«Io senza Dio» – 015

L’Eterno Assente propone a chi è ateo/a di raccontarsi.



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Tutte le domande della serie «Io senza Dio»

11 pensieri su “«Io senza Dio» – 015

  1. Errata corrige, mesi dopo, ma sentivo il bisogno di farla.

    Leggere la tua violenza verbale, Choam, mi faceva ridere, ma mi metteva anche a disagio; e cercavo di dare la colpa a te, per questo disagio, e per questo ho scritto tutta quella valanga di roba. Poi ho capito: sono stata condizionata anche io. E il tuo vaffanculo alla religione, detto in modo così aperto, mi ha dato un calcio nel culo immaginario, e me ne ha fatto rendere conto molto prima.

    Quindi grazie. Semplicemente 🙂

  2. Spesso vedo nell’ateo militante un’aggressività che non riesco a condividere. E non per un supposto scopo di convincimento al quale si starebbe mancando: che ce ne frega di convertire la gente? Quello lo lasciamo fare ai credenti. Ma sembra veramente aggressività per l’aggressività, cattiveria usata come puro sfogo verso il mondo. Cattiveria che, molto probabilmente, non aiuta l’ateo militante a stare meglio con i suoi problemi nella vita, o con quelli che ha avuto e di cui porta ancora i segni.

    Se non condivido, provo almeno a comprendere, e immagino che sia una persona che ha avuto a che fare per buona parte della sua vita con un bigottismo oscurantista. Penso all’esempio più evidente: Dawkins è aggressivo, ma quanti commenti di anti-evoluzionisti deve aver ricevuto da quando è un personaggio pubblico? Commenti di gente ignorante e bigotta che in un colpo solo delegittimano lui, il suo lavoro, la sua vita, buona parte dei suoi conoscenti e tutta la parte della comunità scientifica a cui appartiene? L’idea di dire “Andate a studiare, brutti deficienti” non deve essergli sembrata tanto ridicola, a un certo punto.

    Ma perlomeno mi aspetto che l’ateo militante lo dica a se stesso, che un po’ è così, che alla fine è cattiveria per il puro gusto della cattiveria. Cosa che, a essere onesti, a volte fa.

    Alcuni, come l’Eterno Assente, dicono che insultano solo le idee, non le persone. Mi sembra una distinzione un po’ finta: insultare l’ateismo significherebbe insultare anche l’ateo militante, perché l’ateismo, sebbene sia un’idea, guida buona parte di quello che fa, le scelte che compie, le persone con le quali sceglie di avere rapporti. Come si fa a scindere un ateo, soprattutto quello militante, dal suo ateismo?

    Ed ecco che mi pare di intravedere una crepa nella presunta “razionalità” dell’ateo militante, e di individuare, se non un dogma (odio il termine anche io), quantomeno un postulato della sua mente: il credere che la mente umana sia divisa in razionalità e irrazionalità, che la prima sia fantastica e la seconda terribile, e che lui è sempre guidato dalla prima, mentre dalla seconda sono guidate le persone che poi inevitabilmente credono in idee cretine.

    E a questo postulato contrappongo il mio: se ti identifichi in qualcosa, che sia l’ateismo, il veganesimo, il femminismo, l’ecletticismo, il fascismo, il cattolicesimo ultra-integralista, il nichilismo) ciò dipende da tutto quello che sei. Qualunque cosa che sei dipende da ogni cosa che sei: persone, luoghi, esperienze, libri, film, scuola, università, geni, ormoni, privilegi, corpo. E non sei nemmeno oggetto passivo di questo fiume di stimoli, ma soggetto attivo: assimili, raccogli, selezioni, prendi alcune cose e non altre, rielabori qualcosa e non qualcos’altro, scegli, vai di qui e non di lì; ogni stimolo influenza le tue scelte, e ogni tua scelta influenza gli stimoli successivi che riceverai. Non è possibile scindere completamente qualcuno dalle esperienze che ha fatto, dalla scuola che ha frequentato, dalle persone che ha incontrato. Come si può pensare di scindere la sua razionalità dalla sua emotività?

