Come fanno, sbagliano

Di fronte all’epidemia prevista ma non preparata, qualsiasi reazione dei credenti è oggetto di perculamento da parte degli atei. Ed è ovvio.


Te la ricordi, la SARS? Io sì. Molto bene. In quel periodo – parliamo di 17 anni fa – lavoravo per un quotidiano – quando ancora i giornali di carta se li cagava qualcuno – e mi occupavo delle pagine di scienza e di tecnologia. E ricordo bene le indicazioni dalla direzione: coprire l’epidemia, informare i lettori, fornire informazioni scientifiche e affidabili. Ogni articolo si concludeva con il parere di un esperto. Diverso l’esperto – di volta un volta un epidemiologo o un virologo – ma sempre lo stesso il parere finale: «Attenzione, perché magari stavolta ce la caviamo, ma presto o tardi ci toccherà la pandemia globale. L’incognita non è “se”. L’incognita è solo “quando”». Con la SARS, alla fine, andò come andò. A noi andò bene, per fortuna: ce la cavammo. Oggi il «quando» è arrivato e quella previsione è diventata realtà.

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I leccaculo del Papa

Lui in fondo fa solo il suo mestiere. Ma i progressisti baciapile forse sono perfino peggio.


Però che culo, il Papa: se l’avesse progettata a tavolino, non gli sarebbe riuscita così bene. Da una parte ha un elemosiniere, il cardinale Konrad Krajewski, che deve esercitare la carità in nome suo: in pratica, ogni buona azione di Krajewski è una buona azione del Papa. Krajewski – e in questo sta la gran botta di culo del pontefice – ha anche un passato da elettricista. Dall’altra parte c’è uno stabile occupato dal 2013 da 150 famiglie, lo Spintime, al quale è stata tagliata la corrente dall’azienda elettrica perché, com’è ovvio per ogni occupazione, non pagava le bollette. Guarda di qua, guarda di là, l’occasione è troppo ghiotta: l’elemosiniere scende nei sotterranei, riattacca la luce, seguono applausi per lui e per il Papa rivoluzionario vicino ai poveri. Specie da Sinistra. E sono dappertutto, perfino in questo buco di Paese alla periferia dell’Impero.

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3 strategie dei bigotti

Le usano per non ammettere di essere, appunto, solo dei bigotti.


Che cosa sia il Congresso Mondiale della Famiglie nemmeno sto a dirlo, ché se n’è parlato pure troppo. Male, come merita: il raduno di un branco di ottusi bigotti fondamentalisti, intolleranti, sessisti, patriarcali, omofobi. Incivili. Fascisti. E io aggiungo: anche intellettualmente disonesti.

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Il sorteggio? Anche no, grazie

Un sistema molto antico. Più efficace del suffragio universale, com’è ovvio. Ma mai quanto l’epistocrazia.


Che rapporti devono stabilire le autorità con tutti questi cittadini capaci di esprimersi, che oggi strillano a bordo campo? Innanzitutto, devono accoglierli con gioia, piuttosto che con diffidenza. Poiché dietro tutta questa collera, in diretta o fuori onda, si nasconde anche un aspetto positivo, vale a dire l’impegno. È un dono impacchettato col filo spinato. (…) Se si tratta il cittadino autonomo come un animale elettorale, egli si comporterà come tale, ma se lo si tratta come un adulto, si comporterà da adulto. Il legame tra le autorità e i loro subordinati non è più quello tra i genitori e la prole, ma quello che intercorre tra persone adulte. I politici farebbero bene a guardare attraverso il filo spinato, ad avere fiducia nel cittadino, a prendere sul serio le sue emozioni e ad apprezzare la sua esperienza. Bisogna invitarlo. Dargli il potere. E perché questo rimanga un processo equo: sorteggiarlo.

In queste frasi, verso la conclusione del saggio, si trovano la tesi centrale dello storico fiammingo David van Reybrouck e insieme il fallimento di quella stessa tesi. La tesi: la democrazia elettorale è moribonda e bisognerà sostituirla con una democrazia fondata almeno in parte sul sorteggio. Il fallimento: la fiducia dell’autore nella capacità dei sorteggiati di amministrare in modo efficace la res publica.

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Il suffragio universale di ‘stocazzo

«Una testa, un voto. E tutti i voti sono uguali»: ecco i due postulati di una delle peggiori iatture per l’umanità.


Ci sarà un buon governo solo quando i filosofi diventeranno re o i re diventeranno filosofi.
– Platone

Facciamo un Gedankenexperiment. Supponi di poter scegliere il sistema politico nel quale vivere: una monarchia assoluta nella quale il sovrano è intelligente, colto, razionale, laico, altruista, aperto, buono, oppure una democrazia a suffragio universale nella quale la maggioranza è stupida, ignorante, credulona, bigotta, egoista, gretta, immorale. Hai qualche dubbio? Io no. E, se anche ne avessi uno piccolo piccolo, questo saggio me lo spazzerebbe via. Perché questo non è un libro bello: questo è un libro stre-pi-to-so. Questa è l’ultima, definitiva parola sul suffragio universale: in apparenza una conquista della civiltà, in realtà una delle peggiori iatture per l’umanità, secondo solo alla sfiga dei monoteismi rivelati. Jason Brennan è il nuovo Platone. E scusa se è poco.

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