{"id":7359,"date":"2025-10-29T16:25:09","date_gmt":"2025-10-29T15:25:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=7359"},"modified":"2026-03-15T16:28:39","modified_gmt":"2026-03-15T15:28:39","slug":"il-male-e-il-minimalismo-filosofico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=7359","title":{"rendered":"Il Male e il minimalismo filosofico"},"content":{"rendered":"<p><strong>Non \u00e8 finita finch\u00e9 non \u00e8 finita.<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>No, non \u00e8 finita. La discussione sul Male, iniziata con l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=7157\">articolo sulla teodicea paracula<\/a>, \u00e8 ancora aperta. Ora tocca a <strong>Cristian Arcidiacono<\/strong> esporre il proprio pensiero.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p>Prima premessa: da ateo, leggendo <a href=\"https:\/\/archive.ph\/GB6bD\">l&#8217;articolo di Adriano Virgili<\/a>, ho trovato alcuni aspetti interessanti che intendo analizzare. Sono un follower del blog e del canale YouTube de L&#8217;Eterno Assente, ma non sono qui in quanto suo avvocato, bens\u00ec solo per esporre le mie riflessioni. Non voglio necessariamente aprire un dibattito. Non mi aspetto necessariamente una risposta da parte di Adriano Virgili. L&#8217;importante per me \u00e8 non essere considerato qualcuno che desidera lo scontro a tutti i costi.<\/p>\n<p>Seconda premessa: ho seguito solo parzialmente la diatriba tra Choam Goldberg e Adriano Virgili e non ho letto il libro dal quale \u00e8 partita. Quindi si tenga conto di questo: io mi baso soltanto sull&#8217;articolo di Virgili.<\/p>\n<p>Terza e ultima premessa: la mia risposta ad Adriano Virgili vorrebbe essere completa ma non lo \u00e8. Infatti mi sono reso conto che vengono discussi tanti (troppi!) temi e non riesco a sviscerarli tutti. Per cui le mie critiche sono indirizzate solo a specifici punti delle sue argomentazioni.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>La dissoluzione tomista: l&#8217;errore categoriale<\/strong><\/p>\n<p>Adriano Virgili chiarisce come il tentativo tomista di spiegare il Male non sia corrispondente a una teodicea. Dunque parlare di teodicea in riferimento alle argomentazioni dell&#8217;Aquinate \u00e8 proprio erroneo (1). Tommaso non difende Dio, ma mette in dubbio l&#8217;idea stessa di difesa o di attacco nei confronti di Dio. Attaccare o difendere Dio, portarlo metaforicamente in un tribunale, significa giudicarlo erroneamente con le categorie umane. Giudicare Dio attraverso le categorie umane \u00e8 un errore poich\u00e9 consiste nel formulare giudizi attribuendo dei predicati che non possono essergli attribuiti. Un esempio \u00e8 il colore della speranza: l&#8217;associazione fra due concetti che fra loro non hanno niente a che fare.<\/p>\n<p>Intendere Dio come agente morale consiste proprio in questo tipo di errore, \u00e8 un mix tra un [predicato 1] e un [soggetto A] a cui per\u00f2 il [predicato 1] non pu\u00f2 essere attribuito. Questo perch\u00e9 Dio \u00e8<\/p>\n<blockquote><p>l&#8217;Essere Stesso Sussistente [\u2026] non appartiene alla categoria degli enti [\u2026] \u00e8 la condizione di possibilit\u00e0 di ogni ente e di ogni categoria [\u2026] nulla pu\u00f2 essere aggiunto al Suo essere per specificarlo [\u2026],<\/p><\/blockquote>\n<p>e questo ci porta a eliminare l&#8217;idea di un Dio agente morale (2).<\/p>\n<p>Dunque in che senso Dio \u00e8 buono? Dio \u00e8 buono non come un uomo giusto, ma in quanto egli corrisponde all&#8217;Essere e quindi, siccome il Bene \u00e8 un trascendentale, egli \u00e8 anche il Bene stesso. Egli non segue la Bont\u00e0, bens\u00ec \u00e8 la Bont\u00e0 (3).<\/p>\n<p>Che cosa si pu\u00f2 rispondere?<\/p>\n<p>(1) Sulla questione dell&#8217;uso della parola teodicea, ritengo corretta la critica di Virgili. Certo, usarla in relazione alle argomentazioni di Tommaso non \u00e8 un errore madornale, dato che si tratta comunque di un tentativo di spiegare razionalmente la presenza del Male nel mondo. Per\u00f2 s\u00ec, indubbiamente \u00e8 improprio come termine, dato che l&#8217;impostazione della teodicea \u2013 data originariamente da Leibniz \u2013 \u00e8 molto diversa dall&#8217;approccio al Male che l&#8217;Aquinate decide di adottare. Tuttavia \u2013 anche se probabilmente Virgili ne \u00e8 consapevole \u2013 questa precisazione non \u00e8 una vera critica alle idee esposte da Choam nel suo articolo, dato che si tratta di una mera questione terminologica che nulla ha a che fare con le argomentazioni.<\/p>\n<p>(1.1) Di passaggio, mi pongo un paio di domande sugli apologeti che, leggendo l&#8217;articolo di Adriano Virgili, nei commenti hanno applaudito con grande giubilo, soddisfatti che finalmente qualcuno abbia smentito con la razionalit\u00e0 gli atei.<\/p>\n<p>Anzitutto si sono resi conto della grande differenza tra le loro tesi e quella che emerge dal libro e dall&#8217;articolo di Virgili? Ricordo che proprio quegli apologeti hanno sempre esplicitamente elaborato teodicee, a differenza di Virgili, il quale dichiara che il suo tentativo di spiegare il Male non \u00e8 una teodicea.<\/p>\n<p>Inoltre si rendono conto che questa magistrale risoluzione del problema del Male, che loro lodano, ammette che Dio \u00e8 buono anche se non vuole intervenire di fronte a una bambina che viene scuoiata viva? \u00abNon vult\u00bb, ammette Virgili. Loro avrebbero il coraggio di ammettere lo stesso?<\/p>\n<p>Solo questo: due semplici domande. Se gli apologeti vogliono rispondere possono farlo, anche se probabilmente non lo faranno: la questione \u00e8 molto scomoda.<\/p>\n<p>(2) Su Dio in quanto non agente morale ci sono diversi dettagli da discutere.<\/p>\n<p>Possiamo percorrere due strade differenti:<\/p>\n<p>(a.) accettare la premessa posta dal tomismo e quindi accettare Dio come ente che sfugge alle<br \/>\nnostre classificazioni,<\/p>\n<p>(b.) rifiutare la metafisica dell&#8217;Aquinate e arrivare a tutt&#8217;altre conclusioni.<\/p>\n<p>Se percorriamo la prima via, \u00e8 logicamente impossibile concludere il contrario di quanto viene affermato da Adriano Virgili. Non c&#8217;\u00e8 scampo: se Dio non \u00e8 classificabile con le nostre categorie, allora non possiamo giudicarlo come buono o cattivo seguendo il nostro senso umano, n\u00e9 possiamo giudicarlo come agente morale.<\/p>\n<p>Se percorriamo la seconda via e quindi rifiutiamo l&#8217;impostazione di Tommaso, il discorso cambia direzione, e anche parecchio. E s\u00ec, ci sono ottime ragioni per rifiutare questa prospettiva, cadendo la quale cade l&#8217;intera costruzione filosofica proposta dall&#8217;articolo (e dal libro) di Adriano Virgili.<\/p>\n<p>(2.1) Il primo punto che fa emergere una criticit\u00e0 in questa definizione di Dio \u00e8 il predicato di amorevolezza, inteso come il desiderio di Dio di volere il Bene delle proprie creature nel mondo ultraterreno. Questo predicato, se si \u00e8 cattolici, lo si deve inevitabilmente accettare per necessit\u00e0 dottrinali e, accettando questo punto di partenza, inevitabilmente la conclusione a cui si giunge \u00e8 diversa da quella da enunciata da Adriano Virgili.