Chissenefrega della Natura

I bigotti cadono nella fallacia naturalistica. Cerchiamo di non emularli, dai.


Ah, la Natura: la scrivo con la maiuscola apposta. Mi piace, la Natura. A chi non piace, la Natura? Se a te non piace, sei un insensibile. Forse perfino un degenerato. Ché la Natura è bella, è sana, è giusta. Non fossimo atei e razionalisti, potremmo definirla santa, la Natura. Sì?

No. ‘Stocazzo.

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Solo un racconto – Disaffezione: a cosa?

Dalla fede all’ateismo: si spezzano i legami con i luoghi, i riti, le norme, le parole.


Nel secondo articolo di questa serie, Susanna Labirinto, teologa atea, prosegue nella narrazione della perdita della propria fede.


Quando non mi sento più a casa in una chiesa, quando non sento la necessità di pregare, non mi riconosco nell’etica, non riconosco le figure della gerarchia come significative, quando parlo un’altra lingua: ecco che capisco che sono uscita dalla Chiesa e non ci tornerò.

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Solo un racconto – Latenza

Si può essere teologi e atei? Si può. E si può voler raccontare la delicata fase della transizione.


Finora «L’Eterno Assente» è stato territorio di un unico autore. Con questo articolo in tre puntate il blog apre ai contributi di altri. Susanna Labirinto, teologa atea, racconta come e perché ha perso la fede. E che cosa la fede e la Chiesa rappresentano ancora per lei.


Nella vita di molti di noi c’è stata la Chiesa cattolica. Credo di poter affermare che la quasi totalità delle persone che conosco e frequento o che ho conosciuto e frequentato ha ricevuto il battesimo.

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Tutto e il contrario di tutto

E tutto per difendere il potere, i privilegi e il denaro. Tanto di Dio non frega un cazzo a nessuno.


Nel gregge cattolico troviamo di tutto. Non solo i frequentatori occasionali della Messa che, posti di fronte ai dogmi, fanno spallucce indifferenti e li definiscono «roba da preti», trincerandosi dietro uno spiritualismo generico, una fede indistinta in un Dio inteso come «Qualcosa di Trascendente» o in un «Mistero». Troviamo perfino il cattolico osservante capace di conciliare la propria fede con la credenza nella reincarnazione, per esempio. O con la meditazione orientale per raggiungere l’illuminazione. E stendiamo un velo pietoso sulla più totale superficialità nella dissociazione dalle prescrizioni. Quanti fra i sedicenti cattolici praticano la castità prematrimoniale? Quanti non usano alcun metodo contraccettivo? Quanti divorziano o addirittura abortiscono, quando si trovano con l’acqua alla gola e non sanno dove sbattere la testa?

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La solita domanda: per Sana, stavolta

«Skam Italia» è un’ottima serie televisiva. Ma l’ultima stagione nemmeno sfiora l’unica soluzione dignitosa per la protagonista.


Faccio scorrere lo sguardo sul foglio elettronico: sono centinaia di serie. Non di puntate. Non di stagioni. Di serie: ogni riga, una serie televisiva. Perché io sono drogato di serie. Così drogato da doverle tenere in ordine con un foglio elettronico, appunto: quelle viste e concluse, quelle viste ma in attesa della nuova stagione, quelle non viste ma vedibili, quelle che forse, quelle che probabilmente no, quelle che ‘sticazzi. C’è di tutto: fantascienza, fantasy, distopie, ucronie, ma pure un po’ di commedia, qualche drammone, qualche thriller. Ma il teen drama no, grazie. Niente contro, ma proprio non è il mio genere. Sicché «Skam Italia» sarebbe dovuta finire fra le serie che ‘sticazzi. Invece…

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Neutralizzare il piccione

Sapevo che esistono. Ma incontrarne uno di persona mi ha palesato la capacità dell’assurdo di manifestarsi in maniera imprevedibile.


