Risorto? Ma va’ là! – 1/4

Che cosa ci raccontano le fonti non cristiane su quello che dovrebbe essere l’evento più importante della Storia umana?


L’intero cristianesimo si fonda su un miracolo: la risurrezione di Cristo. Anche se da un punto vista scientifico e quindi razionale è una evidente idiozia, per ogni cristiano non è un’allegoria, ma un fatto storico. Non stiamo parlando di quisquilie dogmatiche e di sottigliezze da teologi, come la verginità di Maria o la transustanziazione, sulle quali le diverse confessioni possono divergere senza per questo smettere di essere cristiane. No, la risurrezione di Gesù è il fondamento: se la risurrezione non si è mai verificata nella Storia umana, allora tutto il cristianesimo è un cumulo di stronzate. Non lo dico io, stronzo ateo di merda, ma nientepopodimeno che san Paolo:

Noi dunque predichiamo che Cristo è risuscitato dai morti. Allora come mai alcuni tra voi dicono che non vi è risurrezione dei morti? Ma se non c’è risurrezione dei morti, neppure Cristo è risuscitato! E se Cristo non è risuscitato, la nostra predicazione è senza fondamento e la vostra fede è senza valore. Anzi finiamo per essere falsi testimoni di Dio, perché, contro Dio, abbiamo affermato che egli ha risuscitato Cristo. Ma se è vero che i morti non risuscitano, Dio non lo ha risuscitato affatto. Infatti, se i morti non risuscitano, neppure Cristo è risuscitato. E se Cristo non è risuscitato, la vostra fede è un’illusione, e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche i credenti in Cristo, che sono morti, sono perduti. Ma se abbiamo sperato in Cristo solamente per questa vita, noi siamo i più infelici di tutti gli uomini.
– 1 Corinzi 15,12-19

Non basta? Leggi il Catechismo della Chiesa cattolica:

(…) La risurrezione di Gesù è la verità culminante della nostra fede in Cristo, creduta e vissuta come verità centrale dalla prima comunità cristiana, trasmessa come fondamentale dalla Tradizione, stabilita dai documenti del Nuovo Testamento, predicata come parte essenziale del mistero pasquale insieme con la croce (…)
– Catechismo della Chiesa Cattolica, 638

Dunque la risurrezione di Cristo è un fatto. Di più: è il fatto più importante della Storia umana. Ma davvero?

La fonte principale di informazioni su quell’evento è il Nuovo testamento. Che cos’è lo sappiamo: un insieme di libri risalenti a quasi 2000 anni fa, scritti dai discepoli e dai seguaci del personaggio principale e poi rimaneggiati, riscritti, corretti, modificati per alcune centinaia di anni prima di arrivare a una versione più o meno condivisa. Che peraltro oggi troviamo tradotta in molte decine di lingue a partire dalle prime versioni. Nondimeno i cristiani considerano il Nuovo testamento una cronaca di fatti storici realistica e affidabile. Noi sappiamo che invece va preso almeno con le pinze. Tuttavia, prima di occuparcene, chiediamoci: c’è altro?

Sì, c’è altro. Infatti, a sostegno dell’esistenza storica di Gesù e della realtà della sua risurrezione, i credenti citano spesso anche alcune fonti non cristiane dei primi decenni dopo Cristo. Diciamo pressappoco un centinaio di anni, perché in seguito il cristianesimo si diffonde e non è strano che il suo fondatore e la sua risurrezione siano conosciuti e menzionati spesso anche dai pagani.

