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L’ateo tiepido

Stare disteso sul divano è più naturale che correre una maratona.


Esiste il credente tiepido.

Aderisce a una confessione religiosa, per esempio il cattolicesimo, ma in modo superficiale: non ha mai letto i testi sacri, sa poco dei dogmi, non si pone tante domande, più che altro frequenta i riti, ma poi nemmeno tutti e nemmeno spesso. Però continua a dirsi «cattolico». Anche se poi tromba prima del matrimonio e spesso, dopo il matrimonio, pure fuori. Anche se usa gli anticoncezionali. Anche se fa abortire la figlia rimasta incinta a 15 anni. Anche se, quando la sua mamma malata terminale chiede di essere aiutata a morire, accetta che il medico le dia una spintarella verso l’aldilà. Ma non importa: il credente tiepido si sente «cattolico». Interrogato un po’ in profondità, non sapendo che altro rispondere conclude: «Eppure io sento che esiste Qualcosa». E tanto gli basta, poiché non percepisce alcuna incoerenza o dissonanza cognitiva.

Io disprezzo il credente tiepido.

Per la verità io disprezzo anche il credente caldo, cioè quello consapevole, convinto, documentato. Fino al fanatismo che lo induce ad attivarsi per convertire gli altri o, non potendo convertirli, a negare loro dei diritti fondamentali. Io disprezzo il credente caldo, però quello tiepido lo disprezzo un po’ di più. Infatti, nella sua ignoranza e nella sua superficialità, è complice dell’istituzione criminale, del privilegio sociale, del sistema dogmatico. Senza nemmeno rendersene conto.

Ma esiste l’ateo tiepido?

Certo che esiste. L’ateo tiepido è ignorante e superficiale quanto il credente tiepido. Considera le religioni cumuli di cazzate (giusto!) ma non saprebbe argomentare perché sono cazzate (sbagliato!). Non ha mai letto i testi sacri, sa poco dei dogmi, non si pone tante domande e ovviamente non frequenta i riti, o magari talvolta sì, ma solo per far contenti i parenti e gli amici. Come il credente tiepido, anche l’ateo tiepido pratica il sesso pre- ed extramatrimoniale, la contraccezione, l’aborto e l’eutanasia. Però almeno non deve fronteggiare l’incoerenza o la dissonanza cognitiva.

Io disprezzo anche l’ateo tiepido.

Per me la consapevolezza e la conoscenza hanno un valore: se nutro una convinzione, devo saperla argomentare e difendere. Altrimenti rischio di trovarmi alla mercé intellettuale di chiunque possieda più consapevolezza e più conoscenza di me. Inoltre, se la mia convinzione non è radicata, ci vuole poco per demolirla: una malattia, un lutto, oppure un’esperienza che sembri «mistica». Difatti spesso proprio questo succede: per esempio l’ateo tiepido che, per superare un momento difficile, si lascia abbindolare dal prete amico e si converte. Magari per diventare un credente altrettanto tiepido. Quando in seguito tu gli parlerai del tuo ateismo consapevole, lui ti risponderà: «Eh, ma anch’io ero ateo, prima! Poi però una persona speciale mi ha avvicinato a Dio». Be’, ateo di ‘stocazzo. Non era davvero ateo, ma soltanto un povero di spirito e di cultura che ha cambiato stato senza cambiare temperatura. Non fu una conversione, bensì una transizione di fase.

Eppure anche l’ateo tiepido ha una sua dignità. È più fragile dell’ateo convinto e consapevole, è ignorante e superficiale, tuttavia ha la dignità della spontaneità e della naturalezza.

Sebbene i bigotti pretendano il contrario, l’ateismo è la condizione naturale di ogni essere umano. Se non gli viene imbottito il cervello di stronzate fin dalla più tenera età, quando non ha gli strumenti intellettuali per difendersi, un bambino non sviluppa in modo spontaneo l’idea di un Dio onnisciente, onnipotente e buono che nondimeno lascia soffrire le proprie creature.

Sicché essere ateo è più semplice che essere credente, proprio come stare disteso sul divano è più naturale che correre una maratona. Se la società fa apparire la fede religiosa come la condizione naturale, è a causa dell’indottrinamento infantile: il credente adulto – caldo o tiepido non importa – è stato un bambino plagiato, che crescendo non ha imparato a vedere l’assurdità di ciò che i genitori, i sacerdoti e gli insegnanti gli avevano presentato come ovvio.

Choam Goldberg

(Foto: Quinn Dombrowski)


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