In certi momenti

Manuela Senza E racconta la propria Storia per «Io senza Dio»


«Sì, ma tu come fai in certi momenti?».

Tenete a mente questa domanda.

Mi presento. Sono Manuela: donna/bianca/etero/atea.

Sì, sono nata atea. Già sento la schiera di vocine sotto: «Tutti nasciamo atei». Questo lo so da me. Intendo altro.

Intendo che sono nata senza quella funzione del cervello atta a credere: non ho mai creduto a nulla. Mai. Per capirci, non ho mai creduto a Babbo Natale o alla Befana. Non credo a oroscopi, creme antirughe, magia, poteri extrasensoriali. Insomma non sono mai riuscita a credere come atto di fede.

Avete letto bene: «Non sono mai riuscita a credere». Perché io avrei voluto credere, sia chiaro. Insomma, tutte le persone che stimavo erano credenti. A scuola, in famiglia, in politica: la mia era una comunità cristiana. Allora ci ho provato andando a Messa, prendendo i sacramenti, facendo domande o viaggi mistici. Ho scalato il Sinai, per dirne una. Ho letto tantissimo: libri sacri e approfondimenti sulle religioni. Poi ho pensato che, se cerchi Dio nei libri, lo hai già perso un po’. Mi ricordo una sera. Avrò avuto 17 anni. Quella sera ho capito che ero atea.

«Ma in certi momenti come fai?».

Questa domanda l’avrò sentita decine di volte. Per «certi momenti» intendono momenti davvero duri: la morte di qualcuno, la malattia, la paura per l’avvenire. Come fai senza un Dio? Sarà durissima, no?

E non è forse dura al  primo amore andato male? L’amica che ti tradisce o (peggio ancora) che tradisci tu quanto sonno toglie? Non è dura guardarsi allo specchio e non essere mai abbastanza? O la paura di un esame?

Io sono allenata a farcela da sola. Non si va alle Olimpiadi partendo dal divano. Si va con anni di allenamento, come facciamo noi atei. Dolore dopo dolore, paura dopo paura, gioia dopo gioia e tutto nel qui e ora. Ecco come si fa in certi momenti.

È dura? Molto. Ma è consapevole. È sana. È una vita che esprime sé stessa senza pretendere mani sacre a guidarla. È sapere che abbiamo solo questa opportunità e che dobbiamo provare a essere felici, liberi, etici, civili.

Uh, ma che bel discorsetto motivazionale sto facendo, vero?

Per niente.

Mi avrebbe fatto un gran comodo un Dio da incolpare per i mali del mondo o quando è morto il mio amico. Mi avrebbe fatto piacere averlo in sala parto o nella disperazione. Ero sola. Ero abbastanza ma ero sola.

Una volta però l’ho conosciuto da vicino, Dio.

Era nelle parole di un medico: il medico a cui mi sono rivolta per interrompere una gravidanza. Non fu semplice fisicamente perché fu senza anestesia totale. Credo di aver reagito con lamenti plausibili, e lì si palesò tutta la cristianità di quel medico, che mi guardò e disse: «Beh, almeno la prossima volta stai attenta».

Ecco che cos’era davvero il loro Dio: un pretesto per nascondere misoginia, omofobia, crudeltà, vessazioni e miseria intellettuale. Un Dio che li perdona davanti a violenze, a guerre, a soprusi. Bastano quattro Ave Maria.

Alla mia coscienza non bastano.

Sono Manuela: donna/bianca/etero/atea. Le prime tre caratteristiche non dicono niente di chi sono realmente. A rendermi davvero Manuela è la capacità di vedere la vita da atea.

Manuela Senza E

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2 pensieri su “In certi momenti

  1. Leggendo queste righe mi ritrovo nel substrato di sottofondo, quello in cui anche io avrei voluto credere. Questo perchè credere viene considerato la normalità. Chi non crede viene additato. Ma ai miei tempi venivi additato anche se volevi credere in qualcosa di diverso, come il buddismo. Quindi ho creduto, e anche io, seppur in maniera diversa, ho conosciuto la via dell’ipocrisia e dell’amore cristiano. Come si suol dire, niente di nuovo sotto il sole, e neppure sotto la pioggia.

  2. Non credo sia così semplice. Molta gente ha bisogno di credere, Per tanti motivi, fra i tanti perché non riesce ad accettare le verità della vita. La morte, la malattia, l’insignificanza dell’esistere…o semplicemente il nostro essere animali. Altri per ipocrisia, non vogliono pagare il prezzo sociale del non credere, la loro stessa vita nega qualunque Altro con la stessa forza con cui l’affermano. L’atto è un individuo che nella sua crescita, per I più disparati motivi trova la forza di sfuggire al comodo giaciglio delle tradizioni e dell’educazione. e ne rivendica l’autonomia di pensiero. Ne paga il dovuto prezzo , consapevole di farlo. Ateo, non è una scelta o un’illuminazione. È il solo modo, per quell’individuo di essere Uomo. E non è semplice.

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