La fonte non cristiana più nota e citata è uno storico ebreo e cittadino romano: Yosef Ben Matityahu, più noto come Flavio Giuseppe, vissuto fra il 37 e il 103 e autore delle «Antichità Giudaiche», un’opera monumentale in 20 libri composta in origine nella lingua madre dell’autore e poi tradotta e pubblicata in greco sotto la sua stessa supervisione. Ecco che cosa riferisce in un brano diventato famoso come «testimonium flavianum»:

Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, se pure bisogna chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a se molti Giudei e anche molti dei Greci. Egli era il Cristo. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunciato i divini profeti queste e migliaia di altre meraviglie riguardo a lui. Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani.
– Flavio Giuseppe, Antichità Giudaiche, 18.3.3
(traduzione di A. Nicolotti)

Leggendo il «testimonium flavianum» viene subito da chiedersi: dunque Flavio Giuseppe era cristiano? Perché questo sembra di capire, no? Eppure no, Flavio Giuseppe era ebreo. Di questa palese contraddizione si era accorto già Voltaire:

Les chrétiens, par une de ces fraudes qu’on appelle pieuses, falsifièrent grossièrement un passage de Josèphe. Ils supposent à ce Juif, si entêté de sa religion, quatre lignes ridiculement interpolées; et au bout de ce passage ils ajoutent: Il était le Christ. Quoi! si Josèphe avait entendu parler de tant d’événements qui étonnent la nature, Josèphe n’en aurait dit que la valeur de quatre lignes dans l’histoire de son pays! Quoi! ce Juif obstiné aurait dit: Il était le Christ. Eh! si tu l’avais cru Christ, tu aurais donc étéchrétien. Quelle absurdité de faire parler Josèphe en chrétien! Comment se trouve-t-il encore des théologiens assez imbéciles ou assez insolents pour essayer de justifier cette imposture des premiers chrétiens, reconnus pour fabricateurs d’impostures cent fois plus fortes! (Note de Voltaire)
– Voltaire, Dictionnaire philosophique

Da Voltaire fino a oggi, il «testimonium» è stato oggetto di studi molto approfonditi. Ormai quasi tutti gli esperti convergono verso una conclusione condivisa: in tutto o in parte, è farlocco. Anzitutto si inserisce male sul piano logico nel Libro 18 delle «Antichità Giudaiche». Poi il suo stile e il suo lessico sono incongrui con il resto dell’opera. Infine Flavio Giuseppe, in quella fase della propria vita, era uno storico anzitutto ebreo, discendente da una famiglia sacerdotale, e poi filoromano, in un’epoca in cui l’impero perseguitava i cristiani. Eppure nel «testimonium» Flavio Giuseppe aderisce al credo cristiano: Gesù è il Cristo, il Messia, ed è morto e risorto come era stato predetto dai profeti. Inverosimile. Anche perché secondo Flavio Giuseppe le profezie messianiche si erano sì avverate… ma con l’imperatore Vespasiano:

Ma quello che maggiormente li incitò alla guerra fu una ambigua profezia, ritrovata ugualmente nelle sacre scritture, secondo cui in quel tempo uno proveniente dal loro paese sarebbe diventato il dominatore del mondo. Questa essi la intesero come se alludesse a un loro connazionale, e molti sapienti si sbagliarono nella sua interpretazione, mentre la profezia in realtà si riferiva al dominio di Vespasiano, acclamato imperatore in Giudea.
– Flavio Giuseppe, Guerra Giudaica, 6.5.4

Il «testimonium» dovrebbe essere stato scritto nel 93, ma la versione più antica a nostra disposizione risale al 323 e ci arriva attraverso il vescovo Eusebio di Cesarea. Nessun altro fra i grandi autori cristiani dei primi tre secoli lo cita, sebbene molti fra loro conoscessero bene le «Antichità Giudaiche». Addirittura Origene, nel «Commentario a Matteo» e in «Contra Celsum», afferma con chiarezza: Flavio Giuseppe «non accettava Gesù come Cristo». E lo conferma Clemente di Alessandria: lo storico ebreo non dice «nulla delle cose meravigliose che il Signore aveva fatto». Anche Fozio I di Costantinopoli studia Flavio Giuseppe – siamo ormai nell’891 – ma mostra di non sapere nulla di quel particolare brano delle «Antichità Giudaiche» in cui si cita la risurrezione di Cristo. Come se non bastasse, si ritrovano affinità fra lo stile di Eusebio di Cesarea e il «testimonium». To’, guarda un po’: Eusebio, il primo che lo menziona. Sarà un caso? E sarà un caso che Eusebio è considerato dagli storici come un gran cacciaballe in malafede?