<\/p>\n<p>Andiamo per punti, partendo proprio dall&#8217;amorevolezza, cio\u00e8 dal Bene che Dio vuole per le proprie creature secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica.<\/p>\n<blockquote><p>1. Dio, infinitamente perfetto e beato in se stesso, per un disegno di pura bont\u00e0, ha liberamente creato l&#8217;uomo per renderlo partecipe della sua vita beata. Per questo, in ogni tempo e in ogni luogo, egli \u00e8 vicino all&#8217;uomo. Lo chiama e lo aiuta a cercarlo, a conoscerlo e ad amarlo con tutte le forze. Convoca tutti gli uomini, che il peccato ha disperso, nell&#8217;unit\u00e0 della sua famiglia, la Chiesa. Per fare ci\u00f2, nella pienezza dei tempi ha mandato il Figlio suo come Redentore e Salvatore. In lui e mediante lui, Dio chiama gli uomini a diventare, nello Spirito Santo, suoi figli adottivi e perci\u00f2 eredi della sua vita beata.<\/p>\n<p>54. \u00abDio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo, offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di s\u00e9. Inoltre, volendo aprire la via della salvezza celeste, fin dal principio manifest\u00f2 se stesso ai progenitori\u00bb. Li ha invitati ad una intima comunione con s\u00e9, rivestendoli di uno splendore di grazia e di giustizia.<\/p>\n<p>55. Questa rivelazione non \u00e8 stata interrotta dal peccato dei nostri progenitori. Dio, in realt\u00e0, \u00abdopo la loro caduta, con la promessa della redenzione, li risollev\u00f2 nella speranza della salvezza ed ebbe costante cura del genere umano, per dare la vita eterna a tutti coloro i quali cercano la salvezza con la perseveranza nella pratica del bene\u00bb. \u00abQuando, per la sua disobbedienza, l&#8217;uomo perse la tua amicizia, tu non l&#8217;hai abbandonato in potere della morte. [&#8230;] Molte volte hai offerto agli uomini la tua alleanza\u00bb.<\/p>\n<p>107. I libri ispirati insegnano la verit\u00e0. \u00abPoich\u00e9 dunque tutto ci\u00f2 che gli autori ispirati o agiografi asseriscono \u00e8 da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, si deve dichiarare, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano fermamente, fedelmente e senza errore la verit\u00e0 che Dio per la nostra salvezza volle fosse consegnata nelle Sacre Lettere\u00bb.<\/p>\n<p>142. Con la sua rivelazione, \u00abDio invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con s\u00e9\u00bb. La risposta adeguata a questo invito \u00e8 la fede.<\/p><\/blockquote>\n<p>Da questi passi del Catechismo, insieme a molti altri, viene fuori l&#8217;idea di un Dio che vuole la salvezza degli esseri umani nel paradiso, li ama e desidera la propria unione con loro. Si tratta di un Dio che vuole gli umani salvi perch\u00e9 prova amore per loro.<\/p>\n<p>Anche se eliminiamo l&#8217;idea di bont\u00e0 di Dio intesa come suo desiderio che gli umani stiano bene nel mondo terreno, rimane dunque l&#8217;idea di amorevolezza, intesa come sua volont\u00e0 di salvare gli umani nel mondo ultraterreno.<\/p>\n<p>Un Dio del genere emerge anche dai diversi passi del Nuovo Testamento citati da R. nel suo <a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=6993\">articolo nel blog de L&#8217;Eterno Assente<\/a>, articolo nel quale affiora un ripensamento della bont\u00e0 divina simile a quello di Adriano Virgili.<\/p>\n<blockquote><p>Ma la misericordia di Dio \u00e8 immensa, e grande \u00e8 l&#8217;amore che egli ha manifestato verso di noi. Ricordate, \u00e8 per grazia di Dio che siete stati salvati: infatti, a causa dei nostri peccati, noi eravamo senza vita, ed egli ci ha fatti rivivere insieme con Cristo.<br \/>\n\u2013 Efesini 2,4-5<\/p>\n<p>Cos\u00ec, egli \u00e8 stato buono verso di noi \u2014 per mezzo di Ges\u00f9 Cristo \u2014 e cos\u00ec ha voluto mostrare anche a quelli che verranno, quanto ricca e generosa \u00e8 la sua grazia.<br \/>\n\u2013 Efesini 2,7<\/p>\n<p>O forse agisci cos\u00ec, perch\u00e9 disprezzi la grande bont\u00e0, la tolleranza e la pazienza di Dio? Ma non sai che Dio usa la sua bont\u00e0 per spingerti a cambiare vita?<br \/>\n\u2013 Romani 2,4<\/p>\n<p>Cristo invece \u00e8 morto per noi, quando eravamo ancora peccatori: questa \u00e8 la prova che Dio ci ama.<br \/>\n\u2013 Romani 5,8<\/p>\n<p>Ma ecco che Dio nostro Salvatore ci ha rivelato la sua bont\u00e0 e il suo amore per gli uomini. Noi non abbiamo fatto nulla che potesse piacere a lui, ma egli ci ha salvati perch\u00e9 ha avuto piet\u00e0 di noi. Ci ha salvati nel battesimo mediante lo Spirito Santo che fa rinascere e ci d\u00e0 nuova vita.<br \/>\n\u2013 Tito 3,4-5<\/p>\n<p>Voi invece amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperare di ricevere in cambio: allora la vostra ricompensa sar\u00e0 grande: sarete veramente figli di Dio che \u00e8 buono anche verso gli ingrati e i cattivi.<br \/>\n\u2013 Luca 6,35<\/p><\/blockquote>\n<p>Bisogna poi aggiungere un altro dettaglio essenziale, ovvero la caratteristica divina dell&#8217;onnipotenza. Questo significa che Dio vuole la salvezza delle creature e, in quanto onnipotente, pu\u00f2 garantirla. Attenzione: non dare la salvezza con certezza, bens\u00ec intervenire per garantirla il pi\u00f9 possibile.<\/p>\n<p>Questo genera tre problematiche.<\/p>\n<p>(a.) C&#8217;\u00e8 una contraddizione evidente. Infatti Dio vuole la salvezza delle proprie creature e pu\u00f2 garantirla, tuttavia non la garantisce: il Male morale esiste eccome e allontana dalla salvezza, anche se Dio, essendo onnipotente, potrebbe intervenire attivamente per limitarlo il pi\u00f9 possibile. Infatti potrebbe fare molto di pi\u00f9 per palesarsi e convincere le creature a non compiere il Male. Si ritorna quindi alla solita domanda: Dio non pu\u00f2 o non vuole? In questo caso diventa: Dio non pu\u00f2 o non vuole evitare la dannazione degli esseri umani prevenendone il Male morale? Le risposte possibili sono le solite due, con i soliti problemi: se non pu\u00f2 non \u00e8 onnipotente, se non vuole non \u00e8 amorevole. In entrambi i casi si cade in una contraddizione.<\/p>\n<p>(b.) Se ammettiamo che Dio vuole la salvezza ed \u00e8 onnipotente, allora non possiamo negare che Dio \u00e8 un agente morale, in quanto il desiderio della salvezza e la propriet\u00e0 dell&#8217;onnipotenza implicano necessariamente l&#8217;azione atta a garantire la salvezza, nata dal suo desiderio (la salvezza delle creature) e guidata dal suo mezzo (l&#8217;onnipotenza). Se il [soggetto A] desidera l'[effetto 1] e pu\u00f2 ottenere l'[effetto 1], allora lo ottiene necessariamente. Se il [soggetto A] non ottiene l'[effetto 1], allora o non lo desidera o non lo pu\u00f2 ottenere. Che poi Dio non agisca \u00e8 un altro conto. Sta di fatto che, se consideriamo le sue caratteristiche, ne ricaviamo una necessit\u00e0: l&#8217;azione atta alla salvezza. Il fatto che Dio non rispetti questa necessit\u00e0 non \u00e8 altro che un&#8217;ulteriore contraddizione delle sue azioni rispetto alla sua definizione. \u00c8 importante sottolineare il fatto che i suoi predicati (onnipotenza e desiderio di salvezza) implicano necessariamente l&#8217;azione e che dunque Dio deve necessariamente essere un agente morale perch\u00e9 deve agire per garantire la salvezza.