Orrendi compagni di strada?

Niente affatto: le strade sono diverse e conducono agli antipodi.


Dopo il mio ultimo articolo sul diritto, anzi sul dovere dell’islamofobia, mi ha scritto un lettore, Franco:

Se sei islamofobo ti ritrovi come orrendi compagni di strada Salvini, Meloni, Berlusconi e addirittura Breivik. Ma non hai un po’ di vergogna nel fare la stessa battaglia di questa gente?

No. Perché sembra, ma non è la stessa battaglia. Infatti il problema non sono Salvini, Meloni, Berlusconi o Breivik, bensì la Sinistra che questa battaglia – la battaglia per la razionalità, la civiltà, i diritti fondamentali – sembra averla lasciata in monopolio alla Destra più immonda.

L’islam fa schifo: l’ho detto e l’ho argomentato più volte. Fa schifo perché è un monoteismo abramitico. Sia chiaro: pure l’ebraismo e il cristianesimo fanno schifo assai. Stendiamo un velo pietoso su tutte le porcate compiute nel passato da queste tre religioni, nelle migliaia di differenti confessioni in cui si sono frammentate, e consideriamo soltanto la loro natura nel presente: sono tutte e tre dogmatiche, intolleranti, patriarcali, misogine, omofobe. Sono così perché così sono le loro Sacre scritture. L’ebraismo ha il pregio se non altro di non fare proselitismo e di non rompere troppo i coglioni a chi ebreo non è. Almeno finché si resta fuori dalla Palestina: lì gli ebrei, convinti che quella terra sia un dono di Yahweh solo per loro, i coglioni ai non ebrei li rompono eccome. Il cristianesimo è invece una fede militante e per quasi 2’000 anni ha costretto i pagani, gli eretici e gli atei a decidere fra la morte e la conversione forzata, ha sottomesso e discriminato le donne, ha perseguitato gli omosessuali. Tuttavia negli ultimi tre secoli è dovuto venire a patti, più nolente che volente, con la modernità. Non così l’islam, che è rimasto quel cumulo di superstizioni da beduini che era ai tempi del Profeta, aggravate dal dogmatismo e dal proselitismo.

Criticare la religione – qualsiasi religione – in modo duro, diretto e senza eufemismi è sempre difficile: di solito si viene accusati di ferire la delicata sensibilità dei credenti. Risultato: la religione si trova in una bolla di intoccabilità. Un privilegio che non viene concesso ad alcun’altra credenza o ideologia o filosofia. Puoi sbeffeggiare e demolire il panpsichismo, il marxismo e il neopositivismo, ma se ti azzardi a dire che una certa fede è un cumulo di stronzate vieni rimproverato da tutti: dai credenti, com’è ovvio, ma anche da tanti non credenti politicamente corretti. Siccome però, dall’illuminismo in poi, il cristianesimo questo attacco lo ha dovuto subire sempre di più, un po’ ci ha fatto il callo. Perciò il perculamento dei preti, dei cattobigotti, delle loro credenze e delle loro magagne tutto sommato viene tollerato. Invece, se ti azzardi a criticare il Profeta, a demolire il Corano, a sfottere le superstizioni e le usanze dei musulmani, ti esponi all’accusa di islamofobia e perfino di razzismo. Fino a sentirti dire che la strage di «Charlie Hebdo» è stata sì un orrore, «però un po’ se la sono anche cercata, dai». Pure da Sinistra. Anzi soprattutto da Sinistra, cazzo.

La ragione di questo peculiare privilegio dell’islam va cercato in un duplice senso di colpa dei progressisti. Da un lato, molti Paesi a maggioranza islamica hanno subìto fino alla metà del XX secolo gli orrori e le conseguenze del colonialismo, materiale ma anche culturale. Perciò chi siamo noi per criticare le loro credenze? Pretendiamo forse che la nostra cultura sia superiore alla loro? Dall’altro lato, molti immigrati da quei Paesi in Occidente si trovano in condizioni di povertà, di discriminazione, di inferiorità sociale. Perciò chi siamo noi per permetterci di ferire la loro sensibilità religiosa? Vogliamo forse aggravare la loro già spiacevole situazione?

