Neutralizzare il piccione

Sapevo che esistono. Ma incontrarne uno di persona mi ha palesato la capacità dell’assurdo di manifestarsi in maniera imprevedibile.


Questo scorcio di fine estate e inizio autunno ci ha portato, con i primi freddi, anche alcune belle e inattese rivelazioni. Per esempio i cimiteri dei feti con le croci e i nomi delle donne che hanno abortito. O lo scandalo delle centinaia di milioni dei conti vaticani per i poveri sgraffignati dai prelati e dai loro parenti. O il totale disinteresse dello Stato per i 150 anni dalla presa di Porta Pia: un anniversario che, a parte l’UAAR, nessuno s’è cagato nemmeno di striscio. Tutti fatti che, se non ce li avessero raccontati, mai e poi mai avremmo sospettato. Che neppure avremmo pensato possibili. Così come la condanna senza appello dell’eutanasia da parte della Congregazione per la dottrina della fede: chi se la sarebbe mai aspettata, eh? A margine di queste vicende, alcune amenità come la denuncia per blasfemia a Chiara Ferragni e la nomina di Vincenzo Paglia – no, «monsignore» non lo scrivo, cazzo – a capo della commissione per la riforma dell’assistenza degli anziani. Episodi inconcepibili nella società e nelle istituzioni italiane, permeate da una sana e moderna laicità, vero?

Vabbe’, se avessi avuto il blog attivo magari qualcosa avrei scritto per commentare. Ma il blog era in pausa e si riattiva solo adesso. D’altronde L’Eterno Assente parla di attualità soltanto se mi vien da dire qualcosa di originale, e «vaffanculo» non è tanto originale. Sicché apro la nuova stagione con un piccolo aneddoto personale. Personale ma istruttivo, non per l’episodio in sé – ché di gente bacata in giro ce n’è a carrettate: basta andare a Messa la domenica per vederle – ma per il metodo con il quale sono riuscito – o almeno spero di essere riuscito – a gestire la situazione.

Il fatterello accade qualche giorno fa, durante una cena dell’associazione sportiva di mia figlia. Per caso mi trovo seduto accanto al suo allenatore. Lo avevo già incontrato e mi era sembrato un tipo normale. Nessun segno di originalità, né nell’abbigliamento né nei modi. A dimostrazione della capacità dell’assurdo di manifestarsi in maniera imprevedibile. Essendo una cena informale, si parla del più e del meno: prima dello sport, degli allenamenti, degli orari, poi delle votazioni del 27 settembre, dell’estate della pandemia, della scuola dei figli che ha ripreso quasi nella normalità. A un certo punto la moglie gli dice: «Sai che Choam ha lavorato per tanto tempo come divulgatore scientifico?».

«Vabbe’», preciso io. «Però ho smesso. Mi ero stufato e sono passato ad altro».

«Hai fatto bene», annuisce lui. «Che poi gli scienziati ci raccontano un sacco di balle, eh».

«In che senso?».

«Nel senso che ci dicono cose che non sono credibili. Io non ci credo, almeno».

«Per esempio?».

«Per esempio che le persone vanno nello spazio, nel vuoto. Non c’è nessun vuoto».

«Scusa?».

«Non c’è il vuoto nello spazio».

«Non c’è il vuoto?».

«No, non c’è il vuoto. Anzi, nello spazio ci sono milioni di atmosfere».

«Eh? Milioni di atmosfere? Aspetta… non fare confusione con le unità di misura. Magari ti riferisci ai Pascal. 1 atmosfera sono circa 100 mila Pascal. Comunque nello spazio extraterrestre c’è il vuoto».

«Non è vero. Basta guardare i video della NASA per capirlo. Prendi le tute spaziali, per esempio: sono morbide».

«Morbide?».

«Sì, morbide. Nei video si vede benissimo che puoi pizzicarle. Se fossero davvero nel vuoto dovrebbero essere gonfie e rigide», spiega. «E pensa che le NASA intasca 52 milioni di dollari al giorno per raccontare queste balle. Non sono neanche capaci di realizzare bene i trucchi».

A questo punto non ho capito bene con chi ho a che fare. Non riesco a inquadrarlo. Forse è un complottista lunare? Ma la storia del vuoto che non c’è nello spazio è bizzarra. Non l’avevo mai sentita. Lui però non mi lascia il tempo di rispondere e salta di palo in frasca: «Ma poi non ti sembra strano che la Luna sembri grande come il Sole?».

«Scusa, ma che c’entra? La Luna è circa 400 volte più piccola e circa 400 volte più vicina del Sole. Perciò i due dischi hanno quasi la stessa grandezza apparente. È una coincidenza», gli spiego.

«È una coincidenza molto sospetta! Tanto sospetta da essere inverosimile».

«Inverosimile? Le coincidenze esistono in Natura. Te ne posso citare tante altre. Per esempio…».

«A me invece sembra troppo strano», mi interrompe. «Del resto non crederai davvero che ci stiamo muovendo a migliaia di chilometri intorno al Sole senza accorgercene!».

«E non è così?».

«No che non è così. Noi siamo fermi. Chi racconta una cosa diversa mente».