Come già concludeva Voltaire, del «testimonium» di Flavio Giuseppe si può dire che, se non è proprio tutto apocrifo, di sicuro lo sono le tre frasi «se pure bisogna chiamarlo uomo», «Egli era il Cristo» ed «Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunciato i divini profeti queste e migliaia di altre meraviglie riguardo a lui», che sono inverosimili ma facevano gioco alla propaganda cristiana. D’altra parte anche senza queste frasi il testo sta in piedi:

Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a se molti Giudei e anche molti dei Greci. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani.

Ma in questa forma il «testimonium» non serve più a niente nel tentativo di puntellare la risurrezione di Cristo con una fonte indipendente, poiché alla fine del I secolo riferisce solo che è esistito quel personaggio, che aveva un grande seguito, che è stato messo a morte da Pilato. Così come è inutile un secondo passo delle «Antichità Giudaiche» in cui Flavio Giuseppe menziona Gesù:

(…) Anano (…) riunisce il Sinedrio dei giudici e porta in giudizio Giacomo, il fratello di Gesù detto Cristo, e alcuni altri, e accusatili di aver trasgredito le leggi, li consegna alla folla per farli lapidare.
– Flavio Giuseppe, Antichità Giudaiche 20.9.1

In conclusione, Flavio Giuseppe non conferma affatto la risurrezione di Cristo. C’è altro?

Sì, c’è altro: Tacito. Ecco:

Perciò, per far cessare tale diceria, Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani. Origine di questo nome era Cristo, il quale sotto l’impero di Tiberio era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato; e, momentaneamente sopita, questa esiziale superstizione di nuovo si diffondeva, non solo per la Giudea, focolare di quel morbo, ma anche a Roma, dove da ogni parte confluisce e viene tenuto in onore tutto ciò che vi è di turpe e di vergognoso. Perciò, da principio vennero arrestati coloro che confessavano, quindi, dietro denuncia di questi, fu condannata una ingente moltitudine, non tanto per l’accusa dell’incendio, quanto per odio del genere umano. (…)
– Tacito, Annales XV,44
(traduzione di A. Nicolotti)

Tacito, che è nato nel 54, scrive all’inizio del II secolo. Perciò è contemporaneo dell’incendio di Roma del 64 e della persecuzione neroniana, ma riguardo al supplizio di Cristo può soltanto citare fonti precedenti. Nonostante anche per lui siano state proposte ipotesi di falsificazione, possiamo dire con ragionevole sicurezza che questo brano è genuino. Ma tu vedi da qualche parte l’affermazione che Cristo era il Figlio di Dio o almeno che è risorto? Macché: Tacito ci racconta solo che ai tempi di Nerone, cioè fra il 54 e il 68, l’imperatore se la prese con i seguaci di un certo Cristo, fatto uccidere da Ponzio Pilato all’epoca di Tiberio. Grazie, lo sapevamo già. C’è altro?

Sì, c’è anche Svetonio, che è archivista, segretario e bibliotecario dell’imperatore Adriano e scrive, fra le altre cose, «De Vita Caesarum». E lì, nel capitolo dedicato a Claudio, dice:

Espulse da Roma i Giudei che per istigazione di Cresto erano continua causa di disordine.
– Svetonio, Vita Claudii, 23.4

L’espulsione degli ebrei da Roma potrebbe essere la stessa menzionata nel Nuovo testamento:

Dopo questi fatti, Paolo lasciò Atene e andò a Corinto. In quella città trovò un Ebreo che si chiamava Aquila, nato nella provincia del Ponto. Con Priscilla sua moglie, era appena arrivato dall’Italia, perché l’imperatore Claudio aveva espulso da Roma tutti gli Ebrei. Paolo andò a casa loro e, siccome faceva lo stesso mestiere, rimase con loro e li aiutava a fabbricare tende.
– Atti degli apostoli 18,1-4

