L’errore di Ivan/Giovanni

La teodicea del peccato originale è una stronzata, ma va demolita con argomenti razionali, che non mancano. Invece la «difesa Karamazov» è comprensibile sul piano umano ma ci mette sullo stesso piano dei bigotti.


La sofferenza innocente è l’argomento definitivo contro l’ipotesi dell’esistenza del Dio abramitico onnisciente, onnipotente e buono. Se Dio è buono deve impedire il dolore degli innocenti, ma se non lo fa allora non può e quindi non è onnipotente. Se Dio è onnipotente può impedire il dolore degli innocenti, ma se non lo fa allora non vuole e quindi non è buono. Per calare questo discorso astratto nella realtà concreta, vediamo un esempio semplice semplice: che schifo di persona dev’essere un tizio che vede un bambino abbandonato dai genitori in mezzo a un’autostrada fra le auto e i camion che sfrecciano e, potendo agire, non interviene per metterlo al sicuro? Ecco, ci siamo capiti.

Fra tutte le teodicee inventate dai credenti per salvare capra (Dio onnisciente, onnipotente e buono) e cavoli (evidenza della sofferenza innocente), la più debole e screditata è quella del peccato originale. Tanto che ormai quasi nessuno la propone più quando si confronta con un ateo. Quasi: Giovanni Gaetani si è imbattuto in una credente che ancora si attacca al mito. Ma la risposta di Giovanni non convince.

Non starò a ricostruire nel dettaglio la discussione. È riassunta nell’articolo di Giovanni e, se proprio ci tieni ad approfondirla, puoi andare a vedere i commenti su Facebook al suo post sull’incendio di Notre-Dame. In breve, Giovanni mette alle strette Sara Pillitteri con l’argomento della teodicea e lei replica con il peccato originale e si lancia in uno sproloquio: Dio è animato da una volontà di relazione con la propria creatura umana, alla quale fornisce il libero arbitrio, ma il nostro progenitore esercitando quel libero arbitrio si ribella e rifiuta la relazione con Dio, e da ciò discende ogni male successivo nella Storia umana, fino al neonato che muore oggi. Amen. E niente, fa già ridere così, vero?

La teodicea del peccato originale fa acqua da tutte le parti e può essere demolita con molti argomenti razionali. Vediamone giusto un paio.

Il primo è l’assurdità di un dolore procurato ai discendenti da un peccato commesso dagli antenati. Alla faccia della responsabilità, che dovrebbe essere diretta e personale. E a nulla vale lo pseudoargomento di Sara Pillitteri:

La conclusione in sintesi è che il male nella storia umana l’hanno introdotto i progenitori, sono loro i responsabili e non Dio. Che poi a fare le spese di questo male siano anche gli innocenti è semplicemente ovvio, essendo il male per sua natura iniquo.

Ora, il «male» non è un concetto astratto al quale si può attribuire la caratteristica indeterminata di essere «iniquo». Il male è la somma molto concreta di un’infinità di esperienze individuali dolorose, nel fisico e/o nella psiche. Dio vuole ma non può, può ma non vuole impedirle? In un caso o nell’altro, Dio non può essere insieme buono e onnipotente. Non se ne esce. La frase «il male per sua natura [è] iniquo» è nient’altro che un sofisma, un gioco di parole. Fuffa.

Nondimeno, secondo Sara Pillitteri, Dio non c’entra nulla. Che il dolore distrugga le vite degli innocenti non è un problema suo, sebbene lui sia buono e onnipotente e possa impedirlo. La vera responsabilità morale va attribuita ai progenitori: loro hanno rifiutato la relazione con Dio all’alba dei tempi e tu la paghi oggi, anche se non hai fatto niente di male. Hai capito, bambino che stai morendo per un tumore osseo fra dolori lancinanti? Non t’incazzare con Dio, ma con Adamo ed Eva. Anzi, sii riconoscente a Dio che, invece di guarirti e di eliminare ogni sofferenza dalla propria creazione, ha deciso di diventare umano e soffrire a propria volta 2’000 anni fa. E non ti permettere di protestare, non dire che non ti cambia niente e che vorresti solo smettere di soffrire. Perché oltretutto Dio, che è amore, ha reso la sofferenza fonte di grazia. Che poi la grazia tu te la debba conquistare attraverso un’agonia terribile è soltanto un danno collaterale. Su, su, porta pazienza, dai. Ché Dio ti ama. Già già.

Se tutto questo, dalla colpa dei tuoi trisavoli che ti fa crepare oggi fino alla redenzione attraverso la croce di Cristo e alla grazia ottenuta tramite la tua tortura, ti sembra una stronzata sesquipedale, caro bambino morente, è solo perché tu non capisci gli imperscrutabili piani di Dio. Ecco infatti l’ultimo pseudoargomento di Sara Pillitteri:

Tutta la sofferenza che si presenta nel mondo, tramite le invisibili «meccaniche» divine concorre al raggiungimento, per coloro che amano Dio, di un bene superiore. E del resto la stessa identificazione del male è legata ai limiti prospettici di ognuno, ciò che appare un grande male da un punto di vista umano, nella più ampia visione di Dio è parte di un bene più grande, che un giorno anche noi potremo scrutare ma che oggi ci è in massima parte nascosto.

E dai, ancora e ancora e ancora: «…limiti prospettici… più ampia visione di Dio… oggi ci è in massima parte nascosto…». Ogni volta che sento ‘sta cosa mi sale il Dracarys.

