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Chissenefrega della Natura

I bigotti cadono nella fallacia naturalistica. Cerchiamo di non emularli, dai.


Ah, la Natura: la scrivo con la maiuscola apposta. Mi piace, la Natura. A chi non piace, la Natura? Se a te non piace, sei un insensibile. Forse perfino un degenerato. Ché la Natura è bella, è sana, è giusta. Non fossimo atei e razionalisti, potremmo definirla santa, la Natura. Sì?

No. ‘Stocazzo.

Il culto della Natura mi ha frantumato le gonadi. Lo trovo dappertutto. A cominciare dalla pubblicità, dove «naturale» si contrappone ad «artificiale»: il primo bello e sano, il secondo brutto e tossico. «Vorrai mica consumare quei prodotti pieni di schifose sostanze chimiche, vero? Usa piuttosto i prodotti naturali!». Eh, certo: se è «chimico» è artificiale e quindi dannoso. Tipo il monossido di diidrogeno, per dire. Ah ah.

Insomma, per idolatrare la Natura a prescindere, bisogna essere coglioni e/o ignoranti. Proprio in questo consiste la fallacia naturalistica: l’applicazione del criterio della «naturalità» per attribuire a un evento o a una scelta un valore etico. Infatti la Natura non possiede alcuna etica. La Natura se ne sbatte dell’etica. La Natura è e basta. Siamo noi umani a definire le categorie del Bene e del Male e a creare l’etica. D’altra parte lo aveva già spiegato Hume: etica e scienza sono distinte, le proposizioni prescrittive vanno distinte da quelle descrittive, «ciò che deve essere» non ha nulla a che fare con «ciò che è». Nondimeno per i credenti è come se Hume non esistesse, tant’è che pasticciano spesso con Natura ed etica. E purtroppo anche qualche ateo li emula.

Prendiamo il caso dell’omosessualità, biasimata e punita con la morte fin dai tempi del Levitico:

Se un uomo ha relazioni con un altro uomo, fa una cosa disgustosa e tutti e due devono essere messi a morte. Essi sono responsabili della loro morte.
– Levitico 20,13

Da lì la condanna è arrivata nel Nuovo testamento:

Dio li ha abbandonati lasciandoli travolgere da passioni vergognose: le loro donne hanno avuto rapporti sessuali contro natura, invece di seguire quelli naturali. Anche gli uomini, invece di avere rapporti con le donne, si sono infiammati di passione gli uni per gli altri. Uomini con uomini commettono azioni turpi, e ricevono così in loro stessi il giusto castigo per questo traviamento. E poiché si sono allontanati da Dio nei loro pensieri, Dio li ha abbandonati, li ha lasciati soli in balia dei loro pensieri corrotti, ed essi hanno compiuto cose orribili.
– Romani 1,26-28

Infine la riprovazione è tracimata nel Corano, dove il liwat viene esecrato per ben tre volte, nelle sure 7, 26 e 27, ricordando l’episodio biblico di Lot:

[E ricorda] Lot, quando disse al suo popolo: «Vi darete alla turpitudine pur riconoscendola? Vi accosterete agli uomini piuttosto che alle femmine, per placare il vostro desiderio? Siete davvero un popolo ignorante». La risposta del suo popolo fu solo: «Scacciate dalla vostra città la famiglia di Lot! È gente che pretende di essere pura». Lo salvammo insieme con sua famiglia, eccetto sua moglie, per la quale decidemmo che fosse tra coloro che sarebbero stati annientati. Facemmo scendere su di loro una pioggia, una pioggia orribile su coloro che erano stati [invano] avvertiti.
– Il Corano 27,54-58

Ne sono derivati secoli di persecuzioni verso le persone non eterosessuali in tutte le culture dominate da una religione abramitica, fino alle condanne a morte comminate ancora oggi nei Paesi incivili in cui vige la Sharia, in ottemperanza ad alcuni hadith. Ché mica si possono prendere alla leggera i detti del Profeta, eh.

Non sono un antropologo culturale, ma posso ipotizzare che la spiegazione della millenaria esecrazione dell’omosessualità vada individuata nelle necessità delle primitive società agricole in cui il monoteismo abramitico si è sviluppato: dove la vita è dura, dove tutte le braccia sono preziose e dove la mortalità infantile è elevata, ogni atto sessuale non finalizzato alla procreazione deve essere scoraggiato. Da cui la condanna della masturbazione, del coitus interruptus – dice qualcosa il nome Onan? – e a maggior ragione dell’omosessualità. Qui però mi interessa la motivazione contemporanea della riprovazione da parte dei credenti.

Una prima giustificazione è semplice, chiara, lineare: Dio lo proibisce. È la teoria del comando divino: questo si deve fare e quell’altro è proibito perché Dio lo vuole. Si aprono le Sacre scritture, si consultano, si applicano. Fine dei problemi. Gli ebrei e i musulmani sono coerenti e applicano scrupolosamente tutte le prescrizioni dei propri Libri sacri: oltre alle indicazioni sul sesso, anche i tabù alimentari, per esempio. Il comando divino crea invece delle difficoltà ai cristiani, che fin dai primi secoli hanno ignorato gran parte delle regole della legge mosaica descritta nell’Antico testamento. I seguaci di Gesù si giustificano sostenendo che il Figlio di Dio è venuto per sostituire la legge antica con una legge tutta nuova: la legge dell’Amore. Perciò bisogna ispirarsi al Nuovo e non all’Antico testamento. Pertanto l’omosessualità no, perché lo dice Paolo, e l’adulterio nemmeno, perché lo dice Gesù in persona, arrivando a stigmatizzare anche solo il desiderio.

