Obiezioni ridicole…

…ma anche una sensata, per la verità. Che però purtroppo manca il bersaglio.


L’articolo sulle qualità morali di Gesù è stato parecchio condiviso da profili, Pagine e Gruppi Facebook. Me ne compiaccio e, per curiosità, sono andato a vedere reazioni e commenti. C’è stato chi ha apprezzato. C’è stato – com’era prevedibile – chi ha criticato. C’è stato pure chi s’è incazzato. Siccome non ho tempo da sprecare, non è mia consuetudine partecipare a discussioni al di fuori della mia «bolla», perciò mi sono guardato bene dal prender parte alle polemiche. Tuttavia mi sembra interessante elencare e discutere le principali critiche e obiezioni mosse all’articolo. Cominciando dalle più semplici e ridicole, anzi perfino idiote.

L’articolo è maleducato perché pieno di parolacce.

Sì, certo. È una mia cifra stilistica. Nelle FAQ de L’Eterno Assente spiego anche perché. L’esperienza mi insegna che di solito chi non sa scindere la forma dal contenuto è privo di argomenti.

L’articolo è offensivo.

Per chi? Per il signor Gesù Cristo? Oh, mi spiace. Se me le chiede personalmente, gli farò le mie scuse. Alla peggio il signor Gesù Cristo può querelarmi, se lo ritiene necessario.

Chi ha scritto l’articolo è un ignorante/coglione/stronzo.

Ma pure peggio. Mai negato. E quindi? Questo che cosa ha a che fare con i miei argomenti? Vogliamo parlare di quelli, invece che dei miei innumerevoli difetti?

Chi ha scritto l’articolo è un ateo militante incazzato con la religione.

Uh, sai che scoperta! Che sono militante non c’è dubbio. Che sono incazzato… be’, dai: come si fa a non incazzarsi con questi sistemi dogmatici che in tre millenni hanno versato fiumi di sangue? Scusa se mi cito da solo, ma faccio prima così piuttosto che riformulare in modo diverso dei fatti che ho già descritto altrove.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: i monoteismi abramitici sono la peggiore sciagura che abbia mai colpito la cultura umana. In tre millenni hanno versato oceani di sangue con genocidi, persecuzioni, crociate, pogrom, roghi, jihad, condanne, censure, attentati. Hanno massacrato, torturato, bruciato, maledetto, perseguitato, sottomesso, umiliato, discriminato, segregato, ostracizzato, schiavizzato. Hanno causato una quantità immensa di sofferenze per milioni di esseri umani. E tutto ciò – con sommo sprezzo del ridicolo – sempre sciacquandosi la bocca con l’amore e la misericordia di una divinità buona, onnipotente e onnisciente. Hanno fomentato e appoggiato i peggiori totalitarismi, nazionalismi, fascismi, razzismi, suprematismi purché sostenessero il potere dei sacerdoti e li hanno combattuti solo quando li hanno percepiti come ostili ai loro interessi. Forse solo i quaccheri e i baha’i non si sono sporcati le mani di sangue.
Non solo: i monoteismi abramitici hanno ostacolato e tuttora ostacolano ogni progresso culturale e civile. La ricerca scientifica, la riflessione filosofica, l’applicazione della razionalità, la critica storica, l’abolizione della schiavitù, l’istruzione pubblica universale, la libertà di espressione, la democrazia, il suffragio universale – ah, no, aspetta, questo non è un progresso… –, l’alleviamento del dolore fisico e della sofferenza psicologica, l’emancipazione femminile, la contraccezione, il divorzio, l’aborto, i diritti delle persone non eterosessuali: non c’è una sola conquista culturale o battaglia civile che non sia stata contrastata da qualcuno dei sedicenti rappresentanti del Dio di Abramo in una delle sue numerose varianti.
Il danno al pensiero è stato altrettanto devastante. Infatti i monoteismi abramitici hanno sviluppato e promosso un atteggiamento dogmatico e acritico. Peggio ancora: fiero di esserlo. Fiero di credere nelle cazzate proprio in quanto cazzate. Hanno diffuso credenze assurde, contrarie non solo alla razionalità ma perfino al semplice buon senso. Hanno propagandato l’orgoglio per la sottomissione ottusa all’autorità di Dio, delle Scritture, della tradizione, dei sacerdoti. Hanno osteggiato ogni dubbio e ogni critica. «Taci e credi»: questo esige la fede in Yahweh/Dio/Allah.
Non che l’induismo o il buddhismo, dal canto loro, abbiano fatto molto meglio, ma i monoteismi abramitici si sono davvero distinti per efferatezza e stupidità. Sicché dimostrarne l’assurdità e la tossicità è un dovere morale per chiunque abbia a cuore la razionalità e il progresso culturale. Infatti qualsiasi società si lasci condizionare dai miti, dalle fantasie, dal principio di autorità, dal rispetto delle tradizioni, dal pensiero magico, dal profetismo, invece di fondarsi sulla razionalità e sull’evidenza empirica, è una società destinata al fallimento, perché la realtà dei fatti non perdona.

