«Basta poco per svelare la menzogna»

Padre Kayn: la satira che usa la religione per perculare la religione.


I testi sacri dovrebbero essere in assoluto il più efficace strumento di propaganda per la fede: che cosa meglio dell’unica, vera, originale «parola di Dio» può convertire qualcuno? Invece, come ogni ateo sa bene, la lettura delle Sacre scritture è la via migliore per perderla, la fede. Ma non solo gli atei lo sanno: la stessa Chiesa cattolica si è opposta per secoli alla lettura della Bibbia da parte del gregge dei fedeli. Da cui l’ostilità, per esempio, verso le traduzioni dal latino negli idiomi volgari. Perché questo è il problema delle Scritture: se le leggi con un briciolo di intelligenza, di cultura e di spirito critico, ti accorgi al volo del cumulo di fregnacce che contengono. Idem se osservi le religioni con i loro riti, i loro sacerdoti, i loro dogmi e le loro credenze: pattume della cultura. Ebbene, proprio questo fa lo youtuber Padre Kayn: osserva. Osserva e imita. E percula.

Padre Kayn al secolo si chiama Emanuele Velluti. Ironia della sorte: Emanuele significa «Yahweh è con noi». Il profeta Isaia usa questo nome per riferirsi al Messia (Isaia 7,14, Isaia 8,8) e l’evangelista Matteo chiama così Gesù (Matteo 1,23). Dovrebbe quindi essere amato dal Signore. Dubitiamo però che Dio nutra ‘sta gran simpatia per Padre Kayn, la cui missione attraverso l’omonimo Canale YouTube consiste nel pigliare per il culo la divinità, il clero, i fedeli e le loro credenze. Missione che Kayn svolge imitando i riti e le letture della Chiesa cattolica, con siparietti nei quali interpreta Dio, Gesù, la Madonna, gli angeli, i santi, i patriarchi e i profeti.

Eppure Emanuele non ha la religione nel proprio destino. «Il mio lavoro nella vita non c’entra niente con il personaggio che porto nei video», spiega. «E nemmeno ho alle spalle degli studi accademici: ho studiato da grafico pubblicitario. Parafrasando un famoso filosofo, sono “l’ultimo degli stronzi”. (Ride.) Però…». Però? «…però sono sempre stato un tipo curioso. E la voglia di sapere mi ha portato inevitabilmente verso l’ateismo».

Dunque tu sei ateo? Non agnostico?

Sono ateo nel senso proprio del termine: sono senza Dio.

Hai ricevuto un’educazione religiosa?

Sì, ma non tanto dalla famiglia. Più dalla comunità, dal quartiere, dove tutti i genitori portavano i figli a catechismo. Quindi per creare il gruppetto con gli amici sono andato a catechismo anch’io e ho ricevuto un’educazione religiosa completa, fino alla cresima. Ho frequentato pure quei gruppi parrocchiali in cui si chiacchiera e si fanno domande al catechista e al prete.

Perciò hai attraversato una deconversione.

Sì, diciamo che ero quello che si poneva più domande, spinto dalla curiosità. Finché tutto restava in forma teorica, si ascoltava il prete e si diceva la preghierina, andava bene. Poi, quando inizi a leggere, inizi pure a farti delle domande. Per esempio, io leggevo la Bibbia e constatavo come quello che mi dicevano in chiesa non corrispondesse affatto a quello che c’era scritto nel testo sacro. Come minimo la cosa dovrebbe puzzare a chiunque. Poi non ho fatto altro che riportare quei dubbi al prete di turno. Tuttavia più che risposte ho sempre ricevuto supercazzole che non spiegavano niente. Quello che cercavano di spiegarmi facendo dei giri larghissimi si poteva sempre riassumere nel «mistero della fede», cioè «è così e basta». Questo mi ha spinto a cercare risposte in altri testi, non legati alla religione. A quel punto va da sé che, quando cominci a conoscere la Storia com’è andata davvero, non puoi continuare a credere. Se conosci il percorso storico delle religioni, la loro comparsa e le loro conseguenze, te ne devi allontanare, perché o credi alle favole o studi la Storia.

Dunque è stata una deconversione graduale.

È stato un percorso di conoscenza, verso il distacco inevitabile da tutto ciò che è religione.

Ti sei mai sentito discriminato per il tuo ateismo, sul piano personale o professionale?

No, non mi è mai successo. Anche se, ora che mi ci fai pensare, quand’ero piccolo e frequentavo quei gruppi, essendo io il più «ribelle», finivo per essere un po’ escluso da certi eventi organizzati dai compagnetti figli di genitori praticanti. Ecco, in quella cerchia sociale mi è capitato di essere un po’ escluso.

Dopo no?

