atomi? Se ti sembra una stronzata, \u00e8 perch\u00e9 \u00e8 una stronzata.<\/p>\n<p><strong>Ma non era onnipresente?<\/strong><\/p>\n<p>Ma ecco un&#8217;altra ridefinizione: Adriano Virgili aggiunge che il Male \u00e8 assenza di Bene. Cio\u00e8 un&#8217;altra paraculata per sanare l&#8217;insanabile. Che crea pi\u00f9 problemi di quanti ne risolva.<\/p>\n<p>Se il Male \u00e8 l&#8217;assenza di Bene e se Dio \u00e8 il Bene, allora il Male \u00e8 l&#8217;assenza di Dio. Perci\u00f2, dove c&#8217;\u00e8 il Male, non c&#8217;\u00e8 Dio. Nell&#8217;agonia di Alice morente sotto le macerie della sua casa distrutta da un terremoto, nel preciso volume dello spaziotempo quadridimensionale del corpo e della psiche della bambina, Dio non esiste. Ma scusa, Dio non era onnipresente? Non era in ogni tempo e in ogni luogo? Oppure Dio ha deciso di ritirarsi da qualche tempo e da qualche luogo?<\/p>\n<p>Adriano Virgili non \u00e8 uno sprovveduto. Non ha bisogno che arrivi io a mostrargli la magagna della ridefinizione. Ci mancherebbe. Perci\u00f2 ha una risposta.<\/p>\n<blockquote><p>Ci\u00f2 significa che ogni cosa, nella misura in cui \u00e8, nella misura in cui possiede l&#8217;essere, \u00e8 anche buona.<\/p>\n<p>Piuttosto, la domanda diventa: come \u00e8 possibile che in un mondo creato e continuamente sostenuto nell&#8217;essere da Colui che \u00e8 l&#8217;Essere e il Bene Stesso, possano darsi delle privazioni di quell&#8217;essere e di quel bene?<\/p>\n<p>(&#8230;) il male \u00abaccade\u00bb come una sorta di \u00abeffetto collaterale\u00bb della fragilit\u00e0 e della limitatezza intrinseca dell&#8217;ente creato.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 della privazione (cio\u00e8 del male) sorge dalla natura stessa degli enti creati, che sono per definizione composti, contingenti e mutevoli (la loro essenza \u00e8 distinta dalla loro esistenza e sono un misto di potenza e atto), e non da una \u00abdecisione\u00bb o da una \u00abcomposizione\u00bb interna a Dio.<\/p>\n<p>Dio causa forse anche il male, inteso come questa privazione? La risposta del teismo classico a questa domanda \u00e8 articolata e richiede una distinzione fondamentale riguardo alla causalit\u00e0 divina: Dio causa direttamente (per se) l&#8217;essere e il bene delle creature, ma non causa direttamente (per se) il male come privazione. Il male, piuttosto, emerge o come conseguenza dell&#8217;abuso della libert\u00e0 nelle creature razionali (nel caso del male morale) o come risultato intrinseco della finitezza, della contingenza e della corruttibilit\u00e0 del mondo creato (nel caso del male naturale).<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il male naturale, la sua origine \u00e8 vista nella finitezza, contingenza e corruttibilit\u00e0 afferenti al mondo creato.<\/p>\n<p>La \u00abbont\u00e0\u00bb ontologica di Dio si manifesta nel creare e conservare un universo che, nel suo complesso, \u00e8 buono e ordinato, e nel quale ogni creatura partecipa, secondo il suo grado, all&#8217;essere e al bene. Non si manifesta nel \u00abcombattere\u00bb o \u00abeliminare\u00bb delle privazioni che sono, per cos\u00ec dire, le ombre proiettate dalla limitatezza dell&#8217;essere creato.<\/p>\n<p>L&#8217;\u00abimperfezione\u00bb relativa del mondo, cio\u00e8 la presenza di gradi minori di essere o di bene, e la possibilit\u00e0 di privazioni, non \u00e8 una \u00abprova\u00bb contro Dio, ma una caratteristica intrinseca dell&#8217;essere partecipato.<\/p><\/blockquote>\n<p>Sta dicendo che Dio non avrebbe potuto creare nulla di perfetto, giacch\u00e9 ogni creatura, in quanto creata, deve essere finita e limitata. Dio non ha alcuna responsabilit\u00e0 se le creature soffrono. So&#8217; creature, porelle.<\/p>\n<blockquote><p>Essa sposta la responsabilit\u00e0 primaria per l&#8217;origine del male (come deficienza) dalla volont\u00e0 divina diretta alla condizione intrinseca della creaturalit\u00e0 (finitezza, contingenza, corruttibilit\u00e0, libert\u00e0 fallibile), pur mantenendo la sovranit\u00e0 totale di Dio come Creatore e Conservatore dell&#8217;universo, un universo che Egli vuole come fondamentalmente buono.<\/p><\/blockquote>\n<p class=\"p1\">&lt;mode Avv Francesco Catania on&gt;Ok, ragazzi! Sei Dio e vuoi creare qualcosa. Ma ogni creatura deve per forza, in quanto creatura, essere imperfetta e quindi soffrire. Che cosa potr\u00e0 mai andare storto?&lt;mode Avv Francesco Catania off&gt;<\/p>\n<p><strong>La Divina provvidenza<\/strong><\/p>\n<p>Una qualit\u00e0 di Dio sulla quale spesso gli altri apologeti sorvolano \u2013 non gli fa comodo, what else? \u2013 \u00e8 l&#8217;onniscienza. Lui non esiste nella realt\u00e0 immanente, non \u00e8 sottoposto neppure ai vincoli dello spazio e del tempo. Di fronte al suo sguardo si distende tutta la storia dell&#8217;universo e dell&#8217;umanit\u00e0 in un colpo solo. Lui sa tutto. Tutto tutto. Adriano Virgili lo spiega bene.<\/p>\n<blockquote><p>Egli conosce gli eventi temporali non come li conosciamo noi (prima come futuri, poi come presenti, poi come passati), ma come eternamente \u00abpresenti\u00bb al suo sguardo che abbraccia tutta la realt\u00e0 in un unico atto intellettivo.<\/p>\n<p>Un ente eterno, invece, possiede la sua intera esistenza \u2013 la sua \u00abvita interminabile\u00bb \u2013 \u00abtutta insieme\u00bb (tota simul), in un unico atto indivisibile e perfettamente compiuto. Non c&#8217;\u00e8 \u00abprima\u00bb o \u00abdopo\u00bb per Dio; la sua intera realt\u00e0 \u00e8 un presente che non inizia n\u00e9 finisce, che non fluisce n\u00e9 svanisce.<\/p><\/blockquote>\n<p>Con la propria onniscienza Dio vede e provvede e inserisce ogni ente, ogni evento naturale, ogni scelta e ogni azione creaturale nel piano della sua Divina provvidenza, cio\u00e8<\/p>\n<blockquote><p>(&#8230;) l&#8217;eterno e infallibile piano con cui Dio, essendo l&#8217;Essere Stesso, il Sommo Bene e la Sapienza Infinita, guida tutta la creazione verso il suo fine ultimo \u2013 la partecipazione alla sua stessa bont\u00e0 \u2013 senza per questo necessitare il mondo o annullare la natura e l&#8217;autentica causalit\u00e0 delle sue creature, le cosiddette \u00abcause seconde\u00bb. Si tratta di comprendere come Dio possa governare ogni cosa, permettendo persino l&#8217;accadere del male (inteso come privazione), senza esserne l&#8217;autore diretto e senza che ci\u00f2 contraddica la sua bont\u00e0 e onnipotenza, ma anzi, manifestandole in un modo che rispetta e utilizza l&#8217;ordine che Egli stesso ha stabilito.<\/p><\/blockquote>\n<p>C&#8217;\u00e8 per\u00f2 una dimenticanza: Dio non \u00e8 un semplice osservatore, Dio \u00e8 il creatore di tutta &#8216;sta roba. L&#8217;universo e l&#8217;umanit\u00e0 sono creazioni di Dio, il cui destino Dio conosce da sempre con certezza assoluta.<\/p>\n<p>Come possano i credenti abramitici pensare che un Dio siffatto sia compatibile con il libero arbitrio umano \u00e8 uno dei grandi misteri \u2013 un mistero davvero, questo \u2013 della fede.<\/p>\n<blockquote><p>Se Dio \u00e8 eterno e immutabile, la sua \u00abdecisione\u00bb di permettere il male non \u00e8 una reazione contingente a eventi che accadono nel tempo, ma \u00e8 parte integrante del suo unico piano eterno che include la creazione di un mondo con creature libere e con un ordine naturale contingente, un mondo in cui il male (inteso come privazione, come vedremo) pu\u00f2 di fatto accadere.