<\/p>\n<p>(c.) Se Dio desidera la salvezza delle creature e pu\u00f2 garantirla mediante la propria onnipotenza, allora la creazione di un mondo in cui la salvezza \u00e8 certamente garantita \u00e8 possibile o perfino necessaria. Da questo segue che interrogarci sulla questione non ci porta a un errore categoriale, in quanto i predicati di amorevolezza (intesa come desiderio di salvezza) e di onnipotenza implicano quanto meno la possibilit\u00e0 o addirittura, come argomentato in (a.) e in (b.), la necessit\u00e0 del tentativo di eliminazione del Male morale da parte di Dio, ossia scenari perfettamente in linea con i suoi attributi.<\/p>\n<p>(2.1.1) I tre punti possono essere riformulati.<\/p>\n<p>(a.)<br \/>\nPremesse: (P1) se Dio vuole salvare le proprie creature e pu\u00f2 garantirne la salvezza, allora Dio garantisce la salvezza delle proprie creature; (P2) Dio vuole salvare le proprie creature; (P3) Dio pu\u00f2 garantire la salvezza delle proprie creature; (P4) Dio non garantisce la salvezza delle proprie creature.<br \/>\nConclusioni:(P2) + (P3) -&gt; (C1) Dio vuole salvare le proprie creature e pu\u00f2 garantirne la salvezza;(P1) + (C1) -&gt; (C2) Dio garantisce la salvezza delle proprie creature.<br \/>\nContraddizione: c&#8217;\u00e8 una contraddizione tra (P4) e (C2); infatti da un lato i predicati di Dio esposti in (P1-3) e in (C1) ci portano alla necessit\u00e0 che Dio garantisca la salvezza delle proprie creature, ovvero (C2), ma dall&#8217;altro lato abbiamo che non la garantisce in (P4).<\/p>\n<p>(b.)<br \/>\nSe (C2) \u00e8 vera, allora dalle caratteristiche di Dio segue che egli \u00e8 un agente morale.<\/p>\n<p>(c.)<br \/>\nPremesse: (P5) se i predicati di Dio rendono necessaria la sua azione, allora parlare della sua azione in termini morali non \u00e8 un atto extra-categoriale; (P6) i predicati di Dio rendono necessaria la sua azione.<br \/>\nConclusione: (C3) parlare dell&#8217;azione di Dio in termini morali non \u00e8 un atto extra-categoriale.<\/p>\n<p>(2.1.2) Riguardo ad (a.) possono nascere diverse obiezioni. Nessuna funziona, ma vale la pena concentrarsi sulle due principali e pi\u00f9 frequenti.<\/p>\n<p>(d.) Dio ci lascia il libero arbitrio.<\/p>\n<p>(e.) Bisogna accettare il Mistero della fede. Non conosciamo i piani di Dio.<\/p>\n<p>Come rispondere?<\/p>\n<p>(d.) La questione del libero arbitrio \u00e8 molto ampia e pu\u00f2 essere smontata in diversi modi.<\/p>\n<p>\u2013 Un primo piano \u00e8 quello dell&#8217;intervento divino. Abbiamo concluso che Dio non solo pu\u00f2, ma deve intervenire. Ebbene non solo questo \u00e8 necessario se consideriamo i predicati divini, ma \u00e8 anche compatibile con il libero arbitrio.<br \/>\nDio potrebbe cercare di dialogare, anche spesso, con ogni individuo che commetta un Male morale o che sia predisposto, per cercare di persuaderlo. Non lo obbliga: semplicemente gli parla favorendo molto di pi\u00f9 la sua salvezza, palesandosi nella propria Verit\u00e0 e mostrando chiaramente il Bene e il Male.<br \/>\nDio potrebbe, con il proprio potere, migliorare le condizioni di esistenza degli individui, in questa maniera mettendo tutti in condizioni di vita ottimali che favoriscano il Bene. Oggi sappiamo che il comportamento umano \u00e8 molto influenzato da fattori ambientali. Anche qui nessun obbligo: solo un intervento fuori dall&#8217;arbitrio umano che cambi le condizioni di partenza, le migliori e lasci agli esseri umani la libert\u00e0 di scegliere.<br \/>\nDio potrebbe rendersi continuamente manifesto. Pure questo \u00e8 in grado di farlo, e gli consentirebbe di portare maggiore salvezza guidando gli umani direttamente, quindi non ha motivo per non farlo. Se non un motivo misterioso.<\/p>\n<p>\u2013 Un secondo piano \u00e8 quello che concepisce un Dio che non interviene direttamente sugli eventi poich\u00e9 \u00e8 extratemporale e guida il mondo con la propria sola Provvidenza. Al di l\u00e0 del fatto che questo \u00e8 contraddittorio rispetto alle Scritture (v. 2.2), possiamo comunque trovare delle contraddizioni. Anzi la situazione peggiora pure.<br \/>\nIntanto si pu\u00f2 dire che Dio \u00e8 onnisciente, tralasciando per\u00f2 la contraddizione tra onniscienza e libero arbitrio, sebbene sia una contraddizione vera. Possiamo comunque dire che Dio sa tutto, per cui creando l'[essere umano A] sa gi\u00e0 che egli finir\u00e0 all&#8217;inferno. Potrebbe benissimo non crearlo per evitargli la pena eterna. Se invece sceglie comunque di creare l'[essere umano A] per garantirne il libero arbitrio, allora Dio ritiene il libero arbitrio pi\u00f9 importante della protezione dalla sofferenza atroce ed eterna di qualcuno che lui sa gi\u00e0 essere destinato all&#8217;inferno. Una contraddizione vivente. E soprattutto: sarebbe questo un desiderio di salvezza per le proprie creature?<br \/>\nNon solo: la determinazione degli eventi dipende dalla specifica Provvidenza divina extratemporale. Questo significa che Dio pu\u00f2 indirizzare gli eventi umani verso ci\u00f2 che desidera. Se Dio \u00e8 onnipotente e desidera la salvezza, pu\u00f2 semplicemente creare un mondo in cui c&#8217;\u00e8 libert\u00e0, nessun essere umano pecca di Male morale perch\u00e9 ogni umano ha una natura diversa che lo porta a non peccare.<br \/>\nInsomma, si aprono vari problemi. Un altro dei quali \u00e8 il grado di libert\u00e0. Infatti la libert\u00e0 non \u00e8 certo un monolite. Un individuo nato in un ambiente che predispone alla criminalit\u00e0 non \u00e8 libero quanto me, che sono cresciuto in un ambiente civile: per lui \u00e8 molto pi\u00f9 difficile evitare di compiere crimini. Tuttavia Dio sceglie di crearlo con quel destino che lo predispone molto di pi\u00f9 a peccare, creando una grande disuguaglianza tra lui e me.<\/p>\n<p>(e.) La questione del Mistero della fede, molto reiterata in salse diverse e con parole diverse, non \u00e8 una questione a cui sono razionalmente tenuto a rispondere. Essa non d\u00e0 alcuna argomentazione reale, bens\u00ec corrisponde a un semplice e sonoro \u00abBoh! Non lo so, per\u00f2 mi fido\u00bb.<\/p>\n<p>(2.2) Concentriamoci ora sui passi biblici. Infatti s\u00ec, ci sono dei passi biblici che mostrano che l&#8217;idea di Dio come agente morale nel mondo \u00e8 prevista nella dottrina.<\/p>\n<blockquote><p>Chiedete e vi sar\u00e0 dato, cercate e troverete, bussate e vi sar\u00e0 aperto. Perch\u00e9 chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sar\u00e0 aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, dar\u00e0 una pietra? E se gli chiede un pesce, gli dar\u00e0 una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto pi\u00f9 il Padre vostro che \u00e8 nei cieli dar\u00e0 cose buone a quelli che gliele chiedono!<br \/>\n\u2013 Matteo 7, 7-11<\/p>\n<p>In verit\u00e0 io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d&#8217;accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che \u00e8 nei cieli gliela conceder\u00e0. Perch\u00e9 dove sono due o tre riuniti nel mio nome, l\u00ec sono io in mezzo a loro.<br \/>\n\u2013 Matteo 18, 19-20<\/p>\n<p>Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadr\u00e0.