Quando proprio ti tocca discutere

Alcune risposte sintetiche ai principali argomenti dei credenti.


Mai discutere con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza.
– O. Wilde

Wilde aveva ragione da vendere. Anche perché ogni confronto con un idiota gli conferisce dignità: quanta ne basta, almeno, per godere della tua attenzione e per salire al tuo livello. Sicché no, non si dovrebbe mai discutere con un idiota. Al massimo lo si blasta. E a me piace un sacco.

Purtroppo però ogni tanto ti tocca e non ti puoi sottrarre, magari per esigenze minime di educazione. L’idiota arriva, ti provoca, ti sfruculia, fa il furbetto, butta lì la battuta, ti pone la domanda: «Perché non credi in Dio?». Se tu lo sfanculi, chi osserva potrebbe pensare che ti manchino gli argomenti. Quindi ecco alcune risposte sintetiche in un dialogo immaginario.

Cominciamo da una raccomandazione: non giocare mai in difesa. Non ti giustificare. Ricorda: non sei tu a dover dimostrare l’inesistenza di Dio, ma è il credente a doverne dimostrare l’esistenza. Dunque un’ottima risposta alla domanda è: «Perché, dovrei?». Così chi crede è costretto a presentare i suoi pseudo argomenti e tu puoi demolirli. Attenzione, però: devi essere molto ben documentato. Se vuoi davvero affrontare l’ipotesi teologica, su Dio devi saperne più del tuo interlocutore. Non è difficile: basta replicare «Definisci Dio» al bigotto quadratico medio per mandarlo in cortocircuito. Tuttavia può anche capitarti quello un po’ più competente. In quel caso solo la tua cultura ti potrà aiutare nell’opera di distruzione. Ecco perché queste risposte devono essere soltanto una base da cui partire per approfondire.

Perché sei ateo?

Non sono io che sono ateo: sei tu che sei credente.

Sì, va bene. Ma perché tu no? Perché non credi in Dio?

«Credere» significa considerare vero un fatto senza bisogno di prove. Io accetto una convinzione solo se è sostenuta da argomenti cogenti. In assenza di prove, quella convinzione va respinta. Come nel caso di Dio.

Ma tu non puoi dimostrare la non esistenza di Dio. Anche tu fai un atto di fede.

Io non devo dimostrare proprio niente. L’onere della prova tocca a chi sostiene l’esistenza di qualcosa. In assenza di prove, l’ipotesi più semplice è l’inesistenza: lo esige il rasoio di Occam, un noto principio di economia concettuale. Siccome non posso dimostrare l’inesistenza della teiera di Russell, allora la teiera esiste? D’altronde anche tu applichi il rasoio di Occam in teologia. Per esempio, non credi nell’esistenza di Zeus proprio perché ti mancano le prove. Lo stesso per Manitou e Shiva. Le culture umane hanno inventato migliaia di dei, la cui esistenza tu neghi. Ebbene, io sono come te, ma nego pure l’unico Dio in cui tu credi.

Dell’esistenza del mio Dio esistono le prove.

Tipo?

Be’, prima di tutto c’è la prova ontologica. Pensa alla cosa più grande pensabile, così grande che non possa esistere nulla di più grande. Questa cosa può esistere o non esistere. Se esiste, allora è più grande. Pertanto esiste. Quello è Dio.

Bel tentativo, ma non funziona. Non puoi dimostrare l’esistenza di una cosa solo perché quella cosa ti viene in mente. Non lo dico io: lo sosteneva già Kant. Del resto nell’argomento ontologico c’è un assunto nascosto: ciò che esiste è più grande di ciò che non esiste. Un buddhista non sarebbe d’accordo, per esempio.

E che mi dici della prova cosmologica? Chi ha creato l’universo?