<\/p>\n<p>La sua bont\u00e0 e la sua causalit\u00e0 nel donare l&#8217;essere sono costanti, eterne e immutabili, e abbracciano l&#8217;intera estensione del tempo e tutto ci\u00f2 che esso contiene, inclusa la permissione del male in un ordine creato di enti finiti e liberi.<\/p><\/blockquote>\n<p>Enti finiti e liberi? Finiti di sicuro, ma liberi manco per niente.<\/p>\n<p>Io sono libero soltanto se posso compiere delle scelte. Ma, se Dio conosce ogni mia scelta futura, col cazzo che io sono libero. Ogni mia decisione \u00e8 gi\u00e0 l\u00ec, scolpita nella mente di Dio fin dall&#8217;origine dello spazio e del tempo. Pretendere che Dio sia onnisciente e nello stesso tempo gli umani siano liberi \u00e8 come pretendere che siano liberi i personaggi di un romanzo gi\u00e0 scritto.<\/p>\n<p>Come se non bastasse, noi portiamo le conseguenze delle nostre scelte non libere. Conseguenze imposte dallo stesso Dio che ci ha creati.<\/p>\n<p>Perfino Hitler, l&#8217;archetipo prototipo della malvagit\u00e0 umana, non ha mai avuto alcuna possibilit\u00e0 di giocarsela in modo diverso, di essere e di fare qualcosa di diverso da ci\u00f2 che \u00e8 stato e ha fatto. E Dio sapeva che Hitler lo avrebbe fatto. E Dio ha creato Hitler pur sapendolo. E alla fine ha pure \u2013 sempre se Adolf non si \u00e8 pentito nell&#8217;ultimo istante \u2013 spedito Hitler all&#8217;inferno. Povero Adolf, mega-assassino \u2013 il prefisso non \u00e8 iperbolico \u2013 senza possibilit\u00e0 di scelta e alla fine cazziato per l&#8217;eternit\u00e0.<\/p>\n<p>D&#8217;altronde tutto \u00e8 nei piani di Dio: dal tradimento dell&#8217;esecrabile Giuda fino agli sterm\u00ecni su scala industriale del XX secolo. Nel mio piccolo, qualsiasi azione efferata io compia Dio la conosce da sempre e mi ha creato comunque e alla fine mi punir\u00e0, senza che io abbia mai avuto alcuna possibilit\u00e0 di agire in maniera differente.<\/p>\n<p>Eppure Dio \u00e8 buono. Dio \u00e8 buono perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;Essere \u2013 in questo consiste la sua bont\u00e0 \u2013 e mantiene le creature nell&#8217;esistenza. Malgrado le creature in alcune circostanze soffrano e preferirebbero non esistere affatto. Malgrado le creature siano stronze e Dio sapesse che sarebbero state stronze. Dio \u00e8 buono. Non poteva fare altrimenti, giusto?<\/p>\n<p>Sbagliato. Infatti poteva. Altroch\u00e9 se poteva.<\/p>\n<p><strong>Un altro universo \u00e8 possibile<\/strong><\/p>\n<p>Per cominciare, esiste una dimensione esistenziale nella quale le creature partecipano della perfezione di Dio: il paradiso.<\/p>\n<p>Io lo sostengo da un pezzo: l&#8217;esistenza del paradiso \u00e8 il tallone di Achille di tutte le teodicee. Il paradiso le fotte senza scampo. Se ne salverebbero parecchie, se non dovessero fare i conti con il paradiso.<\/p>\n<p>In paradiso il Male non esiste, poich\u00e9 l\u00ec esiste soltanto il Bene. In paradiso non c&#8217;\u00e8 alcun dolore imposto alle creature. Creature senza Male? Ma l&#8217;imperfezione non era \u00abuna caratteristica intrinseca dell&#8217;essere partecipato\u00bb?<\/p>\n<p>Per di pi\u00f9 in paradiso non c&#8217;\u00e8 alcun peccato. I santi e i beati mantengono il libero arbitrio \u2013 oppure no? \u2013 eppure non peccano. Allora \u00e8 possibile! Ma non sono gli apologeti a sostenere che il Male \u00e8 inevitabile proprio a causa del libero arbitrio, che se non avessimo la possibilit\u00e0 di peccare saremmo marionette? I santi e i beati in paradiso sono marionette?<\/p>\n<p>In secondo luogo, Dio avrebbe potuto creare un universo senza il Male. Non lo dico io: lo dice Adriano Virgili, smentendo quanto aveva sostenuto prima.<\/p>\n<blockquote><p>Dio avrebbe potuto creare un universo diverso, con tipi diversi di creature e quindi con tipi e gradi diversi di privazioni possibili (o forse, ipoteticamente, un universo senza alcuna privazione, sebbene sia difficile concepire un universo di creature finite e molteplici che sia totalmente esente dalla possibilit\u00e0 di deficienza). Ma Egli ha voluto questo universo, con il suo specifico ordine e la sua gamma di beni, (&#8230;)<\/p>\n<p>La Sua capacit\u00e0 di creare un mondo differente, con enti liberi e indefettibili nel bene, rimane integra e testimonia la Sua assoluta sovranit\u00e0 e potenza, che non \u00e8 limitata a un&#8217;unica modalit\u00e0 di manifestazione della Sua gloria e bont\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;esistenza del male (inteso come privazione) nel nostro mondo non suggerisce in alcun modo una limitazione della potenza divina, come se Dio non fosse stato in grado di creare un universo differente, magari privo di ogni possibilit\u00e0 di deficienza, o popolato esclusivamente da creature la cui libert\u00e0 si attuasse sempre e solo nel bene. Il teismo classico, al contrario, riconosce l&#8217;infinita capacit\u00e0 creativa di Dio. La presenza del male in questo ordine creato testimonia piuttosto la libera scelta della sapienza divina di attualizzare proprio questa specifica e complessa armonia dell&#8217;universo.<\/p><\/blockquote>\n<p>Come sarebbe a dire \u00abun universo senza alcuna privazione\u00bb? E \u00abcapacit\u00e0 di creare un mondo differente, con enti liberi e indefettibili nel bene\u00bb? Ma scusa, non ha spiegato che il Male \u00e8 \u00abuna sorta di &#8220;effetto collaterale&#8221; della fragilit\u00e0 e della limitatezza intrinseca dell&#8217;ente creato\u00bb e \u00abla sua origine \u00e8 vista nella finitezza, contingenza e corruttibilit\u00e0 afferenti al mondo creato\u00bb? E adesso al contrario dice che un universo creato senza Male sarebbe possibile? Solo io ci vedo una contraddizione clamorosa?<\/p>\n<p><strong>Sempre l\u00ec si finisce<\/strong><\/p>\n<p>Ma lasciamo perdere la contraddizione e prendiamo per buono che s\u00ec, Dio avrebbe potuto creare un universo senza Male. E chiediamoci: perch\u00e9 Dio non lo ha fatto? Perch\u00e9 non ci ha creati tutti in paradiso?<\/p>\n<blockquote><p>(&#8230;) per ragioni che affondano nella sua infinita sapienza e bont\u00e0 (che, ricordiamolo, \u00e8 la sua stessa pienezza d&#8217;essere che si diffonde).<\/p>\n<p>(&#8230;) la permissione divina del male \u00e8 intrinsecamente connessa alla scelta originaria e fondamentale di Dio di creare questo specifico tipo di universo: un universo popolato da una molteplicit\u00e0 di creature finite, contingenti, mutevoli e, nel caso degli enti razionali, dotate di autentica libert\u00e0. Ed \u00e8 proprio la natura di un tale ordine creato che comporta intrinsecamente la possibilit\u00e0 del male come deficienza, come fallimento o come privazione del bene dovuto. In questa prospettiva, come insegna Agostino, l\u00ec dove Dio permette un male \u2013 conseguenza della natura di un ordine creato che Egli ha liberamente voluto per manifestare la sua gloria attraverso una gamma diversificata di beni partecipati \u2013 lo fa in quanto, nella sua infinita sapienza e onnipotenza, sa comunque trarre da quella stessa permissione un bene superiore, anche se le modalit\u00e0 specifiche di questa divina alchimia possono rimanere a noi imperscrutabili.