<br \/>\n\u2013 Marco 11, 24<\/p><\/blockquote>\n<p>Ora, anche sorvolando sui paradossi che nascono dalla preghiera, la cosa importante che emerge \u00e8 un&#8217;idea della divinit\u00e0 che implica un intervento nel mondo. Eccome se lo implica.<\/p>\n<p>(2.2.1) Viene fuori, a partire dalle Scritture, un&#8217;ulteriore contraddizione. E riguarda proprio lui, Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n<p>Cristo \u00e8 il personaggio biblico pi\u00f9 importante in assoluto e rappresenta pi\u00f9 di tutti quel momento della Storia in cui Dio si \u00e8 fatto agente morale. Si \u00e8 fatto uomo e sulla Terra ha compiuto delle azioni precise, moralmente valutabili. Nessun buon cristiano si sognerebbe di concepire le azioni di Ges\u00f9 come amorali.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 \u00e8 Dio che, sceso in Terra, fa cose, compie azioni e diventa addirittura un vero e proprio punto di riferimento morale. Cristo \u00e8 proprio la bussola morale dei cristiani.<\/p>\n<p>Le opzioni sono di nuovo due:<\/p>\n<p>(a.) Dio non \u00e8 un agente morale, quindi nemmeno Ges\u00f9 \u00e8 un agente morale, e allora si perde il fulcro del cristianesimo, oppure<\/p>\n<p>(b.) Ges\u00f9 \u00e8 un agente morale, allora anche Dio \u00e8 un agente morale, quindi cade la difesa di Dio come non agente morale.<\/p>\n<p>Tertium non datur.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 dell&#8217;assenza di ulteriori opzioni, \u00e8 chiaro che nessuna delle due ci porta a una conclusione favorevole all&#8217;interpretazione religiosa del Male che stiamo analizzando. Nel primo caso cade l&#8217;intero cristianesimo, nel secondo caso cade il tomismo di Adriano Virgili.<\/p>\n<p>(2.2.2) In un&#8217;ultima analisi nelle Scritture possiamo trovare un altro punto che fa venire a galla l&#8217;idea di un Dio agente morale. Infatti da esse emerge un fatto: Dio e gli esseri umani, dopo la ribellione originaria, vivono in un rapporto profondamente imperfetto, ma Dio nel corso della Storia riporter\u00e0 gradualmente alla perfezione il loro rapporto.<\/p>\n<p>Dio insomma \u00e8 proprio visto come un agente che deve ripristinare il rapporto con l&#8217;umanit\u00e0. Inizialmente lo fa attraverso Ges\u00f9 Cristo, ma poi dovr\u00e0 farlo anche in altre maniere.<\/p>\n<blockquote><p>Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:<br \/>\n\u00abEcco la tenda di Dio con gli uomini!<br \/>\nEgli abiter\u00e0 con loro<br \/>\ned essi saranno suoi popoli<br \/>\ned egli sar\u00e0 il Dio con loro, il loro Dio.<br \/>\nE asciugher\u00e0 ogni lacrima dai loro occhi<br \/>\ne non vi sar\u00e0 pi\u00f9 la morte<br \/>\nn\u00e9 lutto n\u00e9 lamento n\u00e9 affanno,<br \/>\nperch\u00e9 le cose di prima sono passate\u00bb.<br \/>\n\u2013 Apocalisse 21,3-4<\/p><\/blockquote>\n<p>(2.3) Dopo aver appurato che (1) se ridefiniamo la bont\u00e0 come fa Adriano Virgili rimane comunque una contraddizione in virt\u00f9 della propriet\u00e0 dell&#8217;amorevolezza, che (2) Dio in virt\u00f9 delle proprie caratteristiche deve essere un agente morale anche se togliamo la bont\u00e0, che (3) la necessit\u00e0 dell&#8217;azione divina rende pertinenti i discorsi sul suo agire morale e non degli errori categoriali, che (4) n\u00e9 il libero arbitrio n\u00e9 il Mistero della fede sono una buona difesa, e che (5) l&#8217;idea di agente morale \u00e8 anche prevista dal testo sacro, procediamo oltre.<\/p>\n<p>La descrizione che Virgili d\u00e0 di Dio come agente non morale mi lascia particolarmente perplesso: non riesco a capire come le caratteristiche da lui enunciate implichino che Dio non sia un agente morale.<\/p>\n<blockquote><p>(\u2026) secondo la metafisica tomista applicare a Dio il concetto di \u201cagente morale\u201d (nel senso in cui lo applichiamo agli esseri umani) \u00e8 precisamente un errore di questo tipo. Perch\u00e9? Perch\u00e9 Dio non \u00e8 un ente tra tanti, nemmeno il pi\u00f9 grande, il pi\u00f9 potente e il pi\u00f9 buono. Dio \u00e8 Ipsum Esse Subsistens, l&#8217;Essere Stesso Sussistente. Egli non appartiene alla categoria degli enti; Egli \u00e8 la condizione di possibilit\u00e0 di ogni ente e di ogni categoria. Come insegna l&#8217;Aquinate, \u00abDio non \u00e8 in alcun genere\u00bb (Summa Theologiae, I, q. 3, a. 5), perch\u00e9 nulla pu\u00f2 essere aggiunto al Suo essere per specificarlo. Egli \u00e8 l&#8217;Atto Puro, l&#8217;infinita pienezza della realt\u00e0, senza alcuna mescolanza di potenza o limitazione.<br \/>\nDi conseguenza, quando affermiamo \u00abDio \u00e8 buono\u00bb, non stiamo attribuendo a Dio una virt\u00f9 morale che Egli possiede, come un uomo possiede la virt\u00f9 della giustizia. Stiamo affermando qualcosa di infinitamente pi\u00f9 radicale. Poich\u00e9 il bene, per la filosofia classica, \u00e8 un \u00abtrascendentale\u00bb \u2013 una propriet\u00e0 dell&#8217;essere in quanto essere (bonum et ens convertuntur) \u2013 e poich\u00e9 Dio \u00e8 l&#8217;Essere Stesso, ne consegue che Egli \u00e8 la Bont\u00e0 Stessa. Non \u00e8 che Dio si conformi a uno standard di bont\u00e0; Egli \u00e8 quello standard. La sua volont\u00e0 non sceglie il bene, ma costituisce il bene.<\/p><\/blockquote>\n<p>Notiamo diverse motivazioni che portano Adriano Virgili a concludere che Dio non \u00e8 un agente morale: Dio \u00e8 l&#8217;Essere Stesso Sussistente, \u00e8 la condizione di possibilit\u00e0 di ogni ente e categoria, nulla pu\u00f2 essere aggiunto al suo Essere per specificarlo, il Bene \u00e8 una sua propriet\u00e0 poich\u00e9 \u00e8 una propriet\u00e0 dell&#8217;Essere, egli \u00e8 lo standard di Bont\u00e0.<\/p>\n<p>Ma che cosa rende un [soggetto A] un agente morale? Anzitutto definiamo \u00abagente\u00bb e \u00abmorale\u00bb. Seguendo l&#8217;Oxford Languages, un agente \u00e8 qualsiasi ente che si determini attraverso una data operazione o azione. Possiamo poi definire un agente morale come un ente che viene determinato moralmente dalle proprie azioni. Per esempio, se io uccido una persona innocente vengo determinato da questa mia azione, in senso morale, come una persona non buona. Io sono un soggetto e agisco, compio delle azioni che hanno degli effetti che in quanto tali possono essere moralmente giudicati come buoni o cattivi, e il mio compiere gesti buoni o cattivi mi determina moralmente.<\/p>\n<p>Poste queste definizioni, chiediamoci che cosa possiamo definire come agente morale. Ebbene, \u00e8 possibile usare questa espressione per descrivere qualunque soggetto agisca con consapevolezza di agire. Perch\u00e9? Beh, semplicemente perch\u00e9 l&#8217;espressione in questione \u00e8 descrittiva, ovvero banalmente serve a dire come stanno le cose. Se il [soggetto A] pu\u00f2 compiere un&#8217;azione che pu\u00f2 ottenere effetti positivi o negativi e che pu\u00f2 fare del Male o del Bene al mondo, allora lo descrivo come agente morale, in quanto posso determinarlo moralmente a seconda delle azioni che compie, dicendo che o fa il Male o fa il Bene. Lo faccio come semplice descrizione del mondo che ho davanti ai miei occhi. Mi sembra un uso dell&#8217;espressione semplice, parsimonioso, descrittivo, efficace e rispettoso del suo significato.