Due anime

Entrambe dentro un piano grandioso.


Dio ama le proprie creature. Le ha create proprio perché le ama. E le ha inserite in un suo piano grandioso e misterioso. Beninteso senza chiedere la loro opinione e sapendo come sarebbe andata a finire. Questo delizioso raccontino di Angy ci propone due esempi del grande amore di Dio.


Dialogo con una volpe appena morta

Non ricordo bene cos’è successo. Camminavo perché avevo sentito un buon profumo. Poi un rumore crescente e intenso, un dolore atroce e le mie interiora sparse su questa cosa grigia, dura e bollente.
Ora sono avvolta dalla luce. Una luce fortissima ma che non mi acceca. Vedo arrivare davanti a me un essere a immagine e somiglianza di quello che ho visto di sfuggita prima di quel dolore. Mi fa cenno di avvicinarmi dicendomi che non devo avere paura. Ho molta paura invece, quel dolore ancora lo ricordo.
«Sono il tuo Creatore», mi dice con voce dolce.

Mi avvicino con circospezione, lui allunga la mano perché io la possa annusare. Decido di fidarmi, comincio a capire che cosa ci faccio qui.
«Che cosa ho fatto di male?», gli domando.
«Non hai fatto nulla di male, sei esistita e basta», risponde.
«Perché ho sofferto tanto?», continuo.
«Vedi, dolce creatura, non dovresti sentire questo dolore, è solo che il Mondo funziona così».
«Il mondo che tu hai creato?».
«Sì».
«Perché lo hai fatto così?».
«Fammi spiegare. Era perfetto quando l’ho creato, il dolore e la morte non esistevano. Poi le mie creature preferite mi hanno disobbedito. Tu non ne hai colpa».
«Allora perché devo soffrire io?».
«Tu? Tu… be’, tu sei…».
«…solo un animale?».
«Non volevo metterla in questi termini».
«Credevo che tu fossi immensamente buono».
«Fammi spiegare!».
«Che cosa mi devi spiegare? Perché sono morta su una strada fatta dalle tue creature preferite? Perché i miei cuccioli non mi vedranno tornare questa sera? Perché il mio corpo si consuma al sole? Perché ho dovuto sentire le mie ossa rompersi prima di morire? Avresti potuto tutto, ma non hai voluto».
«Avevo un piano».
«Ed era per me?».
«No, era per colui che ti ha uccisa».


Dialogo con un’anima appena creata

Eccomi: esisto. Sono solo una cellula, ma esisto. E non sono sola: c’è anche Lui. È una sensazione meravigliosa, piena di luce e di serenità. E mi parla.
«Sei pronta?», mi chiede.
«Pronta per che cosa?», domando incuriosita.
«Pronta per nascere, fra nove mesi, sulla Terra».
«E che posto è la Terra?».
«È un posto che ho creato io per gli umani».
«Allora, se lo hai creato tu, dev’essere bellissimo. Wow! Non vedo l’ora!».
«Sì… be’… ci sono un paio di cose che dovrei spiegarti» risponde. Avverto dell’imbarazzo nella sua voce.
«Quali cose?», gli chiedo, sempre più curiosa.
D’improvviso diventa cupo e mi spiega: «Non è che sulla Terra si stia poi così bene, in realtà. Però ti garantisco che ho una buona ragione che non posso spiegarti. Sappi solo che sarai un essere umano molto interessante».
«Davvero? E come sarò?».
«Non dovrei dirtelo, però mi stai così a cuore che qualcosa posso anche accennartelo. Tanto quando nascerai avrai dimenticato tutto».
Pazienza. Almeno adesso saprò che quali cose interessanti mi aspettano.
Certo di avere la mia attenzione, inizia a raccontare: «Nascerai per sbaglio a causa di un preservativo un po’ vecchiotto, perché tuo padre non baderà troppo alla data di scadenza: sono cose che succedono. Non riceverai molto amore. Anzi, i tuoi genitori non mancheranno di ricordarti quanto la loro vita fosse uno spasso prima di te. Crescerai insicura e pieno di rabbia. Poi ti innamorerai di una persona del tuo stesso sesso e crederai che le cose stiano andando bene fino al giorno in cui lei si sposerà in una chiesa e con la mia benedizione, archiviando il vostro amore come un banale attimo di sbandamento. Tu non la prenderai molto bene e cercherai di capire il perché. L’ultima parola che lei ti rivolgerà sarà molto brutta. Naturalmente ti sentirai sbagliata e in colpa per tutta la vita a causa della tua natura, e a farti sentire così contribuiranno tutte le persone che hanno letto i miei libri e li hanno presi un po’ troppo sul serio. Vedi, non è che io mi sia spiegato con molta chiarezza tra quelle righe. Passerai parecchi anni molto duri tra insuccessi, insicurezze e disperazioni. Avrai passioni profonde delle quali non farai nulla. Un giorno tutto questo sarà un peso talmente insostenibile che metterai fine alla tua vita appendendoti a una trave. Il problema è che prenderai male le misure e, invece di andartene alla svelta, resterai a penzolare senza aria, nel dolore e nel terrore per un tempo sufficiente per renderti conto che sarà troppo tardi. Più o meno sarai così».
Non so che cosa sia la vita, non ancora, però non mi sembrano cose tanto belle, quelle che mi attendono. Dopo un attimo a pensarci, riprendo a chiedergli: «E non potrebbe andare diversamente?».
Lui mi risponde: «Certo che potrebbe andare diversamente: io ti ho fatto il dono della libertà di scegliere. Però io so già che le cose andranno esattamente così».
«Mi sembra tutto così brutto! Ma so che devi avere una buona ragione. Almeno ti rivedrò quando sarà tutto finito».
Sempre imbarazzato, continua: «Veramente… ecco… non so come dirtelo… non mi rivedrai mai più. Dopo tutto questo, io ti dovrò mandare all’inferno, che è un luogo buio, gelido e lontano da me e dalla mia luce».
Questa è la cosa peggiore a cui riesco a pensare, così mi affretto a chiedergli disperatamente: «Cosa? No! Non voglio nascere sulla Terra! Non puoi tenermi subito con te?».
«Certo che posso, ma tu devi prendere parte al mio grandioso piano», spiega. Adesso percepisco l’orgoglio nella sua voce.
«E in che cosa consiste?», domando.
«Non posso darti i dettagli, ma ti posso dire il mio scopo: portare in paradiso quante più anime possibile».
«Proprio non capisco: perché non cominci portando me subito in paradiso?».
«Mi rendo conto che suona un po’ assurdo. Ma fidati di me!».
«Ma deve proprio andare così? Non c’è qualcosa che puoi fare?».
«Certo che c’è: quel giorno stesso io ti manderò un segno per darti la possibilità di cambiare idea. Però sarà talmente vago ed equivocabile che non ti renderai conto di che cos’era. Reagirai semplicemente gridando e imprecando: “Ma questa stupida volpe doveva attraversare proprio adesso?”. E quindi perderai anche quell’occasione».
Non mi dice altro. La sensazione della sua presenza svanisce.

Angy


Avvertenza:
La lingua di questo articolo cerca di conciliare l’inclusività con la leggibilità e la scorrevolezza. Nessuno si offenda quindi se evita le ripetizioni e usa il plurale sovraesteso. Ché mi spiace, ma la schwa anche no.


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