    E dunque, come può un ateo militante dire di se stesso di essere una persona razionale, come può dire di cercare la verità sempre e comunque, se sembra non accettare di se stesso di poter cadere vittima di bias, pregiudizi personali e culturali, e tutto quanto ci rende fallibili e capaci di credere a idiozie? Nemmeno gli studi scientifici ne sono immuni, e al di là degli esempi di cattiva scienza (come lo studio sui vaccini e l’autismo), si pensi al razzismo scientifico, o all’omosessualità considerata una malattia: tutte cose che avevano le loro prove più nei bias culturali degli scienziati che in tangibili risultati scientifici.

    Il fatto è che tutti noi possiamo avere dei pregiudizi, e dire a noi stessi che no, noi non li abbiamo, noi cerchiamo sempre e solo la verità utilizzando sempre e solo i puri strumenti che la razionalità ci offre, ci dà solo un altro pregiudizio, quello su noi stessi, e ci rende ancora più difficile la ricerca della verità.

    E quindi comprendo l’ateo militante, ma sebbene io condivida ciò che pensa nel merito, non condivido la sua aggressività, perché forse comprendo da dove arriva, ma mi sembra che trovi il suo fondamento in qualcosa che non condivido. E mi sembra anche che, se fossi un’atea militante, sarei molto più infelice di quella che sono.

    PS. Sospetto che l’ateo militante sul quale sto pubblicando questo commento non si fidi del fatto che io sia atea. Dunque approfondisco: dichiaro di essere atea, e non solo atea verso il Dio della tradizione abramitica come la spunta mi richiede, ma ‘atea profonda’, come mi piace dire, cioè materialista: rigetto l’idea del piano spirituale, e tutto ciò che generalmente si mette nel piano spirituale o lo rifiuto (nessun dio di nessuna religione, niente anima, karma, tutto cosmico, destino o una idea di natura panteistica) o lo ricolloco in un piano materiale (coscienza, intelligenza, sensazioni, emozioni, persino la fede in un dio, che per me è assimilabile a una sensazione). Ma d’altronde immagino che questo lo possa scrivere anche un credente che vuole passare per ateo, quindi non so onestamente in quale altro modo dimostrarglielo.

    • Anzitutto grazie, Silvia, per il lungo e argomentato commento, al quale rispondo volentieri.

      Prima però una premessa.
      «Ma d’altronde immagino che questo lo possa scrivere anche un credente che vuole passare per ateo, quindi non so onestamente in quale altro modo dimostrarglielo.»
      Eh, lo so anch’io che un/a credente può mentire spacciandosi per ateo/a. E la spunta è una misera difesa, di fronte all’ipocrisia. Io però conto su un fatto: il/la credente che dichiara di essere ateo/a commette il gravissimo peccato di apostasia. E io faccio affidamento sulla sua paura dell’inferno. Comunque tranquilla: mi hai convinto. 🙂

      Detto questo, vengo alle tue considerazioni, precisando però che parlo per me, quindi delle mie motivazioni. Non ho alcuna pretesa di generalizzazione. E sinceramente nemmeno provo a immaginare le motivazioni di altri.

      Io parto da una constatazione fattuale: i monoteismi abramitici sono una sciagura. Sotto tutti i punti di vista: filosofico/ideologico e sociale/politico. Hanno fatto e tuttora continuano a fare del male alle società in cui sono predominanti e ai milioni di singole persone nelle cui menti si annidano. Denunciare il pericolo che le fedi abramitiche rappresentano e i danni che provocano è un dovere morale per chiunque desideri un mondo un po’ migliore. Spero che su questo punto – e mi pare di capire, leggendo quanto scrivi, che sia proprio così – tu e io siamo d’accordo.

      Io però non voglio rendere il mondo un po’ migliore. Non voglio perché non ho la speranza di riuscirci. Il motivo è semplice: io sono un fallito. La constatazione e l’accettazione del mio fallimento mi hanno condotto a un sereno nichilismo disfattista:
      https://www.leternoassente.com/?p=1866
      Attenzione: è un disfattismo personale. Sono io ad aver fallito. Sono io che sono stato e sono incapace. Altri, migliori di me, sapranno fare meglio.