<\/p>\n<p>Detto questo, Dio sar\u00e0 anche l&#8217;Essere Stesso Sussistente, la condizione di possibilit\u00e0 di ogni ente e categoria, lo standard di Bont\u00e0 et cetera, ma quindi? Nessuna di queste definizioni esclude che Dio sia un agente morale, ovvero un soggetto che ha possibilit\u00e0 di agire e coscienza di agire e che con il proprio agire provoca degli effetti giudicabili attraverso i concetti di Bene e di Male, cio\u00e8 degli effetti che possono essere giudicati come buoni o cattivi. S\u00ec, \u00e8 un ente con tante caratteristiche peculiari, ma in che modo queste implicano che non sia un soggetto che viene determinato dalle proprie azioni? In che modo questo implica che non possa esserci un giudizio morale? Ci troviamo di fronte a un non sequitur, poich\u00e9 non c&#8217;\u00e8 niente in quelle caratteristiche da cui segue che Dio non possa essere giudicato moralmente.<\/p>\n<p>(2.3.1) Riformuliamo in modo sintetico quanto abbiamo detto.<br \/>\nPremesse: (P1) se un ente agisce e provoca degli effetti giudicabili, allora attraverso un processo descrittivo possiamo definirlo un agente morale; (P2) Dio agisce; (P3) Dio provoca degli effetti giudicabili.<br \/>\nConclusioni: (P2) + (P3) -&gt; (C1) Dio agisce e provoca degli effetti giudicabili; (P1) + (C1)-&gt; (C2) attraverso un processo descrittivo possiamo definire Dio un agente morale.<\/p>\n<p>(3) Ho gi\u00e0 risposto in (2.3), dove ho mostrato che l&#8217;idea di un Dio che \u00e8 la Bont\u00e0 stessa non esclude certo che egli sia un agente morale. Inoltre il fatto che Dio sia la Bont\u00e0 non esclude altri problemi, in particolare i passi biblici che evidenziano l&#8217;idea di un&#8217;agenzia morale (2.2), e l&#8217;impossibilit\u00e0 di concepire Dio fuori dal suo essere agente morale in virt\u00f9 della sua amorevolezza (2.1).<\/p>\n<p><strong>Come si cambia il senso delle parole per fuggire dai problemi<\/strong><\/p>\n<p>Dio non pu\u00f2 andare fuori dalle nostre categorie morali per diverse ragioni. Possiamo giudicare le sue azioni attraverso la lente morale. Questo fatto per\u00f2 non \u00e8 scontato: l&#8217;ho dovuto argomentare.<br \/>\nA partire da ci\u00f2, svisceriamo una questione ineludibile quando si disputa su Dio: la sua grandezza. Molto spesso infatti tendiamo a credere che l&#8217;infinitezza, l&#8217;assolutezza, l&#8217;onnipotenza e tutte le altre altisonanti propriet\u00e0 portino Dio su un piano descrittivo totalmente diverso.<\/p>\n<p>L&#8217;errore sta nel credere che ci sia una distanza abissale tra le nostre descrizioni e Dio, distanza che porta spesso i teologi, gli pseudoteologi, i non credenti devoti e gli apologeti a rifiutare categoricamente tante descrizioni per Dio, ponendolo su un piano che gli permette di sfuggire a molte critiche. Si tratta di un errore, poich\u00e9 la sua sola grandezza non basta per porlo totalmente su un altro piano linguistico.<\/p>\n<p>Partiamo dai fondamentali: a che cosa ci serve il linguaggio? A dire come stanno le cose. Uso il linguaggio nella filosofia per spiegare attraverso essa delle tesi metafisiche, quindi spiego come stanno le cose metafisicamente. Uso il linguaggio nella scienza per descrivere i fenomeni, quindi spiego come stanno le cose naturalmente. Uso il linguaggio nella poesia per descrivere sentimenti, fatti, storie, quindi spiego come stiano le cose nella psiche o nella realt\u00e0 o in una finzione. Questa definizione di linguaggio certamente non \u00e8 esaustiva. Per esempio il linguaggio serve anche per imporre imperativi o per sollevare interrogativi. Ma per il nostro scopo la definizione fornita basta e avanza: con il linguaggio vogliamo dire come stanno le cose, che cosa succede nella realt\u00e0. Ci basta sapere questo. Possiamo poi aggiungere che il linguaggio \u00e8 fatto di parole, che esprimono soggetti, predicati, complementi et cetera. Le parole, messe insieme nel giusto modo, danno vita a frasi che spiegano come stanno le cose. Metto insieme il soggetto \u00abPierino\u00bb e il predicato \u00abdorme\u00bb e ne ricavo la frase \u00abPierino dorme\u00bb. Che cosa ho fatto? Ho preso due parole che indicano dei concetti e le ho messe insieme per sottolineare una determinazione della realt\u00e0. Determinazione che pu\u00f2 essere vera se Pierino dorme oppure falsa se Pierino \u00e8 sveglio, ma rimane pur sempre una determinazione. Siccome nel linguaggio dell&#8217;argomentazione servono chiarezza e comodit\u00e0, le parole a propria volta devono avere un significato pi\u00f9 univoco possibile: pi\u00f9 una parola \u00e8 chiara e poco ambigua, meglio \u00e8. Da questo consegue che, se una parola ha un significato chiaro e pu\u00f2 essere usata ampiamente per tanti ambiti, \u00e8 poco razionale estenderne il significato e complicarne i connotati. Se la [parola 1] descrive bene [A], [B], [C] e [D], non ha molto senso che io usi un significato diverso della [parola 1] per [C] e [D]. Usare la [parola 1] per descrivere caratteristiche diverse di [C] e [D] porta solo a confusione e incomprensioni. Per quelle caratteristiche sar\u00e0 molto meglio usare la [parola 2]. La parsimonia spinge razionalmente a ridurre, a usare le parole con il significato meno fraintendibile possibile.<\/p>\n<p>Ergo, se la Bont\u00e0 intesa in senso umano descrive bene le questioni umane e quelle divine, come abbiamo visto, perch\u00e9 dovrei cambiare il significato di questo termine, intendendo la Bont\u00e0 divina con un significato totalmente differente? Non c&#8217;\u00e8 alcun motivo. Basta quel solo significato particolare per definire sia le azioni umane sia quelle del Dio abramitico. Lo stesso vale per tanti altri termini. Scegliere di cambiare piano linguistico solo perch\u00e9 Dio \u00e8 infinito \u00e8 semplicemente sbagliato, giacch\u00e9 \u00e8 un&#8217;inutile complicazione semantica che ridefinisce il significato di Bont\u00e0, malgrado parlare di Bont\u00e0 in senso umano per Dio andasse gi\u00e0 benissimo, in virt\u00f9 delle necessit\u00e0 linguistiche. In sintesi, il solo essere immateriale, infinito, onnipotente non rende certo necessario cambiare l&#8217;uso del linguaggio laddove \u00e8 inutile farlo. Non solo non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo cambiare linguaggio se un ente \u00e8 cos\u00ec \u00abgrande\u00bb, ma addirittura \u00e8 deleterio da un punto di vista razionale.<\/p>\n<p><strong>Sul minimalismo filosofico<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;articolo di Adriano Virgili parte dal riconoscimento dell&#8217;esistenza di una realt\u00e0 al di fuori del soggetto cosciente. Sebbene io non sia cos\u00ec filosoficamente lontano dal solipsismo, la riconosco pure io, perch\u00e9 anch&#8217;io sono realista. Pertanto s\u00ec, esiste eccome una realt\u00e0 al di fuori di me.<\/p>\n<p>Virgili procede poi con una dissertazione sull&#8217;assunto dell&#8217;esistenza della realt\u00e0 esterna al soggetto cosciente in relazione al minimalismo filosofico.