Una modesta proposta

«L’Italia è un Paese cattolico», si dice. Così cattolico da imporre i valori cattolici anche a chi cattolico non è. Ecco dunque un’idea: vediamo chi, fra i cattolici, sarebbe disposto a pagare il prezzo reale della propria professione di fede.


Molti cattolici scopano prima del matrimonio. Alcuni scopano anche con persone del loro stesso sesso. Dopo il matrimonio, tanti scopano al di fuori. Per evitare gravidanze indesiderate, parecchi usano la contraccezione. Se però càpita lo stesso, molti cattolici abortiscono. Tanti poi divorziano.

Costoro non potrebbero: la Chiesa proibisce questi comportamenti peccaminosi. La Chiesa vorrebbe proibirli a tutti, anche a chi cattolico non è. E la Chiesa spesso ci riesce, con un’invadente pressione politica sulle istituzioni. Per questo in Italia è sempre stato tanto difficile far approvare leggi moderne sui diritti civili: in passato con il divorzio, la contraccezione e l’aborto e oggi con i matrimoni omosessuali e l’eutanasia. Questa influenza politica della Chiesa si spiega sostenendo che «l’Italia è un Paese cattolico».

Ma soprattutto, come sappiamo, i cattolici predicano in un modo ma razzolano in un altro.

Wikipedia ci informa che, secondo il rapporto Eurispes 2010, in Italia l’87,8% dei cittadini (pari a più di 48 milioni di persone) si dichiara cattolico e il 30,6% (cioè quasi 17 milioni) sostiene di essere praticante. Che poi costoro siano cattolici davvero, ossia nutrano una sincera convinzione della verità dei dogmi, è tutto da dimostrare e ne abbiamo già parlato. Ma soprattutto, come sappiamo, i cattolici predicano in un modo ma razzolano in un altro. Sicché sorge spontaneo un pensiero:

Così è troppo comodo. Se l’Italia è un Paese cattolico, vediamo chi è disposto a dimostrarlo pagando un prezzo per farlo. Ecco allora un’idea semplice: diritti differenziati in funzione dell’adesione religiosa. In quattro semplici passi.

1. Tutte le religioni devono godere di un riconoscimento dello Stato. Se non lo fanno, vengono considerate illegali e le loro cerimonie e manifestazioni vietate per legge. Ottenere il riconoscimento è semplice: basta presentare un elenco dei comportamenti considerati proibiti per quella religione. Tutto qui. Non serve altro.

2. Tutti i cittadini e le cittadine devono dichiarare a quale religione appartengono. L’adesione viene indicata con un codice sulla carta di identità. Chi è cattolico riceverà il codice C, chi è protestante il P, chi è musulmano l’I, chi è è ebreo l’E, chi è geovista il G eccetera. Chi non si riconosce in alcuna religione riceverà il codice A (ateo, agnostico, areligioso).

Sei cattolico e vuoi la pillola o il preservativo? Niente: il farmacista non te li vende. Vuoi abortire? Idem. Vuoi divorziare? Pure. E anche l’eutanasia te la scordi.

3. I diritti, i servizi, i prodotti vengono erogati e concessi solo se sono compatibili con l’adesione religiosa. Sei cattolico e vuoi la pillola o il preservativo? Niente: il farmacista non te li vende. Vuoi abortire? Idem. Vuoi divorziare? Pure. E anche l’eutanasia te la scordi. Oppure ti presenti dal macellaio e chiedi del prosciutto, ma lui ti chiede la carta di identità e, se scopre che sei musulmano o ebreo, non te lo vende. Arrivi in ospedale dopo un incidente e hai bisogno di una trasfusione? Se dai documenti i medici constatano la tua fede geovista, te la scordi. E così via.

4. È possibile cambiare religione, ma i diritti, i servizi e i prodotti vengono adeguati alla nuova condizione solo dopo tre anni: in questo modo si evitano le conversioni interessate.

Lo so: è un’idea inapplicabile. È pure contraria alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: so anche questo. Certo è provocatoria. Proprio come lo era la modesta proposta di Jonathan Swift per risolvere il problema della sovrappopolazione fra i cattolici irlandesi.

La smetteremmo con le ipocrisie, le fedi di comodo, le pretese ingiustificate, le coerenze ad assetto variabile.

Eppure i diritti differenziati in funzione dell’adesione religiosa farebbero chiarezza una volta per tutte. La smetteremmo con le ipocrisie, le fedi di comodo, le pretese ingiustificate, le coerenze ad assetto variabile. Scommettiamo che a quel punto ci sarebbe la rincorsa al codice A, l’unico senza limitazioni? Scommettiamo che il numero dei fedeli professanti crollerebbe? Scommettiamo che la Chiesa cattolica non potrebbe più pretendere che «l’Italia è un Paese cattolico», quando dichiararsi cattolici costringesse a comportarsi da cattolici?

Choam Goldberg

(Foto: Ministero dell’Interno – Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato / Zerocalcare)


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