<\/p>\n<p>(&#8230;) la scelta divina di creare un ordine di esseri umani la cui libert\u00e0, in questo attuale stato di cose, include la possibilit\u00e0 di peccare, non deriva da un&#8217;impossibilit\u00e0 divina di fare altrimenti, ma da ragioni che appartengono al Suo imperscrutabile piano per questo specifico universo.<\/p><\/blockquote>\n<p>Eccall\u00e0. Sempre l\u00ec si finisce, cazzo: a sbattere contro le imperscrutabili ragioni di Dio.<\/p>\n<blockquote><p>Ora, se il male, come abbiamo stabilito, \u00e8 una privazione di essere, una mancanza di quel bene che dovrebbe essere presente in una creatura, allora \u00abeliminare il male\u00bb significherebbe, in ultima analisi, \u00abcolmare quella mancanza di essere\u00bb o, in modo preventivo, \u00abimpedire che quella mancanza si verifichi\u00bb. Certamente Dio, essendo la fonte prima e la pienezza di ogni essere, ha il potere di conferire essere e perfezione, e ha anche il potere di creare creature libere che, di fatto, scelgano sempre il bene e non introducano alcuna deficienza morale nel loro agire. La tradizione teologica, ad esempio, contempla l&#8217;esistenza di tali creature (come gli angeli santi o i beati). La questione fondamentale, dunque, non \u00e8 una presunta incapacit\u00e0 divina in tal senso, ma piuttosto perch\u00e9, nella Sua libera scelta, Egli abbia voluto questo universo, che include creature la cui libert\u00e0, in questo ordine specifico, pu\u00f2 fallire, e creature la cui natura materiale comporta la corruttibilit\u00e0. Questo specifico mondo non esiste, infatti, perch\u00e9 la potenza di Dio trovi un limite nel fatto che sarebbe contraddittorio pretendere che degli enti finiti liberi non potessero per principio compiere il male, ma perch\u00e9 Dio, nella sua onnipotenza lo ha voluto cos\u00ec. E Dio lo ha voluto cos\u00ec perch\u00e9 cos\u00ec gli \u00e8 piaciuto di volerlo.<\/p><\/blockquote>\n<p>Capito? Gli \u00e8 piaciuto di volerlo. E tu zitto e muto ancora una volta: a Dio \u00e8 piaciuto cos\u00ec, chi cazzo sei tu per discutere ci\u00f2 che a Dio piace o non piace?<\/p>\n<blockquote><p>L&#8217;argomento evidenziale, quando sottolinea l&#8217;apparente \u00abinutilit\u00e0\u00bb o \u00abgratuit\u00e0\u00bb di certi mali, come la celebre sofferenza del cerbiatto di Rowe, lo fa presupponendo che ogni male, per essere compatibile con un Dio buono, debba avere uno scopo redentivo o una giustificazione morale a noi evidente. Ma se il fine ultimo della creazione \u00e8 la manifestazione della gloria e della bont\u00e0 di Dio attraverso una molteplicit\u00e0 di enti che partecipano dell&#8217;essere, e se la \u00abbont\u00e0\u00bb di Dio non \u00e8 quella di un agente morale che persegue fini utilitaristici a noi noti, allora ci\u00f2 che dal nostro punto di vista limitato appare \u00abinutile\u00bb o \u00abgratuito\u00bb potrebbe avere un significato (o essere una conseguenza inevitabile di un ordine buono) all&#8217;interno della totalit\u00e0 del piano divino, che \u00e8 per noi largamente imperscrutabile nei suoi dettagli.<\/p>\n<p>Non ci dice perch\u00e9 quel bambino si sia ammalato o perch\u00e9 quella catastrofe sia avvenuta. Queste sono domande che possono trovare risposte parziali nelle cause seconde (scienze naturali, psicologia, sociologia) o che, per il credente, possono rimanere avvolte nel mistero della permissione divina e della sua Provvidenza particolare, che opera in modi che spesso ci sfuggono ma che si confida essere ordinati al bene ultimo. Lo scopo della dissoluzione tomistica \u00e8 pi\u00f9 limitato ma filosoficamente essenziale: smontare l&#8217;argomento ateologico, cio\u00e8 dimostrare che il male, correttamente inteso, non pu\u00f2 essere usato come una leva per scardinare la razionalit\u00e0 della fede in un Dio che \u00e8 l&#8217;Essere Stesso e il Sommo Bene.<\/p>\n<p>Questa apertura al mistero comporta una necessaria accettazione dei limiti della nostra comprensione. Non possiamo, e forse non dobbiamo nemmeno pretendere di, conoscere il \u00abperch\u00e9\u00bb dettagliato di ogni singola sofferenza, di ogni tragedia, di ogni apparente ingiustizia. Se Dio \u00e8 davvero l&#8217;Essere eterno, immutabile e semplice che il teismo classico descrive, il suo \u00abpiano\u00bb (se cos\u00ec possiamo chiamarlo, usando un linguaggio sempre analogico e inadeguato) abbraccia la totalit\u00e0 del tempo e dello spazio, le interconnessioni infinite tra miriadi di cause seconde e fini che possono trascendere completamente il nostro orizzonte terreno.<\/p><\/blockquote>\n<p>In conclusione, Dio avrebbe potuto creare un mondo senza il Male, nondimeno ha liberamente deciso di creare questo mondo nel quale il Male esiste, ovvero nel quale ci sono luoghi e momenti nei quali il Bene \u00e8 assente. Perch\u00e9? Perch\u00e9 gli andava di farlo cos\u00ec. Per le sue ragioni imperscrutabili a causa dei limiti della nostra comprensione.<\/p>\n<p>Ovvero il Mistero della fede. Scacco matto, ateacci!<\/p>\n<p><strong>Un Dio amorale<\/strong><\/p>\n<p>Inoltre Dio non \u00e8 un agente morale: questa \u00e8 la terza ridefinizione proposta da Adriano Virgili.<\/p>\n<blockquote><p>Gli agenti morali umani, innanzitutto, sono tipicamente soggetti a doveri e obbligazioni. Sentiamo di \u00abdover\u00bb fare certe cose (dire la verit\u00e0, aiutare chi \u00e8 in difficolt\u00e0) e di \u00abnon doverne\u00bb fare altre (uccidere, rubare). Questi doveri possono derivare da una legge morale percepita, da convenzioni sociali, da ruoli specifici che ricopriamo, o da un senso innato di giustizia. Ma a chi o a cosa potrebbe mai Dio \u00abdovere\u00bb qualcosa? Essendo la Causa Prima non causata, la fonte di ogni essere e di ogni ordine, non c&#8217;\u00e8 alcuna entit\u00e0 superiore o esterna a Lui che possa imporgli degli obblighi.<\/p>\n<p>(&#8230;) la moralit\u00e0 umana implica spesso la conformit\u00e0 a una legge o a uno standard morale che, per quanto possa essere interiorizzato, \u00e8 in qualche modo \u00abaltro\u00bb rispetto all&#8217;agente stesso. Agiamo bene quando le nostre azioni si allineano con i principi di questa legge. Ma Dio, nel teismo classico, \u00e8 la sua stessa legge, la sua stessa norma.<\/p><\/blockquote>\n<p>Noi siamo agenti morali, noi possiamo agire o non agire in modo morale e sulla base delle nostre azioni essere giudicati, quando siamo vivi dagli altri umani e quando saremo morti da Dio. Dio per converso non deve rispondere delle proprie azioni a nessuno, non ha doveri verso nessuno. Non \u00e8 nella sua natura avere dei doveri. Lui gioca in un altro campionato, addirittura in un altro sport: rimproverare Dio perch\u00e9 non agisce come un agente morale \u00e8 come rimproverare Jannik Sinner perch\u00e9 non segna mai un gol.<\/p>\n<p><strong>Dio come la Natura?<\/strong><\/p>\n<p>Di fronte alle decisioni di Dio, compresa quella di far crepare male i bambini, noi dobbiamo chinare il capo e sottometterci e accettare quanto Dio ha deciso. Ricorda qualcosa? S\u00ec, ricorda un po&#8217; il panteismo.