<\/p>\n<p>Per chi se lo fosse perso: il minimalismo \u00e8 la visione della realt\u00e0 esposta da Choam in diversi suoi articoli, tra cui proprio <a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=7157\">quello sulla teodicea paracula<\/a>, articolo a partire dal quale Virgili muove la propria critica a Choam. Questa prospettiva consiste in una concezione naturalista della realt\u00e0, che vede nel principio di parsimonia (quello elaborato soprattutto da Occam) un essenziale strumento che accompagna qualsiasi indagine sulla realt\u00e0. Che sia scientifica o filosofica.<\/p>\n<p>In particolare Virgili afferma che il pensiero minimalista sulla realt\u00e0<\/p>\n<blockquote><p>(\u2026) scambia il primo passo del viaggio per la destinazione finale. Affermare \u00abla realt\u00e0 esiste\u00bb \u00e8 come, arrivati ai piedi di una montagna maestosa, dichiarare \u00abla montagna \u00e8 qui\u00bb e ritenere conclusa l&#8217;esplorazione. Il vero filosofo, il metafisico, \u00e8 colui che, constatata la presenza della montagna, inizia la scalata. Egli non si accontenta di sapere che la realt\u00e0 \u00e8; vuole sapere cos&#8217;\u00e8 e come \u00e8 possibile.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ovvero accorgersi dell&#8217;esistenza della realt\u00e0 \u00e8 il primo passo, mica il punto di arrivo.<\/p>\n<p>Tuttavia \u00e8 sbagliato pensare che il minimalismo filosofico di cui tratta Choam sia un semplice fermarsi alla constatazione dell&#8217;esistenza della realt\u00e0. Il minimalismo filosofico si affida al principio di parsimonia di Occam, che impone di non fornire ulteriori spiegazioni oltre quelle strettamente necessarie. Qualunque altra spiegazione deve essere giustificata e argomentata. Il minimalista filosofico, di fronte a ogni nuovo ente o concetto, si chiede: \u00abPerch\u00e9 dovrei pensare che esista? Ne ho davvero bisogno?\u00bb. Se non c&#8217;\u00e8 risposta, il minimalista filosofico ne fa a meno perch\u00e9, appunto, non \u00e8 strettamente necessario. E proprio in questa accoppiata di avverbio e aggettivo (\u00abstrettamente necessario\u00bb) sta il nocciolo della questione.<\/p>\n<p>Il minimalista filosofico non pensa certo di fermarsi al fatto che la realt\u00e0 esista. Egli indaga la realt\u00e0, ma si limita a descriverla solo sulla base delle evidenze che ottiene. Cio\u00e8 appunto quei dati strettamente necessari che devono fornirci un limite entro il quale argomentare le nostre spiegazioni. Quindi il minimalista indaga, altroch\u00e9 se lo fa. Con una sola differenza rispetto al non minimalista: si pone un limite nel dare descrizioni del mondo, poich\u00e9 oltre le evidenze di cui dispone non pu\u00f2 dare altre spiegazioni. Questo modo di pensare non consiste nel constatare la sola esistenza della realt\u00e0, bens\u00ec nel constatarla e poi indagarne le caratteristiche. Poi certo il minimalista si ferma alla realt\u00e0 naturale, ma la studia, prova interesse verso di essa.<\/p>\n<p>Ora, perch\u00e9 il minimalista sceglie comunque di non andare oltre la Natura di cui egli stesso ha conoscenza? Perch\u00e9, dopo aver concluso che esiste la realt\u00e0 esterna e dopo averla studiata e indagata, si rende conto che essa pu\u00f2 essere spiegata solo con i fenomeni naturali e non ha senso inserire nella raffigurazione del mondo reale ci\u00f2 che va oltre il naturale. Non ha bisogno di ricorrere ad amici immaginari o a descrizioni metafisiche prive di utilit\u00e0. Il naturalista preferisce piuttosto appellarsi alle leggi della Natura e a quelle descrizioni metafisiche che un&#8217;utilit\u00e0 ce l&#8217;hanno.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il minimalismo filosofico: nient&#8217;altro che la diretta conseguenza del razionalismo. Il filosofo minimalista nota che esiste la realt\u00e0 e la esplora attraverso la Natura, dopo averla esplorata conclude che la Natura basta per spiegare la realt\u00e0. \u00c8 giusto? \u00c8 sbagliato? Non \u00e8 questo il punto, per ora. Il punto \u00e8 che il minimalismo non esclude l&#8217;esplorazione della montagna, ma anzi la include come parte integrante. Il minimalista vede la montagna, la esplora, la studia, la inserisce nel quadro pi\u00f9 grande della geologia del pianeta, ma non si spinge oltre nelle proprie affermazioni perch\u00e9 pi\u00f9 di quello non pu\u00f2 dire. Non ha altri dati per dire di pi\u00f9. Qualunque altra affermazione sulla montagna sarebbe un atto di fede campato per aria, equivalente a qualsiasi altro atto di fede di segno opposto e altrettanto gratuito perch\u00e9 indimostrabile. Siccome porta al naturalismo, il minimalismo nell&#8217;indagine si affida solo alle scienze, quelle vere, quelle che funzionano, quelle che hanno un aggancio con la realt\u00e0 naturale, e alla metafisica non inutile. Non certo alla fuffa teologica. Minimalismo non vuol dire spiegare il minimo possibile, bens\u00ec spiegare senza andare oltre ci\u00f2 che \u00e8 necessario.<\/p>\n<p>Anche il minimalismo pu\u00f2 essere rappresentato in modo sintetico con la logica.<\/p>\n<p>Premesse: (P1) se la realt\u00e0 esterna esiste, allora pu\u00f2 essere indagata; (P2) la realt\u00e0 esterna esiste; (P3) se \u00e8 razionale spiegare la realt\u00e0 con il rasoio di Occam, allora non si pu\u00f2 andare oltre le spiegazioni naturalistiche; (P4) \u00e8 razionale spiegare la realt\u00e0 con il rasoio di Occam.<br \/>\nConclusioni:(P1) + (P2) -&gt; (C1) la realt\u00e0 esterna pu\u00f2 essere indagata;(P3) + (P4) -&gt; (C2) non possiamo andare oltre le spiegazioni naturalistiche.<\/p>\n<p>Se si vuole confutare il minimalismo filosofico, si deve partire anzitutto da questo schema essenziale. Ci sono vari modi per farlo, bench\u00e9 nessuno funzioni. Per esempio, si pu\u00f2 mettere in dubbio (P3) e dimostrare perch\u00e9 si possa andare oltre le spiegazioni naturalistiche usando il rasoio di Occam. Oppure (P4), spiegando perch\u00e9 sia scorretto spiegare tutta la realt\u00e0 con il rasoio di Occam. Tuttavia qualsiasi tentativo del genere io abbia avuto modo di leggere o ascoltare si \u00e8 rivelato fallimentare.<\/p>\n<p><strong>Divenire, molteplicit\u00e0, essenza, metafisica<\/strong><\/p>\n<p>Per difendere la metafisica tomista Adriano Virgili affronta il divenire e la molteplicit\u00e0.<\/p>\n<p>Un minimalista non esclude certo i discorsi metafisici. Anzi la metafisica del divenire e della molteplicit\u00e0 pu\u00f2 e deve far parte del minimalismo filosofico, perch\u00e9 nasce inevitabilmente dall&#8217;osservazione della Natura e pu\u00f2 finire l\u00ec: non c&#8217;\u00e8 bisogno di arrivare all&#8217;esistenza di enti sovrannaturali. Basta la Natura per spiegare il divenire.<\/p>\n<p>Il divenire non \u00e8 un&#8217;ipotesi superflua, bens\u00ec una chiara evidenza del reale. Le cose divengono: compaiono, esistono, scompaiono. Se il divenire \u00e8 fattuale, allora va incluso nell&#8217;analisi minimalista del reale. Perci\u00f2 un minimalista non nega il divenire, lo accetta eccome! Lo stesso per la molteplicit\u00e0: da minimalista, io accetto anche il discorso sull&#8217;essenza sviluppato da Adriano Virgili. Va bene cos\u00ec.