La traduzione di questa roba l’ho ripetuta ad nauseam: «È un Mistero della fede. Chi sei tu, insignificante essere umano, per discettare sui progetti di Dio? Taci e credi». Ovvero: benché ti sembri una stronzata illogica e irrazionale, ci devi credere lo stesso. Tertulliano direbbe anzi che ci devi credere apposta, ché a credere nelle cose verosimili e ragionevoli son bravi tutti, ma la vera fede consiste appunto nel credere nelle cazzate in contrasto con la logica e con l’evidenza. Be’, che cosa penso io del Mistero della fede l’ho già spiegato.

Un secondo fronte di attacco razionale alla teodicea del peccato originale riguarda la condizione ontologica umana, considerata differente da quella di ogni altra creatura. D’altronde è ovvio: per chi crede, gli esseri umani sono dotati di anima e di libero arbitrio, di cui gli altri viventi sono privi.

Già questo fatto crea un serio problema di collocazione storica della transizione e quindi del peccato originale. Se chi crede prende alla lettera il mito, con Dio, Adamo, Eva, il serpente, l’albero e compagnia cantante nell’Eden, allora il suo argomento non merita nemmeno una pernacchia e il discorso si chiude qui. Se invece il credente accetta la filogenesi umana a partire da specie non umane, è costretto a dire qualcosa sul momento della discontinuità ontologica, ossia dell’infusione dell’anima e della comparsa del libero arbitrio. Fu graduale? Fu improvvisa? Se fu improvvisa, avvenne da una generazione all’altra oppure all’interno di una singola vita individuale? Ma poi, soprattutto, da chi fu davvero commesso il peccato originale, cioè la ribellione a Dio e il rifiuto della relazione con lui? Per dirla spiccia: con chi ci dobbiamo incazzare? Con un Homo sapiens? Un Habilis? Un Ergaster? Un Australopithecus? Boh. Inutile cercare uno straccio di ipotesi nel vaniloquio di Sara Pillitteri.

Ma non divaghiamo. Infatti c’è un problema ancora più serio: l’universalità dell’esperienza del dolore. La presunta eccezionalità ontologica umana, anche ammesso che fosse reale, non scalfirebbe di un epsilon piccolo a piacere lo scandalo della sofferenza.

Guardate gli occhi di un cane che muore, e vergognatevi della vostra presuntuosa teologia.
– Sergio Quinzio

Meglio non poteva esser detto: il dolore innocente non riguarda solo i bambini, ma pure gli esseri senzienti non umani, a maggior ragione innocenti poiché privi dell’anima e del libero arbitrio. Fin dall’esplosione del Cambriano, la sofferenza domina la vita sulla Terra da centinaia di milioni di anni prima della comparsa di Homo sapiens. È un’esperienza devastante e intollerabile sempre per tutti e, ovunque ci sia un barlume di coscienza, anche non umana, è una condanna definitiva del Dio delle tradizioni abramitiche, onnisciente, onnipotente e buono. A meno di inventarsi il peccato originale pure dei cani, dei brontosauri e dei trilobiti.

Questo è solo un paio di esempi di argomenti razionali contro la teodicea del peccato originale. Giovanni Gaetani li conosce benissimo, però, in modo un po’ sbrigativo, allo sproloquio di Sara Pillitteri preferisce contrapporre la «difesa Karamazov». Che è comprensibile sul piano umano ma inconsistente sul piano razionale.

In sintesi: se anche Dio esistesse, io lo rifiuterei e sarei ateo comunque perché non potrei accettare il dolore innocente. Nelle parole di Ivan:

«Non voglio l’armonia: per amore stesso dell’umanità, non la voglio. Voglio che si rimanga piuttosto con le sofferenze invendicate. Preferisco, io, di rimanere nel mio stato d’invendicata sofferenza e d’implacato scontento, dovessi pure non essere nel giusto.»

Troviamo lo stesso rifiuto in Léo Ferré:

Moi, je dis, en enfer tu peux toujours cracher à la gueule de celui qui t’y a mis.
– Léo Ferré

È la ribellione suprema dell’umano al divino, nonostante l’evidenza del proprio torto. Ivan lo dice senza possibilità di equivoco: «…dovessi pure non essere nel giusto». Ebbene, sta tutta qui la debolezza dell’argomento di Ivan/Giovanni: non è razionale, bensì di pancia.

Io capisco Ivan/Giovanni. Oh, se lo capisco: pure a me la sofferenza dei bambini fa torcere le budella e scatena l’istinto di maledire Dio. Tuttavia, se io permetto al mio torcimento di budella di sopraffare la mia razionalità, mi metto sullo stesso piano del credente: «Rifiuto Dio anche se esiste» è speculare ed equivalente a «Credo in Dio anche se non può esistere». Invece, se la ragione e l’evidenza dimostrassero il mio errore, allora l’onestà intellettuale mi imporrebbe di ammetterlo e di riconoscere la realtà fattuale. Perciò, se alla fine dei tempi io fossi di fronte a Dio e avessi la certezza della sua esistenza e comprendessi le sue ragioni, non potrei e non dovrei sfancularlo.

Questo però non succederà. A differenza di Ivan/Giovanni, io non considero nemmeno la possibilità di non essere nel giusto: un Dio così, un Dio che lascia agonizzare gli innocenti, non solo è lo stronzo supremo e assoluto e come tale merita di essere mandato ‘affanculo nei secoli dei secoli amen… ma soprattutto non può essere il Dio che è amore. Sicché quel Dio lì non può esistere. E difatti non esiste. Quod Erat Demonstrandum.

E i bigotti non rompano più il cazzo con quest’assurdità del peccato originale.

Choam Goldberg


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