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Sempre lì si arriva

Oltretutto con la pretesa che a fornire la prova siano gli atei.


Io sono sempre a caccia di argomenti capaci di smentirmi. Sempre. Mi ci diverto proprio. D’altronde così funziona la razionalità: bisogna cercare non di provare, bensì di falsificare. Perciò sono costantemente in cerca di sfide intellettuali e, quando un lettore, Stefano, mi ha segnalato un diverso tentativo di soluzione del problema della teodicea, mi ci sono fiondato sopra.

L’argomento è proposto da Brandon Vogt nel blog Strange Notions nell’articolo «Why Evil and Suffering Don’t Disprove God». Vogt risponde a un articolo di Steve Dillon, «Why I Don’t Think God Exists». Li puoi leggere entrambi, se ne hai tempo e voglia. Intanto io qui riassumo il punto saliente dell’articolo di Vogt. Che di fatto è il solito.

Christians have consistently pointed out that because of God’s unique, metaphysical position, beyond space and time, he can have morally justifiable reasons to allow certain acts of pain and suffering – reasons that we’re just not privy to. Just as we allow our children to experience darkness and hurt sometimes when we know it will bring about a greater good, God could have good reasons to permit apparently heinous acts. (Note: I’m not arguing here that God necessarily does have good reasons in any specific case, only that there’s no logical reason why he couldn’t have good reasons to permit evils in general, reasons we’re just not aware of.)
(…)
There is no logical contradiction between an all-loving, all-powerful God who permits evil in the world. To deny this, an atheist would have to show definitively that God could not have morally justifiable reasons for permitting evil in any circumstance. And since we’re in no position to judge whether God has such reasons, the existence of evil (i.e., pain, suffering, abuse, etc.) simply does not pose a strong argument against God’s existence.
– Brandon Vogt

In sintesi estrema: chi siamo noi per dire che cosa Dio può o non può fare? Non siamo nella posizione di poterlo giudicare. Dio avrà ragioni sue e per noi incomprensibili. In sintesi ancora più estrema: Mistero della fede.

Sempre lì si arriva: costui non sa spiegare come mai un Dio buono e onnipotente permetta la sofferenza del bambini, nondimeno crede che quel Dio lì esista comunque e che la spiegazione la conosca Dio, non noi. È palesemente un’assurdità, è manifestamente illogica e irrazionale, però Vogt ci crede lo stesso. Mistero della fede, appunto.

Noto, di passaggio, il solito argomento che ci viene rifilato: anche noi talvolta imponiamo un dolore ai bambini, ma lo facciamo per il loro bene, un bene superiore che noi conosciamo e che loro non possono comprendere.

Just as we allow our children to experience darkness and hurt sometimes when we know it will bring about a greater good, God could have good reasons to permit apparently heinous acts.
– Brandon Vogt

Un esempio che spesso ci viene rifilato? L’iniezione di un vaccino: la puntura fa male ma è necessaria. Eh, ma grazie al cazzo. C’è una bella differenza: Dio è onnipotente, noi no. Pensi forse che io mi diverta a veder soffrire mia figlia a causa di un’iniezione? Ma per niente. Se potessi, gliela eviterei. Purtroppo non posso, perciò mi tocca infliggergliela. Dio però è onnipotente. Dio può tutto, davvero tutto tutto. Allora quale stramaledetta ragione morale può mai avere per far morire nel dolore un bambino per un bene superiore? Perché non raggiunge quel bene superiore senza imporre alcuna sofferenza? Non può o non vuole? È impotente o è stronzo?

Ma il bello deve ancora venire.

I’m happy that Steven concedes that God could have good reasons to permit certain evils. But then he makes a subtle, yet significant move in his final sentences. He attempts to shift the burden of proof onto theists, challenging them to disprove his argument against God, instead of assuming the burden himself – instead of marshaling his own evidence in support of his own claims.
But the theist is under no such responsibility. If Steven claims that the existence of evil is logically or evidentially incompatible with God’s existence, he needs to show why. It won’t suffice simply to demand that theists show how God and evil co-exist. To say it another way, it’s fallacious to make a positive claim and then demand others disprove your claim – you have to provide evidence yourself! This is precisely why atheists won’t allow Christians to say, «God exists! And if you don’t agree, you have to show why he doesn’t exist!»
– Brandon Vogt

Sconcerto. Meraviglia. Vogt rimpalla l’onere della prova. Insomma, non è il credente a dover mostrare per quale ragione Dio permette il dolore, bensì l’ateo che deve dimostrare perché Dio non può avere ragioni misteriose. Siamo al delirio.

C’è da stupirsi? Poche righe prima Vogt si esprime sul male morale.

Christians have a perfectly logical explanation for moral ugliness: Original Sin.
– Brandon Vogt

«A perfectly logical explanation». Ah ah ah. Mi ridono tutti gli orifizi. Basta un’affermazione come questa per squalificare tutto il resto dell’articolo. Chiunque sostenga una simile cazzata non può, davvero non può essere razionale.

Sicché niente: anche stavolta, speranza delusa. Non uno straccio di argomento nuovo, originale, intrigante. Si finisce a sbattere contro il Mistero della fede: la stronzata ultima e definitiva.

Choam Goldberg


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