La fine dell’ansia

In primo piano

Giorgio Guglielmino racconta la propria Storia per «Io senza Dio».


E così, tre anni fa, all’alba dei miei 45 anni, mi sono trovato senza Dio.

Erano ormai parecchi anni che mi domandavo sempre più di frequente se i classici modi di dire come «Mistero della fede» oppure «Siamo troppo piccoli per capire il disegno di Dio» oppure «Non peccare e andrai in paradiso» avessero veramente senso oppure fossero solo frasi fatte per nascondere il fatto che Dio non esiste e ci devi credere per forza anche se non ha senso farlo.

Perciò sì, all’alba dei miei 45 anni, ero diventato ateo.

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IRC? Anche no, grazie

Pure quando a difenderlo è un sedicente «ateo cristiano».


È un topos della stronzaggine: «Io non sono X, ma…», dove X è una caratteristica spregevole e negata, alla quale, con la congiunzione avversativa, segue nondimeno una precisazione che rivela la spregevolezza di chi ha formulato la frase. Per esempio: «Io non sono razzista, ma gli immigrati cominciano davvero a essere troppi». Oppure: «Io non sono omofobo, ma il Gay pride è solo un’indecorosa pagliacciata». O ancora: «Io non sono misogino, ma le donne hanno acquisito un po’ troppa libertà». Perché allora farsi mancare il caso «Io non sono bigotto, ma…»?

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Psicopompi della Santa Croce

Serial killing e falle teologiche.


Tornano i guest post de L’Eterno Assente. Stavolta tocca a Simone, filosofo e studioso di teologia che, tramite una immaginifica narrazione, porta la dottrina cattolica alle sue naturali ma aberranti conseguenze.


Una setta immaginaria di fanatici, che si fanno chiamare Psicopompi della Santa Croce (PSC), progetta un orribile piano omicida: convinti della verità della fede cristiana cattolica, decidono di salvare più persone possibile dalla dannazione eterna e di assicurare loro l’accesso alla beatitudine eterna praticando l’infanticidio sistematico dei bambini appena battezzati.

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I ciechi e l’elefante

Una parabola che è una stronzata.


Un gruppo di ciechi ha sentito che uno strano animale, chiamato elefante, era stato portato in città, ma nessuno di loro era a conoscenza della sua configurazione e forma. Per curiosità, hanno detto: «Dobbiamo ispezionarlo e conoscerlo al tocco, di cui siamo capaci». Così lo cercarono e, quando lo trovarono, cercarono di provare a capire cosa fosse. Nel caso della prima persona, la cui mano era caduta sulla proboscide, disse: «Questo essere è come un grosso serpente». A un altro la cui mano raggiungeva l’orecchio invece sembrava un ventaglio. Quanto a un’altra persona, la cui mano era sulla sua gamba, pensò che l’elefante fosse un pilastro come un tronco d’albero. Il cieco che mise la mano su un fianco dell’animale disse che l’elefante era come un muro. Un altro che stava toccando la coda l’aveva descritta come una corda. L’ultima palpò la sua zanna, sostenendo che l’elefante è ciò che è duro, liscio e come una lancia.
I ciechi e l’elefante, Wikipedia

Alzi la mano chi non ha sentito questa parabola associata al concetto di Dio. Quasi nessuno, vero? Ce la rifilano sempre con la stessa interpretazione sincretista: «Le descrizioni di Dio delle diverse religioni sono tutte differenti, ma soltanto perché ciascuna fede ne vede un pezzetto. Dio ci sembra molteplice perché noi siamo limitati». Perciò la parabola di origine indiana dovrebbe sottintendere che tutte le religioni sono un po’ vere. Infatti, se si potesse averne una visione d’insieme, ci si avvicinerebbe alla comprensione di Dio.

Bella stronzata, eh?

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Dio tossico

In senso psicologico.


Immagina di vedere una persona rivolgersi al/la proprio/a partner con queste parole:

«Guarda che cose meravigliose ho fatto per te. E le ho fatte solo per il tuo bene, perché ti amo. Ti rendi conto di quanto sei fortunato/a? Senza di me saresti una persona imperfetta, perfino indegna. Non saresti nulla. Ma io ti ho reso/a migliore, ti ho salvato/a da te stesso/a e dai tuoi limiti. Tutto ciò che di buono c’è nella tua vita lo devi a me. Tutto ciò che di male c’è nella tua vita lo devi a te stesso/a.
Per salvarti io mi sono sacrificato per te. Ho dato tutto me stesso, perché ti amo e voglio il tuo bene sopra ogni altra cosa.
Non chiedo tanto: mi basterebbe un po’ di amore da parte tua. Almeno un po’ di riconoscenza. Ma tu come mi ripaghi? Sei indifferente. Mi ignori. Mi trascuri. Non mi ami come merito. Non mi rispetti. Non ti comporti bene come dovresti. Addirittura ti rivolgi ad altri, invece di dedicarti a me. Dubiti delle mie intenzioni. Magari vuoi perfino lasciarmi.
Ma nessuno ti amerà mai come ti ho amato/a io. Soltanto quando sarai lontano/a da me ti renderai conto che solo io ho ragione e che solo io so che cosa è meglio per te.
Perciò come puoi lamentarti se ti punisco? Sei tu a costringermi. Sei tu a provocare la mia ira. Sei tu a meritare la mia reazione. Eppure lo sai: io agisco sempre soltanto per il tuo bene, per educarti, per farti comprendere. Ancora una volta: per renderti una persona migliore.»

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Credenti «razionali» e dove trovarli

Alla prova della teodicea, il loro fallimento è totale.


Possiamo suddividere i cristiani in due grandi famiglie, beninteso non separate in modo netto e con uno spettro di posizioni intermedie: i superficiali e i (presunti) razionali.

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Che cos’è la scienza? – 7/7

Di tre colpe viene accusata la scienza: il dogmatismo, l’arroganza e l’aridità. Commento con un’unica parola: puttanate.


Se c’è un’attività intellettuale non dogmatica, quella è la ricerca scientifica. Eppure molti – di solito quelli che di scienza non capiscono un cazzo – sostengono che gli scienziati rifiutano sempre di ammettere la falsità delle proprie teorie e, anche se posti di fronte ad argomenti cogenti, ne negano a priori la validità. È la classica cazzata dei complottisti, dai no vax ai terrapiattisti, e non merita neanche una risposta circostanziata. Tuttavia bisogna rispondere a una domanda: càpita, almeno qualche volta, che gli scienziati siano dogmatici?

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