Questo scorcio di fine estate e inizio autunno ci ha portato, con i primi freddi, anche alcune belle e inattese rivelazioni. Per esempio i cimiteri dei feti con le croci e i nomi delle donne che hanno abortito. O lo scandalo delle centinaia di milioni dei conti vaticani per i poveri sgraffignati dai prelati e dai loro parenti. O il totale disinteresse dello Stato per i 150 anni dalla presa di Porta Pia: un anniversario che, a parte l’UAAR, nessuno s’è cagato nemmeno di striscio. Tutti fatti che, se non ce li avessero raccontati, mai e poi mai avremmo sospettato. Che neppure avremmo pensato possibili. Così come la condanna senza appello dell’eutanasia da parte della Congregazione per la dottrina della fede: chi se la sarebbe mai aspettata, eh? A margine di queste vicende, alcune amenità come la denuncia per blasfemia a Chiara Ferragni e la nomina di Vincenzo Paglia – no, «monsignore» non lo scrivo, cazzo – a capo della commissione per la riforma dell’assistenza degli anziani. Episodi inconcepibili nella società e nelle istituzioni italiane, permeate da una sana e moderna laicità, vero?

Vabbe’, se avessi avuto il blog attivo magari qualcosa avrei scritto per commentare. Ma il blog era in pausa e si riattiva solo adesso. D’altronde L’Eterno Assente parla di attualità soltanto se mi vien da dire qualcosa di originale, e «vaffanculo» non è tanto originale. Sicché apro la nuova stagione con un piccolo aneddoto personale. Personale ma istruttivo, non per l’episodio in sé – ché di gente bacata in giro ce n’è a carrettate: basta andare a Messa la domenica per vederle – ma per il metodo con il quale sono riuscito – o almeno spero di essere riuscito – a gestire la situazione.

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Come fanno, sbagliano

Di fronte all’epidemia prevista ma non preparata, qualsiasi reazione dei credenti è oggetto di perculamento da parte degli atei. Ed è ovvio.


Te la ricordi, la SARS? Io sì. Molto bene. In quel periodo – parliamo di 17 anni fa – lavoravo per un quotidiano – quando ancora i giornali di carta se li cagava qualcuno – e mi occupavo delle pagine di scienza e di tecnologia. E ricordo bene le indicazioni dalla direzione: coprire l’epidemia, informare i lettori, fornire informazioni scientifiche e affidabili. Ogni articolo si concludeva con il parere di un esperto. Diverso l’esperto – di volta un volta un epidemiologo o un virologo – ma sempre lo stesso il parere finale: «Attenzione, perché magari stavolta ce la caviamo, ma presto o tardi ci toccherà la pandemia globale. L’incognita non è “se”. L’incognita è solo “quando”». Con la SARS, alla fine, andò come andò. A noi andò bene, per fortuna: ce la cavammo. Oggi il «quando» è arrivato e quella previsione è diventata realtà.

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Un ammonimento del cielo?

Pubblichiamo un autorevole contributo a proposito dell’ultimo sproloquio di Radio Maria.


Riceviamo nella posta de L’Eterno Assente e volentieri condividiamo con i nostri lettori.

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Salve!

Uno non fa in tempo a distrarSi quel paio di milioni di anni per meditare sulla Propria Necessità Ontologica, che quando Si ripiglia trova un casino. Vi avevo lasciati a penzolare dalle piante incuriositi dalla savana e adesso vi ritrovo a farvi le seghe mentali sulla teodicea. Ma porco Me, non avete niente di meglio da fare? Chessò, stare un tantino più attenti a non far cazzate con i nuclei atomici, tanto per dire…

E anche sulla teodicea, dai… ragazzi… ma come si fa? Per aggiornarMi sugli eventi più recenti, Mi sono sintonizzato su ‘sta cosa… come cazzo si chiama?… ah, ecco: Radio Maria.

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