Dopo no, perché crescendo ti cerchi le compagnie più affini al tuo modo di pensare.

Di conseguenza sono stati i tuoi studi da autodidatta ad aver determinato e rafforzato il tuo ateismo.

Alla fine quello che faccio è un continuo cercare, studiare, indagare nel dettaglio. Più vai avanti, più ti rendi conto di quanto sia grande la menzogna ma anche di quanto sia sottile il velo sopra la menzogna. Insomma, non devi scavare a fondo per capire che sotto c’è sotterrata una merda: è tutto molto semplice e molto chiaro. E poi la puzza la senti da prima.

Stupisce anche me. Basta mettersi lì con un po’ di buon senso per capire quanto è evidente. Ci pensi e ti dici: «Ma come fanno a credere a delle puttanate simili?».

Me lo domando sempre anch’io. Vorrei capire quale meccanismo li porta a credere certe cose, quando basta un minimo di curiosità in più per smontare ogni bugia religiosa. È davvero sorprendente.

Nei tuoi video sfotti la religione e i credenti. Perché lo fai? Che ti hanno fatto di male?

La religione è pericolosa. Soprattutto, la religione esercita un potere pericoloso sulle persone più deboli. Basta vedere anche in Italia quanto sono cresciuti i partiti che fanno leva sulla religione. Allora l’unico modo per toglierle un po’ di potere è dissacrarla, deriderla, percularla. Quando ridi di una cosa, quando ne metti in risalto il ridicolo, questa per forza perde il proprio potere.

Anche la Chiesa ha sempre temuto la pernacchia, lo sfottò, lo sghignazzo. Con grande efficacia e in un’opera di fantasia, lo afferma Jorge da Burgos nel famoso dialogo con Guglielmo da Baskerville:

«Ma se un giorno – e non più come eccezione plebea, ma come ascesi del dotto, consegnata alla testimonianza indistruttibile della scrittura – si facesse accettabile, e apparisse nobile, e liberale, e non più meccanica, l’arte dell’irrisione, se un giorno qualcuno potesse dire (ed essere ascoltato): io rido dell’Incarnazione… Allora non avremmo armi per arrestare quella bestemmia (…)»
– Jorge da Burgos (in Umberto Eco, Il nome della rosa)

Nondimeno ti si può muovere un’obiezione: se tu perculi la sua fede, non rischi di far irrigidire il credente?

Io parto dal presupposto che il credente non lo converto all’ateismo. Il credente ha bisogno di un percorso personale per arrivarci. Del resto, anche se gli fai mille discorsi seri e pacati, la sua fede è un muro che non puoi rompere. Però forse con la risata riesci a produrre una piccola crepa. Comunque io non ho questa pretesa. È soltanto il mio modo di fare satira. Ma, se in qualche maniera dovessi riuscire a penetrare in quel muro di ignoranza e di ottusità, me ne prenderei il merito. Tuttavia io fatico un po’ a parlare.

Davvero? Tu fatichi a parlare?

Sì, io non sono uno che dialoga molto. In realtà avevo cominciato scrivendo e disegnando. I video sono venuti dopo e sono stati terapeutici per riuscire a dire quello che pensavo oltre la forma scritta.

L’obiezione secondo la quale perculare i credenti li irrigidisce viene fatta anche a me. La mia risposta è: «Chi se ne fotte. Io non voglio deconvertire nessuno. Io voglio solo divertirmi scrivendo e dicendo quello che voglio come voglio. Se poi qualcuno inizia a riflettere, se si rende conto di quanto la religione sia una cazzata e cambia idea come effetto collaterale delle mie parole, tanto meglio. Ci mancherebbe. Ma non è quella la priorità. La priorità è divertire me». Pure tu ti diverti girando i tuoi video. E si vede.

Mi diverto tantissimo. E mi diverto ancora di più quando su YouTube o su Facebook mi ritrovo i commenti dei credenti esaltati o dei Papa boy più integralisti.

E come reagisci?

A volte mi incaponisco rispondendo e spiegando e argomentando, ma vado a sbattere contro porte chiuse. Altre volte mi cadono le palle e smetto di rispondere. Eppure è sempre divertente constatare di persona come certa gente non riesca a seguire un ragionamento. Quando gli fai delle obiezioni storiche, quando gli citi i versetti e i passi delle Scritture, constati che ti rispondono come registratori: sanno che cosa ripetere per contestarti in generale, ma mai sul punto specifico.

Hai più seguaci o più detrattori?

Per fortuna al momento più seguaci che detrattori. (Ride.) Non so che cosa potrebbe succedere se il personaggio di Padre Kayn dovesse crescere e il mio pubblico aumentasse, se avessi più visualizzazioni. Spero di non subire conseguenze a livello legale.

Quanto è ampio il tuo pubblico?