Per quale ragione l’universo dovrebbe avere un creatore? Magari esiste da sempre ed esisterà per sempre. Se può essere eterno Dio, perché non potrebbe essere eterno anche l’universo? D’altronde l’ipotesi teologica si limita a spostare il problema: chi ha creato Dio? Se lo ha creato un altro Dio di livello superiore, devi supporre un’infinita successione di divinità. Se invece Dio è per definizione non creato, stai immaginando un’entità superflua: sarebbe più semplice considerare per definizione non creato l’universo stesso. Torniamo sempre al rasoio di Occam, come vedi.

Ma c’è stato il Big Bang.

Il Big Bang non implica per forza un atto di creazione frutto di una volontà divina. Lo spazio, il tempo, la materia e l’energia potrebbero essere frutto di una fluttuazione quantistica.

Ne sei certo? È proprio vero?

No. Non sono certo di niente. Ogni mia convinzione può, anzi deve essere sottoposta a una critica spietata e domani potrebbe cambiare. Però una fluttuazione quantistica è un’ipotesi razionale e compatibile con quanto sappiamo sull’universo grazie alla scienza. Quindi è economica sul piano concettuale. Senza dubbio più economica di una divinità trascendente e creatrice. Peraltro la scienza non ti dice che cosa è «vero», bensì che cosa è «provvisoriamente non falso». Non è molto, ma è quanto di meglio possiamo fare per arrivare a una verità senza la pretesa di essere oggettiva e assoluta, ma almeno intersoggettiva e condivisibile. Soprattutto, è criticabile e rivedibile. A differenza della Verità dei dogmi religiosi.

Però le costanti cosmiche e le leggi naturali sembrano regolate apposta per consentire la nostra esistenza.

Secondo la teoria delle stringhe, esistono 10500 universi, ciascuno con il proprio insieme di costanti e di leggi e perfino di dimensioni. Noi viviamo in in angolino di questo megaverso, dove le condizioni sono adatte a noi. Non c’è nulla di strano né di miracoloso.

Ne sei certo? È proprio vero?

E ridagli. Di nuovo, no, non ne sono certo. Ma anche la teoria delle stringhe è un’ipotesi più razionale ed economica dell’ipotesi teologica. Per quanto riguarda la verità ti ho già risposto.

Però non puoi spiegare l’origine della vita.

No, non posso. Non ancora. Esistono diverse ipotesi scientifiche, alcune molto promettenti, ma non c’è ancora una teoria solida per spiegare come si passi dalla materia inorganica alle forme viventi. E con questo?

La mancanza di comprensione di qualcosa non è una prova dell’esistenza di Dio. È solo una prova della mancanza di comprensione di qualcosa.
– L. Krauss

Non sappiamo spiegare l’origine della vita adesso, ma siamo fiduciosi nelle nostre capacità razionali e pensiamo di riuscirci in futuro. Il progresso scientifico ci conforta in questa fiducia, poiché oggi spieghiamo con la scienza molti fatti incomprensibili nel passato: i tuoni, i fulmini, i terremoti erano manifestazioni degli dèi e ora sono fenomeni naturali. Ogni volta il Dio tappabuchi, invocato per spiegare quei fenomeni, ha dovuto fare un passo indietro. D’altronde la credenza in Dio ha mai contribuito al progresso delle conoscenze? Non mi risulta.

Ma la complessità della vita è straordinaria.

La complessità non dimostra l’esistenza di un creatore. Difatti abbiamo capito come sia emersa in modo spontaneo attraverso l’evoluzione naturale in miliardi di anni.

Eppure tutto sembra fatto su misura per noi: la giusta distanza dal Sole, la giusta massa della Terra, la giusta composizione dell’atmosfera, la giusta attività geologica… C’è dietro un disegno. Dio ci ha dato la Terra, non ci ha messi su Marte o su Venere.

È proprio il contrario: noi siamo fatti su misura per quest’ambiente. Ci siamo evoluti grazie al meccanismo delle mutazioni e della selezione naturale. Se ci siamo evoluti qui e così è solo perché altrove, su Marte o su Venere, non avremmo potuto.

