La mia vita da senzadìo

In primo piano

Vocestruggente racconta la propria Storia per «Io senza Dio».


Ho sempre avuto un’opinione chiara sulle favole: mandano messaggi, creano immagini, insegnano la compassione, abituano a riconoscere gli orchi. La religione pretende che tu creda al suo racconto assurdo e che obbedisca alle sue «leggi», non ti aiuta a crescere, non ti protegge, anzi ti spaventa e ti insegna a odiare il diverso.

Per me, quella di Dio è una favola brutta: il tizio è un vecchio spione, Gesù bambino è un cosino di plastica con gli occhietti azzurri appoggiato su muschio secco con altre cosine di plastica e un fiume di carta stagnola. Non mi dà emozioni, non mi insegna qualcosa.

Continua a leggere

L’argomento cosmologico

I bigotti continuano a riciclarlo, ma resta sempre pattume intellettuale.


Il Big Bang: basta nominarlo per provocare orgasmi in qualsiasi apologeta del Dio abramitico. L’idea è troppo arrapante per loro, se ci pensi: la scienza dimostra che c’è stato un inizio dell’universo. Non solo: possiamo anche datarlo. Certo, non c’entra un cazzo con la Genesi nell’Antico testamento, ma che problema sarà mai? La fede è progredita e oggi tutti considerano quel racconto allegorico. L’essenziale è il concetto, appunto: l’inizio. L’inizio fa subito pensare a un creatore. Se poi la prima intuizione la ebbe un sacerdote, Georges Lemaître… bingo! È il sogno bagnato di ogni apologeta. Lo senti? Lo senti ripetere la solita manfrina? «La scienza non dimostra l’esistenza di Dio, ma offre ottimi indizi!». Ma davvero?

Continua a leggere

Alice

L’esempio definitivo che demolisce ogni teodicea, dalle più cretine fino alle più sofisticate.


Forse ricordi Alice: ho parlato di lei in un articolo sulla teodicea. Ho riflettuto parecchio sul suo caso e l’ho perfezionato in modo da renderlo un esempio inattaccabile di sofferenza capace di demolire qualsiasi teodicea.

Continua a leggere

«Rifiuto l’etichetta»

Dall’ingegneria fino al Gesù storico. Senza preconcetti religiosi, ma con la curiosità intellettuale guidata dalla razionalità.


«Ehrman. Devi leggere Ehrman»: noi atei lo diciamo spesso. A chi ci chiede qualche buon testo per cominciare a informarsi sul Gesù storico, di solito suggeriamo la vasta scelta offerta dai libri di Bart Ehrman. Dei classici: razionali, lucidi, documentati. Imperdibili. Però Ehrman è solo una campana fra molte. Autorevole, eh. Ci mancherebbe. Tuttavia anche lui ha la propria tesi: il Gesù storico fu un profeta apocalittico. La difende con ottimi argomenti, ma non è l’unica tesi possibile. Perciò, per avere un quadro più generale, a chi vuole avvicinarsi al Gesù storico io suggerisco altro: «Tommasi. Devi leggere Tommasi».

Continua a leggere

Sono sempre un fancazzista

Quest’anno però un po’ meno.


Chi segue L’Eterno Assente da almeno un anno lo sa: in primavera, a volte un po’ prima e a volte un po’ dopo, qua si tira giù la saracinesca e ci si prende una bella pausa che si protrae per tutta l’estate e talvolta anche per una parte dell’autunno. Può durare tre mesi. Pure quattro. Perfino cinque. Durante i quali L’Eterno Assente non pubblica nulla. Perché – come spiegavo l’anno scorso – io sono un fancazzista. Quest’anno però un po’ meno.

Continua a leggere

Sempre lì si arriva

Oltretutto con la pretesa che a fornire la prova siano gli atei.


Io sono sempre a caccia di argomenti capaci di smentirmi. Sempre. Mi ci diverto proprio. D’altronde così funziona la razionalità: bisogna cercare non di provare, bensì di falsificare. Perciò sono costantemente in cerca di sfide intellettuali e, quando un lettore, Stefano, mi ha segnalato un diverso tentativo di soluzione del problema della teodicea, mi ci sono fiondato sopra.

Continua a leggere

L’ateo tiepido

Stare disteso sul divano è più naturale che correre una maratona.


Esiste il credente tiepido.

Aderisce a una confessione religiosa, per esempio il cattolicesimo, ma in modo superficiale: non ha mai letto i testi sacri, sa poco dei dogmi, non si pone tante domande, più che altro frequenta i riti, ma poi nemmeno tutti e nemmeno spesso. Però continua a dirsi «cattolico». Anche se poi tromba prima del matrimonio e spesso, dopo il matrimonio, pure fuori. Anche se usa gli anticoncezionali. Anche se fa abortire la figlia rimasta incinta a 15 anni. Anche se, quando la sua mamma malata terminale chiede di essere aiutata a morire, accetta che il medico le dia una spintarella verso l’aldilà. Ma non importa: il credente tiepido si sente «cattolico». Interrogato un po’ in profondità, non sapendo che altro rispondere conclude: «Eppure io sento che esiste Qualcosa». E tanto gli basta, poiché non percepisce alcuna incoerenza o dissonanza cognitiva.

Io disprezzo il credente tiepido.

Per la verità io disprezzo anche il credente caldo, cioè quello consapevole, convinto, documentato. Fino al fanatismo che lo induce ad attivarsi per convertire gli altri o, non potendo convertirli, a negare loro dei diritti fondamentali. Io disprezzo il credente caldo, però quello tiepido lo disprezzo un po’ di più. Infatti, nella sua ignoranza e nella sua superficialità, è complice dell’istituzione criminale, del privilegio sociale, del sistema dogmatico. Senza nemmeno rendersene conto.

Ma esiste l’ateo tiepido?

Continua a leggere