Ho aperto il Canale YouTube quattro anni fa e oggi ho 2’000 iscritti, ai quali aggiungere più di 5’500 follower della Pagina Facebook.

Non sono grandi numeri, rispetto agli influencer dei social con decine di migliaia di follower. Ciononostante, nei tuoi video tu investi parecchio, sia come tempo e lavoro per scrivere i testi sia come strumenti tecnici per girare i video. Chi te lo fa fare?

La passione. Credo molto in quello che faccio e mi diverto. Per me è uno spasso realizzare un video che fa ridere prima di tutto me stesso. Se poi un giorno arriveranno decine di migliaia di follower, ben vengano. Ma non smetterò solo perché rimango a 2’000 iscritti.

Al di fuori delle discussioni nei social media, ti capita di parlare dell’esistenza di Dio anche con altre persone?

Quando succede, sempre. Penso ad alcune cene di famiglia in cui mi trovo con qualche parente che dice: «Ah, questo Papa ha fatto tanto». Io non mi tiro mai indietro quando si tratta di spiegare come stanno le cose a chi non le sa o ne sa una minima parte.

Come giustifichi oggi il tuo ateismo? Se dovessi spiegare a qualcuno perché non credi in Dio, quale argomento gli proporresti? Uno e uno solo: il più convincente.

Immagino che il credente creda perché ha bisogno di sicurezze, di risposte ad alcune domande innate negli esseri umani, perché ha paura della morte. Invece io non sento il bisogno di credere perché nessuna di quelle risposte cambierebbe la mia vita, tanto siamo tutti destinati a morire. Non solo: se dovessi credere, la mia vita sarebbe limitata da una serie di dogmi e di regole imposte da quel Dio per farmi entrare nel suo regno felice una volta morto. Un Dio che mi ama così tanto che ha persino inventato l’inferno nel caso non ricambiassi il suo amore.

Puoi escludere la possibilità di iniziare a credere in Dio?

Assolutamente sì. Perché ho studiato l’origine delle religioni. A meno che un giorno mi scenda Dio davanti agli occhi e mi dica: «Oh! Se non ci credi manco mo’…». Allora lì per forza. (Ride.)

Dunque una visione ti basterebbe?

Bah. In realtà, se davvero dovesse comparirmi Dio, quello sarebbe un Dio da combattere, non da venerare. Sarebbe un Dio da sconfiggere. Nessun Dio delle religioni tradizionali è un Dio da venerare. Se vai a leggere i testi sacri, vedi che quelle divinità sono tutte delle grandissime merde. Pertanto, se mi apparisse Dio, io mi metterei sulla difensiva. Prenderei un bastone. (Ride.) Non sarebbe un incontro pacifico.

L’esistenza umana può avere un senso anche senza Dio? In particolare, quale senso dai tu alla tua esistenza?

Il senso della mia esistenza sono io. Può sembrare troppo egocentrico, ma ognuno di noi è il senso della propria esistenza. Il valore dell’esistenza sta nel modo in cui vivi la vita. Non c’è bisogno di una divinità che ti regola le giornate. Certo, è bellissima la prospettiva di una vita dopo la morte, quando ritrovi tutti i tuoi cari. È una visione fiabesca. Però è solo una risposta facile per chi non vuole rimanere nell’ignoto.

Dio non è necessario nemmeno per garantire un comportamento morale degli esseri umani?

Assolutamente no. Anzi. La Storia ci insegna il contrario. La morale la acquisisci con l’educazione, con la cultura. Non te la dà Dio. Le religioni potrebbero aver avuto un merito culturale nella Storia nel far evolvere le società, ma ci saremmo potuti arrivare in un altro modo, senza le religioni.

Se dovessi demolire la fede di un credente, quale argomento gli proporresti?

La fede di un credente la demolisci facendogli osservare la realtà. Guarda il mondo com’è: tu credi in un Dio che ha creato un mondo pieno di esseri viventi costretti per sopravvivere a mangiarsi vivi fra loro? Se è così, il tuo Dio non è un Dio di Amore, ma un mostro sadico. Perché la Natura è brutale. Se la guardi con distacco e in maniera superficiale, appare bella e pacifica, con gli animali al pascolo e dei paesaggi meravigliosi, ma se la osservi nel dettaglio è brutale.

È utile demolire la fede altrui oppure ciascuno è libero di credere quel che vuole?

Com’è ovvio, ciascuno ha il diritto di credere quel che vuole. Il problema appare quando chi crede cerca di imporre il proprio credo agli altri. Per questo io non parlo di altre religioni oltre al cattolicesimo: in Italia il problema non sono loro. In Italia il problema è il cattolicesimo, con la sua pretesa di imporsi a tutti, insieme ad altre forme di cristianesimo che stanno diventando forti.

