Occam e gli alieni

Il rasoio taglia anche gli extraterrestri?


Mi scrive un lettore, Mattia:

«Il rasoio di Occam applicato a Dio dimostra l’inutilità dell’ipotesi divina. Perciò Dio non esiste. Ma se applichiamo il rasoio alla vita extraterrestre arriviamo alla stessa conclusione. Pensaci.»

‘azz! Mattia sembra aver ragione. Così ci ho pensato e…

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Basta Occam? Sì, ma…

«È più semplice»: e la metti via così. Ma davvero è più semplice? In che senso? E vale anche come prova dell’inesistenza di Dio?


Archiviato il Dio delle tradizioni abramitiche perché contraddittorio, assurdo e incompatibile con l’esperienza del dolore innocente, resta aperto il problema più generale del Dio filosofico. Un Dio che non è né onnisciente né onnipotente né buono, un Dio che se ne sbatte di te, che non ti vuole né bene né male, che non ti impone né ordini né proibizioni, che non ti premia né ti punisce. Un Dio che serve solo come risposta a una domanda: «Perché esiste qualcosa invece che nulla?». La risposta può essere causale – Dio è il creatore dell’universo – oppure teleologica – Dio dà uno scopo all’universo –, ma in ogni caso riduce Dio a un’ipotesi filosofica. Questo Dio esiste? Se esiste, possiamo dimostrarlo? Oppure non esiste? Se non esiste, possiamo dimostrarlo?

L’argomento più solido contro questo Dio è il rasoio di Occam.

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Sono diventato cattolico

Non sto scherzando: l’ho fatto davvero. Ed è stata un’esperienza interessante.


L’identità può essere ideologica o non ideologica. La prima te la scegli, la seconda no. Per esempio, sono identità non ideologiche l’etnia, il sesso, l’orientamento sessuale. Mica uno decide di nascere nero o femmina o gay. Sono identità ideologiche le fedi religiose e le appartenenze politiche: uno è musulmano o nazista perché vuole esserlo.

Proprio perché innate, le identità non ideologiche non devono e non possono essere giudicate: essere nero non è peggio che essere bianco, essere gay non è una colpa. Le identità ideologiche invece ammettono la possibilità di un giudizio. Infatti alcune idee sono assurde e altre perfino abominevoli. E io giudico, eccome se giudico. I credenti nel Dio abramitico li considero ignoranti e/o ottusi e/o creduloni. E li perculo con frequenza e godimento. Ai fascisti e ai nazisti poi nemmeno rivolgo la parola, guarda un po’. Non pretendo che le loro credenze e convinzioni siano censurate: il Corano e «Mein Kampf» dovrebbero poter essere letti da chiunque. Inoltre i bigotti e i fascisti devono poter parlare, riunirsi e praticare i propri riti, beninteso finché non limitano la libertà e non ledono l’incolumità altrui. Ma, come loro godono del diritto di raccontare assurdità e fare stronzate, io rivendico il diritto di sfotterle e di evitarli. Se non garba loro, smettano di essere bigotti e fascisti. Giusto? Ah ah. Giusto.

Ma aspetta un momento…

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Dio è stronzo?

Sembra una soluzione al problema della teodicea. Sembra solo, però.


Ne ho già parlato in lungo e in largo: l’argomento definitivo contro l’esistenza del Dio di Abramo è la teodicea. Ovvero: come può un Dio onnisciente, onnipotente e buono permettere la sofferenza di un essere senziente innocente? Non può, infatti: comunque la si giri, se esiste il dolore allora quel Dio lì è impossibile. Ogni presunta spiegazione escogitata in 2’500 anni è o ridicola o assurda o ridicola e assurda nel contempo. Tant’è che ormai l’argomento della teodicea io lo uso per togliermi di torno i credenti in cerca del dialogo, con l’intento di dimostrare la razionalità della propria fede. La sofferenza innocente sbatte il credente di fronte all’assurdità e lo costringe a trincerarsi dietro il Mistero della fede. Che è, come ho ampiamente argomentato, l’ammissione del fallimento della propria razionalità.

Poi però arriva l’ateo o l’agnostico che mi propone un’alternativa: «Magari Dio è stronzo. E la sofferenza esiste proprio per questo». E magari un Dio stronzo ha anche una madre stronza. Ah ah. Affascinante. Purtroppo – o, meglio, per fortuna – neppure così funziona.

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La sfida della teodicea

Per quasi 30 anni ho discusso coi seguaci del Dio abramitico. E ne ho ricavato solo fuffa. Sicché ho rinunciato. Se però qualcuno vuole riprovarci…


Dice: «Sei ottuso». Ottuso? «Sì, ottuso», dice. «E dogmatico». Boh. Può essere. Ma perché? Dice: «Perché rifiuti di parlare coi credenti». Ma io non rifiuto affatto di parlare coi credenti. Con i deisti, per esempio, mi piace un sacco discutere. Sono i seguaci del Dio abramitico che evito come la peste. Dice: «Fa niente. Sei ottuso e dogmatico lo stesso. Dovresti parlare con tutti». Con tutti? «Certo!», dice. «Magari trovi qualcuno che ti convince!». Ah, ho capito. No, non sono ottuso né dogmatico. Sono solo scoglionato.

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