Chi ha scritto l’articolo non sa nulla di scienze religiose.

Ah, la forza degli ossimori!

Chi ha scritto l’articolo deve studiare di più l’ermeneutica biblica.

Bella cosa, l’ermeneutica biblica. Il problema è l’arbitrarietà dell’interpretazione. Addirittura la smisurata presunzione. Si pretende infatti di interpretare che cosa vuole dire nientepopodimeno che Dio stesso.

Potrei considerarne molti, ma voglio concentrarmi su un solo esempio: Gesù ha detto o non ha detto che chi non accoglie il suo messaggio, trasmesso attraverso i suoi discepoli, sarà condannato nel Giorno del giudizio? Vediamo…

Poi disse: «Andate in tutto il mondo e portate il messaggio del Vangelo a tutti gli uomini. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; ma chi non crederà sarà condannato.
– Marco 16,15-16

«(…) Se qualcuno non vi accoglie e non ascolta le vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete via la polvere dai vostri piedi. Io vi assicuro che nel giorno del giudizio gli abitanti di Sòdoma e Gomorra saranno trattati meno severamente degli abitanti di quelle città».
– Matteo 10,14-15

Poi Gesù si mise a parlare severamente contro quelle città nelle quali aveva compiuto la maggior parte dei suoi fatti miracolosi: le rimproverava perché i loro abitanti non avevano cambiato vita. Diceva: «Guai a voi, abitanti di Corazin! Guai a voi, abitanti di Betsàida! Perché, se i miracoli avvenuti in mezzo a voi fossero stati fatti nelle città pagane di Tiro e Sidone, da tempo i loro abitanti si sarebbero vestiti di sacco e avrebbero messo cenere sul capo per mostrare che volevano cambiare vita. Perciò, vi assicuro che nel giorno del giudizio gli abitanti di Tiro e di Sidone saranno trattati meno severamente di voi. E tu, città di Cafàrnao, credi forse che Dio ti innalzerà fino al cielo? No, tu precipiterai nell’abisso! Perché, se i miracoli avvenuti in te fossero stati fatti a Sòdoma, quella città esisterebbe ancor oggi. Perciò, ti assicuro che nel giorno del giudizio Sòdoma sarà trattata meno severamente di te».
– Matteo 11,20-24

«Se invece entrate in una città e nessuno vi accoglie, allora uscite sulle piazze e dite: Contro di voi scuotiamo anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi. Sappiate però che il regno di Dio è vicino. «Vi assicuro che nel giorno del giudizio gli abitanti di Sòdoma saranno trattati meno severamente degli abitanti di quella città». «Guai a voi, abitanti di Corazin! Guai a voi, abitanti di Betsàida! Perché se i miracoli compiuti in mezzo a voi fossero stati fatti nelle città pagane di Tiro e di Sidone, già da tempo i loro abitanti si sarebbero vestiti di sacco e seduti nella cenere per mostrare che volevano cambiare vita. Perciò, nel giorno del giudizio gli abitanti di Tiro e di Sidone saranno trattati meno severamente di voi. E tu, città di Cafàrnao, credi forse che Dio ti innalzerà fino al cielo? No, tu precipiterai nell’abisso! Chi ascolta voi ascolta me. Chi disprezza voi disprezza me, ma chi disprezza me disprezza il Padre che mi ha mandato».
– Luca 10,10-16

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia ma abbia vita eterna. «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede nel Figlio non è condannato. Chi non crede, invece, è già condannato, perché non ha creduto nell’unico Figlio di Dio.»
– Giovanni 3,16-18

Queste sono le parole di Gesù riferite nei Vangeli. La domanda fondamentale è dunque: Gesù le ha o non le ha pronunciate?

Supponiamo che non le abbia mai pronunciate. Perché quindi nelle Scritture, che dovrebbero essere «Parola di Dio», si attribuiscono al Figlio di Dio parole mai proferite? E ancora: a questo punto chi ci garantisce che corrispondano ad affermazioni reali le altre dichiarazioni di Gesù riferite nei Vangeli?