<\/p>\n<p>Il problema si presenta con la pretesa che un minimalista escluda questi discorsi metafisici. Se sono necessari non li esclude. Al massimo li rende diversi da quelli del tomismo: per esempio per un minimalista la nozione di essenza potrebbe essere inutile. Ma non li elimina a priori. Se li elimina non \u00e8 un vero minimalista, perch\u00e9 esclude delle spiegazioni necessarie, che sono quelle metafisiche. Chi esclude il divenire dalla descrizione della realt\u00e0 non \u00e8 minimalista, perch\u00e9 non si limita al necessario bens\u00ec a meno del necessario.<\/p>\n<p>Il problema del tomismo e dell&#8217;aristotelismo non sta nel fatto che parlino della sostanza, dell&#8217;essere, del divenire e della molteplicit\u00e0. Quelli sono elementi fondamentali che vanno inclusi, e anzi queste filosofie sono state importanti nell&#8217;affermare la necessit\u00e0 della loro inclusione nella riflessione filosofica. Il problema \u00e8 che poi si arriva a Dio o alla necessit\u00e0 della spiegazione metafisica del male. Tutte cose che s\u00ec, a differenza del divenire, sono inutili nella spiegazione del mondo. Il minimalismo filosofico le elimina perch\u00e9 si rende conto che non c&#8217;\u00e8 bisogno di spiegare il Male \u2013 il Male esiste e basta ed \u00e8 spiegabile attraverso la Natura \u2013 e non serve Dio per spiegare l&#8217;esistenza dell&#8217;universo.<\/p>\n<p><strong>La realt\u00e0 \u00e8 semplice, regolare e prevedibile<\/strong><\/p>\n<p>Adriano Virgili poi procede con l&#8217;analisi di un altro principio minimalista, ovvero che la realt\u00e0 \u00e8 semplice, regolare e prevedibile, assunto che lui definisce un equivoco. Tale equivoco consisterebbe nel pensare che il rasoio di Occam si applichi tanto allo studio epistemologico quanto a quello ontologico. Invece secondo Virgili esso \u00e8 utile nell&#8217;indagine scientifica ma non decreta come la realt\u00e0 debba essere in maniera aprioristica. La semplicit\u00e0 deve esserci nei modelli scientifici, non certo nella descrizione metafisica della realt\u00e0 (1). La metafisica tomista cerca di dare un fondamento alla natura: se il minimalista accetta l&#8217;esistenza dell&#8217;universo e basta, il tomista cerca invece di spiegarlo. E lo fa analizzando la struttura degli enti, studiandone soprattutto due elementi, cio\u00e8 la forma e la finalit\u00e0 (2).<\/p>\n<blockquote><p>1.\u00a0\u00a0\u00a0 La Forma o Natura: Ogni sostanza materiale agisce in modo regolare e prevedibile perch\u00e9 possiede una forma sostanziale, un principio intrinseco che la costituisce in quel determinato tipo di cosa. \u00c8 la forma della \u00abquercia\u00bb che fa s\u00ec che una ghianda, se le condizioni lo permettono, si sviluppi in una quercia e non in un pino o in un gatto. \u00c8 la \u00abnatura\u00bb dell&#8217;idrogeno che determina le sue propriet\u00e0 chimiche e il suo modo di interagire con altri elementi. Le \u00ableggi di natura\u00bb che la scienza scopre non sono delle regole imposte dall&#8217;esterno, ma la manifestazione dell&#8217;agire costante e specifico delle nature o forme delle cose.<\/p>\n<p>2.\u00a0\u00a0\u00a0 La Finalit\u00e0: Questa azione ordinata non \u00e8 casuale, ma diretta a un fine. Omne agens agit propter finem, \u00abogni agente agisce per un fine\u00bb, \u00e8 uno dei principi cardine della metafisica tomista. La ghianda agisce in vista del suo fine, che \u00e8 la piena attuazione della sua forma di quercia. Ogni ente naturale tende intrinsecamente alla propria perfezione. Questo finalismo intrinseco (o teleologia) \u00e8 ci\u00f2 che rende l&#8217;universo un cosmo (un mondo ordinato) e non un caos. La scienza moderna, pur rifiutando spesso il linguaggio della finalit\u00e0, la presuppone implicitamente ogni volta che ricerca leggi e costanti, perch\u00e9 la ricerca di una legge \u00e8 la ricerca di un ordine finalizzato (3).<\/p><\/blockquote>\n<p>Virgili poi si spinge ancora oltre. Infatti, se gli enti non coscienti hanno un fine, allora devono essere diretti da un&#8217;Intelligenza ordinatrice. Gli enti sono la freccia precisa che necessita di un tiratore che la lanci attraverso un arco. La regolarit\u00e0 della natura affermata dal minimalismo \u00e8 proprio l&#8217;indizio della presenza di Dio (4). Il minimalismo filosofico nella sua spiegazione semplice della realt\u00e0 perde tanti dettagli, credendo di comprendere bene la realt\u00e0. La metafisica invece va al di l\u00e0 e coglie tutti i dettagli (5).<\/p>\n<p>Come replicare sulla base del minimalismo filosofico?<\/p>\n<p>(1) Il rasoio di Occam \u00e8 un principio necessario anche in ontologia e in metafisica. Il motivo \u00e8 presto detto: anche l&#8217;analisi metafisica deve mantenere la razionalit\u00e0, e nel farlo \u00e8 necessario che si basi su prove, indizi, fatti, evidenze, necessit\u00e0. Nell&#8217;analizzare metafisicamente la realt\u00e0 devo descrivere ci\u00f2 che non posso evitare di descrivere e devo lasciar perdere ci\u00f2 che nella mia descrizione della realt\u00e0 non \u00e8 corroborato da prove, fatti, evidenze, necessit\u00e0. Solo da questo devono nascere le mie argomentazioni filosofiche.<\/p>\n<p>La spiegazione \u00e8 semplice: per il minimalista la realt\u00e0 va descritta, anche metafisicamente, a partire dalle conoscenze che dalla realt\u00e0 stessa otteniamo. Ottengo delle conoscenze, dopodich\u00e9 le ordino nell&#8217;analisi del mondo a me esterno dando loro una spiegazione. Da questo segue il fatto che io debba basarmi solo sulle evidenze, sugli indizi e sulle necessit\u00e0, perch\u00e9 solo da esse ottengo conoscenze per il mondo attraverso le quali posso poi darne una descrizione anche metafisica e non solo naturale. In sintesi, \u00e8 necessario che ci sia una corrispondenza: i fatti e le necessit\u00e0 devono corrispondere alla descrizione del mondo.<\/p>\n<p>Anche il tomista, quanto meno in parte, applica questo principio. Per esempio pensa che Dio esista non sulla base di un&#8217;ipotesi elaborata a caso, ma perch\u00e9 ci sarebbero degli indizi effettivi. Poi che le prove di Tommaso non funzionino \u00e8 un altro conto: sta di fatto che s\u00ec, al fondamento della metafisica dell&#8217;Aquinate c&#8217;\u00e8 un ente considerato necessario a partire da quelle che egli considera vie, cio\u00e8 degli indizi (o delle vere e proprie prove) che portano a Dio.<\/p>\n<p>La differenza con il pensiero di un minimalista sta nel pensare che quell&#8217;ente non sia veramente sostenuto da evidenze n\u00e9 da indizi o altro. Insomma ci sono zero prove dell&#8217;esistenza di Dio. Semmai tante, tantissime prove contrarie. Ergo nella visione (meta)fisica del minimalismo filosofico della realt\u00e0 Dio \u00e8 escluso: non serve proprio.<\/p>\n<p>In sostanza s\u00ec, la semplicit\u00e0 deve esserci nella descrizione della realt\u00e0. Semplicit\u00e0 intesa, di nuovo, come la limitazione alle spiegazioni strettamente necessarie. Questo perch\u00e9 anche nello studio metafisico bisogna basarsi su prove, indizi e necessit\u00e0, e non su spiegazioni formulate a caso. Il divenire \u00e8 evidente, \u00e8 provato, sperimentato, necessario, quindi non lo escludo. Dio \u00e8 inutile, e allora certo che lo escludo.