      Dunque perché, da fallito, continuo a dire peste e corna delle fedi abramitiche? È presto detto: perché mi diverto. Questa è la ragione principale. Mi diverto a scrivere e mi diverto a raccontare. Mi diverto a demolire, dimostrando e argomentando, le cazzate in cui credono i bigotti, sbattendo loro in faccia l’assurdità delle superstizioni sulle quali loro credono di poter basare la propria presunta superiorità morale. Ne traggo una soddisfazione intensa. Una soddisfazione che…

      …non è razionale! Ta-dah! No, non è razionale. Io non sono mosso dalla razionalità nel mio perculare la religione. Come vedi, Silvia, non ho alcun problema nell’accettare la parte irrazionale di me. Nell’accettarla e nel soddisfarla pure.

      Poi con il tempo ho scoperto che, tutto sommato, oltre al mio personale divertimento potrebbe esserci un’altra conseguenza che non mi dispiace affatto:
      https://www.leternoassente.com/?p=2267
      Ma questa è un’altra storia.

      La mia razionalità mi rende immune ai bias e ai pregiudizi? Hai ragione tu: ovviamente no. E non pretendo di essere attento abbastanza da potermi proteggere da solo. Come mi difendo, allora? Con il confronto. Anzi con la sfida: se qualcuno/a mi dimostra i miei bias e i miei pregiudizi, se qualcuno/a prova il mio errore, ben venga! Non chiedo di meglio di poter essere smentito per trovare una nuova verità, che di nuovo sottoporrò al confronto e alla sfida. Però, finché qualcuno/a non mi smentisce, io mi tengo la mia verità. È imperfetta, è migliorabile, è provvisoria, ma per adesso è quanto di meglio possiedo. E comunque non è e non sarà mai una Verità.

      Su un punto dissento totalmente da te:
      «Alcuni, come l’Eterno Assente, dicono che insultano solo le idee, non le persone. Mi sembra una distinzione un po’ finta: insultare l’ateismo significherebbe insultare anche l’ateo militante, perché l’ateismo, sebbene sia un’idea, guida buona parte di quello che fa, le scelte che compie, le persone con le quali sceglie di avere rapporti. Come si fa a scindere un ateo, soprattutto quello militante, dal suo ateismo?»
      Io scindo eccome. Io non sono il mio ateismo, così come io non sono il mio comunismo. Io non mi definisco in quanto ateo o comunista. Io sono ebreo – in senso etnico e non religioso, com’è ovvio – e sono omosessuale: queste sono le mie identità non ideologiche. Ma l’ateismo e il comunismo sono identità ideologiche che io scelgo e che posso cambiare senza problemi, se qualcuno mi dimostra che sto sbagliando. Quindi non mi fa sentire insultato sentirmi dire «L’ateismo è una stronzata». Boh. Magari è pure vero.

      In realtà non mi fa sentire insultato nemmeno sentirmi dire «frocio schifoso» o «sporco ebreo», perché chi interagisce con me in questo modo è solo un povero mentecatto la cui opinione vale zero. Ma anche questa è un’altra storia.

      Poi lo so anch’io che il mio stile espressivo può non piacere. Lo so e posso pure capirlo. Più di una persona mi ha rifiutato un’intervista dicendo: «Condivido quello che scrivi, ma disapprovo il modo in cui lo scrivi». Tuttavia così faccio e imperterrito continuo a fare, perché così mi garba e, arrivato alla mia non più verde età, posso anche permettermi di fare. Se vuoi saperne di più sulla mia storia, ci sono le FAQ del blog:
      https://www.leternoassente.com/?page_id=957
      e anche la mia bio:
      https://www.choamgoldberg.com/?page_id=14

      C.G.