In effetti è il tuo bersaglio quasi unico. E immagino sia una critica che ti è stata mossa: «Te la prendi coi cattolici, che sono un bersaglio facile e innocuo. Perché non fai lo stesso con i musulmani? Prova un po’ a parlar male di Maometto! Paura, eh?». Che cosa rispondi? Ci sarà mai un imam Kayn?

L’imam Kayn non lo posso fare perché non ho abbastanza conoscenza del Corano. Almeno non come ce l’ho della Bibbia. Io evito di parlare di cose che non conosco. Quindi non posso parlare dell’islam come parlo del cattolicesimo. Però quando capita non risparmio le battute sul Corano, come quando l’ho paragonato a un fantasy. O in alcune scenette dove dico che Ismaele, l’altro figlio di Abramo, che nel Corano prende il posto di Isacco, stava spiando le riprese dell’Antico testamento.

Sicché non hai paura dell’islam?

Non ne vedo la necessità in Italia. Quella è una paura un po’ imposta dai media per eventi accaduti in altri Paesi. In Italia stiamo ancora abbastanza tranquilli. O almeno lo spero. Poi magari vado a casa e mi schioppa l’auto. (Ride.)

Pensi che la società sarebbe migliore se il numero di non credenti fosse maggiore?

In una puntata del podcast mi sono posto questa domanda. Molti atei ritengono che senza religione il mondo sarebbe un posto migliore. Io non lo so. D’altronde penso che non ci libereremo mai della religione. Però, se il numero di credenti fosse minore e se non influenzassero così tanto la vita politica dei Paesi, allora sì, la società sarebbe migliore.

Come giudichi l’azione degli atei militanti, che divulgano l’ateismo spesso con uno stile aggressivo e con l’intento di demolire la religione?

Li adoro. Soprattutto chi lo fa con una certa dose di ironia, che è fondamentale.

Per molto tempo si è detto che dopo la rivoluzione scientifica e la secolarizzazione della società la religione sarebbe diventata un fenomeno marginale, residuale. Infatti per un po’ è andata così. Invece negli ultimi anni rieccoli: stanno tornando. Lo pensi anche tu? Insomma, siamo di fronte a un rinascimento religioso? Sei preoccupato?

Sono preoccupato perché vedo questa gente rialzare la testa. Hanno ricominciato a manifestare in pubblico. Vanno per la maggiore partiti politici che fanno campagna elettorale con il rosario e il Vangelo. Però chi li vota non è gente convertita all’ultimo momento. C’è sempre stata. Solo che nell’ultimo periodo è stata fomentata da alcuni politici, quindi rieccola.

Come potrebbe essere combattuta questa riapparizione dei bigotti?

In Italia la vedo difficile. Non vedo un partito di Sinistra che sia davvero di Sinistra e che difenda dei valori contrari a quel tipo di ideologia religiosa. Oggi abbiamo le Sardine in piazza che per contrastare «Giorgia, madre, italiana, cristiana» portano sul palco una ragazza con il velo: il simbolo più sessista e opprimente che una donna possa mai decidere di portare. Non c’è un partito in Italia che rappresenti non dico l’ateismo ma almeno la laicità. Perché molti se lo dimenticano, ma l’Italia dovrebbe essere un Paese laico.

Non sei preoccupato dal fondamentalismo islamico?

In Italia lo vedo lontano. Il fondamentalismo islamico è un problema come tutti i fondamentalismi: stiamo parlando sempre di gente ottusa e ottenebrata da testi scritti da persone di dubbia moralità. Il fondamentalista è una persona malata a livello mentale. Di qualunque religione esso sia. Però il problema dell’islam non lo vedo attecchire in questo Paese.

Choam Goldberg


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2 pensieri su “«Basta poco per svelare la menzogna»

  1. Purtroppo la religione, il cancro della società, si sconfiggerebbe solo mettendo come limite per avvicinarsi a qualsiasi religione, la maggiore età. Sono sicuro che senza l’indottrinamento, il lavaggio del cervello, le ansie e le paura inculcate fin da bambini, un qualsiasi adulto consenziente ne starebbe lontano. Ma infatti non è un caso che si inizi tutto in tenerissima età, sradicare i preconcetti e le paure con le quali si è cresciuti è molto più difficoltoso.

  2. sono assolutamente d’accordo con “padre Kayn”, la religione ottunde la mente e lede la libertà di chi non crede basta guardare cosa succede con l’aborto, l’eutanasia, omosessualità etc. ma quello che più mi preoccupa è vedere che tante coppie, pur non credendo, battezzano i figli come per una sorta discaramanzia folle oppure perchè pensano che i figli possano venire emarginati. Ai miei figli è successo alle elementari ma se ne sono sbatttuti le palle

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