<\/p>\n<p>Io sono panteista. Mi dichiaro ateo per semplicit\u00e0, per\u00f2 sono panteista. <a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=810\">Ho spiegato come per un ateo il panteismo sia inevitabile<\/a>, giacch\u00e9 alla realt\u00e0 naturale \u00e8 inevitabile concedere una delle qualit\u00e0 di Dio: la necessit\u00e0 ontologica. Se la Natura \u00e8 ontologicamente necessaria, almeno in questo senso la Natura \u00e8 Dio. <em>Deus sive Natura<\/em>, diceva Baruch. E gliel&#8217;hanno fatta pagare. Io vivo in tempi e luoghi civili e posso dire <em>Natura sive Deus<\/em>.<\/p>\n<p>La Natura \u00e8 indifferente. La Natura non ti vuole n\u00e9 bene n\u00e9 male, non ti ama e non ti odia. La Natura di te se ne stracatafotte i coglioni. Si scatena un terremoto e tu muori sotto le macerie della tua casa. Oppure nasci con una malformazione congenita e sei condannato a una lunga vita di orrende sofferenze. C\u00e0pita. Che vuoi fare? Incazzarti? E con chi? Con la Natura? Non puoi sottoporre la Natura a un giudizio morale. Stacce.<\/p>\n<p>Non potrebbe valere lo stesso per Dio? Poich\u00e9 Dio non \u00e8 un agente morale, poich\u00e9 non puoi sottoporre Dio a un giudizio morale, stacce. Che ti cambia?<\/p>\n<p>Cambia tutto.<\/p>\n<p>Cambia tutto perch\u00e9 la Natura non ha n\u00e9 libert\u00e0 n\u00e9 volont\u00e0 n\u00e9 identit\u00e0 personale. La Natura semplicemente \u00e8 come \u00e8. Il Bene e il Male sono nient&#8217;altro che giudizi soggettivi: il Male della gazzella \u00e8 il Bene del leone. Non ha senso per la gazzella incazzarsi con la Natura, come non ha senso per il leone lodarla e ringraziarla.<\/p>\n<p>A differenza della Natura, Dio \u00e8 un ente senziente, cosciente, consapevole, dotato di libert\u00e0 e di volont\u00e0. Lui decide. Lui vuole. Lui agisce. Se io muoio sotto le macerie della mia casa o se soffro per anni a causa di una malattia congenita \u00e8 perch\u00e9 Dio lo vuole. Perci\u00f2 s\u00ec, io avrei delle ottime ragioni per sentirmi \u2013 come dire? \u2013 un pochino alterato nei suoi confronti, se lui esistesse.<\/p>\n<p><strong>\u00abIo so&#8217; io e voi non siete un cazzo\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Dio, sebbene non sia un agente morale, \u00e8 un giudice morale. Dio impone \u2013 o enuncia?&#8230; boh, chiedilo a Eutifrone \u2013 delle leggi morali alle quali tu, creatura, devi conformarti. Poco importa che lui sia la sorgente della legge morale o l&#8217;intermediario della legge morale o la legge morale stessa: resta il fatto che la legge morale divina esiste e tu devi rispettarla e se non lo fai sono cazzi amari, perch\u00e9 nel momento del giudizio finale sarai chiamato a rispondere delle tue azioni e se per caso avrai violato qualche regola subirai una punizione, magari eterna se la violazione \u00e8 molto grave.<\/p>\n<p>Dio, il giudice morale, quale codice etico usa nel momento del giudizio? Lasciamo perdere le 613 mitzvot e restiamo al cristianesimo. Prendiamo i 10 comandamenti. Per semplicit\u00e0 restringiamo l&#8217;attenzione ai due soli comandamenti fondamentali esposti da Ges\u00f9, cio\u00e8 dal Figlio di Dio, cio\u00e8 da Dio: ama Dio e ama il tuo prossimo.<\/p>\n<p>Amare Dio \u00e8 facile. Lo adori. Preghi. Pensi sempre a lui. Volendo esagerare, ti ritiri in un monastero di clausura e vita contemplativa e non fai altro, dedicandogli l&#8217;intera tua vita.<\/p>\n<p>Amare il tuo prossimo \u00e8 un&#8217;altra storia. Il tuo prossimo spesso \u00e8 sgradevole. Ma poche scuse: Dio ti ordina di amarlo, e tu lo devi amare. Su, dai: amalo! Ama chi ti sfrutta e ti paga con uno stipendio indecente. Ama chi ti brucia la casa. Ama chi ti ammazza un figlio. Lo spiega Ges\u00f9: ad amare gli amici sono bravi tutti, ma la vera virt\u00f9 consiste nell&#8217;amare i nemici. Un&#8217;etica disumana, come minimo.<\/p>\n<p>Sorvoliamo sull&#8217;amore e occupiamoci della prassi. Il tuo prossimo tu lo devi aiutare quando \u00e8 nel bisogno. Qua non ci sono scuse: questa cosa la puoi fare. Non si tratta di emozioni fuori dal tuo controllo, ma di azioni che puoi compiere con la tua volont\u00e0. Anche se il bisognoso ti sta sui coglioni e lo prenderesti a sberle o quanto meno lo lasceresti ad affogare nella merda, tu puoi ignorare le tue pulsioni, perci\u00f2 devi ignorarle. E devi aiutare il bisognoso. Ricordi il buon samaritano? Se trovi un moribondo sul ciglio della strada, devi intervenire e fornirgli soccorso. Altrimenti per te saranno cazzi amari.<\/p>\n<blockquote><p>\u00abAllora il re risponder\u00e0:<br \/>\n\u2013 In verit\u00e0, vi dico: tutto quel che non avete fatto a uno di questi piccoli, non l&#8217;avete fatto a me.<br \/>\n\u00abE questi andranno nella punizione eterna mentre i giusti andranno nella vita eterna\u00bb.<br \/>\n\u2013 Matteo 25,45-46<\/p><\/blockquote>\n<p>Ma chi \u00e8 che lascia i moribondi sul ciglio della strada e li lascia soffrire e morire senza muovere un dito? Chi \u00e8? Indovina un po&#8217;: Dio. Poffarbacco! Dio giudica sulla base di un codice etico&#8230; che lui per primo ignora.<\/p>\n<p>Dio \u00e8 fatto cos\u00ec: 14 miliardi di anni fa lui crea un universo che oggi si estende per decine di miliardi anni-luce e contiene centinaia di miliardi di galassie, con migliaia di miliardi di stelle e di pianeti, dopodich\u00e9 s&#8217;incazza se tu, nella quiete notturna della tua cameretta di adolescente su \u00ab&#8217;sto sercio de periferia\u00bb (cit. Padre Pizzarro), ti fai qualche innocua pugnetta. Per dire i problemi seri di Dio. Dio s&#8217;incazza pure se tu non intervieni per aiutare un bambino sofferente. Gi\u00e0. Nel frattempo lui, Dio, non fa un cazzo per i bambini sofferenti. In un attimo potrebbe portarli in paradiso a godere della beatitudine eterna, ma niente: li lascia quaggi\u00f9 a crepare male. Alla faccia della coerenza. Chiss\u00e0, a &#8216;sto punto magari anche Dio si fa le pugnette: \u00e8 legittimo sospettarlo.<\/p>\n<p>Ma lui \u00e8 Dio. Dio \u00e8 radicalmente diverso da noi. Dio \u00e8 diverso da qualsiasi altra cosa nella nostra esperienza quotidiana. E tu mica puoi giudicarlo. Dio \u00e8 il marchese del Grillo: Dio \u00e8 Dio, e tu non sei un cazzo.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/VL6t8BJ_7Gg?si=cJfuslsxxhCReK41\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p><strong>Paraculi fin dai primi secoli<\/strong><\/p>\n<p>Io so quale strategia applica il teologo messo di fronte a tutti i problemi della teodicea paracula: il linguaggio analogico. Un&#8217;ulteriore paraculata clamorosa.<\/p>\n<blockquote><p>Il linguaggio stesso che usiamo per parlare di Dio (ad esempio, dicendo che Egli \u00abconosce\u00bb, \u00abvuole\u00bb o \u00abama\u00bb) deve essere inteso in senso analogico, purificato dalle imperfezioni e dalle limitazioni che questi termini comportano quando li applichiamo a enti temporali e mutevoli come noi.<\/p>\n<p>Non si tratta di un trucco verbale per eludere le difficolt\u00e0, ma di un tentativo di prendere sul serio le implicazioni della trascendenza divina.<\/p>\n<p>(&#8230;) essa modifica profondamente i termini della questione filosofica e ateologica, perch\u00e9 ci porta a interrogarci non tanto sulle \u00abscelte morali\u00bb di un Dio agente, quanto sulla natura dell&#8217;essere creato e sulla sua intrinseca capacit\u00e0 di deficienza.<\/p><\/blockquote>\n<p>Quando gli mostri le incongruenze e le contraddizioni, il teologo ti risponde che s\u00ec, va bene, ma lui intendeva un&#8217;altra cosa, un altro concetto, un&#8217;altra definizione.