«Sapete che nella Bibbia è stato detto: Non commettere adulterio. Ma io vi dico: se uno guarda la donna di un altro perché la vuole, nel suo cuore egli ha già peccato di adulterio con lei.
– Matteo 5,27-28

In compenso il maiale e i gamberetti si possono mangiare senza paura della condanna divina, dato che nel Nuovo testamento non c’è traccia di divieto. E per lo stesso motivo si possono dimenticare anche lo Shabbat e soprattutto la circoncisione, che – come negarlo? – non è molto attraente quando si spera di convertire chi non è già ebreo. Eppure qui c’è un problema. Infatti nel Nuovo testamento Gesù non è chiarissimo sull’abrogazione della legge mosaica. Anzi.

«Non dovete pensare che io sia venuto ad abolire la legge di Mosè e l’insegnamento dei profeti. Io non sono venuto per abolirla ma per compierla in modo perfetto. Perché vi assicuro che fino a quando ci saranno il cielo e la terra, nemmeno la più piccola parola, anzi nemmeno una virgola, sarà cancellata dalla legge di Dio; e così fino a quando tutto non sarà compiuto. Perciò, chi disubbidisce al più piccolo dei comandamenti e insegna agli altri a fare come lui, sarà il più piccolo nel regno di Dio. Chi invece mette in pratica i comandamenti e li insegna agli altri, sarà grande nel regno di Dio. (…)»
– Matteo 5,17-19

Sappiamo benissimo quali e quante polemiche la questione del rispetto delle prescrizioni della legge mosaica ha scatenato nelle comunità cristiane del I secolo. E non è strano.

Delle contraddizioni fra i due Testamenti soffrono soprattutto i protestanti, gli evangelicali e i fondamentalisti cristiani anglosassoni, che appunto danno importanza all’Antico molto più di quanto facciano i cattolici. E che dunque si devono confrontare con l’incoerenza fra l’accettazione di taluni comportamenti e la riprovazione di altri, come ben dimostra l’indimenticabile presidente Josiah «Jed» Bartlet.

Con il comando divino non c’è alcuna difficoltà finché la società è dominata dalla religione: la legge di Dio è legge di tutti, visto che tutti sono credenti. Funziona ancora così in quasi tutti i Paesi a maggioranza islamica. Le difficoltà per i bigotti compaiono quando la società si laicizza e loro diventano una minoranza. A quel punto non ci si può più giustificare con il comando divino. Se a un ateo si dice «Devi comportarti in questo modo perché lo vuole Dio», può capitare di sentirsi rispondere «Il tuo Dio te lo puoi pure ficcare su per il culo». Dunque tocca trovare un’altra giustificazione. Che – come ormai abbiamo capito tutti – oggi è la Natura.

Perché una famiglia deve – deve! – essere composta da padre, madre e figli? Perché quella è la famiglia naturale. Perché l’omosessualità è una condotta immorale e deve – deve! – essere condannata? Perché è «contro Natura», ossia contraria alla legge naturale.

2357. (…) Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.
– Catechismo della Chiesa cattolica

Ora, poiché a noi atei del comando divino importa una sega, che cosa rispondiamo all’argomento della «naturalità»? Potremmo essere tentati di accettare il gioco sullo stesso terreno e di andare a vedere che cosa succede davvero in Natura. Sicché potremmo squadernare davanti ai bigotti le numerose società umane nelle quali la famiglia composta da padre, madre e figli non esiste, insieme alle centinaia di specie animali in cui gli etologi hanno osservato e documentato comportamenti e legami omosessuali e perfino omogenitoriali. Ok, ma che c’entra?

Non c’entra, infatti. Anzitutto così proiettiamo nel mondo animale fenomeni psicologici, comportamenti esteriori e strutture sociali umani. Le definizioni di «coppia gay» per due leoni maschi che fanno sesso e di «famiglia gay» per due pinguini maschi che a turno covano un uovo sono antropomorfizzazioni illegittime. Questo però sarebbe il meno. Più grave è cadere nella fallacia naturalistica: siccome accade in Natura allora è giusto, allora va bene, allora si può fare.

Homo sapiens sapiens è frutto di un’evoluzione naturale. Perciò la cultura umana è naturale, qualunque sia la sua espressione. La scienza e la tecnologia sono naturali. Difatti molte altre specie animali possiedono conoscenze e strumenti che si trasmettono di generazione in generazione. È vero: finalizzati alla sopravvivenza. Ma non è forse così anche per gli umani? Le nostre sono solo più vaste e sofisticate. L’arte è naturale. Difatti molte altre specie animali producono opere di grande valore estetico. È vero: finalizzate all’accoppiamento. Ma non è forse così anche per gli umani? Le nostre sono solo più complesse e sofisticate.

In Natura non esiste etica. L’etica la stabiliamo noi. Possiamo considerarla naturale nella misura in cui si sviluppa nella cultura di Homo sapiens sapiens. Ma siamo noi a decidere il Bene e il Male. Se invochiamo la Natura come giustificazione e la «naturalità» come criterio etico, non solo ci comportiamo come i bigotti con la loro (peraltro fallace) pretesa che l’omosessualità sia «contro Natura», ma rischiamo di dover accettare pure lo stupro, l’incesto, la pedofilia, l’infanticidio, il cannibalismo, la necrofilia come cose buone e giuste, dunque legittime, accettabili, perfino raccomandabili, visto che in Natura si osservano in molte specie animali. E quindi?

E quindi noi umani dobbiamo fondare la nostra etica su un unico, semplice principio: ogni sofferenza di un essere senziente che non la desidera è Male e va ridotta il più possibile. Per il resto, liberi tutti. E chissenefrega di ciò che succede o non succede in Natura.

Choam Goldberg


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