«Io senza Dio» – 004

L’Eterno Assente propone a chi è ateo/a di raccontarsi.



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Tutte le domande della serie «Io senza Dio»

7 pensieri su “«Io senza Dio» – 004

  1. È capitato e capita ancora talvolta quando ho discussioni con persone fondamentaliste in campo religioso, qualsiasi religione pratichino. Ma i disagi peggiori li ho avuti in gremi a maggioranza ciellina.

  2. No.
    Come altri hanno commentato, il bello di vivere in contesti educati e democratici.

    C’è anche da dire però che l’argomento non viene chiamato in causa spesso: parlando con parecchie persone, ho notato che i fedeli tendono a dare assolutamente per scontato che anche tu sia credente in tutte le cose che credono anche loro, sia pure magari non praticante (e molti tendono a non vedere assolutamente nessuna contraddizione nel metterci dentro oroscopi, new age, scaramanzia varia etc. etc.).

  3. Personalmente no, e ritengo che le discriminazioni siano invece comuni da parte del “potere costituito” che preferisce mantenere gli atei ai margini, rispetto a ruoli e incarichi, in quanto possibili destabilizzatori sociali.

  4. No. Sono fortunato ad essere nato e vissuto in un ambiente che mi ha permesso a) di poter diventare ateo b) non essere discriminato per esserlo. Poi logico che sarebbe meglio che non ci fosse indottrinamento religioso nell’infanzia ma sono fiducioso per il futuro, visto che la statistiche dicono che nel mondo occidentale i giovani sono sempre meno credenti

  5. Discriminazioni gravi no, però…
    In quanto ateo, guardato dall’alto in basso da gente con un centesimo della mia cultura, e ho solo la terza media; perculato e criticato apertamente dagli ex colleghi di lavoro cattolici, meno apertamente da quelli musulmani, chiamato con nomi, sputtanato, zittito dalla maggioranza in più di un’occasione; paragonato di volta in volta a terrorista, comunista, satanista, drogato, capellone e tutta una lunga serie di categorie in cui generalmente un bigotto infila chi non è come lui; ignorato lungamente dalle istituzioni religiose e anche da presunti amici quando, da residente all’estero, chiesi di ottenere lo sbattezzo, e lo ottenni solo dopo ripetute richieste e la minaccia che avrei fatto ricorso alle vie legali.
    Mio figlio non partecipa all’ora di religione, c’è una sorta di alternativa, e mi rendo conto che c’è di peggio. Se avessi deciso di continuare a vivere in Irlanda, mi par di capire che venga tuttora considerato obbligatorio il certificato di battesimo per poter accedere alla scuola pubblica, anche se ho sentito da amici che vivono lassù che le cose stanno per cambiare…
    Finchè l’ora di religione non sarà considerata alternativa e finchè in una scuola pubblica saranno presenti figure come gli “insegnanti” di religione un po’ mi sentirò discriminato.
    E’ vero anche che in qualche occasione non mi sono sentito discriminato. Per esempio il mio matrimonio civile è stato impostato un po’ come una carnevalata ed è andato via liscio senza grossi problemi. All’estero (UK e Irlanda) mi è anche capitato di poter tenere delle capigliature “non convenzionali” sul luogo di lavoro perché i miei manager credevano fossero dovute a una mia presunta appartenenza religiosa, e gliel’ho lasciato credere. Ma questa dovrebbe essere la norma, no?
    Fino a quando fare ciò che voglio senza danneggiare altri non sarà considerato normale, penso di poter dire che mi sentirò abbastanza discriminato.

  6. Mah…diciamo, personalmente no. Nessuno mi ha mai chiesto, per dire, a un colloquio di lavoro, se fossi o meno credente, se avessi un certificato di battesimo o se aderissi a qualche confessione. Nessuno mi ha mai impedito di poter usufruire di un servizio o accedere, per fare un altro esempio, a delle cure mediche, o qualsivoglia attività abbia mai voluto compiere perché ateo. Piuttosto direi che mi sento, in senso generale, molto incazzato per il clima che pervade la nostra società, dove, soprattutto in Italia, non finisce un tg della televisione pubblica senza che venga detto cosa abbia fatto o detto il Papa, non passa giorno senza che il politico di turno si dimostri intento a promuovere una qualsiasi attività che cozzi in modo inequivocabile contro la laicità dello stato, non c’è giorno che, a commento di un fatto di attualità, si rimarchi la valenza di un soggetto perché aderente a una confessione religiosa, e quindi la veicolazione perniciosa del concetto che per essere delle brave persone e degli onesti cittadini si debba necessariamente essere credenti. (Che tra l’altro è tutto da dimostrare) E ci sarebbero tante altre piccole cose che non sto qui ad elencare per non annoiare. Per fortuna ho troncato ogni scontro dialettico con quei credenti coi quali, tra parenti e “amici”, mi tocca comunque avere a che fare e quindi ho eliminato almeno la sensazione di stare a mangiarmi il fegato per ribattere con un minimo di logica le affermazioni irrazionali a cui arrivano puntualmente i credenti quando si arriva a discutere di temi religiosi.

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