<\/p>\n<p>Il vizio di ridefinire <em>ad minchiam<\/em> per far dire alle Scritture quello che le Scritture non dicono la teologia lo ha acquisito fin dall&#8217;origine, quando lo scarto fra le Scritture e la realt\u00e0 si \u00e8 palesato in maniera innegabile.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso della fallita profezia dell&#8217;avvento del Regno di Dio.<\/p>\n<blockquote><p>E aggiungeva: \u00abIo vi assicuro che alcuni tra quelli che sono qui presenti non moriranno, prima di aver visto il regno di Dio che viene con potenza\u00bb.<br \/>\n\u2013 Marco 9,1<\/p>\n<p>\u00abIl Figlio dell&#8217;uomo ritorner\u00e0 glorioso come Dio suo Padre, insieme con i suoi angeli. Allora egli dar\u00e0 a ciascuno la ricompensa in base a quel che ciascuno avr\u00e0 fatto. Io vi assicuro che alcuni tra quelli che sono qui presenti non moriranno prima di aver visto venire il Figlio dell&#8217;uomo e il suo regno\u00bb.<br \/>\n\u2013 Matteo 16,27-28<\/p>\n<p>Poi Ges\u00f9 disse questa parabola: \u00abOsservate bene l&#8217;albero del fico e anche tutte le altre piante.\u00a0Quando vedete che mettono le prime foglioline, voi capite che l&#8217;estate \u00e8 vicina.\u00a0Allo stesso modo, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio \u00e8 vicino.\u00a0Vi assicuro che non passer\u00e0 questa generazione prima che tutte queste cose siano accadute.\u00a0Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno!<br \/>\n\u2013 Luca 21,29-33<\/p>\n<p>Come ci ha insegnato il Signore, io vi dico questo: noi che siamo vivi e che saremo ancora in vita quando verr\u00e0 il Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che saranno gi\u00e0 morti.\u00a0Infatti in quel giorno sentiremo un ordine, la voce dell&#8217;arcangelo e il suono della tromba di Dio. Il Signore scender\u00e0 dal cielo, e allora quelli che sono morti credendo in lui risorgeranno per primi.\u00a0Noi, che saremo ancora vivi, saremo portati in alto, tra le nubi, insieme con loro, per incontrare il Signore. E da quel momento saremo sempre con il Signore.\u00a0Dunque, consolatevi a vicenda, con questi insegnamenti.<br \/>\n\u2013 1 Tessalonicesi 4,15-18<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 scritto chiaro e inequivocabile: la venuta di Ges\u00f9 e l&#8217;instaurazione del Regno di Dio sono imminenti. Che altro vuoi capire da queste parole? Per\u00f2 non succede niente. Passano gli anni e continua a non succedere niente. Immaginiamo dapprima la fiducia, poi la perplessit\u00e0. La gente comincia a morire, i discepoli, i compagni e i conoscenti di Ges\u00f9 invecchiano, poi diventano sempre meno numerosi, poi rimangono quattro gatti. Fra i neoconvertiti serpeggiano i dubbi, poi lo scoglionamento: ma non doveva tornare subito? Muore l&#8217;ultimo che aveva visto Ges\u00f9 di sfuggita al mercato. Muore l&#8217;ultimo nato nel 33 d.C. A quel punto non si pu\u00f2 pi\u00f9 negare lo sputtanamento della profezia. O Ges\u00f9 si \u00e8 sbagliato e ha detto una cagata \u2013 impossibile: lui \u00e8 Dio! \u2013 oppure voleva dire un&#8217;altra cosa. Che cosa? Tocca inventare per ridefinire. E c&#8217;\u00e8 ampio margine di reinterpretazione: Regno di Dio, generazione, essere vivi. Basta un po&#8217; di fantasia, il vincolo temporale cade e la profezia \u00e8 salva.<\/p>\n<p>Insomma fin dai primi secoli del cristianesimo la paraculaggine \u00e8 un&#8217;abitudine dei teologi, che si occupano di escogitare definizioni nuove per salvare capra e cavoli, per mantenere la compatibilit\u00e0 fra il dogma, la verit\u00e0 di fede da una parte e il pensiero scientifico e la razionalit\u00e0 dall&#8217;altra. E funziona con tutto.<\/p>\n<p>Il dogma afferma che due umani ben precisi hanno commesso il peccato originale, ma la genetica dimostra che \u00e8 impossibile la discendenza di tutti gli umani viventi da un&#8217;unica coppia? Non c&#8217;\u00e8 problema: il teologo ridefinisce come gli pare il concetto di coppia originale e se la cava. Nel caso di nostro interesse, la verit\u00e0 di fede dichiara che esiste un Dio onnisciente, onnipotente e buono, ma la realt\u00e0 dimostra che \u00e8 impossibile perch\u00e9 i bambini crepano male? Non c&#8217;\u00e8 problema: il teologo ridefinisce il Bene, ridefinisce il Male e gi\u00e0 che c&#8217;\u00e8 ridefinisce pure Dio e se la cava.<\/p>\n<p>Il teologo la chiama polisemia e slittamento semantico. Io la chiamo paraculaggine.<\/p>\n<p><strong>Va&#8217; dove ti porta la polisemia<\/strong><\/p>\n<p>Sia chiaro: la polisemia e lo slittamento semantico sono fenomeni reali e ben noti alla linguistica. Paraculo \u00e8 il modo in cui li si usa per sanare l&#8217;insanabile.<\/p>\n<p>Per capire quant&#8217;\u00e8 paraculo il procedimento, applichiamolo a un ambito diverso. Che cos&#8217;\u00e8 la bont\u00e0 in politica? In che senso un politico \u00e8 un politico buono? Un politico buono agisce per aumentare il benessere e la sicurezza dei propri concittadini: far stare bene, sul piano materiale e su quello spirituale, e far sentire al sicuro le persone del proprio Paese. Fornire loro servizi efficienti: sanit\u00e0, istruzione, trasporti. Proteggerle dai nemici interni ed esterni. Giusto? Fin qui siamo d&#8217;accordo? Ebbene, allora Adolf Hitler \u00e8 stato un politico buono. Ha raccolto un Paese allo sbando da un punto di vista sociale ed economico e in meno di sette anni lo ha reso una ricca potenza mondiale, capace di tenere testa e dare del filo da torcere a Inghilterra, Unione Sovietica e Stati Uniti insieme. Nel 1939 in Germania gli ariani nazisti sani vivevano benissimo. Gli altri no, ma sono sottigliezze semantiche: ebrei e comunisti e disabili non potevano nemmeno essere considerati cittadini. Se ridefiniamo come persone soltanto gli ariani, il problema neanche si presenta: milioni di deportati, torturati e uccisi erano non-persone e non inficiano la bont\u00e0 di Hitler cos\u00ec come l&#8217;abbiamo definita. Torna utile un&#8217;altra piccola ridefinizione: Hitler non ha ucciso nessuno, piuttosto ha spostato milioni di persone su un altro piano di esistenza. Senti come suona meglio? Hitler ha sbagliato quando ha scatenato la guerra e ha portato alla rovina la Germania. Un po&#8217; gli \u00e8 andata di sfiga, un po&#8217; si \u00e8 messo contro gente troppo grossa per lui, ma se avesse vinto ti immagini di quanto benessere e quanta sicurezza avrebbero goduto le persone ariane tedesche? E non vuoi riconoscere che Adolf Hitler \u00e8 stato un politico buono? Suvvia, dai: non fare lo schizzinoso semantico e accetta un po&#8217; di polisemia!<\/p>\n<p>Ecco dove si arriva con la paraculata del linguaggio analogico. Se lo usi a cazzo di cane, puoi dimostrare qualsiasi cosa. Lo vediamo quando il teologo ci spiega che nel caso di Dio la bont\u00e0 \u00e8 una cosa diversa da quella che abbiamo sempre considerato tale.<\/p>\n<p><strong>Io, giudice di Dio<\/strong><\/p>\n<p>Dio \u00e8 un giudice morale ma non \u00e8 un agente morale. Alla faccia della coerenza, ma pazienza. Io non posso giudicarlo perch\u00e9 lui \u00e8 Dio e io non sono un cazzo. Bada bene: io non sono un cazzo. Questo mi dice il teologo quando mi spiega che io non posso giudicare Dio. D&#8217;altro canto lo stesso teologo mi spiega il grande valore della dignit\u00e0 umana. Dignit\u00e0 di che, se di fronte a Dio io non conto niente, se il mio dolore non merita il suo intervento? E, oltre a non giudicarlo, io dovrei amarlo e adorarlo? Ma stiamo scherzando?