Bene ma non benissimo

Si può continuare a essere pessimisti dopo aver letto questo libro? Sì, si può. Purtroppo si può.


Il progresso esiste. Si vede. Lo vedo perfino io, un pessimista disfattista nichilista senza speranza. Ai nostalgici che «Signora mia, si stava meglio prima» rispondo sempre «Come no, quando non esistevano la carta igienica e l’anestesia». Sicché sì, certo: il progresso c’è stato e – lo ammetto – c’è ancora. E Pinker convince: tutta la seconda parte del suo saggio, peraltro lunga e assai pallosa, è una raccolta di dati, fatti, argomenti e soprattutto grafici che vanno a dimostrare quanto siamo più ricchi, sani, liberi, sicuri, informati e financo felici rispetto al passato. Ok, grazie, Steven: mi hai dato qualche pallottola in più con cui impallinare i nostalgici.

Pinker convince anche nel giustificare tutto ‘sto bel progresso individuandone le radici nel nostro movimento culturale preferito: l’illuminismo. Nella prima parte del saggio spiega che cos’è stato, perché è stato importante, quali sono stati i suoi nemici. Nella terza e ultima parte, senza dubbio la più interessante, mostra come l’illuminismo si manifesti tuttora nel pensiero contemporaneo attraverso la ragione, la scienza e l’umanesimo – che però nella traduzione sarebbe stato meglio definire umanismo – e come debba essere difeso dai suoi nemici del presente.

Tutto molto bello. Già già. Ma.

Ma nonostante tutto io rimango pessimista. E rimango pessimista perché i miei desideri sono insoddisfatti e non vedo alcun motivo per sperare in una loro futura soddisfazione. Infatti qua il problema non è il progresso – che c’è, appunto – bensì quanto progresso c’è e quanto invece potrebbe esserci. Sì, stiamo meglio, ma poi di fatto stiamo bene come potremmo stare, avendo a disposizione la cultura, la scienza e la tecnologia contemporanee? No, manco per niente. I margini di miglioramento potenziale sono enormi.

Nathan J. Robinson, in un articolo su «Current Affairs» dall’impietoso a perfino troppo severo titolo «The World’s Most Annoying Man», lo spiega con molta chiarezza:

«So, if poor people globally are getting “less poor,” then we can conclude that Capitalism, Democracy, and Science are doing a good job. But you should not measure your success against what came before, you should measure it against what you ought to have been doing and could be doing. “Better” does not actually mean “good,” and it might well be that even if things improve, if they still fall unacceptably short of what we are capable of, there is no reason to diminish one’s amount of outrage.
You could have made the argument that things were “better” than they had previously been in 1870. You could have told people to look at all the amazing advances the Industrial Revolution had made. You could have made it in 1910. Hey child laborers, did you know that you’re actually luckier than previous generations? Let me show you a graph of infant mortality rates. You could have made it in 1936. “Hey,” you might have told the GM workers during the Flint sit-down strike, “You’re not peasants or slaves. You are substantially better off thanks to capitalism. Show some cosmic gratitude.” And the GM workers would have responded to you as we should respond to Pinker: “You do not measure the justice of working conditions by the working conditions of prior generations, but by the capacity for presently-existing companies to improve the lives of workers.” As Jason Hickel puts it, what matters in determining how well our economic system is doing is not the trajectory of global poverty, but “the extent of global poverty vis-à-vis our capacity to end it,” meaning that the moral egregiousness of poverty is growing and growing.»

Io mi guardo attorno. Constato il risorgere del fascismo e il suo successo crescente fra le masse. Contemplo l’autocompiacimento dell’ignoranza. Osservo la superficialità diffusa. Insomma, vedo l’effetto Dunning-Kruger in azione al suo peggio e su scala sempre più vasta. Anche Pinker vede tutto questo, ma lo considera un regresso passeggero: dobbiamo mantenere alta la guardia, non sottovalutare il nemico e combatterlo con tutte le nostre forze, ma restare fiduciosi. Perché il progresso c’è stato finora e quindi… anche in futuro… no?

Sarà. Io però, con ‘sto schifo in giro, mi sento un po’ come il tacchino induttivista. Ma forse sono bacato io: una possibilità che non può essere esclusa.

Choam Goldberg

S. Pinker, «Illuminismo adesso», Mondadori

(Foto: Rebecca Goldstein)


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