In questo caso, l’espulsione avrebbe riguardato gli ebrei e anche i cristiani assimilati a loro o forse solo gli ebrei convertiti alla nuova religione. Sempre che «Cresto» [Chresto] sia «Cristo» [Christo] e non invece un nome proprio, peraltro molto diffuso nella forma Cresto fin da prima dell’epoca imperiale. D’altronde la confusione fra «cristiani» e «crestiani» è attestata in epoca ancora più tarda da Tertulliano, nel II secolo. Però Svetonio non si sbaglia in un secondo riferimento ai seguaci di Gesù:

Sottopose a supplizi i Cristiani, una razza di uomini di una superstizione nuova e malefica.
– Svetonio, Vita Neronis, 16.2

E quindi? Quindi anche ‘sticazzi, scusa. Anche se Cresto fosse Cristo, saremmo sempre soltanto davanti al riferimento a una setta di seguaci di qualcuno. Risorto dai morti? Svetonio non lo dice. C’è altro?

Sì, ci sono pure Plinio il Giovane e l’imperatore Traiano. Plinio vive fra il 61 e il 113 ed è governatore della Bitinia, da dove scrive 123 lettere. Nella numero 96 chiede a Traiano come comportarsi nei processi contro i cristiani, seguaci di «una superstizione balorda e smodata», come la definisce Plinio. L’imperatore gli risponde dandogli le opportune indicazioni. Riferimenti alla risurrezione di Cristo? Zero. C’è altro?

Sì, c’è nientepopodimeno che l’imperatore Adriano. Vissuto fra il 76 e il 138, è in carica dal 117 alla morte. E in una lettera, citata da Eusebio di Cesarea nella «Storia Ecclesiastica», spiega al proconsole in Asia, Quinto Licinio Silvano Graniano, e al suo successore, Caio Minucio Fundano, come comportarsi con i cristiani. Pure in questo caso, nessun riferimento alla risurrezione di Gesù. C’è altro?

Uff! Sì, qualcos’altro c’è ancora: Luciano di Samosata. Filosofo e scrittore, vive nel II secolo e in un’opera minore, «La Morte di Peregrino», riferisce come il protagonista, il filosofo cinico Peregrino Proteo, in gioventù si fosse trasferito in Palestina e si fosse convertito al cristianesimo: una religione fondata da un profeta sofista crocifisso e onorato come un dio, i cui seguaci disprezzano la morte, credono di essere immortali, rifiutano gli dei greci e mettono i beni in comune. Da Luciano nemmeno una parola sulla risurrezione di Cristo, però. C’è altro?

Sì, c’è perfino l’imperatore Marco Aurelio, che nel II secolo nelle sue meditazioni descrive i cristiani come fanatici disposti a farsi uccidere pur di non rinnegare la propria fede. Sulla risurrezione di Gesù anche il grande imperatore stoico non dice alcunché. C’è altro?

Sì, c’è anche Claudio Galeno, medico personale di Marco Aurelio e di Commodo, che sempre nel II secolo lascia uno scritto nel quale sostiene che i cristiani traggono la propria fede dai miti ma sono virtuosi come i filosofi. Sulla risurrezione di Cristo: silenzio. C’è altro?

Mmm… sì, c’è pure Marco Cornelio Frontone, celebre oratore del II secolo che scrive un’orazione durissima contro i cristiani, dalla quale si capisce che parla per sentito dire e non ha capito una fava dei loro riti. A quanto pare, Frontone nomina «un uomo punito per un delitto con il sommo supplizio e il legno della croce». L’orazione non ci è giunta nell’originale, ma citata dal cristiano Minucio Felice. La risurrezione di Gesù? Non pervenuta. C’è altro?