      • Grazie per la risposta! Non hai idea del mio sollievo nel vedere il mio commento pubblicato e la tua risposta pacata. Avevo paura che il mio fosse l’ennesimo commento infinito che scrivo e che nessuno si caga, e se si caga mi risponde male o insultando a caso.
        Dunque a questo punto ne approfitto, e rispondo ancora, sperando che non ti dispiaccia 🙂

        Innanzitutto sì, confermo che le religioni abramitiche per molte cose sono state una sciagura. Sulla peggiore in assoluto nella storia non saprei (come se ne sapessi abbastanza), ma certamente mi viene in mente una marea di schifo fatto in nome delle religioni abramitiche.

        Secondariamente, sapevo del tuo nichilismo, e avevo letto alcune FAQ e la tua biografia prima di pubblicare il commento. Il nichilismo non posso proprio condividerlo, anche per una questione di età: ho 23 anni, non posso dirmi che sono una fallita già ora :’) Però sono contenta che tu non abbia problemi a riconoscere l’irrazionalità in te stesso. Per quanto mi riguarda, questo è il primo modo che mi viene in mente per difendersi dai bias, e penso che sia giusto ribadirlo: cercare sempre di porsi le domande che ci fanno stare scomodi, anche solo per assicurarsi che ammettiamo la possibilità di chiedercele. Facciamo su di noi il lavoro che vorremmo che facessero anche i bigotti e i fanatici — e che non si faranno, probabilmente, ma qualcuno dovrà pur cominciare.
        D’altronde, il mio ateismo è cominciato così: recitavo il Credo a memoria e a un certo punto ho prestato attenzione a quello che dicevo e mi sono chiesta: “Ma non sei un po’ cretina, che stai ripetendo a memoria una roba a cui non credi?”. Un po’ fa male chiederselo, ma bisogna farlo.

        All’ateo militante come te, dunque, io chiedo questo: riconosci le contraddizioni in te stesso, anche minime, e non avere paura di vederle. Siediti scomodo e guardati in faccia, criticati da solo, applica tutto il tuo meraviglioso senso critico a te stesso. Se tu questo lo fai, e mi sa di sì, non ho più nulla da contestare a te come ateo militante 😀 E anzi, spero nella tua salute mentale e fisica, perché mettersi continuamente scomodi non è facile, bisogna essere pronti a farlo e non scapocciare dopo.

        Il tuo punto di vista sulla questione ateismo è interessante. Sto riflettendo sulle questioni identitarie in questo periodo (ciò che ci fa dire “io sono X”) e su quanto possano renderci ottusi: le madri che danno la pillolina di Oscillococcinum ai figli non vogliono sentirsi dire che è solo zucchero, perché questo minerebbe il loro essere brave madri. E’ importante riconoscere in noi stessi le questioni identitarie, e renderci conto di cosa siamo disposti a fare per difenderle. Mi hai dato un altro punto di vista interessante: è possibile essere atei militanti ma pensare di poter rigettare il proprio ateismo senza problemi di fronte a una ipotetica evidenza incontrovertibile. Ti ringrazio per questo.

        Infine, ti devo quantomeno una pillola di onestà: il tuo stile aggressivo nei confronti dei credenti non lo comprendo anche per la mia bolla felice di cui parlavo sopra, per cui se lo condividessi, dovrei rivolgere quell’aggressività anche verso mia madre, e non solo non me la sento, ma non mi sembra giusto. Sono coerente? Non troppo: lo stile aggressivo nei confronti dell’astrologia, per esempio, che hai palesato in altri post, lo condivido (ECCOME se lo condivido), così come quello contro i terrapiattisti. Chissà se quando scoprirò che una mia grande amica crede nell’astrologia cambierò idea? E se sì, shifterò verso uno stile aggressivo contro tutti, o verso uno più pacato anche verso l’astrologia? Non so. Però almeno me lo domando :’)

        Scusa per il commento infinito, e ti leggerò sicuramente ancora!