E in quel momento capisco. Sapevo che esistono, ma non ne avevo mai incontrato uno di persona. Ma ecco qua, in carne e ossa davanti ai miei occhi, il mio primo esemplare di terrapiattista.

Ora, io conosco la storia del piccione e della partita a scacchi. Perciò dovrei sfancularlo e chiuderla lì. Invece non riesco a trattenermi e mi lascio trascinare: «Ma scusa, ti pare possibile un complotto universale che dovrebbe coinvolgere decine, forse centinaia di milioni di persone e…».

«Non è necessario», mi interrompe ancora. «La maggior parte è in buona fede e ci crede in buona fede. Gli artefici del complotto sono pochi. Gli altri ripetono a memoria la lezioncina imparata».

«Ma senti, solo i piloti di aerei sono decine di migliaia…», obietto io.

«Quelli sono complici!» mi blocca di nuovo. «I piloti sanno benissimo che la Terra non è sferica, ma mentono tutti».

Ok. Vediamo che succede se gli propongo qualche prova scientifica: «Che mi dici del Pendolo di Foucault? Ce n’è uno anche in Ticino, bello, grande e accessibile al pubblico. Lo trovi a Biasca, al Centro Professionale Tecnico. Io l’ho visto coi miei occhi. E l’unica spiegazione possibile per il moto di un pendolo di Foucault è la rotazione su sé stessa di una Terra di forma sferica».

«Ci sarà un trucco. Tu dici di aver visto il pendolo. Va bene. Ma sei sicuro che non ci sia un motorino nascosto da qualche parte?».

Il piccione ha cagato sulla scacchiera e ora sta per andarsene tronfio e compiaciuto. E non c’è nulla che io possa fare, se continuo a opporre argomenti razionali. Difatti la risposta «È un complotto! C’è un trucco!» non potrà mai essere demolita. È sempre la solita montagna di merda. Vediamo allora che succede se cambio approccio e gli rivolto contro il suo stesso metodo.

«Senti», gli dico, «è semplice. La prova che la Terra è sferica, anzi nemmeno sferica ma un ellissoide, anzi nemmeno un ellissoide ma un geoide, comunque non piatta, è qua». Prendo lo smartphone, cerco «Earth from Space» su YouTube e gli mostro un video.

«Ah ah ah», ride. «Ma tu credi a quelle stronzate? Sono video taroccati!».

«Ok, allora niente video», replico. «Ma che mi dici delle testimonianze? Centinaia le persone sono state in orbita e la Terra dallo spazio l’hanno vista con i propri occhi».

«Complici. Pure loro complici. Come i piloti».

«Quindi, se io ti porto qui Samantha Cristoforetti e lei ti conferma di aver visto la Terra sferica dallo spazio, tu le dici in faccia che sta mentendo?».

«Certo».

«E se te lo dico io?».

«Che cosa?».

«Se ti dico che io sono stato nello spazio e ho visto la Terra sferica?».

«Ma tu sei stato nello spazio?».

«No, ma facciamo un esperimento mentale: supponiamo che io sia un ex astronauta. Che cosa mi rispondi?».

«Che pure tu sei complice e stai mentendo. È ovvio».

«Bene. Quindi le prove scientifiche come il pendolo di Foucault sono truccate, i video dallo spazio sono farlocchi e le testimonianze personali degli astronauti sono false. Ecco allora la mia domanda: quale prova vorresti per ammettere che la Terra è sferica e non piatta?».

«E tu quale prova vorresti per ammettere che la Terra è piatta e non sferica?», ribatte lui.

«Be’, per me è semplice: se mi porti sul bordo della Terra piatta, proprio sul confine, e mi mostri che oltre c’è il vuoto, mi convinco e ti do ragione. Adesso dimmi tu qual è la prova che costringerebbe te ad ammettere la sfericità della Terra».

«Lo stesso: se mi porti in orbita e la vedo coi miei occhi».

«Molto bene: la prova dell’esperienza diretta e personale. Ci sta. Tutto può essere un complotto, ogni documento può essere falsificato, ogni testimonianza può essere menzognera, ma se tu vedi e constati di persona allora ti convinci. Ora applichiamo questo metodo a quello che dici tu».

«Cioè?».

«Tu hai detto che nello spazio non c’è il vuoto. Come fai a saperlo? Hai controllato di persona?».

«No, ma ho visto dei video. Come ti dicevo, le tute spaziali…».

«Dei video?». Adesso lo interrompo io. E che cazzo. «Il mio video della Terra sferica ripresa dallo spazio è farlocco, però tu ti fidi di un video che mostra come le tute spaziali non siano gonfie e tese? Ma tu hai mai pizzicato di persona una tuta spaziale nel vuoto?».

«No, ma…».

«E ancora: tu sostieni che la NASA incassa 52 milioni di dollari al giorno».

«Esatto».

«E come lo sai?».

«In rete si trovano dei documenti che…».

«Puoi farmeli vedere?».

«Adesso non li ho qui, però li ho salvati nel mio computer».

«E io dovrei crederti? Magari stai mentendo. Magari quei documenti non esistono. Magari esistono ma sono stati falsificati».