<\/p>\n<p>(2) Che sia indispensabile dare un fondamento alla Natura fuori da essa \u00e8 un principio totalmente arbitrario. Questo s\u00ec non necessario e dunque antieconomico nella descrizione della realt\u00e0. L&#8217;universo esiste, punto. E qui cito Choam, al quale Virgili risponde nel proprio articolo, che propone una buona risposta filosofica.<\/p>\n<p>Choam parla spesso del passo indietro da compiere: invece di dire che a fondamento dell&#8217;universo c&#8217;\u00e8 un Dio ontologicamente necessario, perch\u00e9 non usare una descrizione pi\u00f9 economica, facendo appunto un passo indietro e dicendo che \u00e8 l&#8217;universo a essere ontologicamente necessario? Questo basta. Il tomista cerca di spiegarne il fondamento con Dio? Va bene, che lo faccia: vengono fuori anche discorsi interessanti. Ma che l&#8217;universo meriti un fondamento che vada oltre s\u00e9 stesso \u00e8 un&#8217;assunzione arbitraria e antieconomica. Inoltre non \u00e8 che il minimalista filosofico non spieghi l&#8217;universo. Anzi egli vuole capirlo, studiarlo, scandagliarlo. Semplicemente non crede sia necessario spiegarne il fondamento attraverso una realt\u00e0 esterna, che sia fuori dall&#8217;universo stesso. In questo caso Dio.<\/p>\n<p>Beninteso lo stesso vale anche per il tomista. Cos\u00ec come un minimalista spiega che l&#8217;universo pu\u00f2 trovare in s\u00e9 il proprio fondamento senza bisogno di spiegazioni ulteriori, il tomista spiega che Dio trova in s\u00e9 il proprio fondamento senza bisogno di spiegazioni ulteriori. Ovvero l&#8217;atteggiamento che il tomista critica al minimalista il tomista stesso lo ripropone! Lo fa con Dio per\u00f2, quando potrebbe benissimo farlo con l&#8217;universo.<\/p>\n<p>Il minimalista trova il fondamento dell&#8217;universo nell&#8217;universo stesso e lo indaga, il tomista trova il fondamento di Dio in Dio stesso e lo indaga. Il procedimento \u00e8 il medesimo. L&#8217;errore del tomista, che il minimalista non commette, \u00e8 quello di aggiungere una spiegazione non necessaria e senza evidenze. Anzi con tantissime evidenze contrarie.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 dire che l&#8217;universo \u00e8 ontologicamente necessario? \u00c8 una banale spiegazione di quella che il teista definisce contingenza. Il teista spiega la contingenza con la necessit\u00e0 di Dio, il minimalista la spiega con la necessit\u00e0 dell&#8217;universo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 l&#8217;universo e non Dio? Perch\u00e9 di Dio non ci sono evidenze, dell&#8217;universo s\u00ec. Noi sappiamo che l&#8217;universo esiste. La contingenza va spiegata, seguendo la parsimonia filosofica, a partire dal limite pi\u00f9 grande di cui abbiamo conoscenza, cio\u00e8 da quel maximum oltre il quale, fino a prova contraria, non si trova niente e da cui tutto il resto dipende.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 questo maximum? Non \u00e8 Dio, perch\u00e9 mancano le evidenze. Il maximum pi\u00f9 grande di cui abbiamo conoscenza \u00e8 proprio l&#8217;universo. Se ci fossero evidenze di un Dio creatore \u2013 e se non ci fossero evidenze contrarie \u2013 potremmo dire che c&#8217;\u00e8 qualcosa che va oltre l&#8217;universo e da cui l&#8217;universo dipende, ma siccome non ci sono ci limitiamo, in maniera parsimoniosa, all&#8217;universo.<br \/>\nIn sintesi, come si spiega la contingenza? La contingenza si spiega conferendo la necessit\u00e0 all&#8217;ente che, fino a prova contraria, \u00e8 il maximum che da nient&#8217;altro dipende e da cui tutto dipende. Appena verr\u00e0 fuori la dipendenza dell&#8217;universo da qualcos&#8217;altro, sposteremo la necessit\u00e0 su di esso.<\/p>\n<p>(3) La definizione di Forma la ammetto solo in parte. Da realista, accetto la forma sostanziale dell&#8217;ente, ma non la prevedibilit\u00e0. Di una ghianda siamo in grado di prevedere possibili sviluppi, ma ci sono fenomeni naturali nei quali la prevedibilit\u00e0 \u00e8 soltanto statistica, per cui il singolo evento non \u00e8 affatto prevedibile.<\/p>\n<p>Accetto che ogni cosa, al di fuori delle nostre osservazioni, possieda una propria natura che implica determinate propriet\u00e0 e determinati cambiamenti. Essi per\u00f2 non sono sempre prevedibili. Il tomismo, cos\u00ec dipendente da una visione determinista della realt\u00e0, fallisce quando si confronta per esempio \u2013 ed \u00e8 solo un esempio \u2013 con le conoscenze acquisite dalla fisica moderna.<\/p>\n<p>(4) Della finalit\u00e0 va rifiutato il suo preteso legame con le leggi naturali. Infatti le leggi naturali non esprimono il fine degli enti naturali. Le leggi naturali sono soltanto descrizioni \u2013 peraltro nemmeno definitive e assolutamente vere, poich\u00e9 sempre rivedibili e sostituibili \u2013 del comportamento regolare dei fenomeni naturali.<\/p>\n<p>D&#8217;altronde introdurre il concetto di \u00abfine\u00bb serve al tomista proprio per lasciar intendere che, come nel caso delle finalit\u00e0 umane, dietro le leggi si nasconde un&#8217;Intelligenza con una volont\u00e0: un&#8217;altra pretesa superflua. Se la ghianda diventa quercia non significa che c&#8217;\u00e8 qualcuno che lo vuole. Significa solo che un ente si \u00e8 trasformato, punto. E noi possiamo descrivere \u2013 nel caso della ghianda anche prevedere \u2013 quella trasformazione attraverso le leggi fisiche, chimiche e biologiche. Nulla di pi\u00f9, nulla di meno.<\/p>\n<p>Di nuovo il tomismo ci impone un&#8217;assunzione arbitraria, in questo caso la necessit\u00e0 di un&#8217;Intelligenza per un fenomeno spiegabile semplicemente attraverso la fisica, la chimica e la biologia, che descrivono un universo ontologicamente necessario, che esiste perch\u00e9 s\u00ec.<br \/>\nInvece di dire che Dio esiste perch\u00e9 s\u00ec e che ha creato l&#8217;universo e invece di introdurre mille altri elementi derivanti dalla sua volont\u00e0, io dico solo che l&#8217;universo esiste perch\u00e9 s\u00ec, e poi mi limito a descrivere con le sue leggi i fenomeni che osservo. Sono pi\u00f9 parsimonioso.<\/p>\n<p>(5) Il minimalismo non perde dettagli. Il minimalismo elimina i dettagli inutili, comprendendo la realt\u00e0 unicamente sulla base delle evidenze e delle necessit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Cristian Arcidiacono<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p><em>Avvertenza:<\/em><br \/>\n<em>La lingua di questo articolo cerca di conciliare l&#8217;inclusivit\u00e0 con la leggibilit\u00e0 e la scorrevolezza. Nessuno si offenda quindi se evita le ripetizioni e usa il plurale sovraesteso. <a href=\"https:\/\/www.leternoassente.com\/?p=5651\">Ch\u00e9 mi spiace, ma la schwa anche no.<\/a><\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p><em>Qui sotto trovi la possibilit\u00e0 di commentare quest&#8217;articolo. Per farlo, devi<br \/>\n1. confermare che sei ateo\/a,<br \/>\n2. essere consapevole che, se menti, stai commettendo il gravissimo peccato di apostasia,<br \/>\n3. aspettare che il commento sia approvato dall&#8217;admin.<br \/>\nL&#8217;approvazione dei commenti dipende dall&#8217;insindacabile e inappellabile giudizio dell&#8217;admin. 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