<\/p>\n<p>Io posso giudicare Dio per due motivi.<\/p>\n<p>In primo luogo io sono la sua vittima. Le azioni e le inazioni di Dio sono nocive per me, provocano dolore in me. Non sono elucubrazioni e interpretazioni. Non ci sono polisemie o slittamenti semantici. Sono fatti oggettivi: io soffro qui e ora, mentre Dio provoca o non impedisce la mia sofferenza. Pu\u00f2 pure essere il Sommo Bene, pu\u00f2 pure avere i suoi misteriosi scopi e le sue imperscrutabili ragioni, pu\u00f2 pure sovracompensare alla fine dei tempi, ma a me non importa un cazzo: Dio \u00e8 nocivo per me e tanto mi basta per giudicarlo.<\/p>\n<p>In secondo luogo io ho un mio codice morale. Un codice morale naturale fondato sull&#8217;empatia, secondo il quale chi provoca sofferenza a me o ad altri enti senzienti \u00e8 malvagio. Chi lascia soffrire un bambino senza aiutarlo \u00e8 malvagio. Punto. Senza se e senza ma. Senza polisemie e slittamenti semantici paraculi. Bont\u00e0 e malvagit\u00e0 significano quella cosa l\u00ec, non un&#8217;altra. Se Dio lascia crepare male i bambini, i bigotti non lo definiscano buono. Lo definiscano duono o puono o come cazzo gli pare e parlino della sua Dont\u00e0 o della sua Pont\u00e0. Ma non abbiano l&#8217;impudenza di chiamarla Bont\u00e0.<\/p>\n<p>Finora tutto questo pippone \u00e8 stato razionale. Ha opposto alla teodicea paracula obiezioni argomentate, evidenziandone le debolezze e le contraddizioni. Ma alla stessa teodicea si pu\u00f2 opporre un argomento nient&#8217;affatto razionale, un argomento \u00abdi pancia\u00bb. E sfido qualsiasi apologeta di &#8216;stocazzo a rimproverarmi.<\/p>\n<p><strong>La variante Karam\u00e0zov<\/strong><\/p>\n<p>Fra il 21 e il 23 gennaio 1941 i legionari della Guardia di ferro romena scatenarono un pogrom a Bucarest, durante il quale furono uccisi 125 ebrei. Potrei dire \u00absolo 125 ebrei\u00bb, pochi rispetto agli oltre 13 mila massacrati a Iasi cinque mesi dopo. Ma tant&#8217;\u00e8: sono sempre 125 vite cancellate. Il 23 gennaio 15 persone furono trascinate in un macello, appese ai ganci da macellaio, torturate, sbudellate e scuoiate vive. Quando furono scoperte, si ricostru\u00ec che erano vive durante lo scuoiamento dalla quantit\u00e0 di sangue versato l\u00ec attorno. Fra le vittime c&#8217;era una bambina di 5 anni. Hai letto bene: una bambina di 5 anni. Sbudellata e scuoiata viva. Non provare a visualizzarla: io l&#8217;ho fatto e adesso l&#8217;immagine mi perseguita.<\/p>\n<p>Una bambina di 5 anni. Una minuscola vita senza alcun valore per nessuno vivente oggi, solo per chi la amava quand&#8217;era viva. (Il bigotto risponder\u00e0: \u00abMa no! Quella vita ha valore per Dio!\u00bb.) Come miliardi di altre vite di enti senzienti, umani e non umani, che prima della morte hanno sub\u00ecto torture indicibili. Dio avrebbe potuto ucciderla subito, ma l&#8217;ha lasciata cosciente fino all&#8217;ultimo nelle mani dei suoi aguzzini. (Meno male che per Dio la sua vita aveva valore. Chiss\u00e0 se non gliene fosse fregato niente.)<\/p>\n<p>Uno dei tanti mentecatti dello zoo, con la sua consueta, spudorata faccia di culo, ha dichiarato che gli esempi proposti dagli atei militanti sono casi limite, casi estremi, forse inesistenti, creati apposta per dimostrare che Dio \u00e8 irrazionale. E certo, in effetti noi quei casi li inventiamo come puri esercizi speculativi per dare fastidio a loro, i poveri apologeti. Andasse a raccontarlo, lo stronzo, alla bambina nel macello di Bucarest, mentre i legionari la scuoiavano viva. Poi dice che uno s&#8217;incazza e li sfancula, &#8216;sti apologeti. Non vomitassero simili mostruosit\u00e0, li sopporterei con pi\u00f9 calma.<\/p>\n<p>(Per inciso, l&#8217;unico peccato che mai e poi mai potr\u00e0 essere perdonato \u00e8 la bestemmia contro lo Spirito santo. Se bestemmi lo Spirito santo sei fottuto all&#8217;inferno per l&#8217;eternit\u00e0. Se invece scuoi viva una bambina di 5 anni e dopo, tanti anni dopo, pochi minuti prima di morire, ti penti e ti confessi a un sacerdote e vieni assolto, ti fai un po&#8217; di purgatorio e alla fine anche tu vai in paradiso ad amare e adorare Dio. La bambina ebrea intanto \u00e8 finita all&#8217;inferno, perch\u00e9 <em>Extra Ecclesiam nulla salus<\/em>. Per dire le credenze rivoltanti dei cattolici. Ma gli stronzi siamo noi.)<\/p>\n<p>Ne \u00abI fratelli Karam\u00e0zov\u00bb trovi alcune pagine molto famose. Sono quelle in cui Ivan, il fratello ateo, spiega ad Alioscia, il fratello credente, la ragione del proprio rifiuto di Dio. Se non lo possiedi, dovresti procurarti il romanzo di Dostoevskij e leggere tu stesso il dialogo: un pugno nello stomaco che non pu\u00f2 lasciarti indifferente.<\/p>\n<blockquote><p>\u00abMa ecco, da quest&#8217;altra parte, i piccoli bambini: che cosa far\u00f2 di costoro, allora? Questo \u00e8 un problema che io non riesco a risolvere. Per la centesima volta torno a ripetere: di questioni ce n&#8217;\u00e8 un&#8217;infinit\u00e0, ma io ho preso in considerazione i bambini soli, perch\u00e9 qui spicca con palmare chiarezza ci\u00f2 che volevo dire. Ascolta: posto che tutti si debba soffrire, per comperare a prezzo di sofferenza la futura armonia, che c&#8217;entrano per\u00f2 i bambini, me lo dici tu, per favore? \u00c8 assolutamente incomprensibile perch\u00e9 debbano soffrire anch&#8217;essi, e perch\u00e9, essi, debbano comperare quell&#8217;armonia con le sofferenze. (&#8230;) Comprendo bene quale dovr\u00e0 essere il fremito della creazione quando ogni cosa nei cieli e sotto terra fonder\u00e0 insieme in un unico grido di osanna, e tutto ci\u00f2 che vive e che ha vissuto proromper\u00e0: &#8220;Giusto sei Tu, o Signore, dacch\u00e9 si sono svelate le Tue vie!&#8221;. (&#8230;) Ma appunto qui \u00e8 l&#8217;inciampo, appunto questo non posso accettare. E fin tanto che sto su questa terra, io m&#8217;affretto a prendere le mie misure. (&#8230;) Finch\u00e9 sono ancora in tempo, mi affretto a premunir me stesso, e perci\u00f2, a quella suprema armonia, oppongo un netto rifiuto. Non vale, essa, le povere lacrime, foss&#8217;anche di quel bambino solo, che straziato si batteva col minuscolo pugno sul petto, e nel fetido suo canile pregava con le sue lacrime irriscattabili il &#8220;buon Ges\u00f9&#8221;. (&#8230;) E se le sofferenze dei bambini fossero destinate a completar quella somma di sofferenza, che era il prezzo necessario per l&#8217;acquisto della verit\u00e0, in tal caso io dichiaro fin d&#8217;ora che tutta la verit\u00e0 non vale un tal prezzo. (&#8230;) Non voglio l&#8217;armonia: per amore stesso dell&#8217;umanit\u00e0, non la voglio. Voglio che si rimanga piuttosto, con le sofferenze invendicate. Preferisco, io, di rimanere nel mio stato di invendicata sofferenza e d&#8217;implacato scontento, dovessi pure non essere nel giusto. Troppo caro, in conclusione, hanno valutato l&#8217;armonia: non \u00e8 davvero per le tasche nostre, pagar tanto d&#8217;ingresso. Quindi, il mio biglietto d&#8217;ingresso, io m&#8217;affretto a restituirlo. E se appena appena sono un uomo onesto, ho l&#8217;obbligo di restituirlo il pi\u00f9 presto possibile. E cos\u00ec faccio appunto. Non \u00e8 che non accetti Dio, Alioscia: ma semplicemente Gli restituisco, con la massima deferenza, il mio biglietto.