«Ma figurati! Chi dovrebbe falsificare i documenti sul budget della NASA?».

«C’è un complotto. Le agenzie spaziali russa e cinese sono in combutta per mettere in cattiva luce quella americana. E tu ti bevi tutto quello che ti raccontano. E ancora: anche ammesso che quei documenti siano genuini, tu hai controllato di persona che quei soldi siano stati depositati sul conto della NASA? Hai visto tu stesso il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti o chi per lui firmare l’ordine di versamento sul conto della NASA?».

«No, ma…».

«E ancora: tu sostieni che tutti i piloti di aereo sono complici del complotto e sanno che la Terra è piatta, ma mentono spudoratamente. Come lo sai?».

«Me lo ha detto un pilota mio amico. Lui parla con i suoi colleghi».

«E tu ti fidi di quello che ti dice lui? Sei un pilota tu stesso? Hai mai pilotato un aereo in un volo intercontinentale? Hai verificato di persona? Hai parlato con altri piloti? Hai parlato con tutti tutti tutti i piloti, per verificare che cosa dicono?».

«No, ma…».

«”No, ma…” un cazzo». Ho alzato la voce. Al tavolo si sono zittiti tutti. «Il mio pendolo di Foucault è truccato, i miei video sono farlocchi, i miei testimoni e io stesso siamo bugiardi. Tu non sei disposto ad ammettere che le mie prove sono convincenti e che io ho ragione, ma vuoi verificare di persona, vuoi vedere con i tuoi occhi la Terra sferica dallo spazio. Come ti ho detto, ci sta. Però ti aspetti che io prenda per buoni i tuoi argomenti, basati su video e documenti e testimonianze. Perché dovrei fidarmi? E poi per che cosa? Per dimostrare che fin dai tempi di Pitagora esiste un complotto assurdo per prendere per il culo tutto il genere umano?».

Gelo fra i presenti. Il terrapiattista non sa più che cazzo dire. E allora sì, lo sfanculo. Chiedo il conto, pago la mia pizza, mi alzo e me ne vado. E decido che mia figlia o cambia sport o cambia allenatore, ché non mi garba punto che frequenti gente simile.

La morale della favola è duplice.

Anzitutto bisogna individuare il nocciolo del problema: la fiducia. Ogni nostro gesto e ogni nostro pensiero è fondato sulla fiducia. Nel momento in cui ordiniamo un piatto al ristorante, ci fidiamo, perché non possiamo esser certi che il cuoco non lo abbia avvelenato. Quando leggiamo che la scoperta dell’America è avvenuta il 12 ottobre 1492, ci fidiamo, perché non possiamo esser certi che i documenti e le testimonianze non siano stati falsificati.

Il terrapiattista, come ogni altro complottista, nega la fiducia a priori: tutte le prove sono false, tutti gli strumenti sono taroccati, tutte le testimonianze sono mendaci. E tu non puoi smentirlo, per la teoria della montagna di merda: produrre un mucchio di letame è semplicissimo, spalarlo via richiede una fatica immane. Immane e vana, poiché comunque il terrapiattista in un attimo scaricherà altro letame.

Ecco dunque la seconda morale della favola: bisogna applicare al complottista il suo stesso metodo. Invece di giocare in difesa, attaccare, dapprima costringendolo a provare, dimostrare, documentare ogni sua affermazione e poi demolendo ogni suo argomento attraverso una speculare negazione della fiducia. Non spalare, insomma, ma produrre altrettanta merda. E scaricargliela addosso.

Choam Goldberg


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6 pensieri su “Neutralizzare il piccione

  1. Ciao e ben tornato. Praticamente ti sei scontrato con la nuova religione dei giorni d’oggi e da buon ateo hai vinto ancora una volta.
    Il problema è che sei andato via tu quando avrebbe dovuto andare via lui con la coda tra le gambe, purtroppo loro rimangono perché le persone “pensanti” alla fine si stancano di spalare la loro merda e non ce la fanno più a sopportare il loro puzzo. Ti capisco 😉 a volte mi sembra di essere nel film Idiocracy.

  2. Bentornato,aspettavo la ripartenza; nel frattempo mi sono riascoltato buona parte degli audio precedenti. il msg precedente mi è partito per errore. Buona continuazione

  3. Per quanto divertente, temo però che a parte la tua soddisfazione personale (che è comunque qualcosa da non trascurare, eninteso!) tutta questa interazione sia equivalente come efficacia e precezione degli altri a come se ti fossi limitato a mandarlo affanculo e poi te ne fossi andato.
    Se quella gente è come quella che conosco io, sono stati zittiti solo dalla voce alta e dalla probabile agitazione, non dalla legittimità dei tuoi argomenti, e dopo che te ne sarai andato si limiteranno a commentare tra di loro che maleducati e pieni di se sono questi pseudo-intellettuali comunisti o cose del genere.

    • Eh, può essere. Ma del resto sapevo benissimo che non c’era alcuna possibilità di convincerlo. Era un piccione, appunto. Il mio scopo era un altro: vedere se la strategia funziona. E be’, funziona. 😀

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