Sì, ma il mio Dio si è rivelato nella Storia umana.

E tu come lo sai?

È tutto spiegato nelle Sacre Scritture.

Le tue Sacre Scritture sono state ispirate, composte e trasmesse da persone vissute in epoche nelle quali dominava il pensiero magico e l’aderenza ai fatti reali non era considerata importante. Le versioni più antiche delle Sacre Scritture risalgono a decenni dopo gli eventi descritti. Nel frattempo la trasmissione è avvenuta per via orale, con tutti i relativi problemi di trasformazione e manipolazione del messaggio. Lo dimostrano le tante diverse versioni delle Sacre Scritture, molte delle quali sono incoerenti e incompatibili fra loro. Non solo: anche all’interno delle versioni canoniche e definitive delle Sacre Scritture ci sono contraddizioni. Infine di quegli eventi si hanno quasi solo resoconti derivati dalle Sacre Scritture e da opere successive dei fedeli, e non da opere di autori esterni alla comunità dei credenti. Sui figli e sui profeti di Dio al massimo possiamo dire che sì, hanno un fondamento storico, ma non sono esistiti come descritti nelle Sacre Scritture. Sono figure storiche come lo sono Mago Merlino e Robin Hood.

Ma le mie Sacre Scritture sono «Parola di Dio»: sono state ispirate da Dio.

E chi lo dice? Le Sacre Scritture stesse? Vedo un serio problema di autoreferenzialità. E poi perché proprio quelle Sacre Scritture e non altre? Perché il Corano piuttosto che il Libro di Mormon? Perché il Nuovo Testamento piuttosto che la Bhagavadgita? Te lo dico io: perché tu sei cresciuto e sei stato educato nella cultura in cui sono sacre quelle Scritture lì e non le altre.

Eppure decine di milioni di persone credono proprio nelle mie Sacre Scritture. Tutti scemi?

E decine di milioni di persone credono nelle Sacre Scritture di religioni diverse dalla tua. Tutti scemi?

Ma fra i credenti nelle mie Sacre Scritture ci sono anche molte persone colte e intelligenti: artisti, scienziati, filosofi. Tutti scemi?

Idem come sopra: tanti artisti, scienziati, filosofi credono nelle Sacre Scritture di altre religioni. Senza contare tutti gli artisti, gli scienziati, i filosofi atei. Tutti scemi? Ma poi chissenefrega di quanta gente crede in qualcosa e chissenefrega pure di quanto è colta e intelligente. Per secoli tutti, comprese le migliori menti della civiltà occidentale, hanno ritenuto la Terra al centro dell’universo. E con questo? Per quanto fossero numerosi e colti e intelligenti, si sbagliavano tutti.

Il mio Dio si manifesta attraverso i miracoli.

Se i suoi miracoli sono violazioni delle leggi naturali, è un Dio ben strano: prima crea un universo elegante e ordinato, descrivibile con poche leggi razionali, e poi sovverte tutto con eventi miracolosi arbitrari. D’altronde non c’è alcuna prova di un miracolo. Tutti quelli descritti nelle tradizioni religiose possono essere spiegati in modo più semplice e razionale: dal puro caso fino all’autosuggestione, dalla mancanza di conoscenza del fenomeno fino alla banale frode. E ancora: tutte le religioni hanno i propri miracoli, perciò per quale motivo dovrebbero essere genuini proprio quelli della tua fede?

Tuttavia io prego molto, e spesso Dio esaudisce i miei desideri.

Milioni di persone pregano e di sicuro Dio non esaudisce i desideri di tutti. Quanti malati e feriti non sono stati salvati nonostante le fervide preghiere di chi li amava? In quel caso Dio è stato parecchio stronzo, non trovi? La realtà è semplice: si ricordano solo le occasioni in cui Dio soddisfa le preghiere e si dimenticano tutte le altre perché non fanno comodo.