A ciò si aggiunga l’amore della Sinistra per il multiculturalismo: una società variegata è una società ricca e feconda di nuove idee, nuova letteratura, nuova musica, nuova gastronomia. Il multiculturalismo è colore e varietà: conosco tanti intellettuali di Sinistra che vanno in brodo di giuggiole nel vedere le strade piene di donne con l’hijab accanto ad altre con i jeans o la minigonna. Il problema è che alcune idee importate nella società multiculturale sono idee del cazzo. Oggettivamente del cazzo: l’intolleranza religiosa, il patriarcato, la misoginia, l’omofobia. E tanti di quegli hijab sono imposti con la forza proprio a causa di quelle idee. Purtroppo, se lo dici e mostri tutti i difetti di un multiculturalismo acritico, nel migliore dei casi ti rimproverano di essere irrispettoso delle usanze altrui e nel peggiore ti dicono che sei uno schifoso razzista e fai discorsi d’odio come i fascisti. Insomma, la stessa Sinistra che denuncia l’insabbiamento ecclesiastico della pedofilia dei preti si scandalizza quando, con un’indagine razionale e con il richiamo ai diritti fondamentali, si demoliscono l’islam, le sue credenze assurde e le sue usanze retrograde.

Un esempio recente? La manifestazione del 10 novembre a Parigi, quando il meglio della Sinistra francese è scesa in piazza per condannare l’islamofobia e per «faire bloc, serrer les rangs autour des victimes». Che va bene – ci mancherebbe! – per le vittime della violenza fascista. Ma magari ci sarebbero volute due-parole-due anche per le vittime dell’oppressione e della discriminazione provocate dall’islam. Invece niente: per loro soltanto il silenzio. In compenso è risuonato potente un «Allahu Akbar!» sbraitato dagli altoparlanti islamici e berciato anche dalla folla. Alla faccia della laïcité de la République di ‘sta minchia, come ha commentato Michel Onfray nel video «La Gauche bigote» (e «il Foglio» ne ha pubblicato la traduzione italiana).

Questa Sinistra politicamente corretta considera l’identità collettiva superiore all’individualità e quindi la difende a prescindere, specie se è un’identità oppressa, altrove nel passato o qui nel presente: il musulmano dev’essere difeso in quanto musulmano, non in quanto essere umano. E non importa se nel suo essere musulmano ci stanno anche l’intolleranza religiosa, il patriarcato, la misoginia e l’omofobia: poiché il musulmano è in minoranza e poiché la minoranza è stata ed è discriminata, le sue credenze, per quanto assurde sul piano razionale e inaccettabili perché in contrasto con i diritti fondamentali, non devono essere criticate.

Invece noi laici, razionalisti e illuministi pretendiamo che, prima dell’identità collettiva, venga rispettata e protetta l’individualità. Infatti l’individuo possiede diritti fondamentali che non devono essere calpestati: non dallo Stato, non dalla maggioranza, non dai fascisti, ma nemmeno dalle comunità di minoranza. Se l’arabo è minoranza nella società occidentale, l’ateo arabo, la donna araba e il gay arabo sono minoranza nella minoranza e a maggior ragione devono essere tutelati.

Chi non si fa scrupoli nel criticare l’islam sono i Salvini, le Meloni, i Berlusconi, i Breivik. Loro però lo fanno per ragioni differenti. Quella Destra schifosa è il corrispettivo fascista della Sinistra politicamente corretta. A loro non importa una sega dei diritti fondamentali, del rispetto delle donne e dei gay. Dicono che gliene importa, ma non è così: sono misogini e omofobi come i musulmani fondamentalisti. Però non lo ammettono, perché non si può, non sta bene: siamo in Occidente nel XXI secolo, diamine. Dunque si travestono da persone moderne, civili e illuministe per vantare una superiorità culturale sui musulmani retrogradi. In realtà sono identitaristi uguali uguali e combattono affinché la loro identità culturale cristiana – un’identità patriarcale, misogina e omofoba come quella islamica – vada protetta dalla contaminazione provocata dalla presunta invasione dei musulmani. «Fanno i femministi con le donne degli altri», ha sintetizzato in modo efficace un’intellettuale di Sinistra davvero laica.

Questi orrendi figuri sono nostri compagni di strada? Ma proprio per niente, cazzo! Le nostre strade conducono agli antipodi. La loro verso una società omogenea di bianchi cristiani, misogini ed etero, con tutti gli altri fuori dai coglioni o discriminati o almeno poco visibili. La nostra verso una società libera, nella quale ogni essere umano possa vivere senza vincoli né censure la propria individualità, nero o bianco, ateo o credente, donna o uomo, omo o etero che sia.

Choam Goldberg

(Foto: Presidenza della Repubblica)


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