«Basta poco per svelare la menzogna»

Padre Kayn: la satira che usa la religione per perculare la religione.


I testi sacri dovrebbero essere in assoluto il più efficace strumento di propaganda per la fede: che cosa meglio dell’unica, vera, originale «parola di Dio» può convertire qualcuno? Invece, come ogni ateo sa bene, la lettura delle Sacre scritture è la via migliore per perderla, la fede. Ma non solo gli atei lo sanno: la stessa Chiesa cattolica si è opposta per secoli alla lettura della Bibbia da parte del gregge dei fedeli. Da cui l’ostilità, per esempio, verso le traduzioni dal latino negli idiomi volgari. Perché questo è il problema delle Scritture: se le leggi con un briciolo di intelligenza, di cultura e di spirito critico, ti accorgi al volo del cumulo di fregnacce che contengono. Idem se osservi le religioni con i loro riti, i loro sacerdoti, i loro dogmi e le loro credenze: pattume della cultura. Ebbene, proprio questo fa lo youtuber Padre Kayn: osserva. Osserva e imita. E percula.

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«Il senso sta nel cercare il senso»

Dio non profuma. E nemmeno puzza, per la verità.


Ricordo il primo, grande amore della mia vita. Avevamo 22 anni io e 21 François. Durò giusto il tempo del suo Erasmus: un anno. Rientrato a Lione, mi scaricò per un altro, dopo qualche tira-e-molla a distanza. Soffrii per sei mesi, poi pian piano il dolore svanì. Niente di eccezionale: ordinaria amministrazione sentimentale da ventenni. Non starei a parlarne qui se François non mi avesse lasciato qualcosa che non mi ha più abbandonato: il ricordo del suo profumo. Ancora oggi, quasi un quarto di secolo dopo, quando mi passa accanto un uomo con quel profumo non solo mi torna in mente François, non solo mi sento come se lui fosse presente, ma insieme riemerge ogni emozione. Come se tutto fosse appena accaduto. Meraviglioso e devastante. Perché questi scherzi fa l’olfatto, il più profondo dei nostri sensi. «Il senso perfetto», lo definisce Anna D’Errico nel proprio blog.

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«Più che ateo, sono irrilevanteista»

Magari un Dio creatore esiste, magari no. Un fatto tuttavia è sicuro: non c’è alcuna prova di un suo intervento nella creazione. Perciò per Paolo Attivissimo l’esistenza di Dio è irrilevante.


«Nomen omen», avrebbero detto gli antichi Romani. Lui ci scherza: «Vi potrà sembrare strano, ma è davvero il mio cognome anagrafico». Nondimeno il dubbio è lecito. Vai a vedere ciò che Paolo Attivissimo dice di sé stesso:

«Se proprio dovete affibbiarmi un’etichetta, definitemi “giornalista informatico”, “divulgatore informatico” o “studioso di bufale nel Web”, ma non chiamatemi “esperto”, per carità, gli esperti sono fatti di tutt’altra pasta. Se vi interessano le storie strane che girano nei media e volete un titolo semiserio, usate “cacciatore di bufale”; se volete un appellativo molto serioso, usate “studioso della disinformazione mediatica”.»

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«Sono ateo, ma…»

Corrado Lamberti, da quasi mezzo secolo divulgatore dell’astronomia, non crede in Dio. Però è convinto che la religione possa servire all’umanità. Anche se dirlo sembra un po’ elitista.


Se conosci un impallinato di astronomia, prova a chiedergli quale nome gli viene in mente pensando alla divulgazione. Il primo sarà Margherita Hack buonanima. Il secondo però sarà Corrado Lamberti. Che con Hack ha condiviso innumerevoli attività culturali, libri, riviste e anche idee politiche e filosofiche.

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«Non riesco proprio a crederci»

Se studi la teoria dell’evoluzione, l’ateismo è una conseguenza quasi inevitabile. Come nel caso di Lisa Signorile, autrice de «L’orologiaio miope».


L’orologiaio lo inventò William Paley all’inizio dell’Ottocento, quando sostenne che Dio è necessario per spiegare la complessità degli organismi viventi come un artigiano è necessario per spiegare la complessità di un orologio. Paley venne smentito prima da Charles Darwin ancora nel XIX secolo e poi nel 1986 da Richard Dawkins, che ha usato la stessa analogia ma ha sostenuto che l’orologiaio è la selezione naturale e non solo non è divino, ma è proprio cieco. No, è miope: così Lisa Signorile sdrammatizza l’immagine di Dawkins nel giugno del 2007, quando apre il suo bloghettino amatoriale. Si era nel Paleozoico della tecnologia: i social media erano embrionali e gli smartphone un sogno da nerd.

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