\u00bb<br \/>\n\u2013 F\u00ebdor Dostoevskij, I fratelli Karam\u00e0zov<\/p><\/blockquote>\n<p>Vedi qualche argomento razionale? No. Non c&#8217;\u00e8 niente di razionale. C&#8217;\u00e8 la ribellione dell&#8217;uomo indignato che rifiuta Dio per un moto dell&#8217;animo, non per una ponderata riflessione filosofica. Fino a spingersi a dichiarare: \u00abdovessi pure non essere nel giusto\u00bb. Ovvero: m&#8217;importa una sega del Bene Supremo, m&#8217;importa una sega della oggettiva perfezione finale, io comunque Dio lo rifiuto. Una <em>hybris<\/em> coraggiosa e nobile. Ivan \u00e8 educato e il biglietto lo restituisce \u00abcon la massima deferenza\u00bb. Io sono pi\u00f9 diretto e \u2013 mi conosci \u2013 per Dio non ho rispetto: con il suo biglietto mi pulisco il culo e Dio lo mando a farsi fottere. E scusa se sono umano.<\/p>\n<p>Un apologeta, leggendo e ascoltando i miei discorsi sulla teodicea, ha detto che sono ammirevole e la mia sensibilit\u00e0 verso la sofferenza mi fa onore, che la mia indignazione \u00e8 umana e che potrebbe essere il primo passo in un cammino di conversione. Io dico che \u00e8 ignobile e disonorevole la sottomissione a un Dio che la sofferenza la provoca e la permette. Semmai lui, l&#8217;apologeta che accetta quel dolore e si nasconde dietro il Mistero della fede, \u00e8 disumano.<\/p>\n<p>Un altro apologeta mi ha rimproverato di essere incazzato con Dio. Che palese minchiata: come posso essere incazzato con qualcosa che nemmanco esiste? Piuttosto sono incazzato con i suoi fan club, che non si limitano a farsi gli affaracci loro e pretendono di condizionare e limitare le mie innocue scelte di vita. E non solo sono incazzato: li disprezzo. Chiunque accetti di amare e adorare un Dio che lascia scuoiare viva una bambina senza intervenire \u00e8 un verme, un pusillanime, un individuo senza dignit\u00e0. Per il resto possono essere brave persone che aiutano i bambini sofferenti, ma di fatto adorano e amano un Dio che provoca proprio quella sofferenza. Mi fanno schifo.<\/p>\n<p>Mi fanno schifo loro e mi farebbe schifo anche il loro Dio, se esistesse. Non m&#8217;importa se \u00e8 Dio. Non m&#8217;importa se \u00e8 il Fondamento dell&#8217;Essere. Non m&#8217;importa se grazie a lui io continuo a esistere. Non m&#8217;importa se ha deciso di sacrificare s\u00e9 stesso o suo figlio o &#8216;stocazzo per condividere le nostre sofferenze. Non m&#8217;importa una sega: chi tortura un bambino \u00e8 degno solo di disprezzo e di rifiuto. Punto.<\/p>\n<p><strong>E Alice?<\/strong><\/p>\n<p>Alice resta l\u00ec, a morire di sete e di dolore sotto le macerie della sua casa. Cos\u00ec come Ahmed resta l\u00ec, nel suo letto di sofferenza senza una carezza, con l&#8217;esofago in fiamme quando inghiotte un boccone. Cos\u00ec come la bambina ebrea resta l\u00ec, appesa a un gancio mentre un infame fascista la scuoia viva. Cos\u00ec come il cerbiatto resta l\u00ec, ad agonizzare nella foresta a causa delle ustioni. Potrebbero morire immediatamente, ma Dio li lascia l\u00ec. Perch\u00e9? Dio non pu\u00f2 o non vuole?<\/p>\n<p>Non cercare la risposta nel libro di Adriano Virgili: non c&#8217;\u00e8. Lui conosce l&#8217;esempio del cerbiatto di Rowe ma, alla fine della gigantesca sega mentale che \u00e8 la teodicea paracula del tomismo rivisitata da Brian Davies, la risposta alla domanda non c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p><strong>Gli apologeti lo ammettano<\/strong><\/p>\n<p>Dio non pu\u00f2 o non vuole? Le possibilit\u00e0 sono queste due. <em>Tertium non datur.<\/em><\/p>\n<p>Con la teodicea paracula possiamo dire che Dio pu\u00f2. Ci mancherebbe altro: Dio ha creato l&#8217;universo, ti pare che non pu\u00f2 uccidere un bambino o un cerbiatto sul colpo? Del resto lo fa in innumerevoli di altri casi.<\/p>\n<p>Dunque Dio non vuole. Dio assiste al dolore innocente e non interviene per interromperlo. Se lo facessi io, sarei un mostro meritevole di ogni esecrazione. Se lo fa Dio, va tutto bene. Dio \u00e8 buono a prescindere. Dio \u00e8 buono perch\u00e9 mantiene nell&#8217;Essere. Dio \u00e8 il Bene. Dio \u00e8 la Bont\u00e0 per definizione. D&#8217;altra parte Dio non \u00e8 come me, sottoposto a una legge morale. Dio \u00e8 oltre, al di l\u00e0, al di sopra della legge morale. Dio \u00e8 amorale.<\/p>\n<p>Se \u00e8 cos\u00ec, gli apologeti lo ammettano in modo esplicito: Dio non vuole agire ma \u00e8 buono comunque. Noi umani dobbiamo accettarlo cos\u00ec e amarlo e adorarlo e ringraziarlo comunque, ancorch\u00e9 del nostro dolore lui se ne stracatafotta i coglioni. Non gliene frega niente. Se gliene fregasse qualcosa, interverrebbe. Dio \u00e8 indifferente: aveva ragione Epicuro.<\/p>\n<p>Se \u00e8 cos\u00ec, gli apologeti lo spieghino a tutti gli altri credenti abramitici. La Volkstheologie non sta dietro a tutte le seghe mentali dei teologi, e la fede popolare crede tutt&#8217;altro. Al vecchio con la barba seduto su una nuvola non pensa pi\u00f9 nessuno, per\u00f2 per il <em>Bigottus communis<\/em>, lo strusciapanche ingenuo, Dio \u00e8 un Padre benevolente e amorevole e misericordioso e attento ai bisogni umani. L\u00e0 fuori le case e le chiese sono piene di gente che prega per ottenere una grazia. La signora Assunta sgrana rosari nella speranza che la Madonna interceda presso Dio e lo convinca a far trovare un lavoro al suo nullafacente nipote Giuseppe. Il piccolo Salvatore ogni sera si rivolge a Ges\u00f9 affinch\u00e9 faccia guarire Concetta, la sua mamma, dal cancro al seno ormai esteso con metastasi alle ossa. Chi glielo spiega che Dio, sebbene non muova un dito per aiutarli, \u00e8 buono sempre e comunque perch\u00e9 lui \u00e8 l&#8217;Essere che mantiene le creature nell&#8217;esistenza? Chi glielo spiega che a Dio non importa una beneamata sega di Giuseppe e di Concetta? Lasciar loro credere che le preghiere servano a qualcosa \u00e8 una crudele presa per il culo.<\/p>\n<p><strong>E comunque si finisce sempre l\u00ec<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;ateo razionale non ha bisogno di Dio n\u00e9 per spiegare la realt\u00e0 n\u00e9 per fondare la propria etica. Se qualcuno gli sottopone l&#8217;ipotesi teologica abramitica, l&#8217;ateo razionale la considera, constata che non gli serve ed \u00e8 pure incompatibile con quello che l&#8217;ateo vede, ossia la sofferenza innocente. E conclude che il Dio abramitico non esiste.<\/p>\n<p>Il credente parte da un a priori fideista: il Dio abramitico esiste. Ma subito si schianta contro il problema del Male. Qualcuno inventa teodicee assurde, finch\u00e9 non \u00e8 costretto a rifugiarsi dietro il Mistero della fede: un&#8217;ammissione di fallimento intellettuale. Qualcun altro, con una paraculata colossale, si trastulla con gli slittamenti semantici e le polisemie <em>ad hoc<\/em>. Solo che, se ridefinisci il Bene, ridefinisci il Male, ridefinisci pure Dio, alla fine ti trovi con una teodicea paracula ma inutile perch\u00e9 non fornisce alcun sollievo agli umani e piuttosto li allontana da un Dio astratto, troppo astratto. E grazie al cazzo: nelle vite degli umani, il Male \u00e8 nient&#8217;altro che il dolore e la bont\u00e0 \u00e8 nient&#8217;altro che l&#8217;azione per ridurre il dolore. Il resto sono inutili masturbazioni intellettuali.