Non solo il diritto: il dovere!

Possiamo essere islamofobi? Certo che sì. Anzi dobbiamo.


Nelle ultime settimane ha fatto discutere un’affermazione di Henri Peña-Ruiz sul diritto a essere islamofobi. Come sempre succede, il dibattito si è scatenato a Sinistra, ché a Destra di problemi non se ne fanno. E, come sempre succede, ne è venuto fuori il consueto casino.

«Jacobin» è uscito con un articolo, tradotto in italiano da «Jacobin Italia», nel quale Emre Öngü bastona Peña-Ruiz e lo accusa – com’era prevedibile – di razzismo. Con ciò facendo la solita confusione fra identità ideologica e identità non ideologica: la prima te la scegli, la seconda te la becchi e te la tieni. Si sceglie di essere musulmani o fascisti, non si sceglie di essere omosessuali o ebrei, come ho già spiegato. In quanto scelta consapevole, l’identità ideologica può essere criticata e le persone che la assumono possono essere stigmatizzate e anche discriminate.

Dice: «No, dai. Discriminate no. Non si può discriminare qualcuno per le sue idee». Invece si può. Eccome se si può. Anzi si deve. Io discrimino. Altroché se discrimino. Discrimino i fascisti, per esempio. Tu no? Be’, dovresti. Io non solo non li frequento, ma se per sbaglio incontro un fascista gli volto le spalle e me ne vado. Sono razzista per questo? Ovvio che no: il fascismo non è una razza – che nemmeno esiste, peraltro – né un’etnia, ma un’ideologia, quindi una scelta. L’ideologia del fascista è schifosa e, se lui non vuole essere discriminato da me, deve solo abbandonarla. Finché resta fascista, vaffanculo.

Dice: «Sì, ma essere musulmani non è come essere fascisti». Ah, no? Per capire che invece è così, basta leggere il Corano. Basta constatare quanto l’islam sia una religione retrograda, misogina, patriarcale, omofoba e intollerante che nella Storia umana ha provocato persecuzioni e massacri.

Dice: «Sì, ma ci sono pure tanti musulmani aperti, tolleranti e moderni, che dal Corano ricavano un messaggio di pace e di rispetto». Appunto: ricavano soltanto quello e dimenticano tutto il resto. Alla faccia della coerenza. È come se qualcuno dicesse: «Io sono nazista e ammiro Hitler, ma non sono antisemita. Del nazismo prendo solo le cose buone che ha fatto per la Germania». Già, «ha fatto anche cose buone»: dove l’abbiamo sentita, di recente?

Dice: «La critica all’islam è funzionale alla discriminazione degli immigrati da parte dell’estrema Destra». Be’, chissenefrega. Dispiace, ma chissenefrega. La condanna della riprovevole e intollerabile discriminazione degli immigrati in quanto immigrati non deve indurci ad accettare anche le ideologie del cazzo degli immigrati. Vogliamo parlare delle discriminazioni e delle violenze subite dalle donne e dagli omosessuali proprio nelle comunità di immigrati musulmani? Oppure vogliamo ignorarle o perfino giustificarle perché – poverini! – sono immigrati e dunque meritevoli di appoggio e solidarietà a prescindere da quel che pensano e praticano?

Dice: «Sì, ma allora devi essere anche cattofobo». Difatti è quello che ha detto Peña-Ruiz. E io aggiungo: sono cattofobo ed ebreofobo e in generale religiofobo. Tutti i monoteismi abramitici, in quanto dogmatici e intolleranti, mi fanno vomitare. Disprezzo chi vi aderisce e, se appena posso, lo evito. Evito i fondamentalisti perché prendono alla lettera le loro Sacre scritture. Ed evito i tiepidi moderati perché sono ipocriti.

Sicché sì, non solo abbiamo il diritto di essere islamofobi: ne abbiamo il dovere.

Choam Goldberg


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