Sì, c’è ancora l’ebreo Mara bar Serapion. Costui dovrebbe essere un prigioniero dei Romani proveniente da Samosata nel II secolo. In una lettera racconta delle morti di Socrate, di Pitagora e di un non meglio definito «saggio re» dei Giudei. Non c’è modo però di confermare che quest’ultimo sia Cristo. E men che meno – va da sé – che sia risorto. C’è altro?

Sì, infine c’è il Talmud babilonese, uno dei sacri testi dell’ebraismo, messo in forma scritta a partire dal II secolo. È un documento assai interessante perché non può essere stato manipolato e falsificato da autori cristiani successivi. In un trattato del Talmud, il Sanhedrin, si discute delle funzioni del Sinedrio: nel I secolo era l’istanza legale più alta fra gli ebrei. Nel folio 43a del Sanhedrin si descrive il caso di Yeshu, che fu appeso alla vigilia di Pasqua per aver praticato la stregoneria e aver condotto Israele verso l’apostasia. Ci sono argomenti sia per sostenere sia per rifiutare l’identificazione di Yeshu con Gesù Cristo. In ogni caso non si dice nulla sulla sua risurrezione. C’è altro?

No, non c’è altro. Quindi… no, asp… aspetta. Aspetta, ché qualcos’altro ancora c’è: Publio Lentulo. Di questo governatore romano della Giudea prima di Pilato ci è giunta una lettera all’imperatore Tiberio, la «Epistula Lentuli ad Romanos de Christo Jesu», nella quale si riferisce di Gesù, della sua predicazione, dei suoi miracoli e perfino del suo aspetto fisico: «il più bell’uomo che si possa immaginare». Ma la lettera di Lentulo è una sòla clamorosa. Difatti l’autore si firma non «prefetto», come avrebbe dovuto in quell’epoca, ma «governatore della Giudea». Inoltre usa una datazione mai utilizzata prima di Costantino. Ma soprattutto… quel Publio Lentulo non esiste! Nelle cronache romane non c’è alcuna traccia di un prefetto in Giudea con questo nome. Insomma, la «Epistula Lentuli» è un falso medievale conclamato. Perciò la possiamo serenamente buttare nel cesso. Del resto, ai fini della nostra ricerca, sarebbe inutile anche se fosse vera. Infatti parla di Gesù da vivo e non dice nulla sulla sua risurrezione. C’è altro?

No, adesso davvero non c’è più nient’altro. Finito. Sicché, riassumendo, possiamo concludere che solo questi pochi autori fanno qualche superficiale riferimento a Gesù Cristo e solo il «testimonium flavianum» dice qualcosa anche sulla sua risurrezione, ma quasi certamente quei passaggi sono falsi. E basta. Per quanto tu vada a ravanare nelle fonti, non troverai una parola su Gesù Cristo in Filone di Alessandria, Lucio Anneo Seneca, Plinio il Vecchio, Flavio Arriano, Decimo Giunio Giovenale, Marco Valerio Marziale, Apollonio di Tiana, Marco Fabio Quintiliano, Publio Papinio Stazio, Appiano di Alessandria, Fedro, Valerio Massimo, Pausania, Aulo Gellio, Gaio Valerio Flacco, Pomponio Mela, né in tutti gli altri, filosofi, storici, scienziati, retori e scrittori non cristiani dei primi secoli d.C. Non troverai alcun riferimento alla morte di Gesù, all’eclissi di Sole – un’eclissi solare durante il plenilunio della Pasqua ebraica? – che durò tre ore – un’eclissi solare di tre ore? –, al terremoto che sconvolse la Palestina e fece risorgere i morti. Soprattutto non troverai nulla di nulla sulla risurrezione di Cristo.

Vorrà dire qualcosa? Senza dubbio vuol dire che, a conferma della risurrezione di Gesù, possiamo fare affidamento solo sulle fonti cristiane.

(1/4 – continua)

Choam Goldberg

(Foto: Tetraktys)


6 febbraio 2020 – Aggiornamento

All’articolo è stata aggiunta una nuova citazione.


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