Supponiamo dunque che Gesù abbia effettivamente pronunciato quelle affermazioni. Come dobbiamo interpretarle? Prima ipotesi: in senso letterale. Gesù intendeva esattamente ciò che ha detto: chi non accoglie il suo messaggio, trasmesso attraverso i suoi discepoli, sarà condannato nel Giorno del giudizio. Chiaro, limpido. Non c’è spazio per il perdono e la misericordia verso i credenti di altre religioni e men che meno verso gli atei, nonostante tutta la loro buona fede. Ma allora che razza di Dio dell’Amore sarebbe? Oppure ecco la seconda ipotesi: quelle affermazioni vanno interpretate. Ma in che modo? Quanto dev’essere presuntuoso un ermenuta per pretendere di sapere che cosa davvero intendeva Dio invece di ciò che ha detto letteralmente? E poi perché quelle affermazioni vanno interpretate, mentre «Ama il prossimo tuo come te stesso» (Matteo 22,37-40) e «Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano» (Luca 6,27) non si interpretano ma si prendono alla lettera? Magari perché le seconde sono compatibili con il nostro moderno codice morale e le prime ci appaiono barbare e primitive? Dunque dobbiamo anzitutto aderire a un codice morale e poi leggere e interpretare le Scritture? Ma non dovrebbero essere proprio le Scritture a illuminarci sull’etica?

L’ermeneutica biblica di solito interpreta i passaggi più scomodi e sgradevoli delle Scritture sostenendo che Dio, Gesù, i discepoli o chiunque sia l’autore ispirato da Dio afferma sì quella cosa lì, ma in realtà intende qualcos’altro, come difatti si constata andando a leggere altri passaggi in cui dice cose differenti. Boh. A me sembrano soltanto banalissime contraddizioni, e non capisco perché i passaggi moralmente accettabili dovrebbero smentire quelli moralmente inaccettabili e non viceversa. Semmai proprio le contraddizioni dovrebbero essere la prova che tutte le Scritture sono un cumulo di stronzate, inverosimili sul piano fattuale e inutilizzabili per costruire un’etica coerente.

Non si può pescare nelle Scritture solo quello che fa comodo per giustificare i propri pregiudizi e ignorare il resto.

Ah, no? Davvero non si può? Ma tu guarda… Io pensavo che fosse appunto ciò che fanno i credenti: questo serve per giustificare un Dio amorevole e quindi va bene, quell’altro mostra un Dio stronzo e quindi lo si dimentica. Il problema è stabilire a priori, prima di accingersi a interpretare, sulla base di quali princìpi morali si vuole estrarre qualcosa e trascurare qualcos’altro. Ma la «Parola di Dio» non dovrebbe servire proprio a questo, ossia a orientare la morale umana in modo chiaro e preciso, senza ambiguità? Perché invece Dio fa dire o fare cose incoerenti a suo figlio e ai suoi seguaci? Boh.

Obiezione del credente: la legge morale è già dentro gli esseri umani, e sulla sua base si devono leggere le Scritture. Ohibò, ma se la legge morale è già in me, a che cazzo mi serve leggere le Scritture?

Non puoi aspettarti che Gesù fosse qualcosa di diverso da quello che c’è scritto nel Vangelo.

Fra tutte le obiezioni, questa è l’unica sensata. Purtroppo manca il bersaglio.

Infatti l’obiezione è corretta. Lo so bene anch’io: Gesù era solo uno fra molti profeti ebrei coevi, impregnato di quella cultura fino al midollo. Perché allora percularlo se non cita Socrate o Epicuro?

Perché di fatto io non perculo lui, bensì i cristiani di tutte le confessioni: sono loro che sostengono che Gesù fosse molto più di quello che c’è scritto nel Vangelo, cioè il Figlio di Dio e perfino Dio stesso. Dunque avrebbe potuto, anzi dovuto citare non solo Socrate ed Epicuro ma addirittura – perché no? – Plotino, Tommaso e Kierkegaard. D’altronde lui era il Dio onnisciente, trascendente e fuori dal tempo.

Così come perculo i suoi estimatori atei, che vedono in Gesù un rivoluzionario comunista ante litteram e pescano nelle Scritture alcune cose e ne ignorano altre. Mentre il messaggio evangelico è tutto fuorché un invito alla ribellione, all’emancipazione, alla conquista della libertà dall’oppressione materiale e spirituale.

Choam Goldberg


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