      • Silvia, sono io a ringraziare te per i tuoi commenti pacati e ponderati. È proprio questo il tipo di contributi che io desidero nel mio blog. Se cerco di tenere fuori i bigotti usando la spunta è solo perché, dopo anni di capocciate contro l’ottusità e la malafede, l’esperienza mi ha insegnato che ogni discussione con loro è sterile e ogni loro pseudo-argomento è capzioso. Ma ogni altro contributo critico – soprattutto se critico! – qui dentro è sempre benvenuto e trova spazio, attenzione, risposta. Quanto alla lunghezza… leggendo le mie repliche avrai intuito che non è proprio un problema. 🙂

        Sul fallimento ho già detto: mi sento fallito io (non dico affatto che chiunque fallirà) e mi sento fallito adesso (di certo non mi sentivo fallito 25 anni fa). Sicché è normale che tu nutra delle speranze a 23 anni. Posso solo augurarti di essere migliore di me, di non avere i miei limiti, di non commettere i miei errori, per non ritrovarti a quasi 48 anni a essere un vecchio cinico stronzo come me.

        Bella l’immagine della credente che recita il Credo a memoria ma quando si ferma a riflettere si sente un po’ cretina e finisce per perdere la fede. Bellissima. Può darsi che la usi per un prossimo articolo o video. Grazie.

        E sì, fa male. E sì, si sta scomodi. Io però lo considero un dovere verso me stesso, perché voglio conoscere la realtà come è, non come mi piacerebbe che fosse perché mi fa stare bene. Quindi, se sono nell’errore, voglio saperlo e sollecito chiunque a provare a dimostrarmelo. D’altronde proprio così funziona la razionalità, in particolare quella scientifica: il confronto continuo, serrato, spietato fra le idee. Io cerco ogni argomento per demolire le tue convinzioni: se appena trovo una crepa, ci ficco dentro un cuneo e comincio a martellare. Non ho alcuna pietà per le tue idee. Però non chiedo alcuna pietà per le mie, perché nel contempo sono pronto a veder crollare il muro delle mie idee e, posto di fronte alla cogenza dei tuoi argomenti, a riconoscere la tua ragione e il mio torto. Chi mi conosce bene sa che sono state numerose le occasioni in cui l’ho fatto, anche con convinzioni alle quali ero molto affezionato. Ma, se così dev’essere, che così sia.

        Questo scontro intellettuale lo cerco con gli altri ma non smetto mai neppure di sollecitarlo da me stesso verso me stesso. Non basta – come ho scritto nella mia risposta precedente – ma è una buona ginnastica. Per ogni mia convinzione cerco i controesempi, i casi particolari, le smentite più che le conferme. Popper forever. 🙂

        Anch’io vivo in una «bolla felice», ma in un altro senso: non ho, fra le persone a me care, dei creduloni né in una fede abramitica né in altre superstizioni. Un po’ per culo con gli affetti acquisiti ed ereditati, un po’ perché gli amici me li sono scelti in modo da poterli stimare. Sicché non mi ritrovo a dover essere aggressivo verso le idee di qualcuno/a a cui tengo.

        Che cosa accadrebbe se scoprissi che una persona cara, un affetto irrinunciabile crede in qualche scemenza? Boh. Non farmici pensare. 🙂

        C.G.

  3. Senza dubbio è un’azione necessaria, permette che sempre più menti si liberino dalle costrizioni religiose, qualunque siano.
    Alcuni blog e gruppi mi sembrano eccessivamente aggressivi nei confronti dei credenti. Dobbiamo considerare che nasciamo e cresciamo in una società decisamente teocratica, e a mio parere non si recuperano le persone offendendole per la loro credulità, bensì spiegando come stanno le cose realmente.
    In questo L’eternoassente eccelle, con tanti spunti interessanti. Grazie!

  4. Le diverse forme di azione da parte degli atei militanti sono indispensabili per cercare di “risvegliare il cervello” di tutti coloro che danno a una qualsiasi forma di trascendenza il senso della propria vita.

  5. Molto positivamente. Il fatto che qualcuno parli e diffonda ateismo, in tutte le forme, è cosa buona e giusta. Anzi approfitto per ringraziarti per essere uno di loro che spende parte del suo tempo per proporre delle riflessioni interessanti e mai banali

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