…sanno più in che cosa credono. Come ci racconta Francesco, che ne ha conosciuti due. Allora la domanda è: ignoranza o malafede?
Il caso ha voluto che, qualche giorno dopo la mia decisione di dichiarare apostasia o, come si dice in modo colloquiale, di «sbattezzarmi», ritrovassi sulla mia strada un amore durato per molto tempo e che avevo perso di vista da un paio d’anni, convinto di non poterlo più ritrovare. Una ragazza che, per un non credente, è la classica eccezione che conferma la regola: una cattolica credente e praticante ma assolutamente straordinaria. Caratteristiche che si spiegano con il fatto che – come si dovrebbe dire meglio – cattolica non è, perché a certe assurdità come l’omofobia e non parità fra uomo e donna non aderisce per nulla.
Cominciando a parlare di matrimonio e sapendo che lei e la sua famiglia tengono al rito cattolico, ho deciso di fare come Galileo: abiurare formalmente la mia posizione pur rimanendo convintissimo delle mie idee. Al posto dell’«eppur si muove» avrei potuto dire «eppur non esiste» o, per riferirsi a quello che accadrebbe in chiesa, «eppure è pane». Invece mi sono limitato a un’abiura formale della quale non vado fiero ma sicuramente non sono pentito.
Questo percorso formale mi ha dato la prova di un fatto che sospettavo da tempo: neppure i preti sanno effettivamente ciò in cui credono, e nemmeno lo nascondono.
Siamo andati da un sacerdote che era responsabile di un corso di preparazione al matrimonio, e nell’incontro conoscitivo ho giocato a carte scoperte: non escludo l’esistenza del Dio filosofico, ma escludo totalmente l’esistenza del Dio abramitico. La risposta del prete, non so se fondata sulla convinzione o sulla semplice volontà di cercare di convincermi, è stata: «Ma il Dio cattolico non è il Dio abramitico». Di fronte a quella risposta assurda, ho deciso di adottare la modalità «correzione fraterna» suggerita dalla Chiesa: ho evitato di ribattere davanti alla mia ragazza, limitandomi qualche ora dopo a rispondere a tale bestialità via email riservata, invitandolo anche, se era così convinto di quanto affermava, a scrivere al Vaticano per far dichiarare non canonico l’Antico testamento. Il risultato? Ovviamente non siamo stati ammessi al corso.
Ho intrapreso poi interessanti conversazioni con il parroco della zona in cui abitiamo. A un certo punto lui ha affermato, senza alcun dubbio o esitazione: «Il peccato originale non è un fatto realmente avvenuto, bensì un’allegoria della condizione umana». In quel caso l’eresia era talmente grossa che avrei voluto contestargliela subito, ma ho preferito adottare lo stesso criterio – anche per avere il tempo di andare a controllare il Catechismo e sbattergli sul muso il paragrafo esatto che aveva negato – e solo dopo gli ho fatto notare – Catechismo pubblicato sul sito del Vaticano alla mano – che c’erano due piccolissimi problemi: da una parte il Catechismo della Chiesa Cattolica dice l’esatto contrario, e dall’altra senza una colpa viene meno la ragione della morte di Gesù e del battesimo perché non vi è assolutamente nulla da cui dobbiamo essere redenti. Ovviamente alle mie contestazioni questo principe della Chiesa non ha neppure risposto.
A quanto sembra, non sono solo i fedeli a non sapere cosa sono chiamati a credere, ma anche i leader spirituali ad avere lacune non indifferenti sulla fede che dovrebbero promuovere. E con questa ignoranza – o malafede? per lo meno nel primo caso mi è rimasto qualche dubbio – vorrebbero riuscire a riavvicinare alla Chiesa, sostanzialmente e non solo formalmente, coloro che iniziano a ragionare con la propria testa e a farsi delle domande? Con questi atteggiamenti non fanno altro che confermare le idee di chi pensa e usa lo spirito critico, finendo prima o poi per allontanare lentamente anche chi è ancora nel gregge.
Francesco
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Va detto pure che molti preti conoscono solo il greco ed il latino ma non conoscono l’ebraico ne tantomeno l’aramaico dunque le loro conoscenze sono a livello di qualsiasi persona che abbia studiato al liceo classico. Io ti sconsiglio il matrimonio con questa persona vivresti l’inferno in terra e te lo dico per esperienza, sono stato fidanzato per circa 7 anni con una big8a alla fine dovevo scegliere o rinnegare me stesso o mandarla al diavolo, ovviamente rinnegare me stesso sarebbe stato come giocare alla roulette russa con 7 colpi ed uno a salve in un tamburo da 8 colpi
Conosco mia moglie da oltre 10 anni, e come ho scritto non è la solita cattolica. Da credente, probabilmente, sarebbe lei a dover mandare a quel paese me, ma sul rispetto reciproco si è fondata una conoscenza che ha portato sentimenti autentici da entrambe le parti, trovando anche le giuste mediazioni dove erano necessarie. Ti dirò una cosa, anche se so già che non ci crederai: è capitato qualche volta che litigassimo perchè io volevo rispettare le sue credenze e lei voleva rispettare la mia convinzione atea; in poche parole, abbiamo discusso per difendere l’uno la posizione dell’altra! Non potrei essere più fortunato e felice di così. Si, certo: in presenza di prole dovrò limitare drasticamente lo spazio della mia libera espressione, ma se un rapporto è basato sulla stima reciproca, il rispetto ed il vero amore, non c’è nessun dio, presente o assente, che possa impedire quell’unione. Parafrasando una frase cara ai cattolici direi “non separi dio, ciò che l’uomo ha unito”.
Grazie Francesco.