<\/p>\n<p>Masturbazioni intellettuali che peraltro non evitano la necessit\u00e0 di ricorrere al Mistero della fede.<\/p>\n<blockquote><p>Si tratta, in fondo, di imparare a dire, di fronte all&#8217;inspiegabile: \u00abNon comprendo appieno il perch\u00e9 di questa sofferenza, ma mi affido a Colui che \u00e8 al di l\u00e0 della mia piena comprensione, la cui Bont\u00e0 \u00e8 il tessuto stesso della realt\u00e0 e la cui Sapienza governa ogni cosa\u00bb. E questo, forse, \u00e8 l&#8217;atto pi\u00f9 profondamente umano e, al contempo, pi\u00f9 autenticamente razionale che possiamo compiere di fronte al persistere del lamento di chi soffre.<\/p><\/blockquote>\n<p>Razionale un cazzo. Di fronte a una bambina di cinque anni scuoiata viva, il Dio abramitico non esiste: questo e solo questo \u00e8 razionale. Se, per esistere, il Dio abramitico deve ridefinire il concetto di bont\u00e0, allora noi, con la nostra empatia, con il nostro codice etico imperfetto ma perfettibile e soprattutto naturale e umano, quel Dio possiamo, anzi dobbiamo mandarlo &#8216;affanculo. Dovessimo pure non essere nel giusto.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.choamgoldberg.com\/?page_id=14\" target=\"Choam Goldberg\" rel=\"noopener\">Choam Goldberg<\/a><\/strong><\/p>\n<blockquote><p>Moi, je dis, en enfer tu peux toujours cracher \u00e0 la gueule de celui qui t&#8217;y a mis.<br \/>\n\u2013 L\u00e9o Ferr\u00e9<\/p><\/blockquote>\n<hr \/>\n<p><strong>Avvertenza finale<\/strong><\/p>\n<p>Forse questo articolo ricever\u00e0 delle risposte da parte di qualche credente abramitico. Risposte alle quali io potrei anche prestare attenzione. Ma a una condizione tassativa: non replicher\u00f2 a nessun articolo o video o altro che non risponda in modo esplicito e inequivocabile, senza giri di parole, senza polisemie e slittamenti semantici, senza sofismi, senza fuffa e supercazzole, a due domande.<\/p>\n<p><strong>Per quale motivo un Dio onnisciente, onnipotente e buono permette la sofferenza di un innocente prima della sua morte provocata da cause naturali, nonostante quello stesso innocente invochi la morte pur di smettere di soffrire? Per quale motivo un Dio onnisciente, onnipotente e buono non conduce immediatamente quell&#8217;innocente nel meritato paradiso, dove sar\u00e0 felice per l&#8217;eternit\u00e0? Non pu\u00f2 o non vuole?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Se Dio non vuole, se Dio preferisce lasciar morire i bambini fra atroci dolori senza portarli subito in paradiso, \u00e8 comunque buono? Anche di fronte a una bambina scuoiata viva, ti senti serenamente in grado di affermare che Dio \u00e8 buono?<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Aggiornamento:<\/strong><\/p>\n<p>Adriano Virgili <a href=\"https:\/\/archive.ph\/GB6bD\">ha risposto<\/a>. E io <a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=7188\">ho replicato<\/a>. La discussione \u00e8 poi proseguita nei commenti all&#8217;articolo di Virgili.<\/p>\n<hr \/>\n<p><em>Articolo aggiornato il 1. agosto 2025.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p><em>Avvertenza:<\/em><br \/>\n<em>La lingua di questo articolo cerca di conciliare l&#8217;inclusivit\u00e0 con la leggibilit\u00e0 e la scorrevolezza. Nessuno si offenda quindi se evita le ripetizioni e usa il plurale sovraesteso. <a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=5651\">Ch\u00e9 mi spiace, ma la schwa anche no.<\/a><\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p><em>Qui sotto trovi la possibilit\u00e0 di commentare quest&#8217;articolo. Per farlo, devi<br \/>\n1. confermare che sei ateo\/a,<br \/>\n2. essere consapevole che, se menti, stai commettendo il gravissimo peccato di apostasia,<br \/>\n3. aspettare che il commento sia approvato dall&#8217;admin.<br \/>\nL&#8217;approvazione dei commenti dipende dall&#8217;insindacabile e inappellabile giudizio dell&#8217;admin. Se vuoi saperne di pi\u00f9 a proposito dei commenti, puoi consultare le <a href=\"http:\/\/www.leternoassente.com\/?page_id=957#nocomment\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">FAQ<\/a>.<br \/>\nInoltre puoi commentare gli articoli e i post nel <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/groups\/eternoassente\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Gruppo Facebook de L&#8217;Eterno Assente<\/a>, se ti iscrivi al Gruppo dopo aver risposto a una semplice domanda.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Potrebbero interessarti anche gli articoli di questi Percorsi:<\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?tag=ateologia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">(A)teologia<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?tag=bambini\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Bambini<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?tag=cristianesimo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Cristianesimo<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?tag=fede\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Fede<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?tag=polemiche\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Polemiche<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?tag=saggi\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Saggi<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?tag=spiegoni\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Spiegoni<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?tag=stronzate\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Stronzate<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?tag=teodicea\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Teodicea<\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Potrebbero interessarti anche i video di questi Percorsi:<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/bit.ly\/videoetassateologia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">(A)teologia<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/bit.ly\/videoetassbambini\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Bambini<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/bit.ly\/videoetasscristianesimo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Cristianesimo<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/bit.ly\/videoetassfede\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Fede<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/bit.ly\/videoetasspolemiche\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Polemiche<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/bit.ly\/videoetassspiegoni\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Spiegoni<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/bit.ly\/videoetassstronzate\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Stronzate<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/bit.ly\/videoetassteodicea\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Teodicea<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se ridefinisci il Bene, ridefinisci il Male, ridefinisci pure Dio, alla fine ti trovi con una teodicea inutile perch\u00e9 non fornisce alcun sollievo agli umani. 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