Dio è necessario perché senza Dio tutto è permesso.

Anzitutto questa non è affatto una dimostrazione dell’esistenza di Dio. Semmai può essere considerata una dimostrazione della necessità della credenza in Dio per un comportamento morale. Ma anche così è fallace. Infatti non è chiaro il rapporto fra Dio e il Bene. Dio vuole il Bene perché è bene, oppure il Bene è bene perché Dio lo vuole? Sembra un gioco di parole, ma sul piano filosofico la differenza è essenziale. Se il Bene è bene in modo indipendente da Dio, Dio è sottomesso al Bene e non può volere qualcosa di diverso. Ma dove va a finire la sua onnipotenza? Se invece il Bene è bene perché Dio lo vuole, Dio può volere qualsiasi cosa. Per esempio, può volere l’assassinio dei bambini. Cosa che, per inciso, Dio ordina e fa eseguire diverse volte nell’Antico Testamento. Tu uccideresti un bambino perché Dio te lo ordina?

Dio è il Bene.

Il Bene è un concetto astratto. Come può un concetto astratto essere un Dio personale, dotato di volontà?

Ma senza Dio come fai a distinguere il Bene dal Male?

Fammi capire: per decidere, tu segui la legge di Dio? Se Dio ti ordina di uccidere gli omosessuali e di prendere a scudisciate i fornicatori, tu lo fai? E bada: Dio ti ordina proprio questo.

Se un uomo ha relazioni con un altro uomo, fa una cosa disgustosa e tutti e due devono essere messi a morte. Essi sono responsabili della loro morte.
– Lev 20,13

Flagellate la fornicatrice e il fornicatore, ciascuno con cento colpi di frusta e non vi impietosite [nell’applicazione] della Religione di Allah, se credete in Lui e nell’Ultimo Giorno, e che un gruppo di credenti sia presente alla punizione.
– Corano 24,2

E ancora: tu agisci mosso solo dall’ordine di Dio, quindi per paura del castigo e per desiderio del premio? Se Dio non esistesse, tu ruberesti, stupreresti, uccideresti? Complimenti. Io sono migliore di te perché sono disinteressato: rispetto gli esseri senzienti e agisco per ridurre la loro sofferenza pur senza temere un castigo né sperare in un premio.

Ma come sviluppi la tua morale senza Dio?

La collaborazione, l’empatia, la solidarietà, la protezione reciproche sono indispensabili per costruire una società ordinata e funzionante. È un fenomeno osservato anche nelle collettività delle specie a noi più vicine, come i bonobo e gli scimpanzé. Se tu non sei capace di distinguere il bene dal male senza la religione, ti manca l’empatia, non la fede. Ti dico di più: se considero le azioni dei fedeli dei monoteismi abramici negli ultimi tre millenni, concludo che, se Dio esistesse, allora davvero ogni efferatezza sarebbe permessa.

Nondimeno io sento che Dio esiste. Lo sento come esperienza interiore e credo in Lui nonostante tutto.

Io invece non lo sento. Proprio per niente. Tu sì? Bene: se la tua fede ti fa sentire meglio, sono contento per te. Ma per me non costituisce una prova di nulla. Nemmeno della tua virtù: la fede, come ogni forma di credulità senza prove e di pigrizia intellettuale, è un difetto, non una virtù. In compenso adesso ho io una domanda per te.

Dimmi.

Un bambino di due anni muore a causa di un neuroblastoma. Ci impiega parecchi giorni, fra sofferenze atroci. Ora spiegami come può un Dio buono, onnipotente e onnisciente permettere un simile orrore. Non invocare il peccato originale, che è una cazzata sesquipedale. Non ci provare nemmeno con il mistero dell’imperscrutabile volontà divina, che è un insulto all’intelligenza. Spiega in modo razionale il problema della teodicea. E basta.

(Silenzio.)

Choam Goldberg

(Foto: Codex)