Una figura di merda

Ancora. Ma lui ci è o ci fa?


Sicché alla fine l’oscuro bigotto professore di fisica umbro, il paladino della razionalità della fede cattolica, il creatore del Gruppo Facebook dall’originalissimo nome L’Eterno Presente, ha accettato la sfida della teodicea: come si giustifica in modo razionale l’esistenza di un Dio onnisciente, onnipotente e buono nonostante il Male, cioè il dolore degli esseri senzienti e in particolare degli innocenti?

Beninteso l’ha accettata a modo suo, senza seguire le regole: non ha risposto con un articolo, come era richiesto, ma solo con un breve video. E sempre a modo suo, come di consueto, ha fatto una figura di merda. Un’altra, dopo quelle già rimediate nei dibattiti.

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Scienza infusa

Se ti sei fatto/a un culo così per studiare fisica o matematica, sappi che la colpa è di Adamo e del peccato originale.


Chi è senza pregiudizi alzi la mano. Nessuno? Eh, già. Nemmeno io. Anch’io ho i miei. Negativi: i fascisti mi fanno ribrezzo a prescindere. Ma pure positivi: un po’ per spocchia e un po’ per snobismo di categoria, se scopro che una persona è un/a fisico/a mi sento ben disposto a prescindere e tendo a pensare che sia serio/a, colto/a, razionale. Superfluo dire che il mio pregiudizio viene smentito assai spesso: la percentuale di idioti/e e/o ignoranti è la stessa in ogni sottoinsieme della popolazione. Ma tant’è: per quanto tu li combatta, per quanto la realtà li smentisca, i tuoi pregiudizi non ti mollano. Esserne consapevoli è già un progresso.

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IRC? Anche no, grazie

Pure quando a difenderlo è un sedicente «ateo cristiano».


È un topos della stronzaggine: «Io non sono X, ma…», dove X è una caratteristica spregevole e negata, alla quale, con la congiunzione avversativa, segue nondimeno una precisazione che rivela la spregevolezza di chi ha formulato la frase. Per esempio: «Io non sono razzista, ma gli immigrati cominciano davvero a essere troppi». Oppure: «Io non sono omofobo, ma il Gay pride è solo un’indecorosa pagliacciata». O ancora: «Io non sono misogino, ma le donne hanno acquisito un po’ troppa libertà». Perché allora farsi mancare il caso «Io non sono bigotto, ma…»?

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Nemmeno un’ipotesi

Ma di sicuro uno strumento di oppressione.


Perciò, ora, una preghiera la rivolgo all’illustre professore: ci sono tante persone come me, che hanno bisogno di conferme, forse di illusione. Professor Parisi non spenga in loro la speranza. Magari è vero che Dio non esiste, ma non lo dica pubblicamente.
– Gabriella Caruso, da «Avvenire»

Queste frasi sono state pubblicate nella rubrica della corrispondenza dei lettori di «Avvenire» alla quale risponde il direttore Marco Tarquinio. Lo spunto è una dichiarazione che nei giorni scorsi ha fatto il giro dei social, dove è stata applaudita dagli atei e criticata dai credenti: «Dio per me non è neanche un’ipotesi». Chi l’ha detta?

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Obiezioni ridicole…

…ma anche una sensata, per la verità. Che però purtroppo manca il bersaglio.


L’articolo sulle qualità morali di Gesù è stato parecchio condiviso da profili, Pagine e Gruppi Facebook. Me ne compiaccio e, per curiosità, sono andato a vedere reazioni e commenti. C’è stato chi ha apprezzato. C’è stato – com’era prevedibile – chi ha criticato. C’è stato pure chi s’è incazzato. Siccome non ho tempo da sprecare, non è mia consuetudine partecipare a discussioni al di fuori della mia «bolla», perciò mi sono guardato bene dal prender parte alle polemiche. Tuttavia mi sembra interessante elencare e discutere le principali critiche e obiezioni mosse all’articolo. Cominciando dalle più semplici e ridicole, anzi perfino idiote.

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Come fanno, sbagliano

Di fronte all’epidemia prevista ma non preparata, qualsiasi reazione dei credenti è oggetto di perculamento da parte degli atei. Ed è ovvio.


Te la ricordi, la SARS? Io sì. Molto bene. In quel periodo – parliamo di 17 anni fa – lavoravo per un quotidiano – quando ancora i giornali di carta se li cagava qualcuno – e mi occupavo delle pagine di scienza e di tecnologia. E ricordo bene le indicazioni dalla direzione: coprire l’epidemia, informare i lettori, fornire informazioni scientifiche e affidabili. Ogni articolo si concludeva con il parere di un esperto. Diverso l’esperto – di volta un volta un epidemiologo o un virologo – ma sempre lo stesso il parere finale: «Attenzione, perché magari stavolta ce la caviamo, ma presto o tardi ci toccherà la pandemia globale. L’incognita non è “se”. L’incognita è solo “quando”». Con la SARS, alla fine, andò come andò. A noi andò bene, per fortuna: ce la cavammo. Oggi il «quando» è arrivato e quella previsione è diventata realtà.

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Un ammonimento del cielo?

Pubblichiamo un autorevole contributo a proposito dell’ultimo sproloquio di Radio Maria.


Riceviamo nella posta de L’Eterno Assente e volentieri condividiamo con i nostri lettori.

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Salve!

Uno non fa in tempo a distrarSi quel paio di milioni di anni per meditare sulla Propria Necessità Ontologica, che quando Si ripiglia trova un casino. Vi avevo lasciati a penzolare dalle piante incuriositi dalla savana e adesso vi ritrovo a farvi le seghe mentali sulla teodicea. Ma porco Me, non avete niente di meglio da fare? Chessò, stare un tantino più attenti a non far cazzate con i nuclei atomici, tanto per dire…

E anche sulla teodicea, dai… ragazzi… ma come si fa? Per aggiornarMi sugli eventi più recenti, Mi sono sintonizzato su ‘sta cosa… come cazzo si chiama?… ah, ecco: Radio Maria.

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