Sghignazzare e pensare

Se Gesù torna, gli fanno il culo un’altra volta.


L’idea dell’alieno che osserva con distacco la civiltà umana non è proprio originale, da Micromega a Shevek. Pure il caso di Gesù che torna fra gli uomini è già visto e rivisto, da Dostoevskij in poi. Eppure questo romanzo, non troppo originale nell’idea, ottiene due effetti rari e difficili da conciliare fra loro: sventrare di risate e suscitare pensieri profondi.

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Colpevoli! Ma perché?

Confesso di aver avuto aspettative alte su questo libro. Troppo alte, ahimè.


«Non è colpa della religione»: ecco la risposta dei credenti quando fai loro notare il fondamento religioso di infiniti conflitti passati e presenti. A sentir loro, c’è sempre dietro qualche altra ragione. Certo, chi ha scatenato quelle guerre le ha giustificate con la religione. Ma era un solo un pretesto, eh! Il «vero» motivo era un altro: il nazionalismo, la brama di potere, l’interesse economico. La religione no, quella mai. Figuriamoci: «le religioni sono vie di pace», ti dicono i credenti. Superfluo dire che la considero una puttanata colossale. Perciò mi sono accinto speranzoso a leggere questo libro, che fin dal titolo – «”Le religioni sono vie di pace”. Falso!» – promette molto. Purtroppo però mantiene poco.

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Bene ma non benissimo

Si può continuare a essere pessimisti dopo aver letto questo libro? Sì, si può. Purtroppo si può.


Il progresso esiste. Si vede. Lo vedo perfino io, un pessimista disfattista nichilista senza speranza. Ai nostalgici che «Signora mia, si stava meglio prima» rispondo sempre «Come no, quando non esistevano la carta igienica e l’anestesia». Sicché sì, certo: il progresso c’è stato e – lo ammetto – c’è ancora. E Pinker convince: tutta la seconda parte del suo saggio, peraltro lunga e assai pallosa, è una raccolta di dati, fatti, argomenti e soprattutto grafici che vanno a dimostrare quanto siamo più ricchi, sani, liberi, sicuri, informati e financo felici rispetto al passato. Ok, grazie, Steven: mi hai dato qualche pallottola in più con cui impallinare i nostalgici.

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Fazioso e manicheo

Le idee verso le quali dobbiamo essere più sospettosi e spietati sono le nostre. Allo stesso modo, i libri verso i quali dobbiamo essere più critici sono quelli in sintonia con le nostre convinzioni. Proprio il caso di «Nel nome della croce».


L’incipit è potente: un’orda di fanatici religiosi demolisce un antico tempio a Palmira. Ti viene spontaneo immaginare i miliziani dell’ISIS, ma sai già che Catherine Nixey sta descrivendo le devastazioni provocate dai primi cristiani. E tu, leggendo da ateo, godi tantissimo: ecco le prove storiche dei disastri provocati dai monoteismi abramitici.

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Chiaro ed efficace, ma…

…con qualche non trascurabile difetto.


«Che cosa mi consigli di leggere?»: prima o dopo capita di sentirselo chiedere. Che tu ti occupi di astronomia o di bonsai o di auto d’epoca, presto o tardi arriva l’incolto curioso che vuole accostarsi alla materia e desidera una lettura propedeutica. Sicché la «brevissima introduzione» di Julian Baggini appena pubblicata da Nessun Dogma sembra proprio rispondere a questa necessità per l’ateismo. Ci riesce? Sì, ma.

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